Non era prussiano l’accoltellatore del McDonald’s. Dove ognuno di noi poteva fare la coda col figlio

Di Mauro Bottarelli , il - 102 commenti


Cerchiamo di guardare il bicchiere mezzo pieno della vicenda: per quanto strumentalmente si continui a parlare di “bandiera neonazista”, quantomeno un po’ di persone avranno scoperto l’esistenza della Prussia. E studiato, indirettaamete, un po’ di storia. Non fa mai male, anzi. Il problema è che non serve: la loro è lotta di retroguardia, è mera distorsione ideologica della realtà. Quanto accaduto nella caserma dei carabinieri di Firenze, ovvero il nulla, resta la conferma rafforzativa della tesi di fondo: in Italia è presente una marea nera che diviene, giorno dopo giorno, priorità assoluta della politica. Il tutto in chiave elettorale ma non solo. L’allarme neofascista è, di fatto, strumentale alle logiche immigrazioniste e a perversioni legislative come lo ius soli. Occorre battere il ferro finché è caldo e non importa se si sprofonda nel ridicolo duplice di arrivare a legittimare come simbolo dell’antifascismo Umberto Bossi, tacciato a sua volta di fascismo fino alla malattia, come ha fatto Matteo Renzi o ergere un fallito storico come Walter Veltroni a capopopolo con la sua proposta di una manifestazione antinazista a Como per ripulire l’onta del raid skinheads.

Quest’ultima iniziativa è significativa dell’ipocrisia di fondo della sinistra: spalleggiata da “La Repubblica” manco fosse una marcia contro la guerra in Vietnam a Berkley, nessuno dei principali esponenti della gauche nostrana ha speso una virgola di consenso per mettere la firma e la promessa di presenza. E per capire il perché non ci vuole un fine politologo: al netto delle truppe cammellate con pullman e treni pagati da PD e CGIL, quella manifestazione in fieri avrebbe ottenuto un unico risultato: mostrare che il Re dell’accoglienza e dell’integrazione è nudo, perché i cittadini comaschi l’avrebbero disertata in massa, esasperati come sono dai bivacchi di chi tenta inutilmente di entrare in Svizzera. A Como preferiscono, se tirati per la collottola, gli skinheads ai migranti? Penso di sì.

Chissà, saranno tutti filo-prussiani. Un po’ come il carabiniere reo di aver appeso al muro il vessillo della discordia, il quale – ovviamente – travolto dallo scandalo, ha giocato la carta di chi cade dalle nuvole: “Non sapevo fosse un simbolo estremista, io sono un appassionato di storia”. Vero o non vero che sia, cambia poco: di estremista in quella bandiera non c’è proprio niente e solo un ignorante patentato può dire il contrario. O qualcuno roso dalla malafede fino al midollo. Il problema è questo, a mio modo di vedere:

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l’imbarazzata e imbarazzante risposta dell’Arma. La quale ammette che sotto il profilo penale non ci sia assolutamente nulla ma si attacca al profilo culturale della vicenda, arrivando a scomodare i valori e i principi formativi dei giovani. Dunque, in un mondo dove a 13 anni spacciano, si sbronzano, delinquono, scopano nei cessi della scuola e menano la nonna per 10 euro di ricarica, il problema potenziale è avere come riferimento culturale e valoriale l’impero prussiano? Davvero? Ma non prendiamoci per il culo, almeno non più di quanto il fato non abbia già fatto, regalandoci come ministro della Difesa una come Roberta Pinotti. Casomai, il problema culturale è questo:
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qui si che c’è da preoccuparsi e invocare la psichiatria. E ve lo dice uno che non crede, quindi non parlo per isteria indotta da furia iconoclasta della società. Io capisco che la tentazione dei 15 minuti di celebrità evocati da Andy Wahrol sia forte ma oramai siano alla provocazione quotidiana, quindi alla normalità: a forza di instillare piccoli shock, la gente si abitua e non ci fa più caso. Quindi, certe depravazioni cultur-intellettuali passano sottotraccia e smettono di inviare segnali di allarme. Anzi, diventano tranquillizzanti, percHé accettate socialmente e, soprattutto, rimandate e veicolate come sintomi di salute della società da media, istituzioni, politica in genere e, soprattutto, da pubblicità e marketing, il vero cancro da debellare. Manca molto al transessuale nel presepe, magari giustificato dal fatto che anche il Re magio è uomo e ha le sue esigenze un po’ particolari? Io non credo.

