Russiagate, Flynn ammette di aver mentito all’FBI. Ma è una bufala che rafforza Trump. E il warfare

Di Mauro Bottarelli , il - 98 commenti


Prima di tutto, un paio di riflessioni a latere sul tema, giusto per contestualizzare bene il clima in cui si sta consumando l’ennesima “svolta” sul caso Russiagate. Primo, come vedete dalle prime pagine di “Repubblica” e “La Stampa” di stamattina,


il grado di eccitazione è alto fra i russofobi locali, piselli in spolvero dopo che ieri la ABC ha reso noto che l’ex consigliere per la sicurezza nazinale, Michael Flynn, non solo avrebbe ammesso di aver mentito all’FBI relativamente ai rapporti con autorità russe ma, addirittura, serebbe pronto a testimoniare contro Donald Trumo, il tutto infilando nel calderone l’altro pezzo da novanta, il genero del presidente, quel Jared Kushner con delega al Medio Oriente che avrebbe operato da tramite fra l’entourage, l’ex generale e i dignitari di vario livello del Cremlino.

Certo, “Repubblica” offre spazio anche al fatto che la mia città sarebbe in procinto di essere conquistata dai neofascisti attraverso le curve sportive ma il titolo dedicato agli USA ha la sua dignità, oltretutto corredato da un articolo di Federico Rampini, pare quello vero e non la più credibile imitazione di Maurizio Crozza. Insomma, dopo mesi di pubblicazioni a cazzo di qualsiasi idiozia messa in circolo ad arte da “New York Times” e “Washington Post” sul tema, finalmente ci siamo. Forse. Ed ecco la seconda riflessione, tanto per capire quale sia il livello del dibattito e il clima socio-politico che imperano in questi giorni e ore negli USA. Eccolo:

quello che vedete non è il cartellone promozionale di un incontro per femministe in Wisconsin, bensì il manifesto elettorale per la carica di Procuratore generale del Michigan del candidato dei Democrarici, Dana Nessel. Il messaggio è chiaro e profondissimo, in linea con i dettami della leadership Obama-Clinton del partito: non votarmi perché sono brava, integerrima e perché con me il Primo Emendamento sarà in cassaforte ma perché donna, quindi impossibilitata a molestarti. Candidata ideale per assenza di pene. Ho detto tutto. Anzi, no: il manifesto ha detto tutto. Almeno spero, con buona pace di Harvey Weinstein.

E ora veniamo alla questione principale, la quale è più facile da svelare nella sua dimensione di colossale fake news di quanto sembri. E non servono tantissime parole, basta guardare la realtà in faccia e saper leggere. Nemmeno tra le righe stavolta, basta proprio soltanto saper interpretare da alfabetizzato un testo. Questa

è la strana reazione del mercato USA alla notizia della folgorazione di Flynn sulla via della Commissione guidata da Robert Mueller. Un bel flip-flop, come se qualcosa fosse stato smentito in poco tempo. Ora, due cose. In confronto a Michale Flynn, Matteo Renzi e Maria Elena Boschi sul caso Etruria sono credibili. Anzi, credibilissimi. Ha cambiato versione più volte lui che un bambino scoperto con le mani nella marmellata per evitare la punizione: lo sanno tutti. Flynn in testa. Secondo, Flynn rischiava 5 anni di carcere per aver mentito all’FBI, come ora ha ammesso di aver fatto: dopo il patteggiamento e la scelta di vuotare il sacco, al massimo sconterà sei mesi. Quindi, un bell’incentivo.

Ma tranquilli, nessuno si farà male in questa storia. Anzi no, un paio di vittime eccellenti ci saranno ma, stante la ragion di Stato e ciò che sottende quanto sta accadendo, saranno meramente danni collaterali. Ovvero, la residua credibilità del media, con cotè di eliminazione del concetto stesso di fake news dal dibattito pubblico (troppo controproducente, alla prova dei fatti) e quella della Commissione speciale sul Russiagate guidata da Robert Mueller. Il perché è presto detto, ci pensano questo tweet e questo link a spiegarlo:



la ABC, emittente che per prima ha diffuso la notizia della confessione di Flynn, ha pestato una merda grossa come una casa nella spiegazione dei motivi che trascinerebbero Trump nello spergiuro e, quindi, nelle responsabilità dirette per i presunti rapporti con i funzionari russi in campagna elettorale. A dimostralo, il primo tweet di oggi di Donald Trump. Eccolo:


