Realtà e baby gang. Come smentire una volta per tutte il falso mito di Roberto Saviano

Di Chris Barlati , il - 19 commenti

Non sono abituali e tanto meno ‘normalità’ gonfiate all’estremo gli episodi di violenza che si stanno verificando a Napoli tra i giovanissimi. La camorra è implosa, e la situazione è degenerata oltre ogni limite. Ciò produce, assieme all’incessante bombardamento mediatico che ci perviene attraverso squallidi telefilm, un mix socialmente incontrollabile, che ci preme di analizzare per una dovuta comprensione del fenomeno in corso.

Il modello Gomorra

Vera e propria innovazione, introdotta dallo stereotipo di Gomorra, è l’organizzazione. Organizzazione in nuclei definiti di bambini, di ragazzi, di protocamorristi che glorificano le gesta dei personaggi che vedono in televisione, nei telefonini, in streaming. L’assenza di figure positive in Gomorra, la libertà di poter commettere ogni tipo di illecito, l’utilizzo di un linguaggio violento e prettamente napoletano costituiscono l’unico e specifico indirizzo di un simile prodotto: il popolo delle periferie.

Duole dirlo ma Napoli dall’implosione dei principali clan si è trasformata in una immensa periferia metropolitana, che ha assorbito, con grande entusiasmo e con i risultati che tutti noi oggi conosciamo, la cultura di ”Gomorra”. La sempre esistente presenza di minorenni a delinquere ha potuto trovare così perfetta definizione attraverso l’esempio di organizzazione di Gomorra, invogliata dagli stessi capi famiglia e favorita spontaneamente, dal basso, da ogni genere di cultura a delinquere che presuppongono aspetti d’illegalità.

fatto quotidiano

E’ dalla ”cultura” che nasce un condizionamento sociale, come con le filosofie di Raffaele Cutolo, che si trasforma in un vero e proprio dogma a causa della produzione letteraria e multimediale della nostra società spettacolo.

E’ il presupposto culturale che cementifica, negli strati disagiati e culturalmente inquinati di periferia, nuovi comportamenti accorpandoli in un insieme identitario ed organizzativo che comprendono leggi, frasi, consuetudini ed interessi. E’ così che nasce una nuova criminalità organizzata, dis-organizzata fino a qualche anno fa e che si caratterizzava per una caotica struttura da banda di briganti, finalizzata al solo compimento di reati minori, come furti, rapine o taccheggi.

La coda di paglia

E’ qui che l’uomo più pericoloso della Campania, Roberto Saviano, fa la sua comparsa, vanificando le accuse mossegli contro con altre accuse che meriterebbe una denuncia per diffamazione: ”Chi accusa Gomorra di quello che sta accadendo a Napoli è complice”, complice, secondo Saviano, di quella stessa camorra che lo ringrazia e che, nonostante le numerose evidenze, preferisce ignorare, affermando la positività del metodo ”Gomorra” per il contrasto della criminalità. Anzi, secondo Saviano sono le scuole la causa delle ”barbarie”.

Ebreo di merda

Cui prodest?

A guadagnarci da questo sfacelo non sono solo i micro clan locali, ma anche i tuttologi paladini dell’anti mafia come Roberto Saviano; tuttologi di un mondo che hanno contribuito e creare con falsi stereotipi e strumentalizzazioni, elevati ad oracoli da una corte di lacchè per mero guadagno economico e mediatico.

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A seguire, un esempio della spietata retorica utilizzata da Saviano in occasione di ogni tragico avvenimento.

Il 10 gennaio, a Milano, sul treno Piacenza Milano, due marocchini di 24 e 25 anni e un nigeriano di 21 rapinano un 19enne senegalese accoltellandolo, mentre ne minacciano un altro, un ragazzo africano, che interviene per difenderlo. Una volta scesi a Lodi, hanno iniziato a scagliare pietre contro il treno. I due hanno interrotto l’azione solo quando la polizia li ha arrestati [1].

A Verona, notizia del 12 gennaio, un 13 enne e un 17 danno fuoco ad un clochard uccidendolo. I due si difendono affermando che doveva trattarsi di un gioco, di uno scherzo, nulla di più [2].