Poi, però. arriva la prima domenica di dicembre, quella che spalanca le porte all’attesa del Natale. Soprattutto a Milano, dove siamo alla vigilia di Sant’Ambrogio, celebrazione patronale che da tradizione vede la città e i suoi abitanti intenti ad addobbare strade, negozi e abitazioni private. Un tempo si temevano le contestazioni per la prima della Scala da parte dei gruppi della sinistra extraparlamentare, oggi ormai quei timori sono un ricordo. Ce ne sono altri, però. Perché se alle 3 e mezza del pomeriggio, a 100 metri scarsi in inea d’aria dal Duomo, un vigilante del McDonald’s viene prima malmenato brutalmente e poi accoltellato da una baby-gang di 10 nordafricani, mentre la gente cammina tranquilla fra cinema e negozi, magari qualche domanda cominci a fartela. E non sulla Prussia o sulla brutta abitudine dei carabinieri di appendere al muro bandiere militari. Ti chiedi cosa avresti fatto se dentro quel McDonald’s ci fossi stato tu insieme a tuo figlio, la cui insistenza per l’Happy Meal non è battibile in una domenica pre-nataliza con il sole che brilla in cielo.

Perché quei teppisti erano stati allontanati dalla guardia, un ragazzo di origine albanese, perché davano noia ai clienti. Magari anche a te e tuo figlio. E tu cosa avresti fatto? Il Rambo della situazione? O avresti abbozzato, essendo dieci contro uno e con il rischio dell’incolumità per la prole? Avresti dovuto soccombere, accettare l’angheria: questo non è bullismo? Dove cazzo è la Boldrini? Perché non twitta? Forse perché troppo impegnata a ritagliarsi un ruolo nel nuovo soggetto politico nato con l’incoronazione di Pietro Grasso, l’ennesima scoreggia parlamentare alla periferia del PD? Ripeto: non eravamo alle 2 di notte in un McDrive della periferia milanese ma così vicino al Duomo da quasi poterlo toccare allungando il braccio, alle 3 e mezza del pomeriggio della prima domenica di dicembre a Milano. Dove, tanto per gradire, non fiocca la neve ma una coltellata a chi si è permesso di cacciare dieci nordafricani del cazzo che disturbavano persone perbene in un fast food.

Non erano prussiani, erano maghrebini. Molto giovani. Con ogni probabilità clandestini in questo Paese, accolti in qualche caserma dismessa senza bandiere prussiane alle pareti, visto che la stessa sinistra che invita alle mobilitazioni anti-nazi, ha ben pensato di far scattare l’automatismo sulle richieste di soggiorno temporanee dei cosiddetti “minori non accompagnati”, la cui età è chiara e definita quanto quella di Goerge Weah quando giocava nel MIlan. Gente senza arte, né parte, la quale con ogni probabilità è stata cacciata a calci nel culo dalla famiglia e, prima di approdare nel Paese del Bengodi, ha fatto il giro di tutti i riformatori del Paese d’origine. Qui, ovviamente, hanno trovato il paradiso terrestre. Lo dimostra questo:

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non solo nessuno controlla, nemmeno i carabinieri filo-prussiani che tanto spaventano le istituzioni per la tenuta democratica del sistema ma si arriva quindi paradossalmente a quanto avvenuto ieri al McDonald’s di Milano (finito sui tg solo perché in pieno centro e con la coltellata, altrimenti ignorato come mille altri casi al giorno di degrado legato all’immigrazione che accadono nel nostro Paese). Ma ecco che, diventata un po’ rognosetta l’occupazione presso coop od ONG a causa di certe inchieste, ecco che salta fuori il tutor per minori migranti, nuova alternativa per sbarcare il lunario in questa Italia ormai fuori controllo e fuori di testa. Finché c’è clandestinità, c’è speranza (e business). Il problema, però, resta la Prussia. Anzi, la sua bandiera. Che, diciamocelo, un po’ neonazista lo è, essendo comunque tedesca. Attenti, perché ieri tanti papà e mamme hanno avuto paura. Sul serio. E quando vedi messa a repentaglio, direttamente, l’incolumità dei tuoi cari, l’accoglienza te la infili su per il culo. Con buona pace della Boldrini e di “Repubblica”. Ma non la capiscono. Meglio così, paradossalmente: stanno seppellendosi da soli. Un giorno dopo l’altro.

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