Le banche centrali hanno posto una rete di sicurezza sotto i mercati finanziari

Di Francesco Simoncelli , il - 20 commenti

di Thorsten Polleit

La maggior parte degli indicatori del ciclo economico suggerisce che l’economia globale stia andando abbastanza bene. Produzione e occupazione stanno aumentando. Le aziende continuano ad investire e mostrano profitti decenti. Il commercio internazionale è in espansione. Il credito è facile da ottenere. I prezzi delle azioni continuano a salire a livelli sempre più alti. Tutto sembra andare bene. Davvero? Sfortunatamente la ripresa economica non è quello che sembra: le banche centrali l’hanno messa in moto con tassi d’interesse estremamente bassi, in alcuni Paesi addirittura negativi, ed una espansione monetaria dilagante.

Costi d’indebitamento artificialmente depressi stanno alimentando il “boom”. I prestiti al consumo sono meno costosi che mai, seducendo le persone a spendere sempre più rispetto ai loro mezzi effettivi. I tassi d’interesse bassi vanno a diminuire il costo del capitale delle imprese, incoraggiando investimenti supplementari, e in particolare rischiosi, che non sarebbero stati intrapresi in condizioni di tassi d’interesse “normali”. I mutuatari con difficoltà finanziarie, in particolare gli stati e le banche commerciali, possono rifinanziare il loro debito in scadenza a tassi d’interesse estremamente bassi e persino accendere facilmente nuovi debiti.

Non meno importante è il fatto che le banche centrali abbiano effettivamente messo una “rete di sicurezza” sotto i mercati finanziari: gli investitori si sentono sicuri che le autorità monetarie, nel caso in cui le cose inizino ad andare male, interverranno e respingeranno qualsiasi crisi. La rete di sicurezza delle banche centrali ha ridotto il rischio per gli investitori, poiché essi sono disposti a concedere prestiti anche a mutuatari con una forza finanziaria relativamente scarsa. Inoltre hanno soppresso i premi di rischio dei rendimenti creditizi, avendo abbassato il costo del debito per le imprese, il che le incoraggia ad aumentare la leva finanziaria per aumentare il rendimento del capitale netto.

Il boom rimane perché c’è persistenza di tassi d’interesse bassi. Tassi d’interesse più elevati rendono sempre più difficile per i mutuatari ripagare il debito. Se la qualità del credito dei mutuatari si deteriora, le banche restringeranno la loro offerta di prestiti, mettendo ancora più pressione sui debitori in difficoltà. Inoltre tassi d’interesse più elevati faranno sì che i prezzi degli asset – in particolare i prezzi dei mercati immobiliari ed azionari – diminuiscano, mettendo sotto pressione il sistema bancario. In realtà, tassi più alti hanno il potenziale di trasformare il boom in bust.

La Federal Reserve (FED) degli Stati Uniti, all’inizio del XXI secolo, rialzò i tassi d’interesse mettendo fine al “boom della New Economy”. I mercati azionari, in risposta, crollarono. Come reazione, la FED mise in campo forti tagli dei tassi d’interesse ed innescò un boom del credito senza precedenti che scoppiò nel 2007/2008 e da cui si sviluppò una crisi economica e finanziaria globale. Quindi la FED abbassò nuovamente i tassi d’interesse ed iniziò una stampa monetaria su una scala colossale per tenere a galla gli stati e le banche finanziariamente traballanti. La domanda è: sarà diverso questa volta?

Un’economia sana ci dice che il ciclo boom/bust ha una causa principale: il denaro fiat. I dollari USA, gli euro, gli yen giapponesi, i renminbi cinesi, o i franchi svizzeri: tutti rappresentano denaro fiat. Le banche centrali detengono il monopolio sul denaro fiat, e ne aumentano la quantità inesorabilmente attraverso il credito bancario — attraverso prestiti che non sono sostenuti da risparmi reali. Come accennato in precedenza, l’emissione di denaro fiat falsifica i tassi d’interesse ed i prezzi di mercato, e quindi rovina i risparmi, i consumi e le decisioni d’investimento delle persone.

Un effetto collaterale distruttivo del denaro fiat è che il livello d’indebitamento nell’economia continua a crescere nel tempo: la crescita del credito continua a superare gli aumenti nella produzione. Questo perché in un sistema monetario fiat, gli investimenti finanziati dal credito sono inferiori alla loro redditività attesa e il consumo finanziato dal credito è improduttivo. Un bel po’ di investimenti si rivelano un “flop”. L’economia finisce in una trappola del debito. Il consumo finanziato dal credito e la spesa pubblica la rendono ben peggiore. Ormai è diventato un problema su scala globale.

