GDPR: Privacy un Par de Cazzi

Di Marco Tizzi , il - 97 commenti

PrivacyMentre in mancanza di rappresentanti alla Coppa del Mondo di calcio ci accigliamo nelle questioni politiche dell’organizzazione militare denominata Repubblica Italiana, la sua sovraorganizzazione (per fortuna ancora non militare), l’Unione delle Repubbliche Socialiste Europee continua nella sua meticolosa, perenne, puntuale e sistematica distruzione del sistema economico degli Stati che hanno fatto la disgraziata scelta di entrare a farne parte.

In attesa di capire nel dettaglio come verrà applicata dallo Stato Italiano la normativa contraria alle plastiche monouso – settore in cui l’Italia è da sempre leader – e in particolare di capire che cazzo si inventeranno per far collimare il divieto di uso del vetro negli eventi pubblici con il divieto dell’uso della plastica (preparatevi a bere la birra direttamente dalla spina), ci occupiamo oggi della psicofollia da qualche giorno entrata in vigore in URSE: la General Data Protection Regulation, aka GDPR.

Partiamo dai motivi che hanno spinto l’Imperatrice-Gabibbo-Arbre Magique e i suoi geniali servetti di Bruxelles a mettere in atto questa ennesima follia.
Si da il caso che il Continente Europeo, nella sua lunghissima Storia, si sia sempre fatto ricordare come terra di grandi invenzioni e grandi inventori: Tesla, Leonardo, Olivetti, Galileo, Diesel, Nobel, Meucci, Einstein, Volta, Pasteur, Guttemberg, Marconi, Newton e mi fermo perché si potrebbe andare avanti ore. Con l’avvento dell’URSE questa nobilissima tradizione si è improvvisamente interrotta, proseguendo in fondo solo col grafene, inventato da un russo nel Regno Unito, Stato che infatti ha pensato di bene di levarsi dalle palle dall’URSE stessa al più presto.
Con l’ostinazione che le è caratteristica non esclusiva, ma anzi condivisa con qualsiasi sistema di socialismo reale, l’Unione Repubbliche Socialiste Europee si è rifiutata di entrare nel nuovo paradigma economico e tecnologico, rimanendo legata in particolare ad agricoltura ed industria del secondo millennio, settori in costante declino, destinati all’irrilevanza economica. USA ed estremo oriente hanno calorosamente ringraziato e si sono divisi il Nuovo Mercato Dominante: gli uni con il software, gli altri con l’hardware.

Angela Merkel Arbre Magique

Ora.
Questo è un problema. Un grosso problema, soprattutto lato software. Lo è perché lasciare l’intero mercato software in mano ad aziende di un solo paese è oggettivamente pericoloso. Infatti la capitalizzazione di Google, Apple, Microsoft, Facebook e Amazon sta raggiungendo livelli monster e la loro capacità finanziaria fa sì che si possano comprare interi settori economici in contanti, che non è esattamente la stessa cosa che indebitarsi fino al collo.
Quindi il raziocinio cosa direbbe? C’è un mercato con una domanda enorme, c’è un’offerta estremamente limitata, cosa succederebbe se fossimo in un mercato libero? Dai che ce la fate… nascerebbe la con… con… contraccezione. Ecco che Orecchia non era attento e ha sparato la cazzata (questa era per pochi intenditori). Se fossimo in un bel mercato libero nascerebbe la concorrenza, come è sempre successo quando ci si è trovati di fronte ad una fortissima domanda (in espansione) a fronte di un’offerta limitata da parte di pochi player.
Taluni sostengono che però per produrre software occorrono capacità individuali (skill) che si trovano soprattutto in USA o che comunque sono carenti nel continente Europeo. Questa bislacca teoria antropologica – come quasi tutte le teorie antropologiche – viene immediatamente smentita dal fatto che senza Massimo Marchiori (italiano) non sarebbe mai potuta nascere Google, che senza Linus Torvalds (finlandese) non sarebbe mai potuto nascere il sistema operativo su cui Android è basato, senza Berner-Lee (inglese) non sarebbe mai nato il World Wide Web e che il cuore dei software Microsoft per aziende arrivano dall’acquisizione di una software house danese. E’ anche smentita dal fatto che prima del pieno avvento dell’URSE esistevano aziende leader in questa nuova economia (Nokia, Ericssonn e prima Olivetti, giusto per citarne alcune).
No, non sono le skill il problema. Il problema è che tra la falce e il martello non esiste la tastiera. E’ una scelta, non è un caso. Hanno deciso di non entrare a far parte di questo settore economico e anzi si son levati dai coglioni in fretta. Basta vedere le sovvenzioni del bilancio europeo per capirlo.
Il resto del mondo ha ringraziato con un inchino.