Sempre il 12 gennaio, senza apparente motivo, in un impeto di violenza, a Napoli, alcuni ragazzini aggrediscono un ragazzo indifeso, che verrà ricoverato all’ospedale in gravi condizioni, e a cui i medici asporteranno la milza. [3]

Ora vi pongo una domanda. Indovinate quale opinionista di fama nazionale si attiverà per commentare i fatti di chissà quale città con sferzanti dichiarazioni e con pose teatrali. Volete saperlo? Lo stesso che verrà immediatamente contraddetto dai destinatari del suo stesso messaggio.

Siamo tutti camorristi

Chi scrive non mette in dubbio l’onestà personale di Saviano. Ma cerca tuttavia di sottolineare la disonestà della sua condotta morale e l’ipocrita crociata contro le mafie.

Una qualsiasi icona dell’antimafia, qualora divenisse consapevole dell’inefficacia del proprio lavoro e dalla mancanza di risultati significati o, altro caso, notasse un incremento dei danni in termini sociali derivanti dalla propria attività, cesserebbe logicamente nell’immediato il proprio operato. Per Saviano non è così. Immaginate per un momento Giovanni Falcone che al posto di dedicarsi alle inchieste di magistratura si occupasse in televisione di parlare dell’Unità d’Italia o di presentare giovani pseudo star diventate famose grazie a youtube.

Non avrebbe alcun senso per Falcone, ma per Saviano sì. Interesse, più che senso.

Il buon Roberto, invece, infischiandosene dei non risultati positivi di Gomorra, ha anzi ben pensato di attaccare con forti parole e insulti chi ha avuto l’ardore di evidenziare le conseguenze negative provocate dalla sua serie.

La credibilità di Saviano

La straordinaria capacità di Roberto Saviano è seconda solo alla sua incompetenza. Il lettore potrebbe pensare che il sottoscritto sia troppo severo nei suoi confronti, ma vorrei farvi notare come quest’ultima soffra di una tanto strana quanto rara forma di amnesia.

Sarà che Saviano impegnato com’è a difendersi da un clan che oramai non esiste più, nel suo super attico a New York, tra la scrittura di una serie televisiva e l’invenzione di un elogio fattogli dalla madre di Peppino Impastato, non si accorge che la camorra, a Napoli, esiste e che lui ne contribuisce, peggio di un camorrista, alla fama, alla diffusione e al suo rafforzamento, ghettizzando le periferie di Napoli dal resto della civiltà.

L’ultima trovata del tuttologo Saviano ha riguardato la scuola con un post scritto su facebook e precedentemente caricato:

”Quando le famiglie sono assenti o non hanno strumenti chi riempie il vuoto? Cosa riempie il vuoto? E quindi? Qual è la soluzione? Scuole aperte, ma aperte davvero. Scuole non fatiscenti e, soprattutto, popolate da un esercito di maestri, un esercito di professori: sono loro l’unico vero antidoto alla barbarie.”

Non si è fatta attendere la risposta di un docente di cui riassumeremo i punti salienti:

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”(…)Sentendo la sua difesa d’ufficio, in cui dice che è un idiota chi attribuisce alle serie televisive la causa di questo fenomeno, mi viene in mente il famoso detto latino “Excusatio non petita, accusatio manifesta”, ovvero se mi scuso di qualcosa finisco con l’accusarmi, che si potrebbe tradurre nel detto “avere la coda di paglia. (…) Qualsiasi docente che insegni a Napoli sa perfettamente che sin dalla prima serie messa in onda di “Gomorra” nelle scuole partenopee, dalle elementari alle superiori, si sono moltiplicati in modo esponenziale gli atteggiamenti aggressivi, gli atti di bullismo, o anche semplicemente la ripetizione ossessiva di frasi cariche di violenza estrapolate dalla fiction da parte di ragazzini che scimmiottano Genny Savastano e i suoi degni compari, imitandoli persino nel modo di vestire e in quell’orrenda cresta che nulla a che fare con il capitano del Napoli. (…) Ma viene spontaneo chiedersi se sia semplicemente un puro caso che proprio in contemporanea con la messa in onda dell’ultima serie di Gomorra stiamo assistendo ad un’impennata di episodi di violenza immotivata e feroce da parte di branchi di giovani poco più che bambini, che si scagliano contro dei coetanei, la cui unica colpa è di essere dei bravi ragazzi e non invece, come sostiene Saviano, perché mossi dalla sete di denaro, visto che i raid non hanno avuto quasi mai il movente dell’estorsione.”

