La7 e il suo buonismo vanno a puttane e Cairo vuole parte del canone: chi di fake news ferisce…

Di Mauro Bottarelli , il - 70 commenti


Mano male che c’è Forza Nuova, la quale con le sue intelligentissime e ficcanti azioni politiche garantisce alla stampa “autorevole” sempre nuovi argomenti per porsi in postura vittimista: comincio a pensare che facciano apposta. Già, perché proprio mentre il Palazzo vacilla rispetto alle idiozie da fake news e agli allarmismi da quattro soldi per bandiere prussiane e dintorni, ecco qui:

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per carità, un fumogeno, uno striscione e quattro cori non hanno mai ammazzato nessuno, altrimenti conteremmo stragi settimanali negli stadi ma appare chiaro che da stasera in poi, l’argomentazione della “mareaa nera” che sta montando in Italia avrà materiale e linfa per andare avanti con intemerate e trasmissioni gonfie di indignazione per tutto il ponte dell’Immacolata. Complimentoni, De Benedetti ringrazia per cotanta strategia di propaganda, qualcosa che appare talmente vicina all’autolesionismo – visto che è intervenuto anche il presidente della Repubblica in persona, stigmatizzando “il grave fatto” – da far pensare male. Perché al netto di tutto, oggi chi lotta per un’informazione davvero libera e indipendente aveva davvero qualcosa da festeggiare. Ovvero, questo:
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La7, principale veicolo di politicamente corretto e fake news di questo disgraziato Paese, sta pagando il prezzo al taglio dei costi, con ascolti che cadono a picco. E sapete quale strategia di mercato starebbe studiando il patron, Urbano Cairo, per sfangarla? Tramutare l’emittente in “servizio pubblico” de facto, drenando risorse del canone alla RAI! Lui si che è uomo del merito e del liberismo, lo scalatore indomito del “Corriere della Sera” che ha battuto il patto di sindacato e il suo paludato capitalismo di relazione con soldi veri e piglio da raider: e adesso che è nella merda, cosa fa? Bussa alle porte del governo, forte di una mezza affermazione in tal senso del ministro Calenda, proprio durante un’intervista a La7: “Alla gente che guarda la televisione interessa avere il prodotto non chi lo offre. I politici si divertono un mondo a dire che un programma fa schifo, che un altro funziona. Ma le pare che il compito di un politico sia fare il critico? A chi fa un lavoro di servizio io do quei soldi”. Sulla falsariga di Calenda, si erano già mossi in tal senso i 5 Stelle. E ho detto tutto.

Quindi, il terzo polo informativo sta prendendo la china di “Campo progressista” di Giuliano Pisapia, il quale poco fa ha annunciato la fine di quell’esperienza (ho avuto eiaculazioni precoci più lunghe), con i militanti che andranno a confluire nel nuovo gruppo capitanato da Pietro Grasso? Auguro ai giornalisti e ai tecnici che ci lavorano di no, però occorre dire la verità: a furia di raccontare balle, la gente ti manda a cagare. Altro che costi. I quali ci sono stati, perché esattamente come il mio disgraziato Milan, Cairo ha investito parecchio a inizio stagione televisiva, a quanto pare raccogliendo poco. La dipartita di Maurizio Crozza ha fatto più male di quanto si pensasse? Temo di sì, piaccia o meno il comico ligure era diventato una bandiera dell’emittente. La quale, ad oggi, a mio avviso ha come unici prodotti di qualità “L’ispettore Barnaby” e “Il commissario Cordier”, di cui non perdo nemmeno le repliche.

Per il resto, sono telespettatore fedele e onnivoro ma solo perché le trasmissioni informative mi garantiscono materiale a iosa, tanto che dovrei pagare le royalties ai vari Formigli e Mentana. Cairo sta pagando l’eccessiva, quasi parossistica e caricaturale connotazione politica dell’emittente, altro che costi. Certo, ha ingaggiato dalla Rai sia Zoro che Giletti come fossero Cristiano Ronaldo e Neymar e si è ritrovato con Maccarone e Lapadula ma poteva anche aspettarselo: Zoro lo guardano solo i parenti e quattro hipster suoi amici, visto che gli altri suoi estimatori il venerdì sera escono a spendere il prodotto interno lordo del Ciad per un aperitivo e poi fracassano i coglioni con l’Africa e le sue piaghe, mentre il giornalismo (si fa per dire) di Massimo Giletti è talmente da bar sport di ultimo livello da tramutare Damiano Er Faina in Bertrand Russell. Che senso abbia, poi, aver chiuso “La gabbia” perché troppo populista per prendere Giletti è qualcosa che davvero suscita seri dubbi sull’utilizzo di sostanze psicotrope tra i manager dell’emittente.

