Almeno Berlusconi ha l’attenuante dell’età, May e Macron quale scusa hanno per essere così pirla?

Di Mauro Bottarelli , il - 72 commenti


“Trump e May: dissuaderemo Assad dall’uso di armi chimiche”. Il bandone dell’ultim’ora di Rai News24 è rimasto così per oltre un’ora: possibile che nel mondo non sia successo un cazzo di più interessante di questa idiozia per tutto quel tempo? E’ la versione italiana del concetto di all-news: alle 6 del mattino, ti becchi questa notizia e non rompi i coglioni, perché ho sonno, devo bere il caffè e andare su Facebook a lamentarmi della levataccia che mi tocca fare per campare. Siamo un Paese così, prendere o lasciare. E lo specchio di questa miseria lo abbiamo avuto ieri, durante il secondo giro di consultazioni al Quirinale per il nuovo governo. Una pantomima. Ma c’era da aspettarselo. I due principali indiziati per il ruolo di premier, infatti, alla sola idea di andare a Palazzo Chigi sono eccitati come un 13enne con in mano un dvd di Moana Pozzi e la casa libera, quindi tendono a muoversi come gatti in una cristalleria: bruciarsi ora, dopo tutta la fatica fatta, sarebbe suicida. E, soprattutto, letale per il proseguo della carriera.

Occorre misurare ogni parola, lavorare di tattica, seguire la logica democristiana dei “due forni”, giocare di sponda e d’astuzia: insomma, evviva il cambiamento e la gioventù, se opera come un De Mita qualsiasi. Al netto di tutto questo e della retorica che tocca sorbirci dalla sera del 4 marzo, ieri abbiamo assistito a uno spettacolo davvero penoso. E quando uso questo aggettivo, lo faccia con affetto: fa riferimento alla pietas umana, non intendo denigrare. Mentre infatti Matteo Salvini giocava a fare l’equilibrista sul filo della diplomazia parallela, ecco che Silvio Berlusconi decide di prendersi la scena con la classe e la discrezione di uno che scoreggia in ascensore e poi invita tutti a farsi una grassa risata. Mordeva il freno, il Cavaliere: dopo 24 anni da protagonista, nel bene e nel male, della politica italiana, ieri ha dovuto fare da comprimario, da annunciatore del nuovo leader, un uomo di 45 anni che si è permesso di scalzarlo dal gradino più alto del podio della coalizione di centrodestra.

Ed ecco che, terminato il vuoto rituale del comunicato congiunto, i cui contenuti erano eclatanti e sconvolgenti quanto un editoriale di Alberoni, il buon Cavaliere allontana bruscamente Salvini e Meloni e prende la parola al microfono, per una breve invettiva contro i 5 Stelle, capace di vanificare in pochi secondi, un’intera opera di mediazione messa in campo con tanta fatica dal leader leghista. Un elefante in cristalleria. Oltretutto, armato di mazza da baseball. C’è da capirlo, è triste non saper accettare la sconfitta. Ma, ancora peggio, è ribellarsi in maniera infantile al passare del tempo, quasi invocando il diritto acquisito alla sindrome di Peter Pan per meriti pregressi. Lui, scopatore da competizione, protagonista in tutto, leader naturale ed egocentrico ante litteram, non può essere il comprimario di Matteo Salvini e giocare sullo stesso piano di Giorgia Meloni: quel suo prendersi, brutalmente e in maniera sguaiata, l’ultima parola per attaccare con superficiale grettezza Di Maio e soci doveva essere un atto di orgoglio, a mio avviso è stato l’auto-abbassamento del sipario di un uomo che ha avuto tutto e ora sta attendendo il bacio di Giuda del giovane delfino. Umanamente, lo capisco. Politicamente, mi vengono i brividi.

Fermi tutti, però. Quantomeno, Berlusconi ha dalla sua l’attenuante dell’età e dell’eccesso di Viagra che forse sta presentando il conto per le troppe cene eleganti ad Arcore: ma i più giovani e morigerati May e Macron, quale scusa hanno per essere così pirla da non capire che Donald Trump, non esattamente Albert Einstein, li sta usando come due burattini? A Trump dei bambini di Douma, non frega un beato cazzo. Con ogni probabilità non sa nemmeno dove si trovi la Siria, penserà che si tratti di uno staterello vicino alle Filippine. A lui, giustamente, interessa questo:



come cazzo faccio a vendere la balla dello strepitoso stato di salute dell’economia USA, garantendomi l’assicurazione sulla vita – quantomeno a livello di narrativa mediatica – per quando non servirò più come capro espiatorio e burattino di turno di chi davvero comanda in America? Certo, l’attacco frontale a quel killer seriale di piccoli esercizi commerciale di Jeff Bezos può essere una strategia ma, alla fine, l’ex ceto medio semi-proletarizzato dalla crisi e della FED è il primo a comprare su Amazon, giustamente, se può risparmiare qualche dollaro sugli acquisti. Piaccia o no, ogni arguta disamina e accusa sociologica crolla di fronte a uno sconto di 30 dollari sullo stesso giubbotto del centro commerciale per tuo figlio: si chiama vita e Bezos ci ha costruito un impero. Perché Theresa May si presta alla pantomima, però? Certo, il Brexit sta rivelandosi una potenziale inculata, a livello di numeri e questo grafico

tratto da uno studio di Statista, parla chiaro su chi stia avvantaggiandosi dall’annunciato addio alla City di molte banche d’affari. Inoltre, la questione legata ai confini nordirlandesi con l’UE rischia di far sanguinare vecchie ferite, soprattutto nell’elettorato Tory britannico: se il fallimento di Michael Collins e dell’IRA venisse riscattato dal suicidio stesso degli inglesi, attraverso un voto democratico, saremmo davvero al contrappasso, più che alla nemesi. Ecco, quindi, che occorre ricorrere alla cortina fumogena. In primo luogo, il caso Skripal. Ovvero, come simulare l’avvelenamento di un ex spia del KGB che per anni ha fatto il doppio gioco e vivere più o meno felici. C’è però un problema: come cazzo vai a spiegare a una persona che abbia il pollice opponibile che all’ospedale di Salisbury, fino a ieri località nota solo per la collina cantata da Peter Gabriel, hanno trovato il modo di guarire chi è stato esposto al gas nervino, senza fare la figura del mitomane? Perché se così fosse, mi sarei aspettato un festeggiamento generale della comunità scientifica, un numero speciale di Lancet e una conferenza stampa dei medici del nosocomio in questione, durante la quale spiegare i segreti di questo straordinario risultato, degno del Nobel per la chimica. Invece, un cazzo di niente: sempre i soliti ubriachi del sabato sera al pronto soccorso, infermieri che si infrattano per emulare Grey’s Anatomy e tagli della NHS a cui far fronte. Non c’è davvero rispetto, ti trovo l’antidoto al gas nervino, tramutando un agente chimico letale in un’innocua intossicazione alimentare e tu non mi caghi nemmeno. Nessun assedio di tv e giornali, nessun titolone. Nemmeno il bandone di RaiNews24 alle 6 del mattino.

La May, in tutto questo, è stata stoica. Perché capite da soli che aver resuscitato quello scherzo della storia di Jeremy Corbyn, oltretutto scegliendo in prima persona di andare al voto anticipato, è già di per sé un capolavoro che non si sostanzia ogni giorno, quindi si tenderebbe a un atteggiamento conservativo: ho fatto il record, meglio non strafare e godersi il podio. E invece no, la May ha voluto sfidare la sorte e portare a termine una stronzata ancora più grande, un qualcosa per cui verrà trattata come una deficiente a vita e ricordata come quella che un tempo, attorno al 2018, riuscì a far rivalutare Razzi e Scilipoti come statisti a livello europeo. Ma non basta. Perché appena Donald Trump ha armato la mano della pantomima siriana, cominciando a twittare come un sedicenne ubriaco e fatto di ketamina alle 4 del mattino, lei cosa ha ben pensato di fare? Ha fatto muovere i sommergibili come a Risiko, pre-allarmando gli uomini di stanza a Cipro: peccato che Cipro abbia detto chiaro e tondo che col cazzo che va a bombardare Assad, essendo le sue banche il porcellino salvadanaio degli oligarchi russi e avendo giù vissuto un periodo di controlli di capitale imposti dalla troika. Un mezzo capolavoro, ora manca solamente di essere i primi ad attaccare, togliendo del tutto dall’impaccio Trump e un Pentagono quantomai conservativo e cauto e un posto nella storia, accanto a statisti del calibro di Mister Bean e Bombolo non glielo toglie nessuno.

Vogliamo poi parlare del gerontofilo d’Oltralpe? Un altro genio, quasi inarrivabile. Perché quantomeno la May è arrivata a Downing Street per disperazione politica ma dopo aver vinto una gara di coltellate nella schiena fra minus habens conservatori, mentre Macron all’Eliseo è arrivato spinto dal fior fiore delle elites francesi ed europee. Sponsorizzato da Attali e Banca Rothshield, coccolato come un altro Napoleone da tutta la stampa, amato e sostenuto dalla potente massoneria francese e dalla comunità ebraica, il nostro non ha dovuto praticamente fare nulla per diventare presidente. E, soprattutto, non era chiamato a fare nulla per restarlo: doveva solo seguire pedissequamente un’agenda politica scritta e impostata da altri per suo conto. Doveva fare il passacarte di lusso e presenziare agli appuntamenti ufficiali insieme alla premier dame, l’attempato sogno erotico degli Andrea Romano di tutto il mondo. E invece no, lui vuole dimostrare di valere qualcosa, di essere un politico di prima categoria.