(Il testo completo è consultabile al seguente link . Gli estratti riportati vi aiutano bene a comprendere quanto sia fuori luogo Saviano e quanto la difesa del suo ‘lavoro’ non coincida in altro se non nella difesa del suo patrimonio personale).

L’inutilità di Roberto Saviano

”E’ sempre accaduto”, ”non c’è nessuna emergenza”, ”fanno solo sceneggiate”. Sono queste le parole maggiormente pronunciate quando nei telegiornali si affrontano temi d’attualità quali l’esistenza di baby gang ed il loro diretto coinvolgimenti in fatti inspiegabile di violenza e delinquenza.

La camorra esiste, anche tra i giovanissimi. Verissimo. Ma un tempo non era così.

Questo tipo di criminalità è cambiata, è diventata organizzata e qualsiasi prodotto prettamente napoletano, come Gomorra, contribuisce allo sviluppo della spirale camorristica e culturalmente illegale. Ribadiamolo.

E’ del tutto fuori luogo prendere per oro colato le parole di Roberto Saviano, che di nulla s’intende e nulla comprende in materia di criminalità, arrivando nelle sue opere addirittura ad elogiare il procuratore antimafia Lorenzo Diana, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, garante, secondo le indiscrezioni, del commercio di rifiuti nucleari in terreni a lui noti.

Saviano non ha mai proferito parola o approfondimenti al riguardo.

Diana, anch’egli sotto scorta per le minacce subito da Sandokan, boss dei casalesi (che avrebbe minacciato anche Saviano) si vede indagato per aver collaborato proprio con il nemico. Il collegamento di fatti, e non di opinione, che lega Saviano, Diana e i casalesi non è opinabili e mette in luce contraddizione che a lungo sono state coraggiosamente pubblicate, ma di cui nessuno ha sentito il dovere di riprendere.

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Saviano, in aggiunta, dal punto di vista tecnico non ha contribuito in alcuna indagine. I suoi libri, i suoi film non sono indagini giudiziarie, tanto meno inchieste giornalistiche, e non hanno portato alcun beneficio alla realtà campana. Sono state le confessioni di Carmine Schiavone, pentito del clan dei casalesi, a permettere la nascita delle indagini riguardanti la ”terra dei fuochi”, nonché la scoperta dei collegamenti tra i Casalesi(propaggine di Cosa Nostra in Campania), Stato, Servizi Segreti, politica, antimafia, massoneria, intelligence straniera e sezioni della magistratura corrotta e politicizzata. Sono state le indagini dell’oramai defunto agente Roberto Mancini a comprovare l’esistenza di quanto precedentemente dichiarato da Schiavone(e coperto in gran parte dal segreto di stato), che tra i tanti depistaggi e voluti abbandoni dello stato è andato dignitosamente incontro la morte a causa di un’esposizione radiottiva.

Saviano, invece, paladino dell’antimafia non ha fatto arrestare nessuno. Lo scrittore opinionista ha così tradito l’esempio di magistrati onesti ed inquirenti, barattando la verità delle sentenze e delle inchieste(che ama copiare) con slogan, stereotipi e luoghi comuni, che avvantaggiano criminalità, illegalità e predisposizione a delinquere.

La baby criminalità organizzata

Saviano, in uno dei suoi ultimi e famosi video messaggi, quello dove accomuna Napoli ed il sud Italia dispregiativamente al sud America, rilascia alcune dichiarazioni che contraddicono completamente ogni metodologia d’analisi del fenomeno camorristico campano, nonché gli stessi rapporti annuali dell’antimafia. Partiamo dalla prima.

”Quante volte si è detto che le paranze non esistono”

Non è assolutamente vero. L’impiego di bambini nello spaccio di eroina risale addirittura ai tempi storici della mafia di Corleone. Nelle periferie di Palermo, quando l’egemonia dei corleonesi conobbe un’indiscutibile ascesa, l’utilizzo di bambini nella vendita di stupefacenti divenne realtà, acquisendo man mano affermazione. Lo stesso accadde nelle periferie di Napoli, le quali conobbero ben presto la formazione di bande di bambini atte a delinquere nel periodo post Cutolo.

Nessuno si è mai sognato di affermare che l’impiego di bambini nella criminalità organizzata non sia mai avvenuto. Si è sempre e solo specificato che i vecchi uomini d’onore, i boss della morale malavitosa, in passato non gradivano affatto l’impiego diretto di donne e bambini nei ”lavori sporchi”. Caduta questa morale, l’interesse per il denaro derivante dal commercio della droga assunse il sopravvento e con essa cadde la tolleranza che caratterizzava la delinquenza minorile tipica del dopoguerra(ripresa in molti film storici italiani, capolavori del cinema contemporaneo).

