Una flat tax può salvare l’economia italiana?

Di Francesco Simoncelli , il - 135 commenti

di Daniel J. Mitchell

Tanto per prenderla alla leggera, l’economia dell’Italia è moribonda. Non c’è stata alcuna crescita per tutto il ventunesimo secolo.

La colpa è stata soprattutto per cattive politiche di governo.

Secondo l’Economic Freedom of the World, l’Italia è al cinquantaquattresimo posto, il peggior posizionamento in Europa occidentale dopo la Grecia. Le politiche fiscali sono terribili, mentre altre aree che presentano problemi sono la burocrazia ed il principio di legalità.

Inoltre, grazie a decenni di spesa pubblica in eccesso, la nazione ha anche alti livelli di debito pubblico. Nel corso degli ultimi anni ha ricevuto salvataggi ufficiali e ufficiosi da parte del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea, e l’Italia è considerata ad alto rischio di crollo quando arriverà la prossima recessione.

E non dimentichiamoci che il Paese è di fronte ad una spirale demografica viziosa.

E non lo dico solo io.

Altri sono giunti a conclusioni simili. Ecco alcuni estratti di ricerche condotte da VoxEU.

L’Italia avrà bisogno di basarsi sempre di più sui fondamentali della crescita per sostenere il proprio debito pubblico. Sfortunatamente i fondamentali non sembrano buoni. Non solo l’Italia è stata gravemente colpita dalla recessione europea (il suo PIL è oggi inferiore a quello del 2005), ma quando guardiamo alla crescita della produttività del lavoro […], possiamo vedere che l’Italia è rimasta stagnante sin dalla metà degli anni ’90. […] Alla fine del 2016, il debito del governo dell’Italia era il terzo più grande del mondo […], a $2,300 miliardi. […] una crisi del debito in Italia potrebbe innescare una catastrofe finanziaria globale e molto probabilmente potrebbe portare alla disintegrazione dell’Eurozona. Per evitare uno scenario del genere, l’Italia deve rilanciare la crescita […] un’ipotetica norma politica è che l’Italia rimuova quelle barriere istituzionali (come la corruzione, l’inefficienza giudiziaria e l’ingerenza del governo nel settore finanziario) che soffocano il merito e contribuiscono al clientelismo.

Desmond Lachman dell’American Enterprise Institute dipinge un quadro fosco.

La performance economica dell’Italia dal lancio dell’euro nel 1999 è stata terribile. […] un’economia italiana sovra indebitata ha bisogno di un governo coerente e riformista per instradare rapidamente il Paese su un percorso di crescita economica […]; dal 2000 il reddito pro-capite tedesco è aumentato di circa il 20%, mentre in Italia è diminuito del 5%. Due decenni economici persi per il Paese. […] se l’Italia vuole intraprendere un percorso di crescita economica, deve trovare modi per migliorare la produttività del mercato del lavoro […] deve farlo attraverso importanti riforme economiche, in particolare con il suo mercato del lavoro molto rigido […] essendo la terza più grande economia dell’Eurozona. L’Italia è semplicemente troppo grande per fallire affinché l’euro sopravviva nella sua forma attuale. Tuttavia si dice anche che essendo circa dieci volte più grande dell’economia greca, un’economia italiana travagliata sarebbe troppo grande da salvare.

Anche il FMI ritiene che siano necessarie riforme a favore del mercato.

L’italiano medio guadagna meno di vent’anni fa. La sua paga ha subito un calo durante la crisi e non ha ancora raggiunto la crescita vista nei principali Paesi dell’area Euro. […] una questione chiave per i policymaker è come migliorare i redditi e la produttività […]. Nel decennio precedente la crisi finanziaria globale, la spesa italiana è cresciuta più rapidamente delle sue entrate, in gran parte a causa dell’aumento delle pensioni. […] Il carico fiscale è pesante […] un pacchetto di misure sul lato delle spese e delle entrate potrebbe bilanciare la necessità di sostenere la crescita, da un lato, con l’imperativo di ridurre il debito dall’altro. Tale pacchetto comprende […] una spesa più bassa per le pensioni, la seconda più alta nell’area Euro; abbassare le aliquote fiscali sul lavoro e portare più imprese e persone nella rete fiscale. […] insieme alle riforme della contrattazione salariale e altre delineate sopra, si potrebbero aumentare i redditi italiani di oltre il 10%, creare posti di lavoro, migliorare la competitività e abbassare sostanzialmente il debito pubblico.

C’è una possibilità che tutte queste cattive notizie possano spianare la strada a buone notizie. Agli inizi di marzo ci saranno le elezioni politiche e Silvio Berlusconi, uno dei candidati ad essere il prossimo Primo Ministro, ha proposto una flat tax.

Bloomberg elenca alcuni dettagli.

Una flat tax per tutti e 2 i milioni di nuovi posti di lavoro è tra le priorità nel programma del partito Forza Italia dell’ex-premier Silvio Berlusconi […]. Il programma mira a rilanciare la terza economia dell’area Euro ed a recuperare il terreno perso durante la recessione 2008-2013. […] Il piano di Forza Italia non cita un livello definito per la flat tax sull’imposta sui redditi individuali, ma Berlusconi ha detto in recenti interviste televisive che dovrebbe essere il 23% o anche meno. Il programma afferma che una flat tax si applicherebbe anche alle aziende. Il programma persegue un bilancio equilibrato dello stato italiano e definisce il debito pubblico al di sotto del 100% del PIL un obiettivo “raggiungibile”. Attualmente è sopra il 130%.