non una parola sul caso, business as usual sulla riforma fiscale. Questo, da parte di un grafomane folle che riversa ogni tipo di reazione biliare sui social, senza stare a guardare troppo al protocollo. Il perché è presto detto: ABC, debitamente imbeccata da un disseminatore di polpette avvelenate, ha scritto che la connection per contattare i russi e tramutarli in un soggetto attivo sarebbe stata compiuta quando Trump era candidato alle elezioni. Invece, sarebbe avvenuta durante la cosiddetta “lame duck session”, ovvero il periodi di transizione fra l’addio di un presidente e l’arrivo del neo-eletto, quindi con Trump giù formalmente commander-in-chief degli Stati Uniti.

E prassi consolidata da decenni vuole che lo staff del neo-eletto prenda subito contatto con soggetti esteri, ancor prima che il POTUS posi il suo pesante culo sulla sedia del potere di Pennsylvania Avenue. E, infatti, tutta la stampa politica USA ha immediatamente sottolineato l’errore madornale in cui è incorsa la ABC, costretta a una tanto frettolosa quanto imbarazzata rettifica della prima versione. Di fatto, già così la minaccia di Michael Flynn e della Commissione, oltre che dell’FBI, si è tramutata da bazooka in pistola ad acqua. Oltretutto, mezza scarica.

Come non notare tre cose, poi. Primo, l’offensiva contro Trump sul caso Russiagate è condotta dall’FBI, proprio il giorno seguente all’indiscrezione in base alla quale Trump sarebbe stato pronto a scaricare Rex Tillerson e nominare nuovo segretario di Stato, Mike Pompeo, ovvero il capo della tanto odiata CIA. Insomma, guerra interna all’intelligence e al Deep State, con i federali che hanno abboccato come lucci all’esca tesa loro. Secondo, l’implicazione diretta di Jared Kushner e il ruolo di primo piano che i contatti con Israele avrebbero avuto nello “scandalo” fanno sensazione, visto che proprio poche ore prima della notizia bomba di Flynn, indiscrezioni rendevano noto che mercoledì prossimo Donald Trump avrebbe annunciato la decisione USA di riconoscere Gerusalemme e non più Tel Aviv come capitale d’Israele, alla faccia delle polemiche deliranti sul Giro d’Italia.

Terzo, il timing delegittimante verso la Casa Bianca, a poche ore dall’ultimo esperimento nucleare nordcoreano e dal durissimo attacco al riguardo dell’ambasciatrice USA all’ONU, Nikki Haley, la quale è arrivata a sentenziare che “la guerra nucleare contro PyonhYang ora è più vicina”. Vero? Falso? La risposta, a mio avviso, sta qui:


essendo la disputa fra Stati Uniti e Corea del Nord un proxy nel conflitto, prima commerciale che militare-geopolitico, con la Cina, ecco che Washington ha preso passi ufficiali, silenziati dal test balistico prima e da Flynn poi, mentre Pechino ha avanzato accuse decisamente chiare verso la Casa Bianca nell’improvvisa re-escalation della crisi. Un’enorme cortina fumogena che, alla fine, vedrà Donald Trump rafforzato. E, con esso, i progetti a breve-medio termine del Deep State, il quale non è ancora pronto a scaricare un presidente così manovrabile e sensibile ai toni nazionalistici e patriottardi fino al parossismo. Almeno fino a quando la nuova road map di controllo globale non sia instradata.


Vi pare un caso che, proprio in queste ore, il Pentagono abbia ammesso di avere 2mila militari in Siria e non 540 e che, in perfetta corrispondenza, Pechino abbia reso nota, attraverso il suo ministero dell Difesa, l’intenzione di inviare truppe d’elite – “Tigri di Siberia” e “Tigri della notte” – sempre in Siria, schierate al fianco dell’esercito di Assad, ufficialmente per supportare la lotta contro l’Isis? Lasciate stare le erezioni di “Repubblica”, è solo un gioco delle parti. Pericoloso, perché potrebbe dirci che Trump e Deep State hanno raggiunto una parziale tregua. E allora saranno davvero guai.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

RC Twitter

Licenza

Creative Commons License Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5. In particolare la pubblicazione degli articoli e l'utilizzo delle stessi è possibile solo indicando con link attivo l'indirizzo di questo blog (www.rischiocalcolato.it) oppure il link attivo dieretto all'articolo utilizzato.