L’unico che ha pubblicamente affermato l’inesistenza delle paranze è stato il sindaco De Magistris, altro sponsor dell’incompetenza e dell’ipocrisia di un mondo politico arrivista, colluso e macchiato da enormi colpe e codardie.

”Vi è una sud americanizzazione di Napoli e del sud Italia(…)Questi ragazzini hanno una formazione identica a quelli dei loro coetanei di tutto il mondo”

Nelle periferie di Napoli, l’istruzione non esiste e le scuole sono costantemente vessate da saccheggi, danneggiamenti, bombe, aggressioni di docenti, colpi di pistola, e occupazioni. I numerosi collettivi di ”sinistra” presenti nel territorio, di cui fanno parte personalità segnalate alle autorità di polizia e con precedenti penali, conoscono una solo parola: occupazione. Occupazione di centri disabitati che a poco servono se non per trasformarsi in alcove di inutilità da occupare per perdita di tempo.

Nessuna di queste associazioni, in particolari quelle di ”sinistra”, di ispirazione sud Americana, cubana o chavista, ha mai pensato di offrire i propri servigi per la cura o la difesa di edifici commerciali a rischio, preferendo non crucciarsi della più grande problematica sociale che inquina Napoli e la loro vita: la camorra. Nessun collettivo di ”sinistra”, la stessa sinistra pronta ad inneggiare Saviano o De Magistris, pronta a caricare foto con il sign. Sindaco o con il nuovo libro fresco di stampa del buon Roberto, si è mai prodigata nel proteggere il salumiere Ciro Scarciello, isolato dal quartiere Duchesca per una innocua intervista, o di presiedere agli incontri di Luigi Leonardi, imprenditore che con le sue testimonianze ha assicurato alla giustizia oltre 80 criminali del napoletano, e che tuttora subisce minacce di morte. Questa ”sinistra”, che si ispira alla lotta armata sud Americana, mai si è offerta di organizzare ronde a difesa dei negozi minacciati dalla camorra o di cacciare a calci nel sedere i Di Lauro dalle piazze di spaccio, forti, nel totale, di un numero che supera il centinaio di unità.

Saviano, come sempre, tutto questo non lo vede. Non lo vede e così non lo critica. Come non vede Luigi Leonardi, Circo Scarciello, Benedetto Zoccola o Don Aniello Manganiello. Sarà che sono temi fuori moda o che si tratta di eroi buoni, quindi poco attrattivi. Ma per adesso, Saviano preferisce non rispondere. E penso che mai lo farà.

Permane tuttavia la bagianata di Saviano che non può non sapere come le scuole, da sole, non possono nulla dove regna la camorra e l’indifferenza degli stessi napoletani. Problema di amnesia? Non credo. Volontà di deviare il discorso? Probabile.

”Le vecchie famiglie di camorristi lo permettono perché così si mettono alla prova, mettono paura e la paura può farti diventare capo piazza”

Niente di più insensato. Le vecchie famiglie di camorristi si sono disintegrate lasciando il posto a nuove e frantumate micro famiglie che rincorrono interessi di quartiere. La famiglia più ”importante” da questo punto di vista non sono i ”casalesi”, come Saviano vuol far credere(affiliazione di Cosa Nostra, che non ha nulla a che vedere con la camorra), ma i Di Lauro, famiglia di spacciatori che detiene, anche militarmente, il controllo di Scampia e Secondigliano.

Le ”stese” dei bambini, inoltre, non avvantaggia i vecchi clan, i quali sono belli che estinti. La vecchia morale degli uomini d’onore è stata completamente eliminata dall’arricchimento dello spaccio di stupefacenti, commercio a cui hanno sempre guardato con attenzione i vecchi leader del crimine partenopeo, poiché foriero di tossici imprevedibili e senza scrupoli.

Da dove nasce Gomorra?