Ma al netto delle new entry, sono l’informazione e l’approfondimento storico di La7 a far cascare i coglioni a chiunque non sia abbonato a “Repubblica” e non riesca a ridere alle vignette di Vauro. Dalla rassegna stampa del mattino, passando per “Omnibus” e “L’aria che tira”, la connotazione di sinistra è talmente marchiana da trasformare la buon’anima catodica di Emilio Fede in un esempio di giornalismo anglosassone vecchio stampo. “Tagadà” nemmeno merita una menzione, essendo la brutta copia della trasmissione mattutina della Merlino. E anche in questo caso, ho detto tutto. Vogliamo parlare delle corazzate informative? Le maratone di Mentana ormai sono come le gare di ballo nella provincia americana, quelle con morti e feriti di stanchezza per vincere 20mila dollari e comprarsi finalmente una casa, un trattore e quattro vacche: le guardi per tenerezza, non fosse altro per il trattamento da minus habens che Mentana riserva ai suoi inviati in diretta, pensando forse di essere simpatico. E non soltanto un ego ipertrofico ormai avvizzito e mal invecchiato.

Giovanni Floris ha appena imboccato la più grossa botta di culo della sua carriera con Eugenio Scalfari e l’endorsement a Berlusconi, altrimenti sembrerebbe perennemente in replica: Giannini, Travaglio, Cazzola, Fornero, Di Maio e, ogni tanto, Salvini. Probabilmente la scaletta gliela fa un malato di Alzaheimer. O, almeno così spero. E che dire di Corrado Formigli, il grande timoniere del più grosso Circo Barnum dellla storia televisiva recente? “Piazza Pulita” tramuta la mitica TeleKabul di Sandro Curzi in un esempio di equidistanza e obiettività. Come dimenticare il video-messaggio tipo “C’è una stronzata per te” di Rula Jebreal riguardo Aleppo e gli stupri di massa dell’esercito di Assad e dei russi? Roba da Pulitzer e Telegatto assieme.

E i servizi equilibratissimi sui migranti e le ONG? O quelli più recenti sull’allarme fascismo, dove casualmente i servizi in esterna trovano sempre e soltanto casi umani e dissociati mentali a tenere argomentazioni a favore di legittima difesa, contrasto all’immigrazione selvaggia o allo sradicamento culturale? Ultimamente, forse resosi conti di aver pestato più merde lui che Mr. Bean iin un’intera serie, ha cominciato a invitare in studio Simone Di Stefano, numero due di CasaPound ma quando se lo trova davanti è più forte di lui: nemmeno la kriptonite per Superman fa un effetto simile, gli scatta il riflesso pavloviano del militante.

E infine lui, il grande capo: Enrico Mentana. L’uomo che su Twitter ha come missione la distruzione dei propagatori di fake news e la buona informazione riguardo i temi salienti dell’attualità. Ad esempio, questo:

il famoso forno crematorio di Assad, stronzata sesquipedale per la quale non ha mai chiesto scusa ai suo telespettatori, avendo sparato la notizia come apertura del tg, scomodando – in tandem con il suo sodale, Clemente Mimun – addirittura i camini di Auschwitz. E che dire della Siria? Se Giovanna Botteri e Luicia Goracci hanno avuto bisogno della valeriana per dormire è solo per la concorrenza di Enrico Mentana, uno che di fronte alla notizia del 1374mo ospedale pediatrico di Aleppo bombardato dai russi rilanciata dal Tg3, abbassava la testa e rilanciava come Adriano Celentano in “Asso”: 1380 e non se ne parli più. Anzi, Putin merda! Uno che l’altro giorno non ha avuto cuore di dare questa notizia, relativamente proprio alla Siria:

la fonte è il progressista e autorevole “The Guardian”. Come mai non ci ha aperto il tg? Stranamente, il giorno dopo la pubblicazione, gli inglesi si sono inventati l’attentato sventato contro Theresa May, tanto per gettare un po’ di fumo negli occhi. E quella sì che di notizia l’ha data Mentana, con bella evidenza. Lui alle stronzate non resiste, nemmeno un protagonista di “Trainspotting” nei confronti dell’eroina ha questo tipo di dipendenza. E poi la grande pacatezza sul Russiagate, sulle fake news che Vladimir Putin sparge per il mondo, sul rischio terrorismo legato all’Isis e sulla scandalosa abitudine di certa gente di farsi addirittura delle domande al riguardo, tipo sui passaporti in bella vista, le secretazioni delle informazioni sul Bataclan, l’autocombustione dei trolley a Bruxelles o sul fatto che Salah Abdeslam abbia dato vita a “Giochi senza frontiere”.

Saranno anche i costi ad affossare La7 e suoi ascolti ma io dico che chi di fake news ferisce, alla fine paga il conto. Perché la gente è scema ma fino a un certo punto. E non esiste al mondo nulla di più democratico e libero del telecomando. Vi chiedete perché non ho citato Lilli Gruber? Ho premesso che parlavo di informazione deformata. Non fiction da tv privata boliviana. In bocca al lupo e buoni ascolti, di cuore. Magari, però, una cazzo di notizia vera datela ogni tanto. E’ un consiglio da amico.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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