Gent….. a chi?

Di Lo Ierofante , il - 47 commenti

 

 

 

 

Gerardo Gaita

 

 

 

 

Conoscete tutti la vicenda Embraco, la società brasiliana del gruppo Whirpool che ha deciso di licenziare (tramite procedura di licenziamento collettivo) 497 addetti su 537 presso lo stabilimento di Riva di Chieri, con l’intento di chiudere la relativa fabbrica, lasciando soltanto un ufficio commerciale, e trasferire la propria produzione di compressori per frigoriferi in Slovacchia.

Licenziamenti che dovrebbero scattare il prossimo 25 marzo e ribaditi dopo l’ultimo incontro avvenuto tra il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda e i vertici dell’azienda.

A seguito di questo incontro, ma anche prima, il ministro ha accusato l’azienda di mancanza di responsabilità sociale e di attenzione al valore della persona umana.

Nel frattempo, lo stesso ministro è volato a Bruxelles per affrontare la vicenda con l’Unione Europea e chiedere l’allestimento di un fondo per evitare le fughe all’estero delle aziende verso i cosiddetti paesi meno sviluppati dell’Unione – in pratica, a parità anche di finanziamenti localizzativi conformi alle regole UE sugli aiuti di Stato, Calenda chiede che un paese come l’Italia, per competere con altri paesi UE che presentano un costo del lavoro (particolarmente) inferiore rispetto a quello italiano, possa accedere a ulteriori finanziamenti pubblici.

Considerazioni.

Solidarietà a quei lavoratori di Embraco che stanno per perdere il posto di lavoro, perché perdere il lavoro per colpe non direttamente proprie non è mai una bella cosa.

Tuttavia, la mia solidarietà va anche a tutti quei lavoratori e datori di lavoro italiani e partite IVA in genere che in questi anni di crisi hanno perso il posto del lavoro o dovuto chiudere la propria attività non per colpe direttamente proprie, ma che non hanno avuto alcuna copertura mediatica e nel totale disinteresse della politica – se sei una micro, una piccola o una media impresa molto difficile o quantomeno difficile che giornalisti e politica mostrino un qualche interesse per la tua sorte.

Detto quanto, in uno Stato di diritto esiste una cosa che sia chiama libertà d’impresa pertanto l’azienda può decidere di andare a produrre dove gli pare e di licenziare quando lo ritiene opportuno purché i licenziamenti siano fatti nel rispetto delle condizioni stabilite dalle norme vigenti: nel frattempo, se ci sono in essere contenziosi tra la proprietà e la forza lavoro e/o tra proprietà ed enti dello Stato italiano, questi eventuali contenziosi vanno risolti, ma ciò non sposta di una virgola il principio della libertà d’impresa.

Calenda accusa Embraco di mancanza di responsabilità sociale e di attenzione al valore della persona umana.

Direi proprio di no, caro mio ministro.

Embraco ha proposto, per non far scattare la tagliola dei licenziamenti già il prossimo marzo, di trasformare tutti i contratti in part-time per protrarre un po’ di lavoro a Riva di Chieri fino al prossimo novembre, ma questa proposta è stata ritenuta inaccettabile da organizzazioni sindacali e governo.

Dovrebbe essere meglio la prospettiva di un lavoro part-time che scade tra qualche mese presso una grande azienda piuttosto che niente lavoro da subito, ma a quanto pare c’è chi non la pensa così.

Governo e sindacati rifiutano il ricorso a un part-time temporaneo, ma, nel contempo, chiedono entrambi a gran voce che l’azienda ricorra alla procedura di cassa integrazione.

Davvero però un peccato che quella stessa cassa integrazione che oggi si invoca a gran voce è stata rifiutata dalle organizzazioni sindacali l’autunno scorso, quando l’Embraco disse che non avrebbe potuto rinnovare i contratti di solidarietà dei 537 lavoratori a causa dei ridotti volumi produttivi e in mancanza di nuove commesse.

All’epoca, la vicenda si concluse con un picchettaggio dei sindacati ai cancelli dello stabilimento dell’azienda, la richiesta/pretesa sempre da parte dei sindacati del rilancio dello stabilimento con nuovi investimenti (cosa che l’azienda viste le condizioni non poteva certamente garantire) e infine con una denuncia da parte di Embraco di sei rappresentanti dei lavoratori di FIOM-CGIL e UILM-UIL e di due funzionari delle medesime organizzazioni dopo la quale i sindacati conclusero il loro picchettaggio.

Che il desiderio di Embraco oggi sia in sostanza quello di non avere più a che fare con Riva di Chieri in brevissimo al massimo breve tempo è allora piuttosto legittimo data la miopia e l’ottusità fin qui mostrata dalle controparti sindacali e governative.

In ogni caso, Embraco, nel piano di smantellamento dell’unità produttiva, ha destinato 50 milioni di euro all’accompagnamento dei dipendenti.

Non è poi compito di Embraco trovare una nuova collocazione lavorativa ai dipendenti fuoriusciti e di certo Embraco per smontare la proprie tende non è tenuta ad aspettare che un’eventuale interesse e processo di reindustrializzazione del sito per mano di altre aziende vada a buon fine.

Calenda invece ci dovrebbe rispondere sul dove è la responsabilità sociale e l’attenzione al valore della persona umana dello Stato di cui egli è un “alto rappresentante”, perché alla fin fine le regole del gioco le fa lo Stato e non il fruttivendolo sotto casa.

Un solo dato per capire tutto.

Nella classifica globale come ambiente favorevole al business nel suo complesso (stilata ormai ogni anno da World Bank Group e PWC) l’Italia si situa (gli ultimi dati del rapporto si riferiscono all’anno 2016) al 112esimo posto su 190 paesi oggetto di analisi, mentre ad esempio la Svizzera si trova al 19esimo, l’Olanda al 20esimo, il Regno Unito al 23esimo, la Spagna al 34esimo, il Portogallo al 38esimo, l’Austria al 39esimo, la Germania al 41esimo, la Slovacchia al 49esimo, la Polonia al 51esimo, la Francia al 54esimo.

In tal senso, giova inoltre ricordare che il tema della fiscalità diciamo per intenderci in senso stretto e i cosiddetti costi di compliance (i costi che riflettono i tempi necessari per richiedere e ottenere un rimborso IVA o correggere un errore nella dichiarazione dei redditi) non esauriscono i temi della fiscalità in generale; su questi incidono fortemente anche la stabilità delle norme, la certezza interpretativa e i tempi del contenzioso.

Informiamo pertanto il ministro dello sviluppo economico che in economia esiste una legge secondo la quale, a parità di tutte le altre circostanze, fattore lavoro ma anche fattore capitale si spostano, se vogliono e possono, dove vengono maggiormente rimunerati.

Con quello che è lo Stato italiano in relazione mondo oggi, non deve sconvolgere nessuno che una grande azienda straniera come Embraco, la cui produzione manifatturiera non è certo ad alto valore aggiunto e quindi è (Stato permettendo) facilmente esportabile in quasi ogni parte del mondo, decida di abbandonare l’Italia.

L’Italia attualmente per colpa del suo Stato e della sua politica è un specie di inferno e un inferno non si cura con fondi ad hoc, sgravi o bonus per questo o per quello, ma con provvedimenti strutturali e dal respiro universale che lascino maggior spazio alle scelte spontanee di mercato e minore spazio alla discrezionalità del potere politico, al peso e al perimetro dello Stato.

Sia ben chiaro: si c’è un colpevole in tutta questa storia e sono lo Stato italiano e la sua politica e la conseguente cultura anti-mercato e pro-scontro sociale che essi generano.

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