Il gas nervino? Una Tachipirina e ti passa tutto. E in Siria acqua e Ventolin contro le bombe al cloro

Di Mauro Bottarelli , il - 129 commenti


Rieccomi. E’ stata lunga ed è stata dura. E non è ancora finita. La mia salute, dopo 44 anni in cui ero andato all’ospedale solo per infortuni sul campo di gioco, ha deciso di darmi una bella sveglia, un segnale che nulla è eterno. Tantomeno noi umani. Non mi dilungo su dettagli clinici, non scendo in particolari ma posso dirvi che me la sono vista brutta. E che dovrò smetterla di pensare che il lavoro viene prima di tutto: col cazzo, ve lo dico chiaro. E, adesso, anche con brutale cognizione di causa. Quindi, nessuna rottura con RischioCalcolato o con Paolo a livello personale. Anzi, si è dimostrato non solo un signore ma un amico, nel momento della difficoltà. Nessuna fine della collaborazione, nessuna divergenza editoriale o seghe simili, semplicemente ero in un letto di ospedale e, quando ne sono uscito, ho avuto bisogno di tempo prima di rimettere mano su queste pagine. Perché non mi sentivo pronto, non mi sentivo il Mauro di prima, non trovavo la parola giusta per scrivere qualcosa che non fosse una mera disamina dei disastri di mercato, non avevo più in meno l’ironia e il sarcasmo feroce necessari per sopravvivere in questo delirio chiamato mondo e raccontarne le miserie senza farsi sopraffare. Ora sono pronto? Non lo so ma è ora di provarci, pur non potendo ancora garantire costanza e scadenze: la mia personale via crucis non è ancora finita, quindi potrei assentarmi ancora per qualche tempo o saltare qualche scadenza. Ma ci sono, alive and kicking, come dicono gli inglesi. Premessa – doverosa – conclusa.

Ora veniamo alla cronaca, al mondo là fuori. Alla Germania, ad esempio e all’incubo rinnovato del camion bomba. Non era un jihadista. Né un foreign fighter. Né un immigrato radicalizzato. Era tedesco. Tedeschissimo, pare. In compenso, però, era matto. E noto alle autorità proprio per le sue turbe psichiche. Quindi, mezzo copione è stato rispettato. E il risultato ottenuto: per qualche ora, la psicosi Isis è tornata in grande stile anche in Germania, il messaggio è arrivato a chi di dovere, se sarà così intelligente e amante del quieto vivere da capire. Tanto più che, nella loro infinita bontà tipica del potere di nuova generazione, quello che imbonisce con i “like” e non punisce o incarcera, gli agenti provocatori del caso hanno aperto anche uno straordinario varco di condivisione del beneficio per le autorità tedesche: pare – e dico pare – che il nostro attentatore con turbe psichiche avesse contatti con ambienti di estrema destra. E quando hai una novantina di esponenti di Alternative fur Deutschland al Bundestag, intenzionati a farti un’opposizione da sorci verdi, l’occasione appare davvero ghiotta per una bella criminalizzazione ad hoc. Vediamo un po’ come proseguirà il cammino per il consorzio Nord Stream 2, dopo la forse incauta concessione da parte dell’esecutivo di Grosse Koalition di tutti i permessi per la costruzione, giubilata prima a tempo di record dal Dipartimento di Stato USA, pronto alle sanzioni verso le aziende che vi partecipino e poi dall’house organ della CIA in Germania, quella Bild che non più tardi di venerdì scorso ha attaccato con toni da character assassination l’ex ministro degli Esteri, Sigmar Gabriel, definito troppo filo-Cremlino. Magari, ci sarà un ripensamento. O, quantomeno, un bel ritardo logistico nei lavori.

