Gli USA dettano la linea al nuovo governo a mezzo “Stampa”: ma non erano forse i russi a interferire?

Di Mauro Bottarelli , il - 97 commenti


Io sarò anche prevenuto, avrò i miei chiodi fissi e le mie convinzioni, probabilmente entrambi erronei, però sembra che – giorno dopo giorno – mi si vogliano fornire delle conferme. Anzi, elementi rafforzativi delle mie degenerazioni intellettuali verso quella che appare sempre di più una realtà ribaltata, un mondo davvero basato su bugie e fake news, il quale però paradossalmente bolla come tali le verità per riuscire a perpetuarsi nel solco del falso e dell’artificiale. Guardate qui

e ditemi se il mio articolo di ieri era da giudicarsi eccessivamente duro e ingeneroso verso “La Stampa”: questa è la prima pagina di oggi. Ora, guardate i tre titoli dedicati all’affaire siriano e ai suoi ricaschi politico-diplomatici e ditemi se non siamo di fronte a una spudorata velina del Dipartimento di Stato USA, oltretutto con il titolo di apertura del giornale dedicato a un risvolto dichiaratamente di interferenza interna alla nostra scena politica a meno di 72 ore dalla decisione del presidente della Repubblica rispetto a un incarico esplorativo di governo: come dire, Washington non vuole Matteo Salvini come protagonista, a qualsiasi titolo, del prossimo esecutivo. Stop. Un bel telegramma, pur nulla in codice e affidato – ironia della sorte e della strafottenza di chi si crede onnipotente e impunito – all’incaricato di Trump in Ucraina, ovvero all’uomo chiamato a fare da garante di un governo dichiaratamente golpista, ancorché sostenuto da personaggi degni di rispetto e pregni di autorevolezza come i funzionari dell’FMI (tra l’altro, anche un po’ filo-nazista, in caso “Repubblica” avanzasse del tempo dalle sue indignate riflessioni per i cori su Anna Frank prima del derby romano di ieri sera).

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E sarebbe la Russia a interferire con il processo democratico negli altri Paesi, USA in testa? Siamo al ridicolo, se non ci fosse da preoccuparsi seriamente per il livello di subalternità ai diktat atlantici raggiunto dalla nostra politica. E dalla cosiddetta libera stampa. Ma non basta il diktat di Volker rispetto alle scelte di politica estera del prossimo governo, mezza edizione di oggi de “La Stampa” è un inno all’intromissione eterodiretta: ok che siamo in primavera ma c’è puzza di rivoluzione colorata anche da noi, adesso, dopo quelle arabe? Guardate qui,
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quel cattivone di Assad, per vendicarsi dei raid, avrebbe bombardato i ribelli: noooooo!?! E come si permette il presidente legittimo di uno Stato sovrano di far ammazzare dei tagliagole di varia risma che infestano il suo Paese, oltretutto soliti a utilizzare civili come scudi umani per evitare di essere stanati durante gli assedi nei centri urbani? Parliamo di civili uguali a quelli di Douma per i quali si sono sparati 107 missili non più tardi di tre giorni fa, se a sacrificarne le vite sono i galantuomini di Al-Nusra, allora va bene? A Maurizio Molinari, quanto pare, sì. E poi, come farsi mancare una bella paginata sui troll e gli hacker russi, un evergreen della produzione sabauda di pompini al potente a stelle e strisce di turno? In effetti, le interferenze cyber sono davvero poco eleganti: vuoi mettere la classe di dettare la politica estera a un governo che ancora non c’è dalla prima pagina di un giornale di leccaculo compiacenti a tiratura nazionale e con il direttore che imperversa in tutte le tv del Paese per diffondere il verbo del Dipartimento di Stato USA, spacciandolo per buon senso atlantico?

Attenzione, però. Perché se Maurizio Molinari ama giocare ad Amelie, dipingendo sul suo giornale un meraviglioso mondo neo-con, altrove la realtà è più complicata. E pericolosa. Primo, Emmanuel Macron ormai non riesce più a tenere a bada il suo ego ipertrofico bellicista e ha comunicato urbi et orbi di aver convinto Donald Trump a restare in Siria a lungo, il tutto mentre la Casa Bianca pare invece ribadire l’intenzione di ritirare invece le truppe e il Pentagono sta nel mezzo, unico vero decisore fra dei pupazzi che giocano a fare la guerra simulata e a smentirsi. Nel frattempo, l’ala anti-Trump si affida un’altra volta all’arma editoriale, questa volta puntando tutto sul libro-confessione dell’ex capo dell’FBI trombato proprio da Trump, James Comey, il quale definisce il presidente come “moralmente inadeguato al suo ruolo e ricattabile dai russi”. Detto da uno che a capo dei federali ha insabbiato come se nulla fosse le indagini sulle e-mail private di Hillary Clinton e sull’attentato al consolato di Bengasi, assume la valenza di credibilità ed equidistanza pari ai consigli diplomatici di Volker rilanciati da “La Stampa”: zero. Forse meno. Attenzione però a questo:




la versione dazi+bombe dell’amministrazione USA fa tirare l’apparato riproduttivo all’americano medio, a quella Main Street del Mid-West che ha mandato Trump a Pennsylvania Avenue proprio per questo atteggiamento: difesa del lavoro americano dal dumping di cinesi e soci e palle d’acciaio contro dittatori e satrapi di vario genere, un Reagan in sedicesimi. Lasciate stare che nulla di tutto questo sia vero, che la bolla di Wall Street sia pronta a fare il terzo botto post-2008,


che i dazi non servano a un cazzo, che se la Cina scarica i Treasuries e blocca l’export di “terre rare” schianta gli USA in un mese, che la Russia ha in mano il titanio necessario alle produzioni della Boeing dove lavorano moltissimi degli entusiasti elettori di Trump: i grafici parlano chiaro, non solo la Rasmussen Poll ma anche Washington Post, Bloomberg e ABC con i loro più recenti sondaggi hanno dovuto confermare la tendenza al rialzo del gradimento del tycoon fra la gente, in particolare fra gli uomini che approvano il suo operato al 49% contro il 32% delle donne interpellate. E di converso,

ecco che invece continua a calare il consenso verso Facebook, con un americano su 3 che ritiene ora che il social network abbia un impatto negativo sulla società. E’ un po’ lo schema berlusconiano di questi giorni: Del Debbio, Giordano e Belpietro lavoravano sì per Mediaset ma con le loro trasmissioni dai toni populisti, hanno favorito la Lega alle elezioni del 4 marzo, quindi adios. Lo stesso vale per Facebook, utilissima per profilare utenti e veicolare messaggi, soprattutto sulle fake news ma divenuto, suo malgrado, territorio fertile per la contro-informazione, anche russa tramite Sputnik e RT e quindi decisamente pericoloso per lo status quo, soprattutto quando raggiungi centinaia di milioni di persone in tutto il mondo e rischi di sputtanare operazioni come quella di Douma, sapientemente messa in scena dagli “Elmetti bianchi” e che rischia di venire vanificata da un post del ministero della Difesa russo. Occorre intaccare un po’ la credibilità di Facebook, tanto per scremare il seguito di utenti: missione compiuta, in questo caso davvero. Oltretutto, facendo sgonfiare – contestualmente – anche un po’ la bolla FANG nel comparto tech e e-commerce di Wall Street, quello che andrebbe indicizzato al mondo degli unicorni, stante i multipli di utile per azione degni di un droga party della setta di Charles Manson.

E non siamo dentro Matrix, a vostro modo di vedere? Accusano Mosca di interferire con le scelte politiche di Stati esteri, senza aver trovato – come al solito – uno straccio di prova al riguardo ma utilizzano la stampa estera per i propri diktat riguardo la formazione del governo, nel piano del processo di consultazione! Al Quirinale hanno nulla da ridire al riguardo? E a Palazzo Chigi? Per carità di patria, nemmeno menziono il ministero degli Esteri e il suo inquilino desaparecido, perché sarebbe davvero come sparare sulla Croce Rossa. E gli Andrea Romano e i Beppe Severgnini dei miei coglioni, non hanno nulla da ridire?

Gente che prende per il culo chi ha votato in Parlamento, fingendo di credere che Ruby fosse la nipote di Mubarak ma che, in pubblico, crede alla messinscena di Douma, agli ospedali pediatrici della Goracci, alle bombe-bidone piene di chiodi lanciate dai jet siriani evocate ieri sera da Corrado Formigli ospite da Massimo Giletti (era dai tempi di Gianni e Pinotto che non si vedeva un duo simile), alle interferenze russe della Botteri e di Zucconi, ai forni crematori di Assad rilanciati come oro colato da Mentana e Mimum, agli stupri di massa perpetrati da soldati di Assad e militari russi denunciati da Rula Jebreal a “Piazza pulita”. Tanto la colpa è sempre dei russi, i quali infatti oggi si vedranno inflitte nuove sanzioni dagli USA per il loro appoggio ad Assad. Chissà che sia la volta buona, chissà che stavolta Mosca perda davvero la pazienza? Nel frattempo, Andrea Romano di tutto il mondo, Beppe Severgnini del globo terracqueo e accoliti del politicamente corretto, fate una cosa: date un’occhiata a questo

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e se avete un residuo di coscienza – per la dignità ho perso da tempo le speranze – magari lanciatevi nell’inedita attività del tacere. Per quanto riguarda i nostri politici, di qualsiasi colore e partito, una sola richiesta: fate il cazzo che volete, formate il governo che più vi aggrada, mettetevi come al solito alla pecora appena da Washington fanno un fischio. Non mi interessa. Ma smettetela di evocare l’emergenza siriana e i bambini intossicati di Douma come motivazione alta e nobile per fare in fretta nella nascita di un nuovo esecutivo. Sono balle, vi state facendo dettare l’agenda come al solito. Lasciate stare i bambini, per favore: hanno già dovuto sopportare sette anni di guerra e sottostare alle messinscene da spot televisivo del Buondì degli “Elmetti bianchi”, meritano rispetto. E di essere lasciati fuori da questo nauseabondo merdaio.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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