Il vuoto delle idee

Di Lorenzo Marchetti , il - Replica

Articolo pubblicato su Exiteconomics.

Immaginate di non avere il diploma di maturitá.

Immaginate di essere ministro (o ministra, se siete donne) della Pubblica Istruzione.

Immaginate di essere a capo di un Dicastero che é il pilastro del controllo sulla formazione delle nuove generazioni (queste, sí!, che ci pagheranno le pensioni).

Immaginate di avere…come dire….piegato un tantino il vostro CV in merito alla formazione ..emh emh…accademica.

Immaginate di aver avuto una folgorante carriera nel sindacato e che, bilancio 2017, dichiariate quasi 200 mila euro l’anno.

Ora svegliatevi. Magari siete diplomati, laureati, e non avete realizzato un decimo di questa signora. Non siate amareggiati: se non siete ministro dell’istruzione con la terza media da 200 mila euro l’anno (esclusi i benefit, quelli stanno a parte), potete sempre ambire a diventare ministro dei lavori pubblici, prendere circa 100mila euro l’anno, avere un bel diploma di tecnico agrario, e dire in TV che i laureati che fuggono dall’Italia in cerca di migliore fortuna stanno bene dove stanno e fanno bene a non essere tra i piedi di chi é rimasto (magari con posto fisso, raccomandazione, pensione pagata, benefit etc). Come Ministro che ovviamente parlereste una sola lingua, perché, si sa, per parlare (non dico scrivere) inglese é necessario avere relazioni con l’estero. Tuttavia potreste sempre riempirvi la bocca di piú Europa.

Notare che questi ministri sono anche quelli che insistono NON sulla produttivitá (per ridurre l’orario di lavoro dei comuni mortali in una societá sempre piú tecnologica) ma su una generica formazione dei giovani.  Generica formazione a casa mia fa rima con inadeguatezza della preparazione (i laureati in ingegneria che se ne vanno, in effetti, sono giá preparati, e nemmeno i migliori). Che fa rima con disoccupazione cronica e povertá. Se questa storia della formazione vi riporta all’idea del Movimento 5 Stelle sui corsi di riqualificazione per avere diritto al reddito di cittadinanza, sappiate che non siete i soli. Da questo punto di vista, le “geniali” intuizioni di un ministro del lavoro di un partito uscito perdente dalle elezioni 2018 e i “geniali” programmi di riqualificazione del cittadino proposti dal partito uscito vincente dalle ultime elezioni sono perfettamente sulla stessa lunghezza d’onda.

Bisogna che tutto cambi perché nulla cambi. Questa del lavoro (reddito di cittadinanza, corsi di formazione…) ne é l’emblema: cambiano le persone, ma le idee che ci sono dietro sono sempre le stesse. Vaghe idee su cosa serva nel mondo del lavoro, impreparazione, pressappochismo, supponenza, ignoranza perché il mondo é troppo complesso per questi signori.

Il nulla assoluto infarcito di tante belle intenzioni e presentazioni PowerPoint arlecchine.

Pensateci: l’istruzione delle giovani leve messa in mano ad una sindacalista con la terza media.

Poi, quando le giovani leve entrano nel mondo del lavoro (se ci riescono) si infilano nelle mani di un ministro perito agrario che sputa sentenze sui laureati emigrati (“chi rimane mica é un pistola!” ipse dixit). E che  sproloquia di digitalizzazione, nuove tecnologie, riqualificazioni, norme europee…norme dall’Europa sul mondo del lavoro perché l’Italia non ha la minima idea di come affrontare il problema?

Gli italiani, per cambiare, votano il programma economico assurdo di un comico, che vaneggia di fine del lavoro, e propongono un premier che non ha mai lavorato, con studi universitari incompleti, che faceva lo steward negli stadi accogliendo i vip, e che se ne esce che per rilanciare l’Italia, ci vogliono un milione di auto elettriche entro il 2020. Un milione di auto elettriche. In Italia. Nel 2020.

Come si fa a pensare che l’Italia cambi se la gente vota queste IDEE? Non parlo dei partiti, parlo delle idee.

Prepariamoci al big bang tra il 2019 e il 2020. Ce lo siamo meritati. Come popolo. Poi, i singoli agiscano come meglio credano, nelle loro possibilitá e capacitá.

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