Ma se in Germania il copione è stato rispettato a metà, in Siria invece è andata in scena la rappresentazione perfetta e pedissequa di quanto il ministeri degli Esteri russo va denunciando da almeno tre settimane abbandonati, prima con i portavoce e poi con Serghei Lavrov in persona: i ribelli starebbero preparando un attacco chimico del quale incolpare il regime di Assad, ottenendo così il famoso attraversamento della “linea rossa” tracciata da Barack Obama e valida anche per la casa Bianca sotto guida Trump. Casualmente, l’attacco chimico è arrivato oggi a Duma, dove una settantina di persone – fra cui, come da ulteriore copione, molti bambini e donne – avrebbero problemi respiratori a causa dell’utilizzo di bombe al cloro da parte dell’aviazione siriana, intenzionata a stanare del tutto le ultime sacche di ribelli. Prima erano intossicati, al Tg5 delle 13 era diventati cadaveri: come al solito, si brancola nel buio. Anzi, nelle balle dell’Osservatorio per i diritti umani in Siria, informatissimo avendo sede a Coventry che notoriamente è a poche fermate di tram dal centro di Damasco.

Sempre casualmente, poi, l’attacco è arrivato a stretto giro di posta rispetto all’intenzione resa nota la scorsa settimana da Donald Trump di ritirare le truppe USA dalla Siria, “qualcun altro di occuperà della situazione nel Paese”, ha detto il commander-in-chief. Classico gioco delle parti, visto che la stampa statunitense ha subito reso noto come il Pentagono fosse nettamente contrario alla scelta della Casa Bianca, prefigurando l’ennesimo scontro fra presidente e generali. Et voilà, ecco il casus belli in base al quale diverrà immorale abbandonare la Siria e il popolo siriano alle mattanze chimiche di Assad e dei russi suoi alleati. Eh già, perché nonostante il fuso orario e il fatto che fosse la notte fra sabato e domenica, solitamente dedicata a sbronze e mignotte, al Dipartimento di Stato hanno dimostrato di essere efficienti a livello svizzero: il comunicato di condanna dell’accaduto, ovviamente senza il minimo dubbio rispetto all’attribuzione dell’accaduto, è arrivato che le bombe erano ancora in volo e, guarda caso, la lunghezza dello stesso e l’attacco diretto anche verso la Russia, ritenuta complice operativa delle offensive chimiche di Assad, parla la lingua di un documento pronto da giorni che attendeva solo di essere pubblicato.


E chi ha parlato da subito di deliberato bombardamento con armi vietate da parte dell’aviazione di Damasco? Gli “Elmetti bianchi”, ovvero il Circo Barnum del jihadismo siriano, il Circle du Soleil dell’insurrezionalismo salafita e, soprattutto, il braccio operativo e da effetti speciali del Dipartimento di Stato, della CIA, del MI6 e del Mossad e di chiunque abbia interesse a giocare nell’ombra in Siria. A tempo di record, la Rete è stata invasa da fotografie e filmati di ospedali presi d’assalto da gente in preda a convulsioni e crisi respiratorie, ovviamente con una maggioranza di bambini meravigliosamente in favore di telecamera: ma, mi sovviene un dubbio, a fronte di un potenziale attacco chimico, non occorrerebbe prendere qualche precauzione nell’avvicinarsi e nel trattare le persone esposte? Com’è che sono tutti a mani nude e in braghette corte, quasi li avessero convocati d’urgenza sul set, mentre andavano a fare jogging o in spiaggia?

E dopo la scoperta dell’antidoto contro il gas nervino di cui sono depositari in quel tempio della medicina e della ricerca che è l’ospedale inglese di Salisbury, dove l’ex spia russa e la figlia sono tornati miracolosamente in forma smagliante – immagino grazie a flebo di fisiologica, Tachipirina e tanto amore delle infermiere -, ecco che dai video giunti dalla Siria scopriamo che contro le bombe al cloro basta sciacquarsi con l’acqua e inalare un po’ di Ventolin, come per una normale crisi d’asma da fieno! Non ci credete? Guardate qui, roba che l’accoppiata da Oscar formata da Steven Spielberg e Carlo Rambaldi viene immediatamente ridimensionata al rango del dilettantismo da fiera di paese.

