Trump ha già twittato la solidarietà a “Repubblica” o si gingilla ancora con l’inezia di Gerusalemme?

Di Mauro Bottarelli , il - 64 commenti


Prima di tutto, una doverosa presa d’atto rispetto al mio articolo di ieri mattina: ho toppato. Non solo Federico Ghizzoni verrà sentito dalla Commissione d’inchiesta sul sistema bancario prima di Natale ma, per far digerire al PD la questione, insieme a lui sfileranno a Palazzo San Macuto anche tutti gli ex ministri delle Finanza, da Tremonti a Grilli a Saccomanni e tutti i vertici della banche venete. Il tutto, in meno di due settimane, contemplando anche le audizioni già fissate di Visco, Vegas e Padoan. Mancano il vincitore del Grande Fratello e il Baffo da Crema e ci sono tutti. Una cosa appare chiara: qualcuno vuole farsi Matteo Renzi con tutti i calzoni. Perché nella giornata dell’Ok Corral sulle banche, altre due tegole hanno colpito in testa l’ex premier: la non ricandidatura di Angelino Alfano, il quale tornerà nella sua Sicilia, la stessa che con il voto regionale gli è stata politicamente fatale e lo scioglimento di “Campo progressista” di Giuliano Pisapia, di fatto primo caso di partito mai nato: ho avuto eiaculazioni precoci durate più dell’esperienza politica dell’ex sindaco di Milano, eterno Godot che sconta il fatto di sopravvivere a una mitologia di se stesso creata dai giornali e su questi tramutatasi in epitaffio.

Nessuno ne sentirà la mancanza preventiva. Magari Matteo Renzi sì, il quale ora si trova senza coalizione: via Alfano, infatti, Alternativa Popolare pare destinata a finire nella mani di Maurizio Lupi e quindi a virare nuovamente verso il centrodestra, mentre gli ex SEL che erano confluiti nel soggetto di sinistra-sinistra di Pisapia dovrebbero confluire in “Liberi e uguali” di Pietro Grasso. Di fatto, il PD è solo. Come voleva Renzi, in realtà, il quale se ne fotte bellamente dell’esito del voto, puntando all’inciucio post-elettorale con Forza Italia. E questo spiegherebbe anche il giorno di ordinaria follia vissuto sempre ieri da ue fedelissimi dell’ex premier, Maria Elena Boschi e Matteo Orfini. La prima partita lancia in resta contro Ferruccio De Bortoli e Federico Ghizzoni, quasi mettesse le mani avanti in vista dell’audizione in Commissione e il secondo occupato a darle man forte, chiedendo la convocazione di fronte all’organo parlamentare anche di Gordon Gekko, Paperone e Magilla il Gorilla. Tutt’intorno, i Cinque Stelle stanno a guardare, con Luigi Di Maio che in un’intervista a “La Stampa” di oggi si lancia in suddetta espressione: “C’è una guerra sociale in corso, solo l’Europa ci può salvare”. Siamo al delirio, scusate ma mi chiamo fuori da altre previsioni.

In compenso, al netto di quell’inezia della storia che è il riconoscimento di Gerusalemme come capitale unica di Israele da parte dell’amministrazione USA, ecco che l’allarme fascismo è tornato a far parlare di sé, giusto in tempo per la manifestazione PD a Como di sabato. La sobria e poco autoreferenziale prima pagina di “La Repubblica” di oggi,


ci dice tutto, d’altronde. Sapete cosa ci vuole per sconfiggere i terribili raid di Forza Nuova e con essi il pericolo del neofascismo montante? Lo ius soli! Qui non siamo nemmeno più alla propaganda ideologica veicolata attraverso il mito della libertà di stampa, qui siamo alla mitomania politica pura e semplice, l’informazione non c’entra più nulla. Per quanto Mario Calabresi si lanci in video-messaggi ai lettori in cui millanta inchieste da Watergate come ragione delle incursioni – forse si riferiva a quel capolavoro relativo alla spiaggia fascista di Chioggia o all’attività da uomo Conad intento a scandagliare le telecamere a circuito chiuso per vedere chi faceva il saluto romano al Campo X di Milano -, la realtà è una sola: vogliono imporre al Parlamento la legge sulla cittadinanza, esattamente come hanno rotto i coglioni fino all’esasperazione per il biotestamento. E, guarda caso, la politica ha seguito la loro agenda, oltretutto grazie alla regia parallela dell’equidistante presidente del Senato.

Quelli di “Repubblica” non sono giornalisti, sono agit-prop. E lo sono all’ennesima potenza, perché se il presidente delle Repubblica si scomoda a scrivere un messaggio e il ministro dell’Interno addirittura va in redazione di persona a portare la sua solidarietà per un fumogeno e un cartello in cui si invita al boicottaggio del gruppo editoriale di De Benedetti, allora siamo davvero alla fase terminale della democrazia. Non per sopraggiunto fascismo ma per sopraggiunto limite del ridicolo. Immagino, infatti, che tutti voi abbiate visto il filmato del “raid”: dieci persone che brandivano una torcia da stadio e un manifesto, qualche urla e poi il proclama del numero uno di Forza Nuova che definiva il gesto “il primo atto di guerra contro Repubblica e il PD”. Insomma, una pagliacciata un po’ caciarona.

