MA QUESTA OLIGARCHIA DI PARASSITI CALLOSI CE LA TENIAMO…

Di Maurizio Blondet , il - 68 commenti

Da Repubblica: “Ha finanziato la latitanza di Messina Denaro”. Arrestato Vito Nicastri, il “re” dell’eolico”. La cosa  comica nell’articolo, è che questo Nicastri, “ “il signore del vento” come lo definì alcuni anni fa il Financial Times: il re degli impianti eolici da Roma in giù”,  sia stato  arrestato per “concorso esterno in associazione mafiosa”.  Concorso “esterno”? Ormai dovrebbe essere nozione automatica: chiunque eleva le pale eoliche, è un mafioso. La truffa delle “energie alternative” finanziate dallo Stato o dalle Regioni – e per cui ciascuno di noi contribuenti paga un sovrapprezzo  della bolletta  – è una greppia miliardaria fatta apposta a servizio della malavita organizzata.  Questi “imprenditori dell’eolico”  sono palazzinari  nati già come mafiosi,  ignoranti e incompetenti anche tecnicamente, non sanno far altro che  tirar sù  le ben note case abusive; alzare pale eoliche è un lavoro facile per questi figuri.ù

Ma quale concorso “esterno”. Interno, è.

Infatti, dall’ANSA:

“Arrestato Duccio Astaldi, presidente Condotte spa” . Assieme ad altri 5 nell’ambito dell’inchiesta del pm di Messina sulle tangenti per i lavori sulla Siracusa-Gela-

LaCondotte spa  è l’ impresa italiana leader nel settore delle costruzioni”: i palazzinari mafiosi diventano “grandi imprenditori”   e salgono la scala sociale – restando primitivi, rozzi e  ignoranti nelle loro teste piccine – con cosa? Coi soldi pubblici,  naturalmente. Infatti fra gli arrestati c’è “l’ex capo della segretaria tecnica dell’ex governatore siciliano Rosario Crocetta, Stefano Polizzotto”.

Polizzotto

Qui, la cosa comica è che l’arresto non sia stato esteso a “Rosario Crocetta, ex governatore della Regione Sicilia”.  E’ infatti Crocetta che immediatamente arrivato alla poltrona nomina l’avvocato Polizzotto (mica ingegnere: avvocato, e dello Studio Pitruzzella, “già in auge durante la presidenza Cuffaro”),  Capo della Segreteria Tecnica del Presidente della Regione siciliana,  facente parte dell’Ufficio di Gabinetto del Presidente, posto alle dipendenze del Capo di Gabinetto e con le funzioni “di istruzione degli atti amministrativi di competenza del Presidente, nonché di predisposizione delle risposte agli atti parlamentati di controllo e di indirizzo”. 

In quanto “componente di ufficio di diretta collaborazione con il Presidente, Polizzotto è equiparato (e retribuito) come i dirigenti di seconda fascia”, diciamo, 100 mila euro?  E dovrebbe per legge, come “ tutti i dirigenti cui è affidata la direzione di una struttura”,  dimettersi da qualsiasi incarico esterno non inerente le specifiche funzioni assegnate”.

Come mai Crocetta è libero?

Invece Polizzotto continua a fare l’avvocato (iscritto all’albo di Termini Imerese) e  ad “esercitare le funzioni forensi sia giudiziali che stragiudiziali”. Al punto che assume l’incarico, datogli dal comune di Licata, di querelare due assessorati della stessa Regione Sicilia di cui  è dirigente, chiedendo nel marzo 2013, la liquidazione dell’’acconto sui previsti 30 mila euro”. Non basta: diventa consigliere d’amministrazione della SAS (Servizi Ausiliari Sicilia: il nome è  già un programma per i palazzinari mafiosi), incarico “remunerato 30 mila euro l’anno”, benché “incompatibile con la carica” di dirigente “in diretta collaborazione col Presidente”.

