Una flat tax non è più “efficiente” di un sistema fiscale con scappatoie


di Per Bylund

Una tesi spesso ripetuta è che le scappatoie nel codice fiscale sono “inefficienti”. Una tassa più efficiente, dicono gli economisti, è una flat tax che non si possa evadere. Perché? Perché ciò significa che nessuno sprecherà risorse per la pianificazione fiscale e quindi l’evasione fiscale. In altre parole, più risorse saranno utilizzate nella produzione, che è meglio per “l’economia”.

Lasciando da parte l’argomento morale ed etico in materia di evasione fiscale, anche l’efficienza è completamente avulsa da questa storia. Ci mostra quanto gli economisti abbiano deviato dalla comprensione di quello che presumibilmente cercano di conoscere: il mercato.

La tesi delle scappatoie inefficienti si basa sul fatto che gli usi apparentemente improduttivi delle risorse siano uno spreco, perché non contribuiscono all’economia globale. Ma questa è una tesi arretrata e, infatti, ha la stessa scarsa validità della tesi contro “l’accumulo” di fondi. E presuppone che le persone (o, più in particolare, le loro risorse di proprietà) siano per l’economia piuttosto che l’economia per le persone.

Sembra comunque intuitivo che le risorse utilizzate per non produrre o acquistare beni/servizi contribuirebbero poco alla macchina economica. Dopo tutto, se qualcuno utilizza una parte del proprio reddito per pagare contabili ed avvocati fiscali per capire come pagare meno tasse, allora questi soldi potrebbero essere utilizzati in modo produttivo per aumentare l’offerta di beni (attraverso investimenti/produzione), o la loro domanda (mediante acquisto e spesa). Invece questi soldi vengono reindirizzati per diventare reddito per quelle persone che torcono i numeri e per creare strutture legali che sfruttano le scappatoie.

Questa intuizione è sbagliata, perché non comprende bene l’economia e fraintende il funzionamento del processo di mercato.

Proprio come l’accumulo priva presumibilmente la società dei soldi mantenendoli “inattivi” piuttosto che usati nella produzione, “investire” nel trovare e sfruttare le scappatoie non crea nulla di utile. Ma forse non del tutto. L’idea secondo cui le risorse che non vengono utilizzate nella produzione sono in qualche modo sprecate, è sbagliata. Il proprietario delle risorse ha scelto (ciò che sembrava essere) il corso d’azione più prezioso a sua disposizione, il che difficilmente rappresenta uno spreco. È per definizione massimizzante il valore — dal punto di vista del proprietario.

L’economia funziona esattamente in questo modo: i proprietari delle risorse le investono per soddisfare i loro desideri e le loro necessità. Tutti noi lo facciamo, sempre. Lo facciamo direttamente attraverso i consumi, come mangiare un panino al prosciutto o guidare in una posizione preferita, o indirettamente attraverso la produzione che soddisfa i nostri desideri in futuro o le voglie di altri (le quali ci porteranno reddito che potremo usare per soddisfare le nostre). Il mercato è costituito semplicemente da scambi simili e con il meccanismo dei prezzi possiamo dirigere le risorse verso i loro usi più preziosi — al fine di creare più soddisfazione per noi stessi.

Se lo sfruttamento delle scappatoie fiscali fosse veramente inefficiente, nessuno lo sceglierebbe volontariamente per dirigere le proprie risorse in questo modo. Dato che esiste, questo significa che valorizzano i pochi soldi che possono essere trattenuti dall’IRS — nonostante le spese per farlo. Vale più delle alternative disponibili.

Chiudere queste scappatoie, quindi, ha un solo effetto: precludere per coloro che le utilizzano il corso d’azione che ha più valore. In altre parole, peggiora la loro condizione. E questo è presumibilmente “efficiente” per la nuova razza di economisti.

L’unico modo per rendere vera questa affermazione è pensare all’economia come ad una macchina piuttosto che ad un organismo, una macchina con uno scopo specifico: creare posti di lavoro. Sia che questi posti di lavoro creino un valore effettivo o no, ciò che conta è la spesa totale all’interno dell’economia che, a sua volta, crea la capacità d’occupazione. È un argomento keynesiano ripetuto fino alla nausea, il quale si limita a trascurare se l’economia crea davvero valore — almeno finché i soldi corrono in tutto il sistema e le persone vengono impiegate e pagate per fare cose (come scavare buche da riempire di nuovo).

