Macho Man, il Femminiello e la Puttana Ritrosa

Di Marco Tizzi , il - 58 commenti

Il giorno dopo il Super Bowl mi trovo sempre nello stato d’animo di un bambino a cui hanno sequestrato il giocattolo preferito. Se i Pats hanno perso, poi, la sensazione è moltiplicata mille, perché la goduria di veder perdere Le Merde non è facilmente pareggiabile. Cazzo faccio adesso? È vero che quest’anno la post season è la più interessante degli ultimi anni, forse di sempre, tra psicofollie per qualsiasi essere umano si possa fregiare del ruolo di quarterback (dimenticandosi che a football i titolari sono almeno 24), polemiche mai sopite verso chi ha avuto il coraggio di contestare l’inno americano e il tentativo di ritorno del nostro alcolizzato, puttaniere e tossicomane idolo Johnny Football. Ma, diciamocelo, senza giocare il football non è football. È masturbazione.
In attesa delle meritate ferie la mia anima nerd vagheggia quindi alla ricerca di interessi per il poco tempo libero rimasto e in una stagione inspiegabilmente poverissima nel mondo videoludico, con pochi romanzi interessanti e giusto qualche serie Netflix e Amazon degna di nota, sono oggettivamente ad uno stallo.
Per fortuna giunge in mio soccorso uno degli spettacoli più divertenti esistenti al mondo: la politica.

Si inizia con la meravigliosa sceneggiata delle elezioni tedesche. Vedete, in Germania quando c’era Lui, quello coi baffetti piccoli e strani, le elezioni erano una formalità perché tanto si presentava solo Lui, vinceva Lui e quindi comandava Lui. Adesso invece c’è la democrazia, è arrivata Lei, quella che sembra un Gabibbo travestito da Arbre Magique, e le elezioni sono diventate una cosa seria: ci sono tanti partiti, si fanno le elezioni, puoi votare chi vuoi. Ma chiunque votino i tedeschi, qualsiasi sia il risultato, comanda Lei. L’importante è capire dei propri errori, no? Non è uno spasso?
Sì, è divertente, ma mai come la politica dell’espressione geografica denominata Italia, militarmente occupata dall’organizzazione denominata Stato Italiano, felicemente facente parte dell’Unione Repubbliche Socialiste Europee (evviva!). Qui da noi sì che ci si diverte davvero! Abbiamo messo da parte i tre cazzari, perché alla fine anche i personaggi più divertenti dopo un po’ annoiano e abbiamo portato sul palco nuovi personaggi. Voi, o miei concittadini, o miei fieri compagni di disgrazia della sudditanza allo Stato Italiano vi siete messi ordinatamente in fila e avete espresso il vostro fondamentale voto. Bravi!
Io no, ho scoperto di avere una rara allergia alla cartella elettorale, proprio non ce la faccio. Mi prude il culo al solo pensiero, non dormo bene, faccio la cacca molle. Alla fine non sono riuscito nemmeno ad esprimermi per il referendum. È più forte di me. Potrei farvi notare che a votare si perdono almeno un paio d’ore e che a votare ci siete andati in più di 33 milioni, che significa che se invece che votare aveste lavorato a 10 €/h lorde avreste creato un reddito lordo di oltre 650 milioni, ma non voglio fare propaganda astensionista e in fondo vi sono grato, perché senza di voi, senza tutti voi, lo spettacolo non sarebbe lo stesso. In fondo gli artefici siete voi, alle elezioni come a San Remo, ma almeno mi risparmiate orribili canzonette e mi regalate tutto quello che avviene dopo. Perché il bello viene dopo! Ah, che spasso.

Ammetto che a questo giro non ero riuscito ad azzeccare un pronostico, mi avete davvero sorpreso. Pensavo vi sareste dati un po’ al fascismo, così, giusto per scompigliare le carte, e che comunque sareste rimasti sentimentalmente legati ai Tre Cazzari. Invece no, mi avete sorpreso e avete tirato fuori tre fantastici nuovi personaggi: Macho Man, il Femminiello e la Puttana Ritrosa.

Macho Man

Matteo “Macho Man” Salvini è duro e puro. Icona gay per la propria sfacciata eterosessualità, come il protagonista della canzone dei Village People, il Nostro (ehm… facciamo Vostro, va) fu fondatore dei Comunisti Padani e si caratterizza per non aver mai lavorato in vita sua, ma essersi sempre fieramente dedicato allo spettacolo della Politica. Un po’ Che Guevara, un po’ Renato Pozzetto, prende il potere del partito più antico tra quelli in parlamento quando questo è nella merda vera dopo aver scoperto che anche i duri rubano, sostituisce il “pericolo terroni” con il “pericolo negri”, critica costantemente l’Unione Repubbliche Socialiste Europee che lo stipendia da anni – ma si guarda bene dal pensare di levarsela dai coglioni – e riesce nel miracolo non solo di far risorgere la Lega (ex Nord), ma addirittura di mettere da parte il Principe dei Cazzari, Berlusconi Silvio, per gli amici Lo Zio Porco, e diventare il regnante assoluto del cosiddetto “centro destra” (se vi confonde l’accoppiata “comunisti padani”-“centro destra” non avete ancora capito che “destra” e “sinistra” sono solo due farlocche categorie del socialismo statalista). Applausi. Vincitore. Promette tagli di tasse, chiuppilupettutti, basta negri, vaffanculo al Gabibbo travestito da Arbre Magique e vuol fare un Governo Rivoluzionario con la sua compagine di maggioranza appoggiata dall’altro fantastico vincitore delle elezioni: Giggino “Femminiello” Di Maio.

