Un’altra campagna USA sulle interferenze russe in Italia. Perché, però, stavolta è intervenuto Putin?

Di Mauro Bottarelli , il - 81 commenti


Siamo un Paese straordinario: è servito che emergesse strumentalmente per una guerra interna fra poteri forti ciò che si sapeva dal 2015 e che Giuseppe Vegas, presidente CONSOB, ha ribadito non più tardi di due settimane fa in Commissione d’inchiesta sul sistema bancario, per far indignare tutti. Parlo del caso di palese insider trading di Carlo De Benedetti rispetto al colloquio con Matteo Renzi nel quale l’allora premier avrebbe confermato al patron di “Repubblica” il via libera alla riforma delle banche popolare. L’Ingegnere ha avvisato il suo broker, acquistato e guadagnato quello che per lui è l’argent de poche: di fatto, come Gordon Gekko con la “Blue Star Airlines” scagionata per il disastro aereo, poca roba ma un qualcosa di fondamentale da un altro punto di vista. Per il personaggio interpretato da Michael Douglas, testare la fedeltà e la capacità di Bud Fox.

Nel nostro caso, inviare un bel messaggio ai naviganti: signori, occhio ai colpi bassi in campagna elettorale perché, come recita il poco elegante ma molto efficace modo di dire, qui il più pulito ha la rogna. Le regole di ingaggio, insomma. Certo, il fatto che la Procura di Roma dopo aver archiviato tutto, ora stia indagando per fuga di notizie rispetto alla vicenda è farsesco ed esemplificativo del Paese in cui viviamo ma dubito che, in punta di onestà intellettuale, qualcuno non fosse già conscio da anni del fatto che per De Benedetti valga da sempre il teorema del Marchese Del Grillo, ovvero lui è lui e tutti noi non siamo un cazzo. Quindi, scusate ma il mio giramento di coglioni è limitato. Ormai sono assuefatto al potere e ai suoi abusi, non mi inidgno più. Cerco solo i modo più efficace per combatterlo. O, quantomeno, per rendergli difficile la vita.

C’è però dell’altro che si inserisce in qualche modo in questo contesto di cristallizzazione del capitalismo di relazione nel nostro Paese, ovvero del cordone ombelicale fra capitale, industria e politica. Ed è questo,

un sondaggio commissionato da “Piazza Pulita”, relativo come vedete alla quantità ridicola di promesse elettorali già messe in campo da tutti – ribadisco, TUTTI – gli schieramenti. L’80% degli interpellati non si fida. Di niente, né dell’abolizione della legge Fornero, né delle tasse universitarie, né del canone RAI. Niente. Chi voterà, quella gente, allora? Anzi, forse è meglio chiedersi se voterà, stante il disincanto: se no o comunque solo in minima parte, dobbiamo attenderci un tasso di astensione pari a quello che ha incoronato Macron all’Eliseo il 4 di marzo? In effetti, alla prova dei fatti, poco importa. A mio avviso, se Silvio Berlusconi ha ceduto così in fretta alla candidatura di Attilio Fontana al posto di Roberto Maroni alla guida della Regione Lombardia, significa che ha già altri piani in testa. Piani che non contemplano la presenza, sempre più ingombrante e chiassosa, di Matteo Salvini.
Guardate qui che armamentario al riguardo che è stato prodotto ieri,



roba davvero da Guinness del primati: davvero la Lega è un pericolo tale per l’establishment, a destra come a sinistra, da giustificare una mobilitazione propagandistica degna di miglior causa? E poi, è un caso che nell’intervista al “Foglio” il buon Maroni utilizzi due aggettivi ontologicamente legati alla Russia, stalinista e leninista? Sul giornale di Giuliano Ferrara? Ora, “La Stampa” non merita nemmeno più commenti ma guardate queste tabelle,

le quali ci mostrano i trend dei tweets negli Stati Uniti lo scorso anno: come noterete ingrandendo, la questione Russiagate ha un picco solo lo scorso novembre, il mese del patetico mea culpa di Facebook e Twitter per i messaggi e le pubblicità più o meno subliminali che il Cremlino avrebbe fatto filtrare e che avrebbero raggiunto nientemeno che 120 milioni di americani prima del voto presidenziale. Altrimenti, l’argomento non ha minimamente investito i flussi. Come gli italiani non credono alle promesse elettorali, gli americani non si sono bevuti la panzana delle interferenze russe, per quanti sforzi siano stati messi in campo da media e politica, non ultima la Commissione guidata da Robert Mueller che non interroga qualcuno da mesi e che ora cerca pateticamente di smuovere Donald Trump, colpendo la figlia con accuse ridicole.

La propaganda ha talmente raschiato il fondo da non essere più né credibile, né efficace? Può essere. Ma attenti a questo,

ovvero al fatto che Vladimir Putin questa volta abbia sentito il dovere di intervenire in prima persona per bollare come bufala l’ennesimo report uscito dal Senato USA, parlando a chiare lettere di tentativo di minare le buone relazione fra Italia e Russia. Non Lavrov o il suo portavoce, non l’ufficio stampa del Cremlino: Vladimir Putin in persona. E non di fronte a chissà quale prova schiacciante ma di fronte, forse, al più patetico e risibile dei tentativi di intorbidire le acque messo in campo finora, visto che il report rilanciato da “La Stampa” come fossero le risultanze finali della Commissione Warren è nulla più che un collage di articoli di stampa, tanto che lo stesso “New York Times” lo ha definito “estremamente partigiano”. Il capo del Cremlino si è rotto i coglioni e ha voluto porre il sigillo dell’ufficialità rispetto al diniego russo verso questa offensiva politica di ingerenza USA verso Stati esteri, alla faccia del Russiagate? Oppure c’è davvero qualcosa di più, che certamente non sono i presunti soldi dei servizi segreti russi alla Lega?

C’è qualcosa che unisce i risultati del sondaggio di “Piazza Pulita”, al netto che al disincanto demoscopico segua poi davvero quello elettorale e non si caschi come al solito nella trappola del dovere di voto e nella logica del “meno peggio” e l’uscita di Vladimir Putin sul nostro Paese e sulle bugie USA? Che un insieme di cose, non ultimo venti anni di governi indegni e la peggior crisi economica dal 1929, stia davvero facendo temere all’establishment, la vera, grande sorpresa, ovvero un popolo italiano che si sveglia come elettore e smette di farsi prendere per il culo? Che ci sia davvero sentore di rivolta non incanalabile, questa volta? Che si tema davvero un risultato tale di M5S e Lega da porre in essere l’imponderabile, ovvero un dialogo fra i due soggetti, in realtà mai escluso a priori da Salvini e invece bollato come mefistofelico dal berlusconiano Maroni nella sua conferenza stampa di commiato? Sarà un caso che sia accaduto questo,

ovvero che l’unico uomo che conta davvero in Europa poche ore fa, nel pieno del suo viaggio in Italia, abbia dato vita in conferenza stampa a uno sperticato endorsement di Paolo Gentiloni, di fatto benedicendo la sua azione di governo e bypassando con irritualità senza precedenti non solo il voto degli italiani ma anche le prerogative istituzionali, prima quella del presidente della Repubblica, facendo capire che mantenere l’attuale premier al suo posto sarebbe la scelta migliore in tempi di populismi? Rifletteteci, perché se accadesse, saremmo di fronte al cortocircuito di uno status quo che con la sua arma di distrazione di massa, le mitologiche fake news, ha reso possibile ciò che intendeva evitare. Ammesso che veramente lo volesse evitare e non rendere invece inevitabile, come ci insegna il caso di studio Donald Trump. Rifletteteci.

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