L’efficienza, intesa in questo modo, è l’opposto della creazione di valore, perché distruggere valide alternative per gli attori economici non rappresenta un “miglioramento” del sistema economico. Non c’è da meravigliarsi se la teoria keynesiana non includa né sia compatibile con il concetto di imprenditoria.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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  • Sigmund Fritz

    Articolo devo dire un po’ strano, nel senso, mai mi sarei aspettato di vedere tra le argomentazioni discussioni sull’equità, sul fatto che chi ha di più deve dare di più, ecc…ma non sul fatto che se eliminiamo commercialisti si riducono gli occupati.

    Sinceramente mi dispiace per i commercialisti ma…la situazione burocratica italiana è ridicola.

    • Semplice

      I commercialisti sono una invenzioni di qualche decina di anni fa…invenzione !

      Mentre altri paesi inventavano cose, mezzi, tecnologie, noi abbiamo smesso e ci siamo messi ad inventari falsi lavori. In pratica siamo riusciti nella memorabile impresa di mettere delle lettera tra A e B.

      Stesso discorso per i consulenti del lavoro. Nessuno di questi lavori è nato da una necessità di mercato ma dalle imposizioni dello Stato anche queste nate dalla falsa creazione di impiegati, stipendificio, i quali per giustificare la loro esistenza hanno dato via alla creazione di balzelli burocratici.

      Tutto è collegato ed è per questo che solo la bancarotta ci salverà.

      • what you see is a fraud

        Un azzeramento del sistema sarebbe benvenuto . E ovvio da decenni che il sistema Italiano non funziona , ma i grulli del potere insistono nel mettere cerotti o pezze temporanee per tamponare le perdite .
        Si vede andando in citta’ quanti negozi sono chiusi e quanti liquidano tutto per uscire dal sistema che pretende oltraggiosamente il 67 % del guadagno pagato in tasse. E’ ovvio che il sistema e’ sull’orlo del collasso e bisognera’ ricominciare daccapo con meno della meta’ di tasse di cio’ che e’ richiesto oggi dai cittadini .

        • Semplice

          Appunto, la bancoratta ci salverà e dopo nessuno accetterà più servizi non richiesti e balzelli.

          Ma prima dobbiamo passare dal fuoco purificatore e il “bello” è che sono proprio i parassiti la benzina.

      • Sandro B.

        La cosa è certamente, a mio parere, ancora in divenire perché in parlamento avvocati e commercialisti sono la maggioranza e quindi di sicuro non fanno nulla affinché le persone possano fare a meno di loro, anzi…. È palese questo ormai da molto tempo.

  • Albert Nextein

    Ragionieri e commercialisti sono istituzionalmente e professionalmente complici del furto fiscale.
    Ci aggiungono anche del loro, come errori, parcelle esose, consigli sbagliati, truffe vere e proprie.
    Si adeguano alla normativa fiscale predatoria e si limitano a poco convinte proteste su tecnicalità ottuse.
    Se costoro fossero davvero interessati a una vera semplificazione , e a un alleggerimento dei carichi imposti alla gente che si spacca la schiena, ebbene costoro dovrebbero essere in prima fila nell’organizzare proteste fiscali dure e perduranti.
    Non ne hanno il coraggio, e neppure l’interesse.

    • Semplice

      Loro esistono perchè è il sitema italiano che li ha fatti nascere. Via lo Stato italiano via loro.

  • You are entitled to nothing

    Tutto si baserebbe sull imponibile … io guadagno 10.000€ pagherei 2000€ guadagno 100.000€ pagherei 20.000€ … allora sarebbe giusto

    • paolo

      in + aggiungerei che dei 8.000 o 80.000 che mi rimangono vorrei non pagarci + le tasse qualunque operazione io metta in campo (donazione, finanziaria, immobiliare, societaria, eredità ecc) poichè qui tassiamo all’infinito denari già tassati

  • paolo

    Tutto ciò che dice lo Stato è una menzogna, e tutto ciò che possiede lo ha rubato.
    Friedrich Nietzsche

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