I migranti spariscono dalla campagna elettorale, gli sbarchi no. E Germania e Austria si muovono

Di Mauro Bottarelli , il - 80 commenti


Complice il clima festivo, pensavo che la campagna elettorale sarebbe stata cloroformizzata da cene in famiglia e gite per la Befana. Invece, un bel botto di fuochi d’artificio: solitamente, i colpi a sorpresa si tengono per gli ultimi giorni, mentre qui abbiamo visto tutti i contendenti sparare cartucce di grosso calibro. Il centrodestra è giunto al grande compromesso che tutti si attendevano nel corso di un vertice ad Arcore ieri: sì alla “quarta gamba” centrista che Matteo Salvini non voleva, a fronte però dell’impegno formale a rivedere del tutto la legge Fornero, quest’ultima core business del leader leghista e della sua campagna per guadagnarsi il ruolo di premier in pectore. Costo stimato, fra i 70 e i 90 miliardi di euro, si dice. Il tutto, senza scordare l’impegno all’innalzamento a 1000 euro delle pensioni minime.

“Liberi e uguali” ha sparato l’abolizione tout court delle tasse universitarie, il tutto dopo aver dimenticato l’esistenza della “no tax rea” e aver criticato per anni la stessa ratio che sta alla base della loro proposta: ovvero, la sua indiscriminatezza, esattamente come il bonus da 500 euro per i diciottenni o l’abolizione dell’IMU, qualunque sia il tuo reddito. Il PD si è giocato invece l’abolizione del canone RAI da inserire nella fiscalità generale e il salario minimo da 10 euro l’ora, rivendicando come oro colato quanto ottenuto finora dal Jobs Act. Più parchi di proposte i Cinque Stelle, occupati con l’ennesimo caso Roma relativo ai rifiuti da spedire in Emilia-Romagna e Abruzzo: finora, nel mirino erano finite le pensioni d’oro e i vitalizi, oltre alla questione euro sì, euro no.

Non vi pare manchi qualcosa di grosso allo scontro in atto fra le forze politiche, al netto del Vietnam che partirà da oggi fino a fine mese per la questione legata alle liste? Già, manca questo:

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l’immigrazione. Certo, nel programma di massima del centrodestra uscito dal pranzo di Arcore si parla genericamente di “controllo” del fenomeno ma certamente non basta, almeno stando al profilo che la questione ha avuto fino a non più tardi di un paio di settimane fa, soprattutto nella retorica leghista. Ora, invece, silenzio o poco più, se non un flebile rumore di fondo. Eppure la cronaca parla chiaro: la minaccia libica di disinteressarsi delle partenze non è rimasta infatti tale ed è la nostra Guardia costiera a dover farsi carico degli sbarchi che non cessano nonostante il tempo avverso. Anzi, proprio i rischi superiori dettati dalle condizioni climatiche hanno fatto partire i “saldi” anche tra gli scafisti libici. Qualcuno ne parla in questo inizio scoppiettante di campagna elettorale?

Zero. Bene, altrove le cose sono diverse. “Il 24 settembre c’è stato un risultato elettorale che ha segnato tutti i partiti e adesso serve un nuovo stile di governo in Germania”, ha dichiarato stamattina il segretario generale dell’SPD tedesca, Lars Klingbeil, incontrando brevemente la stampa dopo i primi colloqui esplorativi sull’ipotesi di nuova Grosse Koalition con la CDU di Angela Merkel. “Il risultato complessivo arriverà giovedì”, ha affermato. Insomma, 72 ore e sapremo. Pensate davvero che, se si arriverà a un accordo – relativamente al quale la Cancelliera ieri si è detta ottimista -, la Germania andrà avanti con la medesima politica migratoria tenuta fino alla scorsa estate? Guardate qui, anzi leggete qui:
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a occhio e croce, due cose balzano agli occhi. Primo, la Merkel non può più giocare con la questione migranti, perché al netto dei sondaggi che la vorrebbero fuori dall’agone politico da parte di un numero sempre maggiore di elettori, la CSU non sembra più disposta a mediazioni. E la visita di Viktor Orban, accolto con tutti gli onori dal presidente bavarese la scorsa settimana, parla chiaro: se la Cancelliera vuole una crisi di coalizione che la affosserebbe del tutto, basta andare avanti sulla china percorsa finora. Secondo, il fatto che la SPD abbia messo fra i punti non negoziabili del programma l’accettazione pedissequa dell’agenda Macron relatvamente al futuro dell’UE parla chiaro, al netto di richieste populiste come l’abolizione della casse mutua private e più investimenti pubblici (ovvero, addio surplus).

E se in Germania la svolta sui migranti è fuoco che brucia sempre di più sotto la cenere delle rassicuranti frasi fatte di Angela Merkel, questo

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ci dimostra come in Austria e Repubblica Ceca la situazione sia ben delineata e drastica, al netto di questo
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e delle mille situazioni analoghe che si registrano quotidianamente in mezza Europa, nel silenzio colpevole di media e istituzioni. Inoltre, attenzione a questo:
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ovvero al collante geopolitico involontario ma non troppo che la questione migranti e immigrazione in genere potrebbe rivelarsi nel quadro delle relazioni sempre più tese e sfilacciate in seno all’UE: al netto della poco fiducia che si possa riporre nelle promesse politiche di un noto voltagabbana come Recep Erdogan, se per caso la Turchia e la Germania dovessero arrivare davvero a un reale ammorbidimento dei toni bilaterali, il messaggio sarebbe duplice. Primo, stante il durissimo attacco di Emmanuel Macron sulla possibilità di ingresso di Ankara nell’UE, la Germania diverrebbe architrave di disturbo fattuale verso il nuovo Paese egemone in Europa e la sua politica.

Secondo, viste le parole altrettanto dure di Erdogan verso gli USA e i rapporti fra il suo Paese e Washington, la Germania si troverebbe a fare i conti con quanto contenuto nell’ultimo, interessantissimo numero di “Limes”, ovvero uno scontro finale USA-Russia che vedrebbe proprio la Germania come ago della bilancio in una partita che si disputerebbe sul campo sempre più minato della Polonia, Paese che gli Stati Uniti intenderebbero usare come nuovo muro di Berlino contro la minaccia di Mosca.

E, quasi altrettanto, contro una minaccia percepita dal Deep State statunitense: ovvero, una Germania sempre meno fedele e controllabile in seno all’Europa. Se a Berlino sarà svolta a destra e filo-Est, la Polonia – anche al netto degli attacchi sempre più duri di Bruxelles contro la sua sovranità residua, benedetti dalla Francia di Macron – vedrà prevalere il suo ontologico sentimento anti-russo o cederà, magari solo in parte, alle sirene di quanto prodromicamente si sta muovendo in seno all’UE, ovvero un abboccamento sempre più palese fra gruppo di Visegrad e binomio Germania-Austria, quantomeno a ivello di spinte politiche dal basso? Non so voi cosa ne pensiate ma per me questo è l’argomento essenziale e dirimente del 2018, un qualcosa di fondamentale importanza per il futuro dell’Europa in sé. Ma qui pensiamo ad abolire le tasse universitarie e al cibo senza IVA per i cani degli anziani. Salvo poi lamentarsi indignati per la percentuale di astensionismo alle urne.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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