L’industria televisiva, cogliendo il potenziale offerto da Gomorra, ha ben pensato con l’ovvio assenso di Saviano di snaturare il carattere politico dello scandalo della Terra dei Fuochi, esaltando l’epicità degli anti eroi presenti nel primo film, attraverso la voluta confusione della natura ”siciliana” – e non napoletana- dei casalesi, ambientando a sua volta il tutto nel mondo partenopeo privo di leggi e misura ove tutto è concesso e mai legalmente perseguibile. Scopo di tale operazione di marketing è stato offrire un prodotto napoletano per napoletani, in particolare per la fascia meno istruita dell’area campana(più incline alla delinquenza), e garantire in tal modo il massimo dei profitti con il minimo dei costi. A seguire vi spiegheremo come è stato possibile.

Certi Bambini

La ”paranza dei bambini” di Saviano narra di ragazzi giovanissimi che intraprendono la carriera criminale. Le motivazioni alla base di un simile gesto sono ignoranza, capriccio o volontà.

Che l’esistenza di manodopera giovanile fosse disponibile in qualsiasi momento per gli interessi della camorra, è noto e comprovato dai numerosi arresti che quotidianamente avvengono in ogni dove dell’Hinterland napoletano. Ma che diversi gruppi di ragazzi, appartenenti rispettivamente ai diversi rioni, ai diversi quartieri o ai diversi vicoli malfamati di Napolim si organizzino e decidano di muovere ”guerra” per il controllo delle piazze di spaccio e per chiedere tangenti, è un’altra cosa.

La creazione di un modello di vita atto a favorire l’emulazione è in moto da quasi un ventennio. Come nel mondo della musica, innumerevoli sono gli artisti del ”bacio circolare” dedicato ai detenuti o delle canzoni pro camorra e pro delinquenza, suonate a spacca timpano in occasioni di feste, occupazioni di centri sociali e scontri con le autorità.

Saviano, attentato lettore di sentenze e articoli giornalistici (fino ad esserne addirittura condannato per plagio) non poteva non sapere come lo storico film de ”Il camorrista” avesse condizionato i ragazzini partenopei. Tanto meno, non poteva non sapere come un ipotetico strumento di condizionamento di massa, quale un telefilm in ”onore” della nuova camorra, potesse prevedibilmente danneggiare Napoli e le sue periferie.

Saviano non poteva non sapere

Il primo film ”mitizzante” e che ha per primo indotto ad una grande emulazione di massa nei giovani è stato ”Il camorrista” di Tornatore. Il film, che narra con vicende molto romanzate, la parabola di Raffaele Cutolo, ebbe un successo senza pari in Campania (solo in Campania), in special modo tra i giovani.

L’enorme successo del film, legato all’allora fama di Cutolo, fu uno dei motivi che giustificò e che giustifica tuttora la detenzione al 41 bis di ”Don Rafaè”, che per via della sua fama e del suo status quasi divino potrebbe, a seguito di scarcerazione, riunificare i vari clan e costituire di nuovo un pericolo di pubblico interesse.

Naturalmente, le giustificazioni alla base della detenzione di Cutolo in regime di 41 bis alienano dalla realtà dei fatti, poiché:

– in primis Cutolo ha tentato in ogni modo d’osteggiare la messa in onda del film;

– Cutolo risulta essere quasi sconosciuto ai giovani d’oggi, in special modo alla brodaglia d’ignoranti e tossici che serrano le fila della nuova criminalità;

– e, cosa più importante, un ritorno ad una camorra unita da leggi morali e vincoli d’onore va contro gli interessi delle nuove leve dedite alla delegazione di omicidi per mano di bambini, alla prostituzione minorale sia maschile che femminile e al personalistico e individualistico tornaconto. E’ interessante leggere le parole di Nicola Di Pinto, intervistato da Ciro Pellegrino, attore che impersonò Alfredo, fedelissimo di Cutolo nel film di Tornatore, che verrà nello stesso eliminato per ordine del ”professore” poiché sospettato di tradimento.

Cutolo

Lei è contento?
«Guardi, all’inizio pensavo che tutto sommato è bello che un film “duri”così tanto nella memoria collettiva.Ma alla fine si parla di camorra…»
E quindi?
«E quindi, al di là del film cult, la cosa brutta è che è diventato film “di emulazione”».
Si spieghi…
«Vede, le persone a Napoli dopo tanti anni mi fermano ancora perché miriconoscono come il personaggio che ho interpretato nel film, (Alfredo Ca-nale, braccio destro del professore di Vesuviana ndr.) Ricordano a memoria battute che io altrimenti avrei di-menticato da anni».
Qualche aneddoto particolare?
«Si, ne ricordo uno: passeggiavo per Napoli e, passando vicino ad una chiesa chiusa, i ragazzini seduti sulla scalinatami hanno riconosciuto e hanno iniziato a cantare il motivetto della colonna sonora (scritta dal premio O-scar Nicola Piovanindr.).E ancora: a Scampìa ad esempio mi considerano una vera star. La gente ricorda a memoria le parole che pronuncia il mio personaggio quando lo ammazzano nelle docce del carcere di Poggioreale. La cosa che stupisce è che le battute sono recitate da ragazzini di 7-8 anni».