Il Femminiello

Giggino Di Maio è infatti il Femminiello. No, non per i suoi presunti chiacchierati gusti sessuali, di cui mi interessa meno di zero, ma perché come i femminielli strilla e blatera a destra e a manca e come i femminielli è una parte integrante della tradizione napoletana. Forte dei quasi 11 milioni di voti del movimento che inspiegabilmente guida, gran parte dei quali raccattati in terra borbonica, il giorno dopo le elezioni inizia a starnazzare che ha vinto lui, che “rappresenta il popolo italiano” e che comanda lui, dimenticandosi che lo Stato Italiano di sudditi ne ha 60 milioni e che una ventina di milioni hanno votato per gli altri. Fa niente, il Femminiello è il Femminiello, può essere arrogante quanto vuole perché dalla sua ha un curriculum da fare invidia, con tutti quei Borghetti venduti al San Paolo, perché porta tradizionalmente fortuna, le mamme gli fanno tenere in braccio i neonati ed è il protagonista assoluto della tombola, quindi a lui i numeri non interessano. Ovviamente cerca subito le attenzioni di Macho Man, ma dato che è Femminiello gli sputa in faccia tutta la gelosia e gli ordina di abbandonare Lo Zio Porco per correre tra le sue braccia. Macho Man, cortesemente, accetta la sua corte, ammicca, ma gli dice chiaramente che Lo Zio Porco non si può mollare (anche perché intorno ha ancora un sacco di figa). E allora il Femminiello fa il Femminiello: stridula, blatera, si offende e si rivolge a quelli che… sono tutti ladri, schifosi, disonesti, hanno mandato in disgrazia l’Italia, sono delle merde, ma vabbeh, fa niente, venite pure tra le braccia del Femminiello, perché il Femminiello è bbuono, ma non portate Renzi, anzi portate anche Renzi, che dobbiamo sotterrare l’ascia di guerra, che Macho Man non vuole mollare lo Zio Porco e allora vafanculo omm’emmerda, l’Italia ha bisogno di noi, che dobbiamo fare il reddito di cittadinanza, perché se ce l’ha fatta il Femminiello a campare senza lavorare ce la possono fare tutti. Ce la devono fare tutti! Lavorare non serve, lo diceva già anche Marx, e anche se Marx il Femminiello non l’ha mai letto, ne ha sentito parlare e sa che era uno importante. E fu così che nacque la Puttana Ritrosa.

La Puttana Ritrosa

Va bene, lo ammetto, questa l’ho rubata a Sallusti. L’ex signor Santanché ha infatti partorito questa geniale metafora: il PD è come una puttana nel bordello che non vuole darla a nessuno. Più insiste che non vuole darla e più raccoglie l’interesse dei clienti. Meno si da e più si alza il suo prezzo.
Il PD ha perso le elezioni. No, non le ha perse, le ha straperse. Una mazzata. Ma questo è uno spettacolo e negli spettacoli servono i colpi di scena, quindi il Femminiello geloso è corso starnazzando dalla Puttana Ritrosa, così impara Macho Man a voler stare con lo Zio Porco, con lui e le sue sciacquette. E la Puttana Ritrosa, furba come un gatto, ha capito e ha cominciato ad ammiccare “oh, no, io no, ma cosa dici mai? Mi hai insultata fino a ieri! Non sono una di quelle, non puoi mica dire un giorno che quello che c’è tra le mie gambe puzza e il giorno dopo chiedermi di stringermi a braccetto! Non sia mai, Femminiello mio, non sia mai!”

È uno spettacolo meraviglioso: la commedia Marxista dello Statalismo applicato. Democracy Show. Come andrà a finire? Macho Man rinuncerà allo Zio Porco e al suo Harem per cedere alla corte gelosa del Femminiello? Oppure alla fine la Puttana deciderà il suo prezzo e si concederà?
Sui vostri schermi, ma non tanto presto. “Loro” non hanno fretta, ‘sta volta ha ragione Blondet. A quelli che comandano davvero va benissimo che ci godiamo lo spettacolo, mentre loro, da dietro, ci allargano cortesemente le natiche e si apprestano ad infilarci, uno dopo l’altro, qualche altro cactus. Godetevelo bene questo spettacolo, perché quando sarà finito ci sarà poco da ridere.

A meno che il Maestro Vittorio Sgarbi non decida di fare qualche gesto politicamente importante, tipo cagare tra gli scranni o farsi fare un pompino durante una votazione, così che magari anche gli ultimi di voi rimasti davvero convinti la smettano di venerare queste squallide Istituzioni, lo Stato Italiano, L’Unione delle Repubbliche Socialiste Europee e comincino ad occuparsi seriamente di se stessi e degli esseri umani che sono loro più cari. L’inizio promette bene.
Grazie, Maestro, ad illuminare il palcoscenico sei rimasto solo tu.

 

 

“The politicians have been selling hope for thousands of years, the priests have been selling hope. And it is strange that after such a long time, they are still doing business. Man seems to be fast asleep, without looking at the whole strategy. The priests and the politicians have to disappear from the earth. Only then the new man – rich, comfortable, skilful, creative – can come into being.“ (Osho)

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