Perché il profitto è molto importante

Di Francesco Simoncelli , il - 7 commenti

di Frank Shostak

Nella maggior parte delle culture, il profitto è visto come il risultato dello sfruttamento di alcuni individui da parte di altri individui.

Quindi, chiunque tenti di fare profitti è considerato un nemico della società e deve essere fermato.

Il profitto, tuttavia, non ha nulla a che fare con lo sfruttamento: si tratta dell’uso più efficiente dei finanziamenti reali, o dei risparmi reali.

Il profitto in quanto tale dovrebbe essere visto come un indicatore, per così dire: i risparmi reali sono impiegati nel miglior modo possibile per quanto riguarda la promozione della vita e del benessere delle persone.

Se l’impiego dei risparmi reali si traduce nell’espansione del bacino dei risparmi reali stesso, ciò potrebbe essere considerato indicativo del fatto che questo impiego è stato svolto in modo redditizio.

Viceversa, se vi è un calo nel bacino dei risparmi reali a seguito delle particolari azioni dei singoli, questo potrebbe essere considerato indicativo di una perdita. Queste azioni hanno causato lo sperpero di risparmi reali.

Ovviamente un’espansione del bacino dei risparmi reali, che è il cuore della crescita economica e si manifesta attraverso i profitti, dovrebbe essere considerata il fattore chiave per elevare gli standard di vita delle persone.

Piuttosto che essere condannati, gli individui che sono essenziali all’espansione del bacino della ricchezza reale, che si manifesta attraverso i profitti, dovrebbero essere lodati.

Perché sono queste persone a contribuire ad elevare gli standard di vita tra la popolazione nel suo complesso.

Se qualcuno è responsabile per l’abbassamento del tenore di vita, sono quegli individui che hanno sperperato i risparmi reali indebolendone il processo di formazione, con conseguente indebolimento della formazione dei profitti ed emersione di perdite nette.

L’utile o la perdita possono essere accertati solo in un’economia di mercato in cui i prezzi delle merci e dei vari fattori di produzione possono essere stabiliti in modo genuino. Inutile dire che l’esistenza del denaro è la chiave per stabilire i prezzi dei beni e dei fattori di produzione. Il tasso di cambio dei vari beni e fattori è espresso in termini di denaro, ovvero, la quantità di denaro per unità di un bene o unità di un fattore di produzione.

Il profitto emerge una volta che un imprenditore scopre che i prezzi di determinati fattori sono sottovalutati rispetto al valore potenziale dei prodotti che questi fattori, una volta impiegati, potrebbero generare.

Riconoscendo la discrepanza e agendo su di essa, un imprenditore la rimuove, cioè, elimina il potenziale per ulteriori profitti.

Secondo Murray N. Rothbard, ogni imprenditore investe in un processo perché si aspetta di realizzare un profitto, cioè, perché crede che il mercato abbia sottovalutato e sottocapitalizzato i fattori in relazione ai propri ritorni futuri.[1]

Affinché un imprenditore realizzi profitti, deve impegnarsi nella pianificazione e anticipare le preferenze dei consumatori. Di conseguenza realizzeranno profitti quegli imprenditori che eccellono nella previsione delle preferenze future dei consumatori.

Attraverso una previsione accurata delle esigenze future dei consumatori, le imprese destinano risparmi reali alla creazione di quella infrastruttura che consenta di soddisfare le esigenze future dei consumatori.

Tuttavia, la pianificazione e la ricerca non possono mai garantire che i profitti siano in un certo senso sicuri; vari eventi imprevisti possono sconvolgere le previsioni imprenditoriali.

Gli errori, che portano a perdite nell’economia di mercato, sono una parte essenziale degli strumenti di navigazione, i quali orientano il processo di allocazione delle risorse in un ambiente incerto, in linea con quanto dettato dai consumatori. L’incertezza fa parte dell’ambiente umano e costringe le persone ad adottare posizioni attive.

Alcuni commentatori considerano il profitto come una ricompensa per l’assunzione di rischi. Nelle parole di Ludwig von Mises, tuttavia:

Un errore comune è quello di considerare il profitto imprenditoriale come una ricompensa per l’assunzione di rischi. L’imprenditore viene considerato come un giocatore d’azzardo che investe in una lotteria dopo aver soppesato le possibilità favorevoli di vincere un premio contro quelle sfavorevoli. Questa opinione si manifesta più chiaramente nella descrizione delle transazioni di borsa, come una sorta di gioco d’azzardo.

Mises suggerisce quindi:

Ogni parola in questo ragionamento è falsa. Il proprietario del capitale non sceglie tra investimenti più rischiosi, meno rischiosi e sicuri. È costretto, proprio per il funzionamento dell’economia di mercato, ad investire i suoi fondi in modo tale da soddisfare al meglio le esigenze più urgenti dei consumatori.