Ma siccome l’ha fatta Forza Nuova, partito residuale che da ieri pare diventato Alternative fur Deutschland e Front National unite assieme, apriti cielo: vile aggressione fascista contro la libertà di stampa. Infatti, oggi “Repubblica” non è in edicola, perché hanno devastato redazione e tipografia. Ah no, tutto come sempre: quando la finiranno con questa postura patetica da delitto Matteotti 2.0 e diranno chiaro e tondo che attraverso il loro ipocrita vittimismo vogliono imporsi come soggetto politico, esattamente come la magistratura fece nel biennio 1992-1993? Mario Calabresi nei panni di Antonio Gramsci, scusate ma proprio non ce lo vedo: gli manca non il quid, proprio tutto.

E’ il figlio perbene e ben istruito della borghesia milanese, eviti afflati eroici per quattro stronzate di articoli scritti dai sui Woodward dell’antifascismo, scopiazzando quanto si legge sui blog estremisti o ultras, rilanciando veline DIGOS vecchie di anni o prendendo per oro colato le “dritte” dell’Osservatorio sulle nuove destre, associazione di ghostbusters milanesi ex Democrazia Proletaria e poi Rifondazione Comunista che giocano ancora agli anni Settanta, custodendo in molti casi personali alcuni sgradevoli scheletri nell’armadio di quegli anni. Adesso avete davvero rotto i coglioni: volete imporre la vostra agenda politica, perché ritenete l’attuale classe dirigente del Paese inadatte e non al vostro livello culturale e morale?

Bene, smettete di millantare attività giornalistica, scendete in campo direttamente e vedete quanti voti prendete. Semplice. E onesto, quantomeno. Perché chi davvero teme per la propria incolumità e per quella della libertà di espressione, non fa una prima pagina come quella di oggi: talmente palese nello sbattere in faccia le reali finalità della sceneggiata napoletana in atto da ieri pomeriggio da farci capire quali siano davvero i poteri che contano in questo Paese, altro che Parlamento e sovranità popolare dei miei coglioni.

Voi non siete giornalisti, siete il braccio armato della propaganda e della criminalizzazione di massa, siete le avanguardie del politicamente corretto, siete i veri campioni delle fake news, pur spacciandovi come fieri avversari delle stesse al fianco di Boldrini e soci. Siete il compagno di banco che fa la spia e contemporaneamente ti ricatta se non lo fai copiare, gente che in cuor suo sa di doversi vergognare mediamente per l’80% di ciò che scrive ma che, nonostante questo, prosegue imperterrita a fare la morale al mondo. Voi siete questo,

il nulla che gioca a rimpiattino con il niente: una scoreggia intellettuale che non fa nemmeno rumore, creando almeno triviale allegria. Fa solo puzza. Di malafede, principalmente. Perché quando tutti i giornali del mondo dedicano il titolo di apertura a Donald Trump e alla sua svolta potenzialmente incendiaria su Israele e voi rompete i coglioni per 10 militanti di Forza Nuova che accendono una torcia e brandiscono un cartello, tramutando la redazione del vostro giornale nello stadio di Santiago del Cile nel settembre 1973, l’odore di ipocrisia sale alto e forte. Quindi, scordatevi la mia solidarietà, visto che di fatto non vi è successo proprio nulla, se non dieci minuti di pausa per filmare il gravissimo “raid” con gli smartphone e metterlo a tempo di record on-line sui social. Bella lucidità per chi sta subendo una bestiale aggressione fascista, non c’è che dire. So già che stasera qualcuno di voi sarà ospite di “Piazza pulita”, lo sento a livello epidermico.

E so che sarà la fiera dell’egemonia culturale e della superiorità morale, sarà il trionfo della “meglio gioventù” nell’era social, sarà una messa laica attorno all’altare vintage dell’antifascismo, ultima coperta di Linus di una classe dirigente di rabdomanti dell’ideologia in un mondo che muore di problemi reali. Godetevi questi giorni di gloria, giocate a fare i partigiani in montagna. Perché non durerà. Come la gente ha detto addio a La7, mandando gli ascolti a fare compagnia alle patate che crescono sotto terra, così accadrà anche a voi. Non oggi magari. Non domani. Ma accadrà. Perché la sostanziale differenza che c’è tra chi vive ogni giorno il duro mestiere di vivere, parafrasando l’antifascista Cesare Pavese e chi non ha mai fatto un cazzo in vita sua come voi, salvo giocare al Bertolt Brecht dei poveri, alla distanza viene fuori sempre. Si chiama realtà. Il vostro nemico pubblico numero uno.

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