Dunque per Saviano anche l’attore Nicola Di Pinto sarebbe un colluso, nonostante i tentativi espliciti di Cutolo di impedire la diffusione della pellicola, per aver affermato la conseguente manifestazione dell’emulazione prodotta dalla produzione di Tornatore?

Rosario contro Genny. Perché Gomorra non è altro che marketing

Il primo lavoro di rilevanza mediatica che ha riscosso nell’ultimo ventennio notevole successo è stato ”Certi Bambini” di  Diego de Silva, romanzo che narra la storia di Rosario, un ragazzino di 11 anni, che per una seria di vicissitudini sarà arruolato dalla camorra.

Il romanzo ripercorre i giorni  decisivi di Rosario che, nel totale isolamento del suo mondo(Rosario infatti vive in una zona disagiata e non va a scuola), viene arruolato dalla camorra per commettere il suo primo omicidio.

La figura del bambino non può che riscuotere un senso di smarrimento nel lettore che, nel farsi strada tra le pagine del romanzo, non può affatto mitizzare le rapine commesse da Rosario per sopravvivere, e tanto meno esaltare i numerosi illeciti cui è costretto a partecipare.

Oltre al libro, vi è anche il film ”Certi Bambimi” , che è ispirato al romanzo(il film è del 2004, il libro invece è del 2001).

Il film, naturalmente, è molto più diretto e consigliato ad un pubblico relativamente adulto. In esso, è possibile immedesimarsi addirittura nel protagonista quando, insieme agli amichetti più piccoli, adescano un pedofilo per derubarlo o quando decidono di consumare un rapporto con una loro coetanea, fatta prostituire con la forza dalla madre nella propria abitazione.

L’unica frase di ”retorica”, completamente in antitesi alle glorificanti e ridicole parole pronunziate dagli attori di Gomorra, che ”esce dalla bocca” del piccolo Rosario, è ”Nu ten e zizz”. Rosario, quasi disgustato dall’imminente rapporto sessuale, si allontana esattamente quando la piccola  bambina vessata dalla madre gli si mostra prima di iniziare, e pensando alla ragazza di cui si era innamorato si rintana in bagno mentre riflette impugnando la pistola rubata al pedofilo che porta sempre con sé.

Saviano chi?

Dunque, quale giudizio possiamo trarre su Saviano?

Saviano è ”uno” che ha difeso Diana, sotto scorta per esser stato minacciato da Sandokan, ma suo presunto alleato in affari loschi.

Ha copiato per le sue opere da articoli giornalistici, sbandierando legalità, giustizia e una persecuzione inesistente nei suoi confronti.

Ha inventato una telefonata della madre di Peppino Impastato, molto probabilmente per favorire la notorietà dei suoi articoli e delle sue opere.

Ha partecipato ad ”Amici”, programma Mediaset, facente capo a Berlusconi, il quale ha fondato un partito con dell’Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa (bellissimo esempio di moralità), nonché(Berlusconi) inquisito per le stragi di Capaci e via D’Amelio.

Non ha mai chiesto scusa per gli errori commessi, accusando chiunque lo criticasse di dire ”fesserie” o di essere un ”colluso”.

Ha pubblicato, senza vergogna, con Mondadori, che fa capo sempre a Berlusconi.

Non ha mai dato ascolto, nonostante i numerosi appelli, a testimoni di giustizia o vittime di abusi.

E’ stato consulente nella realizzazione di Gomorra quando Garrone, il regista della serie, stando al pentito Spagnuolo, avrebbe pagato per girare alcune scene nella villa dei boss. Nel frattempo, quattro comparse di Gomorra furono arrestate; comparse che sarebbero coincise con il prezzo da pagare per ulteriori riprese in esclusiva dei luoghi.

Questa è la parabola del caso Saviano, attivo più come opinionista e sponsor politico che come oppositore alla mafia.

Fate voi i conti

Chris Barlati

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