Poi aggiunge:

Un capitalista non sceglie mai quell’investimento in cui, secondo la sua comprensione del futuro, il pericolo di perdere il suo contributo è il più piccolo. Sceglie quell’investimento in cui si aspetta di realizzare i profitti più alti possibili.[2]

Ancora una volta, per un imprenditore il criterio ultimo per investire il suo capitale è quello di impiegarlo in quelle attività che produrranno quei beni e servizi ritenuti dai consumatori ad alta priorità. È questo tentativo di soddisfare i bisogni più urgenti dei consumatori ciò che dà vita ai profitti.

A parità di altre condizioni, il profitto è la manifestazione dell’espansione del bacino della ricchezza reale e quindi del bacino dei risparmi reali.

Inoltre i profitti e le perdite sono gli strumenti attraverso i quali i consumatori passano la direzione delle attività di produzione nelle mani di coloro che sono più adatti a servirli. Pertanto le politiche intraprese per ridurre o confiscare i profitti compromettono questa funzione.

In un contesto di interferenze da parte di stati e banche centrali, la conseguente distorsione dei prezzi rende più difficile stabilire se le imprese realizzano profitti. Di conseguenza diventa un compito arduo separare le attività creatrici di ricchezza da quella che la sprecano.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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Note

[1] Murray N. Rothbard, Man, Economy, and State (Los Angeles: Nash), vol. 2, p.466.

[2] Mises, Human Action, pp. 809-10.

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    Dedicato a tutti quei comunisti che pretendono di zavorrare ulteriormente chi da del lavoro a persone, rischiando personalmente il proprio capitale e impiegando il proprio tempo a organizzare l’attività produttiva, costringendolo ad stipendiare personale improduttivo.

    • what you see is a fraud

      L’Imprenditore oltre al rischio si deve accollare il pagamento del Pizzo al Partner ( Lo stat0 ) che non fa assoluatmente niente per agevolare l’impresa ma pretende il PIZZO al 67 % . Quando la Mafia si comporta cosi’ e’ un reato , quando lo fa lo stato diventa ” riscossione delle tasse ” ed’ e’ punibile dalla legge ……… la legge che si dice e’ uguale per tutti anche quelli con la tessera numero X ( Un numero basso ) del PD …….. ma e’ una favola !

    • Sigmund Fritz

      Pienamente d’accordo sulle zavorre, però rimane necessaria una maggiore redistribuzione del reddito.
      Il profitto non va demonizzato, va capito a cosa serve.

  • Gian Maria Freddi

    Nel capitalismo il profitto (di pochi) viene prima di tutto, anche dei bisogni umani e dell’ambiente. Se non ci libereremo al più presto del capitalismo, ci autodistruggeremo (assieme al pianeta).

    • Luca Iozzino

      In Un capitalismo idealmente sano i costi ambientali e sociali dovrebbero essere compresi nel computo di allocazione delle risorse e scontati. Nella realtà spesso gli imprenditori riescono a esternalizzare questi costi facendoli pagare in tutto o gran parte a soggetti al di fuori del proprio mercato, causando una cattiva allocazione di risorse ( e i conseguenti disastri ). Quanto più il capitalismo si avvicina a quello ideale tanto più è efficiente e conveniente per tutti. Purtroppo a mio avviso siamo distantissimi. Il Problema ancora più grave è che pero nemmeno sistemi diversi dal capitalismo portano risultati validi, il.concetto è chiaro: non esiste una via di uscita positiva, mai nessuno è riuscito a confutare lo studio dei ricercatori del MIT ( i cui risultati degli anni 60 del ‘900

  • Luca Iozzino

    Quando si parla di profitto secondo me si parte da un incomprensione di fondo. In realtà il profitto può essere di varia natura ( non solo quella descritta qui dall’ autore ). Il profitto può essere sia la ” presa di beneficio della propria creazione di valore aggiunto”, sicuramente positiva per il sistema economico, ma anche ” profitto derivante da attività predatoria “che non crea valore aggiunto. Mentre nel mondo ideale dei liberisti è sempre del primo tipo. , in quello dei socialisti è sempre del secondo tipo. Nella mia esperienza nella pratica le due realtà coesistono quasi sempre all’ interno della stessa attività imprenditoriale, ed è spesso difficile discernere anche per un osservatore attento. Faccio un esempio : la clinica X che crea profitto perché riesce a curare meglio i pazienti è un fatto produttivo, ma se la.clinica fa false diagnosi per impiantare a pazienti sani protesi difettose? In quel caso l’ imprenditore sta solo sfruttando a suo vantaggio un asimmetria informativa, ma a fine dell’ anno la voce nel bilancio sarà sempre ” profitto ” .

    • Gian Maria Freddi

      Per i socialisti il profitto deriva in ogni caso dallo
      sfruttamento dei lavoratori (classe lavoratrice) e da più di un secolo e mezzo
      è ciò che ci impedisce di utilizzare le risorse naturali e artificiali
      (tecnologie) appieno, nel rispetto dell’ambiente, e a vantaggio di tutti. In
      altre parole per i socialisti il capitalismo è diventato anacronistico e più
      dannoso che vantaggioso per l’umanità nel complesso.

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