Ma la scandalosa “razza” di Fontana è la stessa tutelata dalla Costituzione nata dall’antifascismo?

Di Mauro Bottarelli , il - 171 commenti


Io Attilio Fontana lo capisco. Provate voi a vedervi catapultato dalla sera alla mattina dal ruolo di pressoché eminente sconosciuto a quello di candidato presidente della Regione Lombardia, dopo il forfait esistenziale di Bobo Maroni. Come minimo, un po’ sei sballottato. Ok, sei un avvocato, sei stato sindaco di Varese e presidente del Consiglio regionale ma qui la faccenda è diversa: in due mesi rischi di bruciarti l’occasione della vita. Oltretutto, quegli stronzi del PD hanno così poca decenza che quasi stappano lo champagne, ringalluzzendosi di colpo e mandanti l’ego sotto i coglioni. E anche i tuoi alleati non è che di te offrano al pubblico un’immagine scintillante: l’aggettivo più utilizzato è “moderato”. Insomma, un modo carino per dire che sei il prototipo di Medioman della Gialappa’s Band. Poi, mentre cerchi di capire cazzo fare, ecco che Donald Trump conquista l’attenzione e il disprezzo del mondo con la sua uscita sui “Paesi-cesso”: ideona!

E tu cosa fai? In diretta su “Radio Padania”, dopo un’ora di trasmissione che avrebbe ammazzato anche il più masochista dei maratoneti da comizio del Partito Radicale, te ne esci con un bel “razza bianca”, parlando della necessità di evitare una deriva da società multirazziale a causa dell’immigrazione indiscriminata. Boom! Quei DIGOS mancati dell’Espresso beccano la registrazione dello streaming e l’attentato alla tenuta democratica e antifascista del Paese è servito anche stavolta, oltretutto nel giorno dedicato a Martin Luther King. Tutto perfetto, un assist da spingere dentro a porta vuota: non a caso, Giorgio Gori, competitor PD per il Pirellone, non perde tempo per indignarsi, così come il 90% dell’arco parlamentare, già in modalità sproloquio h24 da campagna elettorale.

Ora, l’uscita di Attilio Fontana non sarà stata delle più felici ma per favore evitiamo l’indignazione: al netto dei soliti noti che non hanno perso occasione per ricordare come quest’anno cada l’ottantennale delle leggi razziali, basta l’immagine che ho scelto per la copertina per scoprire quanto l’ipocrisia ormai regni strumentalmente e ideologicamente sovrana. I sinceri democratici e le anime belle dei miei coglioni che nei casi estremi hanno già chiesto a Fontana di ritirarsi dalla corsa al Pirellone, hanno mai letto l’articolo 3 della Costituzione italiana? Sì, proprio quella “più bella del mondo” come diceva Roberto Benigni, quella figlia della resistenza e dell’antifascismo, quella di De Gasperi e Calamandrei, quella che andava difesa dal golpe renziano del 4 dicembre 2016 a tutti i costi, quella che prevede il bicameralismo, il CNEL e anche la natura fondativa sul lavoro.

Bravi, proprio quella: all’articolo 3, un articolo fighissimo e stra-democratico, tutela -verbo e agire positivo – i cittadini in base a tutti quelli che oggi vengono declinati come “diritti”, quelli che piacciono una cifra alla Boldrini. E tutela – udite, udite – anche in base alla razza. Giuro che c’è scritto, non l’ha aggiunto nottetempo Attilio Fontana con l’inchiostro simpatico. E adesso come cazzo la mettiamo? Io capisco che ultimamente vanno forte le disposizioni transitorie, su quelle fanno pure i seminari rieducativi in tv tipo Angelo Lombardi con gli animali ma l’articolo 3 tocca conoscerlo, è proprio all’inizio: lo eliminiamo? Lo emendiamo? Sicuramente la scusa è da ricercarsi nel contesto storico dell’epoca, anche linguistico e nell’accezione certamente differente che avevano i padri costituenti rispetto a Fontana nell’utilizzo di quella parola: razza, ripetetelo con me.