Ma non basta. Polizzotto, mentre consiglia direttamente il Presidente, fa’ l’avvocato per  la “Fondazione San Raffaele-Ospedale Giglio di Cefalù”, soggetto sottoposto a controllo e vigilanza da parte della Regione stessa; per l’Azienda Policlinico di Palermo (idem); per il Comune di Licata “con più incarichi nonostante la presenza di ben due avvocati interni”, il Comune di Trapani.

Ha difeso la Provincia di Caltanissetta  davanti al Tar,  da un ricorso presentato da un’associazione ambientalista – perdendo la causa.  Ciò che non ha impedito la Provincia di Caltanissetta di liquidare al suo “avvocato” e diretto consigliori del Presidente la somma di  46 mila 899,66 euro”.

E poi dicono che le Provincie non hanno fondi. Quelle del Nord, magari; quelle sicule ne hanno eccome, per pagare gli avvocati-segretari tecnici del presidente.

Lasciamo perdere le altro commistioni incestuose per cui il “Segretario tecnico” ha guadagnato  parcelle del genere esercitando attività incompatibili con la carica per cui era retribuito.  Potete leggere il resto su

http://palermo.meridionews.it/articolo/19903/stefano-polizzotto-lavvocato-acchiappa-tutto/

Spiace solo che l’articolo, puntuale e puntuto, sia vecchio: risale al 2013, ma il Segretario Tecnico ha  fatto quel che ha voluto fino ad oggi.  Diciamo che non è il solo a godere delle immense ricchezze che i contribuenti versano alla Regione.

Infatti, la Sicilia ha 19.730 dipendenti (Lombardia: 3.129), di cui 2.245 sono dirigenti (Lombardia: 245) .  Naturalmente i lettori siculi rispondono, molto offesi, che essendo la Sicilia  a “statuto speciale”, ha dovuto assumere personale che svolge funzioni che nelle altre regioni spetta agli statali. Ebbene: infatti, sono seimila dipendenti circa, Togliamoli dal computo, e restano 13.818 dipendenti. Il  quadruplo dei 3.129 della Regione Lombardia.

 Il quadruplo.

Ma è il sestuplo  di quello che spende la Lombardia per il suo personale.  Elargendo, ai suoi 2240  dirigenti  (10 volte di più), stipendi che vanno, “ per un dirigente regionale di prima fascia, a capo si una struttura di massima dimensione, con anzianità massima”  a oltre 190 mila euro.  Stipendi a cui si aggiungono emolumenti vari,  per cui sono superiori anche del 30 per cento a quelli vigenti nella Regione Lombardia.

Ora, l’unità e identificazione profonda di questa dirigenza regionale con la mafia, la mafiosità come mentalità, l’edilizia abusiva e mafiosa che rovina  paesaggi e spreca risorse (risorse che l Sicilia non ha, ma riceve dagli altri contribuenti) è  dimostrata dagli altri arresti. Oltre al segretario tecnico Polizzotto, oltre al presidente di Condotte, “azienda leader nel settore costruzioni”, ecco a voi il presidente del consiglio di amministrazione della COSIGE Scarl Antonio D’Andrea.  La  COSIGE, “Società Consortile a responsabilità limitata”,  di cosa volete che si occupi?  Di cemento, asfalto, mattoni, scassi. Giusto nell’agosto scorso, a Modica, s’era costituito il benemerito e lodevole “ Comitato fornitori e subappaltatori del Cosige, il consorzio di imprese impegnato nella costruzione del tratto autostradale Rosolini–Modica della Siracusa-Gela. Il Comitato si è dato il compito di rappresentare e tutelare in tutte le sedi gli interessi delle aziende impegnate nei lavori di realizzazione dei lotti 6, 7 ed 8 dell’autostrada”. Guarda che disdetta, gli arresti sono proprio dovuti a mazzette pagate per quell’autostrada.

Sicilia, regione da abolire.

