Usano le ingerenze di Putin per nascondere quelle reali: la Germania è sparita, l’Europa ora è Macron

Di Mauro Bottarelli , il - 81 commenti


“Quanto il presidente Trump ha fatto è mettere i fatti sul tavolo per quello che sono. La pace è basata sul riconoscimento della realtà. E che Gerusalemme sia la capitale è evidente per tutti. E’ tempo di dare una possibilità alla pace col tentativo dell’amministrazione USA. E’ tempo che i palestinesi riconoscano lo Stato ebraico e che Gerusalemme è la sua capitale”, Così il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, arrivando poco fa al Consiglio degli Affari esteri europeo: insomma, il mondo delle fake news è ormai così ben radicato nella realtà da regalarci un Bibi in versione hippie-pacifista, siamo al “gove peace a chance” in salsa israeliana. Mentre i territori bruciano e si contano morti e feriti della nuova Intifada.

Ma attenzione a non rendere troppo israelo-centrica la situazione, chi per anti-sionismo, chi per antica ossessione. La situazione, infatti, è più paradossalmente europa-centrica di quanto non si creda, a mio avviso. Al netto delle violenza fra Gaza ed Hebron dei giorni scorsi e dei proclami di Hamas, quali sono stati i Paesi che hanno reagito in maniera strategicamente più aspra alla scelta di Donald Trump su Gerusalemme? Il Libano con la manifestazione fuori dall’ambasciata USA di Beirut, la Turchia con Erdogan che è arrivato definire Israele “uno Stato terrorista che uccide i bambini” e l’Indonesia, il più grande Stato musulmano al mondo, con proteste di massa. Tutti e tre, di fatto, fuori dalla lente d’ingrandimento dei media.

Ma, geopoliticamente, fondamentali. Il Libano perché è la polveriera della guerra proxy fra il triumvirato USA-Arabia-Israele contro l’Iran, la Turchia perché fuori linea con la NATO dopo lo scontro frontale con gli USA e la scelta di acquistare armamenti dalla Russia e l’Indonesia perché dinamo di ogni possibile sommovimento destabilizzatore nel Sud-Est asiatico. Certo, Abu Mazen ha detto no all’incontro con Mike Pence e oggi sarà in Egitto da Al-Sisi per colloqui, mentre la Lega Araba riunita ha chiesto ufficialmente un passo indietro a Trump sulla sua decisione ma i fronti sono più frastagliati di quanto sembri. Sfilacciati da mesi di guerra a bassa intensità che è stata la fase preparatoria all’annuncio del presidente USA, tanto noto – ne parlò apertamente in campagna elettorale, quando diede di fatto mandato per le politiche mediorientali al genero, Jared Kushner – quanto perfettamente ad orologeria.

Primo, per silenziare il Russiagate. Secondo, per silenziare gli echi di recessione che arrivano dall’economia reale. Terzo, per silenziare gli scricchiolii che arrivano dal mercato finanziario, il quale – temo – utilizzerà le oscillazioni destabilizzatrici del bitcoin (divenuto di colpo argomento mainstream, non a caso) per giustificare il nuovo botto stile 2008. Insomma, un lavoro di quelli ben concertati e sul medio termine: cosa farà infatti Al-Sisi, dopo che dal Sinai sono arrivati ultimamente sinistri avvertimenti sul da farsi a livello di alleanze e sostegni?

Ma veniamo alla radice europa-centrica della questione. Al netto della delusione che mi ha colto guardando la rassegna stampa, visto che l’arrivo della neve a Milano pare un chiaro segnale di ingerenza russa sul clima che né “La Stampa”, né “La Repubblica” hanno stigmatizzato nelle prime pagine di oggi, sorge spontanea una domanda: chi ha conferito mandato a Emmanuel Macron rispetto alla politica estera UE? Già, perché prima di recarsi oggi a Bruxelles, il premier israeliano ieri è stato a Parigi dove ha tenuto una conferenza stampa seguitissima proprio con il presidente francese.

Il quale ha preso una posizione molto netto di opposizione alla scelta USA e all’atteggiamento di Tel Aviv, chiedendo a quest’ultimo di bloccare gli insediamenti di coloni come gesto di buona volontà verso i palestinesi. A nome di chi parlava Emmanuel Macron? Della Francia o dell’UE? E qui siamo ben oltre il formalismo o la ritualità, siamo alla presa d’atto di una dinamica tanto taciuta quanto palese: l’Eliseo è il nuovo cuore pulsante dell’Unione, stante la misteriosa sparizione della Germania dalla scena politica internazionale.

Possibile che la trattativa con la SPD per una nuova Grosse Koalition non solo stia prendendo tutto questo tempo ma, soprattutto, abbia portato a un’eclisse totale di Berlino dallo scenario internazionale? La Merkel è silente come non mai da settimane, idem il ministero degli Esteri: qualcuno ha chiamato il time-out oppure trattasi di una scelta imposta ed eterodiretta, al fine di evitare altri intoppi, dopo la strana uscita di scena a orologeria dei filo-atlantisti Liberali da un’intesa di governo che pareva già fatta? Insomma, qualcuno ha silenziato Berlino con la minaccia? E l’UE, perché tace di fronte a un interventismo senza deleghe, né mandato come quello di Macron?

Il quale, la settimana scorsa, aveva sentito la necessità di emettere un comunicato ufficiale contro la decisione di Washington su Gerusalemme, proprio in contemporanea con l’incontro fra Rex Tillerson e Federica Mogherini, formalmente ancora miss PESC dell’Unione Europea. Solo irritualità e maleducazione? Non credo proprio, perché l’altrettanto strano e irrituale affaire Hariri ci dice che qualcuno è interessato a una Parigi egemone in seno all’Europa, con burocrati come Juncker o Tusk stranamente muti rispetto all’attivismo di Eliseo e Quai d’Orsay.

Perché, infatti, dopo le strane dimissioni da premier libanese pronunciate dall’Arabia Saudita, le altrettanto strane e dirette accuse contro Hezbollah e l’influenza iraniana nel suo Paese e le voci di sequestro da parte di Ryad, Hariri ha deciso di passare due giorni a Parigi, ospite di Emmanuel Macron, prima di tornare in patria e ritirare, come ha fatto sabato scorso nel silenzio generale, le dimissioni? C’entra forse qualcosa il famoso piano saudita-americano per Israele, ovvero la road map che Jared Kushner e il giovane e rampante principe Salman avrebbero posto in essere, tutta in chiave anti-Teheran? E se sì, quale ruolo ha nel piano Emmanuel Macron? Perché quel breve soggiorno di 48 ore in quella che di fatto è la capitale attuale d’Europa a livello politico fa pensare a un coinvolgimento diretto dell’UE senza che questa si sia espressa al riguardo, almeno in via ufficiale. E con Berlino totalmente muta.

Il tutto senza scordare il battibecco fra Parigi e Teheran delle ultime settimane riguardo al programma missilistico iraniano, con le Guardie rivoluzionarie che hanno risposto in maniera decisamente netta alle accuse dell’Eliseo, anche in questo caso non si sa se avanzate a livello nazionale o per conto dell’UE. Tre settimane fa, le parole di Macron portarono Teheran ad avvertire Bruxelles che la gittata dei missili poteva essere ampliata in modo di poter potenzialmente raggiungere l’Europa, venerdì Teheran ha ribadito che il programma balistico non subirà alcun tipo di cambiamento. O annullamento. Perché l’Ue tace di fronte a un gioco da piromane simile di Macron, oltretutto dopo che Federica Mogherini in persona aveva ribadito come l’Unione ritenesse l’atteggiamento iraniano verso il rispetto dell’accordo sul nucleare assolutamente in linea con gli impegni presi. Troppi accordi commerciali fra Iran e Ue, tedeschi in testa? E poi, stranamente, l’esplosione parossistica del caso relativo alle ingerenze russe sulle politiche interne dei vari Stati europei e dell’Ue stessa, con tanto di NATO pronta a entrare in gioco.

NATO che ha quartier generale a Bruxelles e casamadre (CIA in testa) a Berlino, storicamente. Non si starà mostrando alla gente il dito delle presunte intrusioni del Cremlino per nascondere la luna di un Macron che agisce ormai da forza egemone in Europa su mandato extra-UE? Direte voi, ieri ha condannato duramente sia la scelta di Trump che l’atteggiamento di Israele. Vero ma l’arte della dissimulazione è la prima da conoscere, soprattutto quando parli con 12 ore di vantaggio sull’UE e puoi così metterla con le spalle al muro, avendo anticipato di fatto quella che per il mondo è la posizione ufficiale europea, tenendo quindi in mano il pallino. Leggere Sun-Tzu per capire meglio. Mentre Berlino tace.

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