Il problema è che un CC cerchi il senso di giustizia nel Secondo Reich. E non una bandiera da 40 euro

Di Mauro Bottarelli , il - 39 commenti


Ormai non c’è più dubbio, siamo alla patologia ossessiva. A “La Repubblica” hanno bisogno di aiuto, cure amorevoli, pilloline di tutti i colori che consentano loro un attimo di requie dal delirio antifascista in cui sono precipitati da qualche tempo, forse mal consigliati e irretiti da qualche vecchio attrezzo dell’ultrasinistra milanese con la coscienza non esattamente cristallina. Sembrano i “Ghostbusters”, girano con il loro aspira-cazzate sulla schiena e appena qualcuno grida al “fascista”, come tanti cani di Pavlov cominciano a sparare: in questo caso, non raggi in grado di catturare gli ectoplasmi. Ma minchiate. Tante. E sonore. Ecco la prima pagina di oggi,

addirittura con un appello di Walter Veltroni nel titolo di apertura, sintomo – grazie al cielo – che si sta raschiando il fondo e, quindi, a breve si cercherà un filone ossessivo diverso. Magari le scie chimiche. O l’annoso problema delle macchie di calcare nel box doccia. Oggi, poi, abbiamo la perla. Nei giorni che hanno visto il ritorno all’attenzione dei media del caso delle stupro delle due studentesse americane a Firenze da parte di due carabinieri, ecco che sempre il capoluogo toscano e i CC fanno parlare di loro per questo:

un ineffabile giornalista, con timing perfetto, mentre guardava in aria cercando ispirazione per il prossimo articolo, si è imbattuto in una bandiera “neonazista” all’interno di una caserma dell’Arma. Golpe!!!! Il tam tam è partito in un attimo, lanci di agenzia, fotografie del vessillo incriminato e, automatica, la caccia alle streghe. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha immediatamente chiesto pene severissime al capo dell’Arma, quel Tullio Del Sette implicato nel caso Consip che ora si trova a gestire un’altra patata bollente.

Ora, in punta di storiografia, pene severissime per cosa? Perché potrei capire una punizione per aver appeso materiale alla parete della caserma, se questo fosse vietato dal regolamento ma la famosa bandiera “neonazista” è in realtà il vessillo del Secondo Reich, quindi qualcosa che appare vagamente forzato far passare come passibile di reato per le leggi Scelba, Mancino o anche Fiano. A meno che la Prussia non sia divenuta fuorilegge negli ultimi giorni, caso in cui chiedo scusa per la mia ignoranza. Ora, parliamoci molto chiaro. Si è scoperto che la bandiera appartiene a un militare poco più che ventenne, in servizio da poco e che accanto al simbolo degli Hohenzollern c’erano anche – a compendio della pericolosità generale del contesto – una sciarpa della Roma e un poster di Matteo Salvini che imbraccia un mitragliatore stile Rambo. E fin qui, ritengo che la bandiera del Reich sia la cosa meno grave.

Ora, non sono così fazioso o stupido da pensare che il milite in questione sia un fine germanista che passava il tempo libero fra un turno di lavoro e l’altro impegnato in dotte analisi su Bismarck, la vittoria di Koniggratz e il concetto di Sonderweg come specificità tedesca all’unità nazionale, quindi è ovvio che quella bandiera l’ha comprata come simbolo di un concetto di estrema destra. Di legge e ordine, ignorandone la vera natura e origine. Ma si sa, in tempi in cui l’informazione la garantisce un tanto al chilo “La Repubblica”, ci vuole poco a confondere croci uncinate e croci di ferro: forse al mercatino militare dove si era recato, le bandiera con la svastica o la celtica erano finite (sapete, c’è molta richiesta ultimamente) e allora si è accontentato di quella. Tanto è tedesca ed è vecchia (quella nuova la conosce, avendola vista sventolare allo stadio in occasione degli ultimi Europei): quindi, è certamente nazista. Pavolv al cubo. Di fatto, lo stesso processo di elaborazione di “La Repubblica”. Ne più, né meno.