Si da il caso però che qualche anno fa la signora Imperatrice-Gabibbo-Arbre Magique, quando ancora flirtava col premier francese – no, non quello attuale accasato con una pedofila, ma quello di prima, il maniaco sessuale che però andava bene perché radical chic, mentre Berlusconi è un porco – si rese conto che questo settore (ovvove ovvove) non era proprio secondario. E che incidentalmente avrebbe messo a rischio il concetto stesso di Propaganda, tanto faticosamente conquistato dalla tradizione governativa teutonica da Goebbels in poi, perché si dava il caso che l’informazione via internet non si riusciva a controllare, come queste pagine dimostrano nel loro piccolo quotidianamente.
Era il 2014 e nacque così l’idea biricchina biriccò della Internet Europea dei Governi.

Ora.
Taluni di voi ritengono i politici al potere essere dei cattivi che sono lì perché sono più intelligenti degli altri. Non è così. I politici fondano il loro potere su un preciso set di skill: sociopatia, assenza di rimorso, sadismo. L’intelligenza in politica è un ostacolo, perché è difficile non avere rimorsi quando si fa una cazzata se si è intelligenti. L’Imperatrice-Gabibbo-Arbre Magique non fa eccezione, unisce solo a queste skill un orripilante gusto per l’abbigliamento, ma resta un’idiota. Una totale idiota.
Fu così che i consiglieri dell’Imperatrice le fecero capire con appropriati giri di parole che la sua idea della “Internet dell’URSE” era, per dirla col ragionier Ugo Fantozzi, una cagata pazzesca. Sia da un punto di vista strettamente politico, perché ogni volta che un Governo si mette a far concorrenza agli imprenditori privati perde miseramente, sia da un punto di vista tecnico, perché non è che puoi vietare il protocollo TCP/IP per legge.
Ma come vi dicevo una delle caratteristiche dei politici è la sociopatia, quindi non è che quando sparano una puttanata chiedono scusa e vanno oltre, no no no, quando sparano una puttanata insistono nella sua applicazione fino alla morte. Quindi la nostra signora, arrotolata nel suo completino color “Ibiza Cocktail”, si mise a rimuginare per trovare un modo per distruggere questo settore economico che metteva a rischio il suo potere. Rimugina rimugina se ne venne fuori con un’idea geniale: dobbiamo salvaguardare la privacy! Scusa che ai tempi tornava anche comoda perché la Signora aveva scoperto che il suo carissimo amico Obama la spiava costantemente, origliando anche i rumori che essa emetteva durante le proprie eiezioni.

Ora.
Si da il caso che chi scrive sia un “early adopter” di internet e che abbia fatto anche parte nel suo piccolo piccolo piccolo alla Grande Bolla delle Dotcom. Ma non ha mai avuto un account Facebook, Twitter o Instagram.
Perché? Perché ritengo che quelle piattaforme siano troppo invasive. Non ho nessuna intenzione di condividere tutti i cazzi miei con quelle aziende e con i loro utenti. Ho 43 anni, uso internet da 25 anni e sono nonostante questa libera scelta ancora vivo. Non ho accettato un libero contratto con termini chiarissimi in cui si dice che tutte le informazioni che avessi inserito in quelle piattaforme sarebbero state usate per fornirmi pubblicità, in cambio dell’uso gratuito delle piattaforme stesse. Perché in quel contratto – e questo lo dovete capire – c’è scritto che quelle informazioni, una volta condivise, non sono più MIE, ma sono dell’azienda che gestisce la piattaforma. Ovviamente, perché quella piattaforma costa, ma io non la pago.

E torniamo quindi alla nostra eroina grandi forme dai colori sgargianti: per contrastare un gruppo di aziende americane, ponendo barriere all’ingresso al mercato europeo (poi lamentatevi dei dazi di Trump, mi raccomando), l’Imperatrice si inventò il solito meraviglioso mostro giuridico che prende il nome di General Data Protection Regulation, aka GDPR.
Quando uno arriva a 43 anni pensa non di averle viste proprio tutte, ma almeno parecchie e onestamente ero molto dubbioso sulla possibilità che si potesse fare peggio di ciò che era stato fatto finora in termini di legislazione contraria all’impresa (e alla logica razionale). Ovviamente mi sbagliavo, al peggio non c’è limite.
Questo mostro giuridico ha infatti alcune caratteristiche peculiari:

