Imprenditoria: creazione produttiva, non creazione distruttiva

Di Francesco Simoncelli , il - Replica

di Gary North

Cinquant’anni fa aggiunsi un sottotitolo al mio libro, Marx’s Religion of Revolution: The Doctrine of Creative Destruction (1968). Ho cambiato quel sottotitolo, insieme alla copertina, due decenni più tardi nell’edizione rivista: Regeneration Through Chaos.

Nel XIX secolo esisteva la dottrina della distruzione creatrice. La promuoveva il rivale di Karl Marx, l’anarchico rivoluzionario Michael Bakunin. Era un rivoluzionario. Considerava produttiva la violenza del lavoratore contro lo stato, ma Bakunin era tanto ostile al libero mercato quanto lo era con lo stato. Non descrisse mai come la divisione del lavoro potesse funzionare senza la pianificazione centrale di burocrati statali, o senza il processo del mercato per guidare l’allocazione delle risorse. Né lo fece Marx, che non descrisse mai l’inevitabile ordine sociale finale: il comunismo.

La frase “distruzione creatrice” è stata diffusa dall’austriaco, ma non di Scuola Austriaca, Joseph Schumpeter. Era contemporaneo di Ludwig von Mises. Entrambi studiarono economia presso l’Università di Vienna. Schumpeter descrisse l’imprenditore nell’economia capitalista come forza creativa della società. Non c’era niente di nuovo in questa intuizione. A lungo gli economisti della Scuola Austriaca avevano descritto l’imprenditore in questi termini, tra cui lo stesso Mises. Ma, dal punto di vista analitico, il cuore dell’imprenditoria non è la distruzione; è la soddisfazione del cliente.

Schumpeter aggiunse la parola “distruzione” per descrivere l’imprenditoria. La voce su Wikipedia riguardo la “Distruzione Creatrice” dice:

La distruzione creativa (in tedesco: schöpferische Zerstörung), talvolta chiamata burrasca da Schumpeter, è un concetto di economia che fin dagli anni ’50 è diventato identificabile con l’economista austriaco Joseph Schumpeter che lo ha derivato dall’opera di Karl Marx e lo ha reso popolare nella teoria dell’innovazione economica e del ciclo economico.

Secondo Schumpeter, la “burrasca della distruzione creativa” descrive il “processo di mutazione industriale che incessantemente rivoluziona la struttura economica dall’interno, distruggendo incessantemente il vecchio, creando incessantemente il nuovo”. Nella teoria economica marxiana, il concetto si riferisce più ampiamente ai processi legati all’accumulo e all’annientamento della ricchezza sotto il capitalismo.

Marx aveva torto. E anche Bakunin e Schumpeter.

COMPRARE A POCO, VENDERE A MOLTO

Un imprenditore di successo acquista basso e vende alto. Ma come può farlo se il libero mercato paga il valore pieno per tutti i fattori di produzione, come insegnano gli economisti neoclassici? Affinché possa comprare basso e vendere alto, ci dovrebbero essere risorse con prezzi in squilibrio. La risposta è semplice se siete un economista Austriaco: il sistema concorrenziale del libero mercato mette in evidenza risorse specifiche con prezzi in squilibrio. Gli imprenditori eseguono questo servizio cruciale a favore dei clienti. Gli economisti della Scuola Austriaca iniziano con questo presupposto: le persone non sono onniscienti. Non riescono a riconoscere ogni squilibrio nei prezzi per tutte le risorse. C’è sempre ignoranza sul mercato. Gli economisti della Scuola Austriaca dicono che la teoria economica debba basarsi su un concetto di prezzi di mercato, a sua volta basato su informazioni incomplete ed inesatte.

Quindi ci sono sempre risorse sottovalutate e troppo costose là fuori. Il libero mercato riduce il numero delle risorse sottostimate mediante due disposizioni vantaggiose. La prima è il mercato dei capitali. Gli imprenditori possono acquistare fattori di produzione, mescolarli e offrire prodotti da vendere ai clienti. Se i clienti acquistano ad un prezzo che è superiore al costo di produzione, l’imprenditore ricava un profitto. Se le cose non stanno così, allora subisce una perdita.

Ciò deriva da un’incertezza fondamentale negli affari umani. Non conosciamo il futuro, ma alcune persone pensano di intuirlo meglio rispetto ai concorrenti. Sopportano i costi dell’incertezza acquistando risorse e producendo prodotti da vendere. Questa incertezza è inevitabile. È imposta dalla condizione umana. Le persone non sono onniscienti.

C’è un altro approccio istituzionale, che è correlato al precedente dal punto di vista analitico. L’imprenditore, ora denominato speculatore in futures sulle commodity, entra in un mercato di risorse specifiche. Per quanto riguarda le risorse sottovalutate, “si posiziona long”. Promette di acquistare una quantità specifica di una risorsa in un luogo specifico e in una determinata data. Per quanto riguarda le risorse troppo costose, “si posiziona short”. Promette di consegnare la risorsa in un luogo specifico e in una determinata data ad un prezzo specifico. In un mercato dei futures sulle commodity, le posizioni short e long stipulano contratti tra di loro. Questo è un processo a somma zero. Il vincitore vince a scapito del perdente. Ma questa disposizione non è un gioco. Gli speculatori sui futures si occupano di problemi reali relativi all’incertezza: il futuro economico sconosciuto. Non sono in un gioco falsato in cui la possibilità statistica viene creata da proprietari di casinò.