Ora, domando umilmente: cosa occorre alla polticia per capire che la Sicilia non ha  pochi,  bensì troppi soldi? Che la patologia  principale del Sud è l’autonomia della Sicilia, autonomia  che la classe dirigente usa per ammanicarsi con la malavita onde rubare insieme il denaro pubblico? Cosa ci vuole a porre all’ordine di giorno la necessità  –  assoluta  moralmente, ed economicamente urgente  –  di togliere alla Sicilia quella autonomia? Di mettere anche sotto commissariamento (magari estero: ci vedrei bene degli amministratori tedeschi, se la UE servisse a qualcosa di utile) la Regione Sicilia, come  anche  la Regione Calabria e la Regione Campania  divorate dalla stessa  patologia delinquenziale?

E magari pensare a  sopprimere semplicemente queste regioni,  evidentemente incapaci, per cultura, di darsi una classe dirigente? Cosa ci vuole a capire se i poveri sono  poverissimi al Sud, e per giunta ignoranti, senza istruzione, servili verso il potere, arretrati,  è colpa delle sue classi dirigenti egoiste, odiosamente disumane e accaparratrici, che si arricchiscono sulla miseria dei loro concittadini?

A chi dovremmo dirlo? Voi lettori meridionali vi aspettate che invochi il Nord morale ed efficiente. Invece finisco con il magistrato della Corte Costituzionale, nato a Torino e nominato da Napolitano  nel 2014: Nicolò Zanon.   Il quale dava l’auto blu con l’autista alla moglie, che la usava per shopping, e anche per andare in vacanza al Forte.   Il lato comico della cosa è che il giudice dice “sono sereno”, e spiega: siccome mi era stato concesso l’”uso esclusivo” del mezzo, non sapevo che non si potesse usare anche per la moglie.

Zanon, giudice costituzionale. Non sapeva del peculato.

Risposta di un maestro del diritto. Quanto alla moglie profittatrice del peculato d’uso, è Marilisa D’Amico: anche lei un luminare del giure italiota. E’ infatti  docente di Diritto Costituzionale all’Università di Milano. Nonché membro della commissione di esperti per l’esame delle candidature per la nomina o designazione dei rappresentanti della Città metropolitana in organismi partecipati da parte del Consiglio metropolitano di Milano, Componente del comitato di indirizzo scientifico del Centro di Ricerca Coordinato “Garanzie difensive e processo penale in  Europa”, istituito presso l’Università degli Studi di Milano (di cui ha promosso l’istituzione).

La  grande giurista piddina

Una dozzina di altre cariche, fra cui, spassosa, quella di ” Reggente presso la sede di Milano della Banca d’Italia”. Si sappia infine che la Docente abita in via Serbelloni, ossia a San Babila dove hanno le magioni  i miliardari – che di solito non hanno  bisogno di un’auto di Stato per andare al Forte, avendone parecchie di private e con autista. Ma quella è la zona che cha votato PD  e schifato la “rozza” ed “egoista, xenofoba” Lega. E infatti, come stupirsi che l’a-vvocata e docente e giurista D’Amico sia stata consigliera comunale a Milano i  quota PD? E inoltre  membro del Comitato scientifico di Gender?   Paladina giuridica della lotta  “contro le discriminazioni” di cui soffrono “le donne” e gli LGBT?  Nonché altamente europeista?

Cosa ci vuole ancora a capire che il problema politico moralmente urgente e è questo: togliere il potere a quella categorie dei parassiti pubblici inadempienti, che anche al Nord  usano le cose e i denari dello Stato come cosa loro, e “on sanno” nemmeno che è eticamente  ripugnante,   moralmente sorda e callosa, tanto sono   incistati nelle loro abitudini oligarchiche?  Quelli che i soldi pubblici li prendono, e  li rubano a quelli che i soldi allo Stato li danno,  per essere governati poi da questi oligarchi col callo morale sull’anima. Il primo problema italiano è questo.

E piddina.

(Dalla radio  mi giunge la notizia che a Giugliano, un uomo di 45 anni  ha abusato regolarmente delle due figlie, una sedicenne l’altra di pochi  anni. Allora basta, rinuncio).

 

 

L’articolo MA QUESTA OLIGARCHIA DI PARASSITI CALLOSI CE LA TENIAMO… è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.

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