Nel tentativo di impedire il redde rationem, le banche centrali riducono i tassi d’interesse a livelli sempre più bassi per mantenere il sistema in funzione. Una volta abbassati i tassi d’interesse, tuttavia, non possono essere riportati ai livelli precedenti alla crisi (per ragioni politiche, dovrei affrettarmi a dire), poiché ciò farebbe crollare la piramide del debito e con essa l’economia e il sistema finanziario. È questa intuizione economica che spiega perché i tassi d’interesse hanno mostrato un marcato calo tendenziale negli ultimi decenni in tutti i Paesi che hanno adottato il denaro fiat.

La FED, la principale banca centrale del mondo, è tuttavia in una corsa al rialzo dei tassi d’interesse. Da dicembre 2015 ha rialzato il suo tasso sui fondi federali da 0.0-0.25% a 1.25-1.50% a dicembre 2017. Finora i tassi più alti non hanno arrecato alcun danno agli Stati Uniti o al ciclo economico internazionale, o almeno così sembra. Quanto può andare in alto il tasso d’interesse degli Stati Uniti senza smorzare il boom? Per rispondere a questa domanda, avremmo bisogno di conoscere il livello del “tasso d’interesse naturale”. Cosa significa?

Il tasso d’interesse naturale è il tasso d’interesse che emerge in un mercato senza ostacoli dall’intersezione dell’offerta di risparmi e la domanda d’investimenti. Sfortunatamente il tasso d’interesse naturale non è osservabile, il suo livello è sconosciuto. Se è molto basso, il rialzo del tasso dei fondi federali potrebbe portare rapidamente ad una situazione in cui i costi di finanziamento sono “troppo alti” e l’economia cola a picco. Se, tuttavia, il tasso d’interesse naturale è relativamente alto, un più alto tasso d’interesse della FED potrebbe rallentare l’economia, ma non necessariamente spingerla verso la recessione.

Potreste sperare che la FED, e tutte le altre banche centrali, abbiano imparato la lezione e, stavolta, preservino il delicato equilibrio di portare il tasso d’interesse al livello “giusto”: il livello in cui l’economia va bene. Tale speranza, tuttavia, è costruita sulla sabbia. Non è solo una mancanza di conoscenza da parte dei policymaker, essi non sanno e non possono sapere qual è il livello del tasso d’interesse naturale e lo stabiliscono arbitrariamente, la realtà è che il livello del tasso d’interesse naturale è un’area proibita per le banche centrali.

In un sistema con denaro fiat, il boom può continuare solo se e quando il tasso d’interesse di mercato è inferiore al livello del tasso d’interesse naturale. Se, ad esempio, la FED rialza il proprio tasso d’interesse oltre il tasso d’interesse naturale, il boom si interrompe bruscamente. Quindi, o la FED mantiene i costi dei prestiti artificialmente bassi, e il boom continua, oppure li porta in linea con il tasso d’interesse naturale, e il boom si trasforma in un bust. Sfortunatamente non c’è una via di mezzo. Questa è la scomoda verità della politica dei tassi d’interesse della FED.

Abbiamo quindi due scenari. Primo: le banche centrali riusciranno a preservare il boom, il che accade se e quando mantengono i loro tassi d’interesse a livelli soppressi artificialmente. Ciò, tuttavia, si avrà al prezzo elevato di una crescita degli investimenti improduttivi, bolle speculative e, a causa di una quantità inesauribile di denaro fiat, una perdita continua del suo potere d’acquisto. Secondo: le banche centrali, rialzando “troppo” i tassi d’interesse, metteranno fine al boom e lo trasformeranno in un bust.

Anche se avremo il primo scenario, si può prevedere che il boom finirà alla fine – poiché è relativamente improbabile che ci sarà una sequenza continua di “condizioni favorevoli” (come, ad esempio, shock positivi per la produttività) capaci di rimandare per sempre il bust. In altre parole: in un sistema monetario fiat, lo scenario in cui il boom si trasforma in bust non è una questione di se, ma di quando. Questa è un’intuizione che sintentizzò Ludwig von Mises (1881-1973):

Non c’è modo di evitare il collasso finale di un boom causato dall’espansione del credito. L’alternativa è solo se la crisi arriverà prima come il risultato di un abbandono volontario di un’ulteriore espansione del credito, o più tardi come una catastrofe finale del sistema monetario coinvolto.[1]

È impossibile prevedere con un buon grado di precisione quando le cose si deterioreranno. Non esiste una formula in base alla quale si possa calcolare il tempo di trasformazione del boom in bust. Alla luce dei vari tentativi politici, la probabilità di una continuazione del boom inflazionistico sembra essere superiore alla probabilità di un immediato bust deflazionistico – poiché le banche centrali sembrano essere determinate a “combattere” ogni nuova crisi con tassi d’interesse ancora più bassi e ancora più stampa di denaro, metodo attraverso il quale le valute saranno svalutate.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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Note

[1] Mises, L. v. (1998), Human Action, p. 579.

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