Wow. In linea di principio, penso che una flat tax al 23% sia troppo alta.

Ma rispetto al regime fiscale attuale in Italia, il 23% sarà come una versione mediterranea di Hong Kong.

Quindi può succedere? Non sto trattenendo il respiro.

I numeri di bilancio saranno il più grande ostacolo alla riforma fiscale. Gli statistici ufficiali, sia all’interno del governo italiano sia presso le burocrazie pro-tasse come il Fondo Monetario Internazionale, si preoccuperanno di una potenziale perdita di entrate.

In parte queste preoccupazioni sono esagerate. Il tax rate elevato del sistema attuale ha indebolito la vitalità economica e contribuito a produrre livelli molto elevati di evasione fiscale. Se viene adottata una flat tax molto bassa, accadranno due cose.

  • Ci saranno più entrate del previsto a causa di migliori risultati economici.
  • Ci saranno più entrate del previsto a causa di una minore economia sommersa.

Queste cose sono particolarmente probabili in Italia, dove schivare le autorità fiscali è una tradizione nazionale.

Detto questo, “più entrate del previsto” non equivale a “maggiori entrate”. La curva di Laffer ci dice semplicemente che una buona politica produce feedback sulle entrate, non che i tagli alle tasse si ripagano sempre da soli (ciò accade solo in rare circostanze).

Quindi se l’Italia vuole una riforma fiscale, avrà bisogno anche di una riforma della spesa pubblica. Come ho osservato commentando la riforma fiscale in Belgio, non si può avere un settore pubblico gonfio e un sistema fiscale decente.

Fortunatamente non dovrebbe essere troppo difficile. Ho fatto notare nel lontano 2011 che alcune modeste restrizioni fiscali potrebbero rapidamente pagare grandi dividendi per la nazione.

Ma un Berlusconi (che pensa di vincere) può essere in grado di portare a termine quanto detto? Sulla base del suo passato, non sono ottimista.

Ciononostante chiuderò con una nota di speranza. Berlusconi e Trump sono spesso legati a causa della loro ricchezza, della loro celebrità e delle loro vite controverse. Bene, non ero eccessivamente ottimista sul fatto che Trump avrebbe portato avanti la sua proposta di una grande riduzione del tax rate sulle società.

Eppure è successo. Non proprio il 15% che voleva, ma il 21% è stato un enorme miglioramento.

Berlusconi, nonostante i precedenti fallimenti nel riformare le cattive politiche, potrebbe introdurre un codice fiscale pro-crescita?

Ad essere onesti, non ne ho idea. Non sappiamo se è serio. E, anche se le sue intenzioni fossero buone, il sistema parlamentare italiano è diverso dai sistemi di separazione di potere dell’America e le sue mani potrebbero risultare legate da partner in un governo di coalizione.

E teniamo presente che c’è un altro partito populista che potrebbe vincere le elezioni e il suo programma, come riportato da Bloomberg, include idee spericolate come un “reddito di base”.

Il malessere economico è sempre più comune in tutta Italia, dove la disoccupazione supera l’11% e il numero di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà è quasi triplicato dal 2006, a 4.7 milioni l’anno scorso, o quasi l’8% della popolazione […]. “La povertà sarà al centro della campagna elettorale”, afferma Giorgio Freddi, professore emerito di scienze politiche all’Università di Bologna.

I Cinque Stelle sono un gruppo in rapida crescita, alimentato dalla rabbia nei confronti della vecchia classe politica. […] un sussidio mensile di €500 a persone svantaggiate […] è un elemento chiave nella piattaforma nazionale dei Cinque Stelle e i leader del gruppo hanno promesso di implementare rapidamente tale programma se saliranno al potere. Beppe Grillo, l’ex-comico televisivo che ha co-fondato il partito, afferma che combattere la povertà dovrebbe essere una priorità assoluta. Un reddito di base può “restituire alla gente la propria dignità” […]. Il programma dei Cinque Stelle fa eco agli schemi di reddito di base universali considerati in tutto il mondo. […] I Cinque Stelle affermano che il piano costerebbe €17 miliardi all’anno, finanziato in parte da […] aumenti delle tasse su banche, compagnie assicurative e giochi d’azzardo.

Ugh. Il reddito di base è un’idea molto preoccupante.

Ho già riflettuto sul se l’Italia abbia “superato il punto di non ritorno”. Se il Movimento Cinque Stelle vincesse le elezioni e rendesse lo stato ancora più grande, penso che avrò una risposta a questa domanda.

Il che aiuta a spiegare perché scrissi che i sardi avrebbero dovuto separarsi e diventare parte della Svizzera (dove uno schema di reddito di base era stato respinto in modo schiacciante).

In conclusione, suppongo che dovrei sottolineare che una flat tax sarebbe molto vantaggiosa per l’economia italiana, ma altre riforme favorevoli al mercato sono altrettanto importanti.

PS: Alcune persone, come Eduardo Porter sul New York Times, sostengono che gli Stati Uniti dovrebbero essere più come l’Italia. Non sto scherzando.

PPS: Quando mi chiedono quale sia il mio aneddoto preferito sul governo italiano, sono dibattuto. Quella volta in cui un governo apparentemente tecnocratico nominò l’uomo sbagliato in una posizione che non sarebbe nemmeno dovuta esistere? O quella volta in cui una piccola città chiuse quasi i battenti perché così tanti burocrati vennero arrestati per frode?

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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