La mano sulla bocca di Saviano non servirà a farlo smettere di dire cagate. Ma qualcosa non torna…

Di Mauro Bottarelli , il - 48 commenti


Non so voi ma più passano le ore, più si incrociano messaggi minacciosi fra le parti e più mi sento dentro un film dei Monty Python. Ora, capisco che non ci sono più né le guerre di un tempo, né i presidenti USA di una volta ma – al netto di questo – in quale mondo di squilibrati, mentre si è sull’orlo di un conflitto nemmeno tanto proxy fra Stati Uniti e Russia, il Congresso USA non ha di meglio da fare che sentire Mark Zuckerberg ripetere il mea culpa recitato ieri al Senato? Il Paese sta per scatenare un’offensiva bellica che potrebbe portare conseguenze tutte da verificare e potenzialmente catastrofiche, si cammina a occhi bendati su un campo minato e i deputati statunitensi occupano il loro tempo sentendo Mr. Facebook dire che ci vorranno anni per garantire una privacy efficace ma che, contestualmente, troppa regolamentazione fa male alle aziende (al riguardo vi invito a dare un’occhiata ai grafici del mio articolo di stamattina)?

Sarà ma mi sembra assurdo, kafkiano. Tanto più che, volendo essere onesti, chi può veramente dirsi stupito dell’accaduto? Non so dove ho letto questa frase ma l’ho trovata fulminante, geniale nella sua efficacia per descrivere l’affaire Cambridge Analytica: “Lamentarsi per la privacy violata su Facebook è come partecipare a un’orgia e lamentarsi perché qualcuno ti ha toccato il culo”. Nulla da aggiungere. Anzi sì, qualcosa c’è. Giustamente tutti stanno concentrando i loro commenti riguardo lo scambio di minacce fra Washington e Mosca, nella fattispecie fra Donald Trump e la portavoce del ministero degli Esteri russo. Alla messa in guardia del Cremlino sull’opportunità di lanciare un attacco missilistico contro la Siria, poiché verranno eliminati non solo i missili ma anche le postazioni che li hanno lanciati (l’incrociatore Donald Cook in primis), il presidente USA ha risposto con un tweet apparentemente da malato di mente, preannunciando per Mosca l’arrivo di molti missili, “belli, nuovi e intelligenti”.


Più sobria la risposta russa: “Trump usi quei missili contro i terroristi e non contro un governo legittimo”. A mio avviso, però, è un altro il tweet della Casa Bianca a cui prestare attenzione: ovvero, quello in cui Trump accusa dei pessimi rapporti con Mosca il buon Robert Mueller, ovvero il procuratore del Russiagate. Lo stesso che ieri il presidente ha detto di poter licenziare, rientrando questa ipotesi nei suoi poteri. E cosa accadde un anno fa, quando il presidente USA arrivò ai ferri corti con James Comey, il capo dell’FBI effettivamente licenziato dall’inquilino di Pennsylvania Avenue sullo sfondo proprio dello scandalo per i presunti rapporti con Mosca? Sparò i famosi Tomahawk contro la base aerea siriana, anche in quel caso come rappresaglia per un attacco con armi chimiche: poca fantasia nella strategia di distrazione di massa dell’opinione pubblica? Chissà, certo la coincidenza non appare fortuita. E poi, quale logica malata di porta, nell’arco di pochi minuti, a twittare minacce missilistiche contro Mosca per il suo appoggio ad Assad e poi scaricare la colpa delle tensioni con i russi sull’operato del tuo grande accusatore, il quale vuole incastrarti proprio per i tuoi rapporti troppo “amichevoli” con il Cremlino?


Certo, si tratta di Donald Trump, quindi siamo nel campo dell’irrazionale ma qui la sposta in gioco è troppo alta e troppo seria per non esserci alle spalle una regia. E una strategia chiara, quantomeno ai protagonisti diretti. Davvero dobbiamo attendere lo showdown, ovvero missili USA a cui i russi risponderanno per le rime? Mosca ha reso noto che domani la sua polizia militare sarà a Douma, la città teatro del presunto attacco chimico, quasi a voler avvertire gli americani: se sparate proprio là, magari per cancellare qualsiasi prova di messinscena dell’attentato in vista dell’arrivo degli ispettori, sappiate che abbiamo lì nostri uomini. E se ne muore solo uno, sono dolori. Ma dolori veri, questa volta, visto che il doppiogioco USA con l’ISIS è già costato la vita, pochi mesi fa, a un generale pluridecorato. E Mosca solitamente non lascia conti in sospeso in campo militare. Colossale messinscena in atto? Donald Trump è meno stupido – e, soprattutto, solo nella sua azione politica – di quanto non lasci pensare? Una cosa è certa: la pazienza fin qui messa in capo da Vladimir Putin è sì ammirevole. Ma anche sospetta.