Ora, in un guazzabuglio simile voi ci vedete gli estremi di un pericolo per le istituzioni? Ma, soprattutto, vi stupite che all’interno delle forze dell’ordine ci sia un prevalente sentimento di estrema destra? E ancora, lo scopriamo ora? Io, in tutta onestà, mi preoccupa di casi come la scuola Diaz durante il G8, quello mi inquieta. Sia per le torture e i pestaggi ma, soprattutto, per la tacita copertura dello Stato a quello scempio, bugie della polizia comprese quando piazzava le molotov e inventava accoltellamenti di agenti. Quello mi fa paura, non un ventenne che confonde Bismarck con Hitler e lo accompagna con la sciarpa della “magggica” e un poster di Salvini (un mix che nemmeno Hofmann strafatto di acidi nei suoi esperimenti).

E sapete perché? Perché nei pochi mesi o anni di servizio nell’Arma, con ogni probabilità quel ragazzo ha fermato decine di spacciatori, vagabondi, rapinatori e quant’altro la nostra società sappia offrirci come campionario di degrado e il giorno dopo li ha visti ancora liberi, per strada o al parco, che gli ridevano in faccia, grazie alle decisioni illuminate e progressiste di qualche giudice. Magari quella bandiera è la reazione impulsiva – ancorché totalmente ignorante e irricevibile nel contesto – a uno Stato che stai servendo come milite a venti anni o poco più (a casa il pane va portato e siamo tornati nella braccia dell’Esercito per farlo, Pasolini e Valle Giulia docet) e che permette questo:

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è giustizia, forse? E, come vedete, per non ingenerare elucubrazioni xenofobe, ho scelto un caso che vede il carnefice di nazionalità italiana e non straniera. Lo so, in punta di diritto è tutto sacrosanto ma, altrettanto, in punta di realtà e percezione è una merda. Quei termini di querela di parte ci vuole molto ad allungarli, per crimini così odiosi? O in questo Stato malato si allungano solo quelli di prescrizione per i reati fiscali? E poi vi lamentate e gridate all’allarme di tenuta democratica delle istituzioni che un ragazzo appenda al muro una bandiera, anche se la divisa che porta dovrebbe ricondurlo a più miti consigli? Proprio sicuri che da crocifiggere sia lui? Lo chiedo al ministro Pinotti, anzitutto. E lo chiedo anche al solerte giornalista che non aveva un cazzo di meglio da fare, magari una bella inchiesta sullo spaccio o sul degrado, piuttosto che lanciarsi nella nuova pratica del “flag watching”, sicuramente meno compromettente per il potere.

Poco fa, il comando dell’Arma ha fatto sapere che sta valutando provvedimenti disciplinari per il giovane militare: va bene, se non si può appendere bandiere o poster al muro, giusto così. Ma non mischiamo anzitutto il Secondo Reich con il Terzo per criminalizzazioni un tanto al chilo e per far vendere due copie in più a “Repubblica” ma, soprattutto, non nascondiamo e confondiamo la malattia dietro un sintomo risibile come questo. Anche perché la cosa pericolosa è il germe invisibile della patologia che sta crescendo nel Paese, fra le forze dell’ordine come fra i cittadini: l’esasperazione per un letamaio di società dove delinquenti e furbi la fanno sempre franca e dove i cittadini per bene vengono massacrati da Equitalia per due multe per divieto di sosta.

Avete tanta paura di quella bandiera, che nemmeno conoscete? Si compra con 39.39 euro su Amazon e ve la consegnano in 6-10 giorni, ho controllato poco fa, mentre bevevo il caffè. E’ questo il fascismo che tanto vi spaventa? Aspettate dopo le elezioni e quando la BCE finirà di tenerci in vita artificialmente (ma non usate mai il paragone con Weimar per spiegare il timore ontologico della Bundesbank verso il rischio di iper-inflazione, con l’aria di pressapochismo storico che tira, quantomeno “La Repubblica” vi dedica un editoriale di Roberto Saviano sui rischi di deriva nazista). Solo allora saprete cos’è davvero la paura per la rabbia sociale.

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