Non facciamo gli snob, la protesta per i sacchetti a pagamento è molto più seria della rivolta in Iran

Di Mauro Bottarelli , il - 37 commenti


Roba grossa all’orizzonte. L’italiano, strana forma di rivoluzionario che per Ennio Flaiano è avvezzo a fare le barricate solo con i mobili altrui, stavolta si è veramente incazzato e pare deciso a combattere con ogni mezzo l’ultimo sopruso del governo: il pagamento dei sacchetti biodegradabili per gli alimentari sfusi. Avete capito bene, quei sacchetti di merda che si utilizzano in coppia con il guanto da urologo folle per pesare le mele al supermarket: fino al 31 dicembre erano gratis, da oggi costano fra 1 e 3 centesimi. Di fatto, non una cifra folle e nulla che mandi a puttane un bilancio famigliare.

Ma, al di là dell’incazzatura insita nell’italiano medio per ogni aggravio reddituale, c’è il fatto che l’Europa l’ha proposta ma non imposta: ogni Stato poteva decidere se introdurre o meno il pagamento. L’Italia, nemmeno a dirlo, lo ha fatto, in nome della lotta per i mari puliti, tanto per prenderci per il culo ancora un pochino. I telegiornali si sono scatenati, inviando giornalisti nei supermercati a intervistare novelli Renato Curcio pronti ad attaccare il cuore della grande distribuzione, partendo da campagne di disobbedienza civile basate sul pesare ogni singolo frutto od ortaggio singolarmente e incollarci sopra l’etichetta del prezzo, bypassando l’uso del sacchetto, divenuto simbolo del consumismo e del profitto. Nonché dell’avidità del governo e del PD, tanto che sono bastate poche ore per arrivare a questo:

la bufala sulla cugina di Renzi che produce tutti i sacchetti del globo terracqueo e la smentita sarcastica del presidente PD al riguardo, buona però per ricordare come ormai siamo in campagna elettorale e il pericolo delle fake news sia davvero in agguato. Ormai tutto si interfaccia e si incastra, la rivolta del sacchetto in stile foresta di Sherwood del banco frutta e verdura con le elezioni e l’arma letale delle bufale in Rete, arma talmente a doppio taglio da consigliarne l’uso minore possibile. A tutti.

Già, perché a ben guardare le cose serie del mondo, ti ritrovi a constate come la guerra al sacchetto a pagamento sia tra le più serie di tutte. Perché in perfetta contemporanea con le scene di guerriglia urbani nei supermercati italiani, in Francia era tempo di annunci ufficiali. “Le parole non contano tutte allo stesso modo: propaganda e informazioni false nuocciono alla democrazia”, queste le parole con cui Emmanuel Macron annunciava un progetto di legge per combattere le fake news e per rafforzare il controllo dei contenuti su internet in periodo elettorale. “Faremo evolvere il nostro dispositivo giuridico per proteggere la vita democratica contro queste notizie false”, ha dichiarato il presidente francese, esprimendosi dinanzi ai giornalisti invitati all’Eliseo per la tradizionale cerimonia di auguri di inizio anno alla stampa.

Più In particolare, Macron vuole smascherare quelle persone, partiti o istituzioni che finanziano, in modo anonimo, la diffusione di voci o informazioni false sui social network: “Le piattaforme si vedranno così imporre obblighi di maggiore trasparenza su tutti i contenuti sponsorizzati per rendere pubblica l’identità degli inserzionisti e di chi li controlla ma anche limitare i fondi destinati a questi contenuti”. In caso di diffusione di informazioni false, sarà dunque possibile rivolgersi al giudice attraverso un procedimento giudiziario che consenta, se necessario, di eliminare il contenuto in questione, cancellare il sito dai motori di ricerca e chiudere l’account dell’utente, se non bloccare l’accesso al sito web che ha pubblicato il fake.

E chi si fa promotore di questa sacrosanta battaglia per smascherare la piaga di sponsor e padrini occulti? L’uomo arrivato all’Eliseo dal nulla grazie alla Banca Rothschild, destinatario di una campagna stampa e di sostegno internazionale senza precedenti. E tutto in sei mesi, roba che in confronto i proprietari cinesi del Milan sono imprenditori credibili e referenziati. Ah, scordavo, nel Paese dove la verità è talmente sacra da vedere appunto secretata sotto i rigidi vincoli militari quella questioncina legata al passaggio di armi fra servizi e “terroristi” del Bataclan. Meraviglioso.

Ma non è tutto. Come giudicare, a livello di serietà, la crisi in Nord Corea, visto che dopo mesi di minacce nucleari giunte in queste ore al vertice fra statisti della sfida fra chi ha il pulsante più grosso (sul cervello è pari e patta, questo è sicuro) per attivare le testate nucleare, è scoppiata una meravigliosa narratva di spirito olimpico, in base alla quale PyongYang non solo manderà una delegazione ai Giochi invernali di Seul ma si vocifera addirittura di delegazioni unite fra le due Coree sotto un’unica bandiera? Oggi il 38mo parallelo si è aperto per lasciare passare i negoziatori ed entrambe i contendenti hanno parlato di grande passo avanti per i due Paesi. Insomma, tano casino e alla fine bastano due pattinatori sul ghiaccio o uno sciatore di fondo per chiudere la faccenda? Sanzioni, minacce, corse agli armamenti e poi tutto a tarallucci e vino lungo una pista di bob a due, magari in attesa di andarsi a bere un bombardino o un punch assieme a fine gara?

Ma chi cazzo pensano di prendere per il culo? A quanto pare parecchia gente, media in testa, visto che gli stessi telegiornali che si facevano beffe dell’italiano medio e della sua ridicola lotta contro la sporta a pagamento, segnalavano l’accaduto come seconda notizia, senza nemmeno premurarsi di mandare in sovra-impressione una banda che – questa volta, sì – avvisasse della messa in onda a breve di una fake news. E per finire, che dire della rivolta iraniana, apertura di tutti i giornali e i tg di oggi? Già finita, ne hanno dato notizia i vertici dei Pasdaran poco fa, come volevasi dimostrare fin dall’inizio. Eppure, quante dotte e preoccupate analisi geopolitiche abbiamo letto e sentito in queste 72 ore? Quante immagini iconiche sono sorte, pronte all’uso per la prossima ricorrenza contro il femminicidio o per i diritti delle donne?

Il tutto per un simil-golpe che sarebbe stato tentato dai seguaci di Ahmeninejad, nel tentativo di destabilizzare Rohani: certo, ci sono stati dei morti (ancorché io non mi senta di escludere feriti all’Esselunga nel corso della giornata, fra cassette di patate e limoni) ma cosa puoi aspettarti se insceni proteste anti-governative in Iran, il lancio di rose da parte dei Pasdaran? Una medaglia da Khamenei? Addirittura, guardate qui:


non ci sono nemmeno più le operazioni coperte della CIA di una volta, a dirti che gli USA sosterranno i rivoltosi a tempo debito ci pensa in anticipo la Casa Bianca, tanto per spaventarti e metterti in guardia! E quelli patetici e fuori dal mondo sarebbero i rivoluzionari da market che combattono la loro lotta personale contro il sacchetto a pagamento? Proprio sicuri? Per quanto mi riguarda, meritano loro le prime pagine. Le stesse che domani saranno piene davvero di fake news. E che, contestualmente, faranno la morale ai taccagni anti-ecologici pronti alla loro personalissima Stalingrado nel reparto del fresco. Sarà una risata che li seppellirà.

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