Il mercato dei futures sulle commodity è un accordo volontario che promuove la determinazione dei prezzi, cosa che va a beneficio di centinaia di milioni di partecipanti al mercato. Tuttavia questi acquirenti e venditori non pagano questo processo di determinazione dei prezzi. Gli speculatori — posizionati long e short — pagano per tutto il processo. Non c’è niente di distruttivo in questa disposizione, contrariamente ai critici degli speculatori che odiano il mercato. Il mercato dei futures sulle commodity è una delle grandi istituzioni della vita moderna. Una manciata di vincitori e perdenti ci mettono i loro soldi. Il resto di noi non li paga un centesimo per questo servizio sociale cruciale: determinazione dei prezzi.

VINCITORI E PERDENTI

In un’attività imprenditoriale, qualcuno acquista beni di produzione scarsi. Rispetto ai suoi concorrenti, questa persona pensa che i clienti in futuro li pagheranno di più. Acquista risorse produttive — servizi di manodopera, materie prime, spazio di fabbrica, strumenti specializzati di produzione e spazio di immagazzinamento — per creare manufatti. Compra a meno rispetto a quanto i clienti sono disposti a pagare per i prodotti finiti, almeno così spera. Com’è possibile? Perché i suoi concorrenti non vedono l’opportunità. Non fanno aumentare i prezzi di questi fattori di produzione.

L’imprenditore acquista risorse. Questo aiuta tutti quei proprietari di risorse che gliele vendono ad un prezzo di mercato. Se questo non li avesse aiutati, non le avrebbero vendute. La sua produzione aiuta anche i clienti. Se non avesse fatto ricorso alla produzione, nessun altro c’avrebbe pensato. Nessun concorrente aveva visto l’opportunità. È in grado di far incontrare proprietari di risorse e clienti che sono disposti a pagare per l’output di queste risorse.

Perché questo processo dovrebbe essere considerato distruttivo o creativo? Non è distruttivo per i venditori e gli acquirenti di risorse. È distruttivo solo per gli imprenditori rivali che non hanno visto l’opportunità. Adesso vedono un mercato sfruttato da un concorrente. Questo concorrente inizia a guadagnare profitti. Se questo stesso imprenditore continua a fare profitti, i concorrenti perdono ulteriori quote di mercato. “Questo è distruttivo!” si lamentano. Per loro lo è, ma l’ordine sociale del libero mercato non dovrebbe aiutare coloro che fanno previsioni imprenditoriali errate. Questo processo aiuta i clienti a scoprire le offerte migliori.

Schumpeter raccolse il lamento di quegli imprenditori inefficienti che persero il treno delle occasioni. Lo definì un processo distruttivo. Non è distruttivo dal punto di vista dei venditori di risorse. Non è distruttivo per i clienti. È distruttivo solo per i perdenti che o non hanno aiutato gli acquirenti di risorse, o i clienti.

Il processo del libero mercato che consente agli imprenditori di far incontrare venditori di risorse ed acquirenti di prodotti, non dovrebbe essere chiamato distruzione creatrice. Dovrebbe essere chiamato produzione creatrice. Potrebbe anche essere chiamato sostituzione creatrice. Un imprenditore di successo va dai clienti e fa loro un’offerta: “Acquista da me, non dai miei concorrenti, ti offro un affare migliore”. Può permettersi di offrire un’offerta migliore, perché ha acquistato beni di produzione a prezzi inferiori rispetto ai suoi rivali.

Schumpeter prese in prestito il concetto da un paio di rivoluzionari, Bakunin e Marx. Essi predicavano filosofie sociali rivali che erano entrambe basate sull’assassinio, e non tanto per dire. Schumpeter rimase impressionato dal loro concetto. Felix Somary incluse nella sua autobiografia, The Raven of Zurich (1986), una discussione che ebbe con l’economista Joseph Schumpeter e col sociologo Max Weber nel 1918. Weber era il sociologo accademico più prestigioso del mondo quando morì nel 1920. Schumpeter espresse felicità per quanto riguardava la rivoluzione russa. L’URSS sarebbe stata un caso di prova del socialismo. Weber mise in guardia che ciò avrebbe causato una miseria indicibile. Schumpeter rispose: “Potrebbe essere, ma resterebbe comunque un buon esperimento”. Weber rispose: “Un esperimento colmo di cadaveri umani!” Schumpeter replicò: “Ogni classe di anatomia è la stessa cosa”. Weber uscì dalla stanza (p. 121). Non lo biasimo. (Sono debitore a Mark Skousen per questo riferimento.)

CONCLUSIONE

È ora che i difensori del libero mercato abbandonino il concetto di Schumpeter: distruzione creatrice del libero mercato. Il concetto è teoricamente erroneo, come ha sottolineato Murray Rothbard nel 1987. Ma è anche una passività strategica. Il processo di mercato è distruttivo per quegli imprenditori che hanno sbagliato a soddisfare i clienti. È creativo per tutti gli altri.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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