Vedremo, se sarà attacco, stando alle promesse/minacce di Trump, non ci sarà molto da attendere. E vedremo anche chi si accoderà agli USA: Francia e Gran Bretagna manterranno la parola? E i sauditi, rischieranno il frontale con l’Iran? Domande, tante domande a cui è difficilissimo – almeno per me – dare una risposta. In compenso, come italiani abbiamo due certezze. Primo, a nessuno frega un cazzo nemmeno di chiederci un parere formale: contiamo come il due di picche e non certo per mancanza di un governo, visto che quello in carica per il disbrigo degli affari correnti pare abbia già messo a disposizione un aereo da rifornimento per i sauditi e che poco fa dalla base di Sigonella (nome che evoca altri politici, altri tempi, altra dignità) sarebbero decollati velivoli USA “Poseidon”. Secondo, eccolo qua:

dopo gli arcobaleni, i gessetti colorati, le scarpe rosse anti-femminicidio, ecco la protesta divenuta virale di Roberto Saviano, direttamente da Instagram. Mano sulla bocca a simulare la tosse da intossicazione dei bambini siriani. Ora, raccogliete pure con calma i coglioni che vi sono cascati a terra e guardate quest’altra perla:

sono la stessa cosa, rispondono alla stessa logica devastante del potere con la maschera buona, lo stesso potere che bombarda, arma, scatena crisi finanziarie ma poi, sul social dei miei coglioni, lancia campagne patetiche cui si accoda immediatamente tutta la gente che piace, quella che conta nel mondo dell’effimero e del virtuale che diviene realtà: ad esempio, Fabio Volo, prontissimo nel rispondere all’appello di Saviano, pubblicando sul proprio profilo la foto con la mano che copre la bocca. Ora, se questo significasse che finalmente questa massa di improbabili maître-à-penser da sushi bar smetterà di sparare cazzate, ci sarebbe da festeggiare, imitando il proprietario della Roma e il suo bagno nella fontana dopo il passaggio del turno in Champions League ma temo – anzi, sono certo – che non ci sia da farsi troppe illusioni. Esattamente come Bank of America, la quale smetterà di trattare con chi produce fucili d’assalto con destinazione d’uso civile, salvo essere parte integrante di quel comparto bellico-industriale che mantiene in vita l’America stessa come sistema e Wall Street come casinò globale, Saviano e soci sono parte integrante del sistema che distribuisce i libri, fa girare e manda nelle sale i film, permette alle canzoni di essere trasmesse e scaricate, garantisce lauti cachet per ospitate in programmi da leccaculo come quello di Fabio Fazio ma nel tempo libero gioca a fare il guerrigliero luddista, l’iconoclasta senza macchia e senza paura in nome del bene, dei bambini uccisi, della lotta al boia Assad.

Come mai Saviano non si è sentito in dovere di postare fotografie dadaiste e situazioniste anche per denunciare le atrocità dell’Isis in Siria, la stessa Isis che Assad, russi e iraniani hanno preso a calci nel culo, combattendo sul terreno, perdendo uomini e mezzi e non facendosi i selfie con la mano sulla bocca? Come mai nessuna foto a simulazione dell’utilizzo di civili come scudi umani da parte dei cosiddetti “ribelli moderati”, quelli armati, finanziati e fiancheggiati dagli stessi Stati che oggi minacciano missili su Damasco? Come mai sempre denunce a senso unico, oltretutto in palese malafede, perché se anche i tg più “autorevoli” da almeno due giorni parlano di “presunto attacco chimico”, significa che c’è la certezza condivisa e generale che si sia trattato di una provocazione degli “Elmetti bianchi” per conto terzi. Ora, io capisco che Fabio Volo e gli altri accoliti che hanno seguito come cani di Pavlov l’ennesima pagliacciata del profeta dell’ovvio pensino che gli “Elmetti bianchi” siano un gruppo di carpentieri di mezza età della bassa bresciana ma resta il fatto che, attraverso media compiacenti, quel messaggio diventa oltre che virale, anche placidamente accettato come positivo e condivisibile da una platea altrettanto “vergine” a livello di informazione sul tema. Quindi, plasmabile come Pongo.

Se Fabio Volo che è buono e scrive libri sull’amore e Roberto Saviano che vive sotto scorta perché contro la camorra lo fanno, allora è buono e giusto. Oltre che tutto vero. E lo faccio anch’io. Assad? Un boia che gasa donne e bambini. Semplice. E letale come veleno di un mamba. Lo ripeto, la vera guerra è questa. Quella delle bugie seriali e ideologiche di chi combatte il male in nome del bene, di chi denuncia le fake news e ne è il primo spacciatore, di chi è sempre dalla parte giusta e mai da quella del torto, di chi ha mille certezze e mai un dubbio. Ma si sa, qui c’è altro a cui pensare. Poco fa Matteo Salvini ha telefonato a Luigi Di Maio in vista delle consultazioni che iniziano domani al Quirinale. A volte, viene da sperare che uno dei missili “belli, nuovi e intelligenti” minacciati da Donald Trump contro i russi si riveli invece molto stupido e disorientato, sbagliando di qualche centinaio di chilometri il bersaglio. E ponendo fine a questa agonia.

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