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Ora, quando finirà questa farsa globale? E me lo chiedo mettendo da parte l’ironia, perché quando si arriva a questi livelli di pantomima – che accomunano il Deep State USA quanto l’accoppiata delirante formata da Theresa May e Boris Johnson – significa che è la disperazione a menare le danze, quindi si è pronti a tutto. Anche al proverbiale passo più lungo della gamba. D’altronde, i mercati stanno lanciando segnali inequivocabili di fine della festa, ancorché silenziati dalla narrativa ufficiale dei media riguardo la ripresa globale sostenuta e sincronizzata: i picchi continui del Libor, l’esplosione ad orologeria del caso Facebook e della crociata anti-Amazon di Trump per cercare di far sgonfiare la bolla FANG senza contagiare gli altri indici, la curva dei rendimenti USA sempre più piatta, la BCE che nell’ultima settimana di marzo raddoppia gli acquisti di bond corporate, portandoli al 22% del totale.

E ancora, la guerra commerciale con la Cina come extrema ratio per “stimolare” il famoso shock esterno che potrebbe giustificare un cambio di passo della FED e il ritorno al QE, i fronti di guerra sempre più dilatati, estremi e asimmetrici per mantenere aperta la porta d’emergenza del warfare, la Bank of Japan che tocca il record di acquisti di ETF e, contemporaneamente, inibisce letteralmente il trading di debito nipponico ad altri soggetti esterni. Serve altro per giustificare l’impazzimento cui stiamo assistendo da qualche settimana fra Londra e Washington? Cosa accadrà adesso? Donald Trump sparerà ancora qualche Tomahawk a cazzo come l’altra volta, un vero must nei casi di utilizzo di armi chimiche in Siria? Oppure andrà sul pesante, ovvero lascerà mano libera ai pazzi che albergano al Pentagono, incorrendo questa volta nella non più emendabile o rimandabile risposta militare russa? Quale punto di non ritorno si sta cercando di approcciare, in questi giorni di impazzimento generale?

E l’Italia, dove andrà? Chi la guiderà? Per ora, al volante c’è ancora l’esecutivo Gentiloni, il quale già minaccia di giocare sporco sul DEF, scaricando a parole il peso su chi siederà a Palazzo Chigi e giocando di sponda con Bruxelles, da dove hanno fatto sapere che ci sarà sì pazienza verso Roma ma non più flessibilità. Ma non mi preoccupano i conti, a dire il vero: che questo Paese sia fottuto non deve dirmelo un picco eterodotto di spread o le minacce di un burocrate finlandese. Mi fa paura che la gente abbia paura delle cose sbagliate, che la gente creda al ministro Minniti quando lancia la grande offensiva pasquale anti-terrorismo, stranamente in sincrono con l’attentato in Francia e la risorgenza ad orologeria del rischio terroristico in Europa: avete notizie degli arrestati? Zero, probabilmente sono già stati rilasciati i presunti fiancheggiatori di Anis Amri, l’attentatore del mercatino di Natale che, dopo aver preso in giro l’intelligence di mezza Europa, si fa ammazzare da un pivello in divisa durante un controllo di routine alla stazione di Sesto San Giovanni. Anche perché, se come nel caso in questione, l’accusa è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in questo Paese ti fanno aprire una coop per la gestione dei flussi Sprar, mica finisci al gabbio.

E che dire dell’ultimo allarme, il minorenne che avrebbe gestito chat e canali Telegram per indottrinamento e addestramento all’uso di armi ed esplosivi? Pare addirittura che volesse far esplodere una scuola di Trieste. Riformatorio? Galera? Confino? Espulsione? Waterboarding nelle segrete del Viminale? No, un corso di de-radicalizzazione seguito da un iman e domani tornerà a scuola! Lo disintossicano come i tossici o gli alcolisti, magari da Don Mazzi e poi in tv dalla D’Urso. O, vista la brutta aria distopica che tira, lo renderanno migliore attraverso una versione di casa PD della cura Ludovico di “Arancia meccanica”, pronto a servire ancora meglio lo Stato e le sue strategie della tensione ansiogene, più di quanto non abbia fatto finora con i suoi deliri da terrorista-Gatto Silvestro e le sue mosse, astute come quelle di Will Coyote nel non farsi beccare. Ve l’ho detto, siamo alla disperazione, al delirio, alla farsa nera. Quindi, è arrivato il momento di avere davvero paura. Di chi vuole salvarci dalla paura.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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