Il problema non sono i costituenti. Né tantomeno il povero Fontana, il quale ha pestato la proverbiale merda. Il problema è il mondo che lorsignori hanno creato e contro cui adesso si ribellano: hanno voluto l’annientamento delle differenze per legge, inventandosi persino il “gender” e ora, convinti di poter crocifiggere il leghista di turno, si ritrovano a fare i conti con una realtà delirante. D’altronde, la Corte di Cassazione con sentenza numero 50659 ha disposto che “nel presente contesto storico è da escludere che il termine omosessuale abbia conservato un significato intrinsecamente offensivo come, forse, poteva ritenersi in un passato nemmeno tanto remoto”. Per la Suprema Corte, “questa parola – diversamente da altri appellativi che invece mantengono un carattere denigratorio – è entrata nell’uso corrente e attiene alle preferenze sessuali dell’individuo, assumendo di per sé un carattere neutro e per questo non è lesiva della reputazione di nessuno, anche nel caso in cui sia rivolta a una persona eterosessuale”.

Insomma, se vi danno dell’omosessuale ve lo dovete tenere, non potete portare la faccenda in tribunale: diverso se vi danno della “checca”, del “culattone” o del “bulicio”, in quel caso c’è denigrazione ma se vi danno dell’omosessuale, ve lo tenete perché è una condizione che non ha nulla di intrinsecamente offensivo, è una condizione naturale dell’essere anche se non è la vostra. Insomma, tra poco potranno darvi dell’afro-americano anche se siete caucasico, perché è una condizione umana e non offende. Già, caucasico: in base al “teorema Fontana” occorrerebbe tagliare tutte le scene dei film e telefilm polizieschi nei quali il medico legale, leggendo ai detectives le risultanze dell’autopsia, parla del cadavere come di “razza caucasica”. Non si fa, tagliare, doppiare, utilizzare il termine “bianco”. Anzi no, anche quello è razzista: meglio pallido. O slavato.

E’ così, c’è poco da fare: hanno creato la società del piagnisteo e adesso rompono i coglioni. Come con le baby-gang che stanno dando il meglio di sé in questi giorni in tutta Italia, con epicentro nel napoletano. Ragazzini giovanissimi che non si fanno nessuno scrupolo a menare perfetti sconosciuti per noia, per prova di coraggio o, nel caso più agghiacciante, per accreditarsi come duri nei confronti dei clan malavitosi. E non parliamo di bulletti di quartiere ma di giovanissimi pronti anche ad ammazzare, gente che mena 15 contro 1 e spesso e volentieri accoltella o picchia con mazze da baseball e altre armi improprie. E la situazione è talmente fuori controllo che domani il ministro dell’Interno, Marco Minniti, presiederà un vertice ad hoc. Che perdita di tempo, ministro! La soluzione è già qui, ce la offre lui:


scuole aperte, anche oltre l’orario delle lezioni! Giusto, cazzo! Almeno possono vandalizzare cessi e palestre, mentre ingannano l’attesa di un bel pestaggio in pieno centro, ovviamente a cui nessuno ha mai assistito! D’altronde, non è colpa loro: è il contesto sociale che li porta a delinquere, povere anime! Non magari dei genitori che consentono loro di tutto, arrivando a picchiare il professore che si è permesso di punirli o sospenderli. Non di una società femminizzata che tutto scusa, relativizza, ingentilisce, perdona e contempla, bollando come retrogrado e maschilista qualsiasi cosa imponga ordine, disciplina, onore e codici morali. Non ultimi, pena ed espiazione della colpa. Non magari una società che doveva pensarci 1000 volte prima di abolire il servizio di leva obbligatorio. Non magari una società che erge a massimo esempio di condanna, questo:


per favore, almeno evitiamo di pubblicizzarle certe cose, perché rischiamo che all’estero le vedano e poi hai voglia a spiegargli la situazione. Viviamo nella società in cui Maria De Filippi viene dipinta come l’eccezione del rigore, come il sergente di “Ufficiale e gentiluomo”, come l’esempio mediatico e accettabile socialmente di “rieducazione”, termine utilizzato dalla stessa conduttrice per descrivere la sua scelta verso gli alunni ribelli: a pulire le strade, quindi non una pena ma uno spot sociale, roba da servizi sociale nei film americani ma con un bel richiamo all’attualità di Roma zozza e della Raggi incapace. Un capolavoro.

E voi rompete i coglioni a Fontana perché si è permesso di ricordare che esistono bianchi e neri? Sarà ma di fronte a certe notizie di cronaca, viene quasi nostalgia di certe cadute accidentali sulle scale delle Questure, quando tratti in stato di fermo… Ma si sa, io sono notoriamente un fascista. E come scrisse Nicolàs Gomez Dàvila, “spasmi di verità ferita o di brama repressa, le teorie democratiche inventano i mali che denunciano per giustificare il bene che proclamano”.

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