Ecco perché l’estabilishment politico e mediatico vuole il PD alleato del M5S

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pd-m5sQui è stato scritto che il PD, con il risultato elettorale tripartito, risulta essere il cartaio, e cioè il partito che deve dare le carte del Governo. E non è una bugia, è la verità. Altrimenti non si spiegherebbe perché dal sei marzo ultimo scorso i cinquestelle si affannino a blandire il PD per poter avere i voti e fare il loro Governo, naturalmente alle loro condizioni. Ipotesi questa che ha costretto Renzi a mettere l’out out, salvo poi dimettersi (ma ci sarà una dannata ragione perché lo ha fatto, solo che per ora non la conosciamo) e indurre così i maggiorenti del PD – che si erano dimostrati possibilisti – a ritrattare questa ipotesi, addirittura negandola.

Naturalmente Matteo Salvini sente puzza di bruciato, ma come dice Paolo Becchi, è meglio che lui stia all’opposizione se vuole incrementare il consenso già alto acquisito, qualora il PD ceda e conceda i voti a Di Maio. E io sono d’accordo con il professore, quanto meno a malincuore, poiché è chiaro che un Governo grillino con i voti del PD sarebbe un disastro per l’Italia.  Ma è anche vero che se Salvini cedesse e riuscisse a formare un governo con la stampella piddina, porrebbe le basi per la successiva e straripante vittoria dei 5s.

Ma tornando al PD, la sua situazione – per certi versi non invidiabile – è comunque scomoda. E’ vero che è l’ago della bilancia (ed è quello a cui aspirerebbero moltissimi partitini centristi), ma è anche vero che è l’unico partito che avrebbe da perdere parecchio qualora concedesse i suoi voti ai grillini, anche fosse solo per qualche presidenza in Commissione o per la presidenza di Camera o Senato. La realtà, dunque, è ineludibile: il PD avrebbe maggiori chance di mantenere il consenso comunque conquistato e magari incrementarlo nuovamente solo e se non facesse alleanze con i cinquestelle.

E d’altra parte, so bene quanto sia difficile resistere al fascino del governo, ma anche alle pressioni, soprattutto mediatiche e di certi settori economici e politici, affinché questo innaturale coniugio avvenga. Pressioni che “puzzano” un po’. Del resto, se le unissimo al fatto che gli stessi che spingono verso l’accordo PD-M5S sono gli stessi che ora intravedono nel M5S la nuova sinistra (quella 2.0), verrebbe da pensare che il PD oggi rivesta il ruolo del classico agnello sacrificale per far nascere la sinistra grillina, destinata a prendere il posto del vetusto Partito Democratico.

Naturalmente non dico tutto ciò per simpatia politica verso il PD, che vorrei vedere con consensi da prefisso telefonico perché battuto dal centrodestra sovranista, quanto perché, al di là del possibile destino “tragico” di questo partito, nel mentre che il M5S governasse con la stampella piddina, verrebbero imposte al nostro paese una serie di politiche sociali ed economiche dannose, ideologiche e perniciose delle quali poi sarebbe davvero difficile liberarsi. Dunque, il mio consiglio ai piddini, è un consiglio indubbiamente interessato, ma lo è fondamentalmente per entrambi.

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