E cosa fa allora? Mezz’ora prima che Donald Trump twittasse la sua marcia indietro rispetto all’attacco contro Assad, il nostro se ne esce con la bomba durante un’intervista televisiva: ho le prove dell’utilizzo di armi chimiche da parte di Assad! Me cojoni e chi te le ha trovate, il commissario Cordier? Oppure Jospephine Ange Guardien, schioccando le dita? O magari era nel cassetto in basso a destra della vecchia consolle, vicino ai gemelli di madreperla per le grandi occasioni? Forse le prove le ha trovate la nonna, ops la signora Macron, riordinando la cabina armadio? Ma di quali cazzo di prove parla, le stesse che aveva detto di aver trovato dopo l’altro presunto attacco chimico, quello dello scorso anno e che ancora stiamo aspettando (in questo caso è in buona compagnia, visto che le avevano annunciate anche Dipartimento di Stato, Foreign Office e governo israeliano)?


Ma poi, porca puttana, se sei in predicato di muovere i Mirage perché pensi di trarre profitto dall’ennesima leccata di culo a Zio Sam, tipo Sarkozy in Libia per conto della Total (a proposito, visto come si sgonfiano gli scandali quando hai gli amici giusti?), quantomeno assicurati di non essere smentito o contradetto proprio subito, goditi almeno mezza giornata di gloria prima di fare una sontuosa figura di merda. Insomma, alza quel cazzo di telefono e cerca qualcuno alla Casa Bianca. E invece no, lui la sparata deve farla, è come Renzi: se Trump dice che Assad è un animale, lui deve dire che è un intero zoo, un parco-safari, una puntata de “Il mondo di Quark”. E questo, signore e signori, è il presidente della Francia, non l’ultimo oscuro deputato in cerca dei suoi cinque minuti di gloria, come dice Andy Warhol.

Quindi, capite due cose: primo, la mia idea espressa nell’articolo di ieri, pare non troppo peregrina. L’attacco alla Siria con annesso rischio di Terza Guerra Mondiale è probabile come il fatto che io stasera mi scopi Scarlett Johansson e che il mio Milan vinca lo scudetto in rimonta, il buon Donald sta pigliando per il culo tutti e non mi stupirebbe che a Mosca la cosa non sia poi così aliena dall’agenda. Secondo, per quanto la scena politica italiana sia quantomeno degna del Bagaglino, non è che magicamente varcati i confini ci si trovi proprio in presenza di un campionario di statisti. Anzi. Va beh, vi ho già tediato abbastanza. Buona giornata, vado a controllare il bandone dell’ultim’ora di RaiNews24: “Cina. Brusca frenata del commercio: a marzo deficit 5 miliardi”. Ora si spiegano tante cose, tanti strepiti, tanti allarmi, tante simulazioni e dissimulazioni. Ora sì che sono cazzi, potenzialmente: a meno che Pechino non decida di cambiare agenda al volo, essendo una dittatura può farlo senza dare troppe spiegazioni ai mitici mercati e cominciare a inondare di nuovo il mondo di liquidità, il famoso e salvifico impulso creditizio.

E, attenzione, quale miglior scusa – magari – del voler correre strumentalmente in soccorso dell’alleato russo, piegato in queste ore dalle sanzioni anti-oligarchi degli USA, con la Borsa e il rublo a picco e i cds alle stelle, come strepitava ieri il “Financial Times”? Lasciate stare che hanno le riserve auree (fisiche) ai massimi e comprano ancora al ritmo massimo da 12 anni a questa parte (non proprio la mossa di un Paese disperato e alla canna del gas), la narrativa deve essere quella di Mosca che rischia i morti di fame agli angoli delle strade a causa della mossa geniale dello Zio Sam e della stupidità criminale di Vladimir Putin. La gente deve credere alla guerra, alla tensione, all’ansia, al nucleare, all’apocalisse dietro l’angolo, alle cavallette. Persino alle armi chimiche di Assad e ai filmati degli “Elmetti bianchi”. Addirittura a Gentiloni. Altrimenti pensa alle dinamiche salariali e si incazza, davvero. Nel frattempo, per favore, avvisate la May di non bombardare Pechino e Macron di non millantare la scoperta della ricetta originale dei wanton fritti. Volete sapere l’ultima, non ancora finita nel bandone delle news? Donald Trump starebbe per proporre di far rientrare gli USA nel TPP, dopo averlo lasciato solo lo scorso anno. Signori, benvenuti in “oggi le comiche”.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato