Le proteste in Iran sono così social e puntuali da sembrare fake. Ma cosa è vero al giorno d’oggi?

Di Mauro Bottarelli , il - 56 commenti


Ormai siamo all’interno di una realtà kafkiana, tocca ricorrere alla politica del pizzicotto per capire cosa sia vero e cosa falso, cosa sogno e cosa realtà. Anzi, siamo oltre il delirio kafkiano, siamo nella realtà sdoppiata di Schintzler. Cosa sta succedendo davvero in Iran? Viene da chiederselo – almeno, io me lo sto chiedendo da ieri, senza una risposta – al netto della plateale e clamorosamente ostentata contemporaneità delle minacce israelo-statunitensi contro l’espansionismo iraniano in Medio Oriente e il sorgere a macchia di leopardo e senza una guida politica, a differenza della rivolta verde del 2009, di proteste nelle strade contro non solo la politica del governo Rohani ma, addirittura, contro la guida religiosa dell’ayatollah Khamenei.

Il tutto, amplificato dalla grancassa mediatica occidentale che ha subito trasformato alcune manifestazioni di piazza nella nuova rivoluzione dei giovani contro il regime, traducendo in verbo social e molto mediatico ciò che si vorrebbe simile alla “rivolta per il pane” che diede l’avvio alla cosiddetta guerra civile siriana: in questo caso, a scatenare la piazza sarebbe stato il raddoppio netto del prezzo delle uova. C’è un idem sentire fra la volontà politica di Washington e Tel Aviv e i ceti popolari e della provincia iraniana: il carovita che porta tutte le parti in causa a contestare proprio l’espansionismo di Teheran a discapito da un lato delle mire geopolitiche dei due players e dell’altro dei bisogni della gente, la quale vuole mettere qualcosa in tavola e se fotte del futuro di Assad o della causa palestinese, cui il governo si mostra tanto interessato.

Ma è tutto troppo palese, smaccato, alla luce del sole. Guardate qui,

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è il comunicato al riguardo del Dipartimento di Stato: ovviamente c’è l’appoggio al “popolo” iraniano massimo ma c’è dell’altro, un paio di righe molto esplicative. Troppo. Eccole: “Il 14 giugno 2017, il segretario di Stato, Rex Tillerson, rese noto di fronte al Congresso il suo supporto per quegli elementi presenti all’interno dell’Iran che potrebbero guidare una pacifica transizione di governo. Questi elementi sono lì, come certamente noi tutti sappiamo. Oggi il segretario ha ripetuto il suo profondo supporto per il popolo iraniano”.

Insomma, da un lato si rende noto come sia palese per l’amministrazione USA che esistano forze già pronte a destabilizzare, seppur “pacificamente”, il governo Rohani ma che, altresì, queste sono legate al popolo, ovvero a uno spontaneismo che esclude manovre o interventi eterodiretti in stile siriano. Caso strano, la prima risposta del governo iraniano ai morti che ci sarebbero stati nel corso delle proteste e immediatamente imputati alla repressione dei Pasdaran, è stata quella di additarne la responsabilità a non meglio precisati “agenti stranieri”. Tutto troppo smaccato, sembrano attori alle prime armi alle prese con il Macbeth. Ma non parliamo di attori alle prime armi. E come ci mostrano questi esempi,


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negli USA come in Europa come nel mondo arabo, a prendere il sopravvento è non solo la dimensione social e giovanile della protesta ma anche quella spontaneista e, soprattutto, legata ai diritti. E finché a mettere l’accento sulla questione femminile è “La Repubblica” ci sta ma quando a farlo è Al Arabiya, ovvero un’emittente saudita, ecco che ancora una volta la dimensione fake da doppio sogno salta fuori, tanto ironica quanto farsesca. E poi, le testimonianze. I titoli dei tg oggi erano tutti dedicati alla decisione censorea del governo iraniano di oscurare Internet dai telefonini al fine di bloccare i video che testimoniassero la portata dela protesta e contemporaneamente della repressione, ovvero mostrare il lato debole e violento del governo Rohani. Questo, però, dopo tre giorni di presunte proteste di massa. E cosa abbiamo, nell’epoca del filmato onnipresente? Solo queste poche immagini,
Iran Protests: Five People Killed and Injured, in Anti Regime Demonstrations In Lorestan

le quali testimoniano tutto e niente, dalla location ai protagonisti al reale accaduto: potrebbe essere ovunque. La garanzia, per tutti in Occidente, è che a renderle note per prima è stata BBC Persia, un nome una garanzia. Diciamo che questa testimonianza,

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saltata fuori proprio ieri e non smentita dall’emittente britannica, qualche dubbio al riguardo – ovvero alla brutta abitudine di accreditare scenari inesistenti per certi scoop – lo solleva. Almeno in me. Di più, prendendo anche per buona la testimonianza della BBC, le cronache ufficiali parlano di 6 o 2 morti durante gli scontri: vi pare che se davvero fossimo di fronte a rivolte di massa, si parla addirittura di un palazzo occupato dai manifestanti a Teheran, i Pasdaran si limiterebbero a questo tipo di repressione soft? Ma sappiamo di chi e cosa stiamo parlando?

E quest’altro,


non vi pare strano? Mentre il Paese ribolle per il carovita e il prezzo delle uova da Est a Ovest, sedicenti terroristi jihadisti sunniti avrebbero attaccato una pipeline nella provincia meridionale del Paese del Kuzhestan, storicamente roccaforte di separatisti. E non basta, perché a mettere il carico da novanta a favore del governo iraniano ci ha pensato il comunicato rivendicativo a tempo di record del gruppo delle Brigate dei martiri Ansar al-Furqan Ahwaz, il quale ha fatto notare come “l’attacco sia stato condotto per infliggere perdite all’economia del regime criminale iraniano”. Dunque, la gente scende in piazza per lo stato dell’economia e dei terroristi sunniti su territorio iraniano rivendicano un attentato contro la stessa, davvero una manna dal cielo.

D’altronde, Ansar al-Furqan Ahwaz nasce nel 2013 e da subito ha strettissimi legami con il Fronte Al-Nusra, pur essendo formato da militanti salafiti baluchi, un gruppo etno-linguistico del Sud Iran con ramificazioni in Afghanistan e Pakistan orientale. Non vi pare un bel film dove nessuno perde e che permette a tutti di tirare un sospiro di sollievo, mettere a posto le cose e poi arrivare – eventualmente – alla resa dei conti (si vocifera, a giorni, di una notizia-bomba contro il clan Netanyahu? Ma forse, sto solo diventando vecchio e con la visione ormai stanca e appannata. Per ora, buon anno nuovo a tutti.

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