1- riguarda anche aziende che non hanno sede nel territorio che ha emesso il regolamento, cioè riguarda i dati dei cittadini europei anche per aziende che in Europa non ci sono e non ci sono mai state. Quindi se un cittadino europeo entra su un sito cambogiano, i suoi dati devono essere trattati secondo la normativa europea. Soppesate un secondo questa cosa: esistono persone che hanno scritto un regolamento che riguarda aziende situate fisicamente in luoghi su cui quelle persone non hanno alcun potere e giurisdizione. Come cazzo fanno a controllare? Come cazzo fanno le aziende straniere a sapere che quella persona è un cittadino europeo? Cosa impedisce al resto del mondo di fare lo stesso? Vi rendete conto di cosa succederebbe se questo principio venisse applicato anche ad altri settori? Cioé: un turista americano viene in Italia, tu gli vendi una birra e quella birra deve essere sottoposta alla regolamentazione americana.

2- prevede una serie di complicate procedure di protezione e manipolazione dei dati che devono essere dimostrate e certificate. Si applica a tutti i soggetti economici di qualsiasi dimensione, mettendo quindi sullo stesso piano il panettiere che vi manda i messagini via sms e Facebook, con costi che sono quindi insormontabili per il primo e irrilevanti per il secondo. Non riguarda, però, ma tu guarda che strano, i Governi, che manipolano tutti i giorni una quantità di dati personali che Facebook e Google in confronto sono meno delle pagine gialle, ma che invece possono continuare a fare quel cazzo che vogliono e non devono nemmeno chiedere il permesso.
Quindi: per colpire Facebook si va a colpire il panettiere, ma quando si tratta di parlare di Governi ci si dimentica che il problema originale era che il governo USA ci (la) stava spiando. Geniale, no? E meno male che questa è cresciuta nella DDR, si riguardi quel capolavoro che è “Le vite degli altri” e pensi un attimo a chi era a violare la privacy di quelle persone.

3- follia delle follie (l’ho riletta 5 volte prima di crederci davvero) le multe sono in percentuale rispetto al FATTURATO TOTALE MONDIALE dell’azienda. Immaginatevi: siete dei produttori di vino con un margine netto del 10%. Fatturate nel mondo 10 milioni l’anno e vendete, chessò, in Vietnam, 10 000 euro di vino l’anno. Il Vietnam mette una legge che se viene violata vi costa una multa pari al 4% del vostro fatturato totale mondiale, quindi vi prendete una multa di 400 000 euro, pari a 400 volte il vostro utile in Vietnam!!!!

4- Le aziende devono notificare eventuali violazioni dei propri database (breach) entro 72 ore. La notifica dei breach entro 72 ore è la classica scusa per trovare pistole fumanti: chiunque abbia lavorato minimamente in questo settore sa che per CAPIRE che c’è stato un breach servono altro che 72 ore e bisogna correre a proteggersi perché non è che il breach si chiuda da solo. Così i servizi segreti hanno un potere infinito: penetri i sistemi di un’azienda, la denunci e la fai chiudere. E’ pazzesco punire chi il breach lo subisce invece che chi il breach lo effettua, è come mettere in galera chi si difende da una rapina invece che chi la rapina la effettua. Ah, già, nella meravigliosa URSE succede anche questo.

5) L’obbligo di diritto all’oblio rende illegali le tecnologie basate su blockchain. Evviva.

Ora.
Mettetevi un attimo nei panni del signor Trump. Se siete uomini eterosessuali potete passare sopra alla disgrazia della pettinatura da idiota per il fatto che siete sposati con la Mona Imperiale. Mettetevi un attimo nei suoi panni o in quelli di Vladimir Putin, che da questo regolamento è forse anche più punito perché ovviamente c’è il grande e annosissimo problema degli hacker russi: cosa fareste? Non vi girerebbero i coglioni? Non vi verrebbe voglia di prendere questa demente cicciona multicolor e fare pagare a lei e a tutti i suoi sudditi tutti i peccati del mondo?
Ecco, pensateci se nei prossimi mesi doveste vedere i due soggetti un pochino nervosi. E ricordatevi che (per fortuna) in territorio tedesco ci sono più militari americani che tedeschi. E qualche testata atomica sparsa qua e là.

Ringraziando il Cielo c’è Leonardo Facco, che ha già stabilito quale sarà il suo (e il mio) modo di “ubbidire” al GDPR.

In alto i cuori, vaffanculo Europa Unita. E ribellarsi, cazzo!

 

“If you wish to know how libertarians regard the State and any of its acts, simply think of the State as a criminal band, and all of the libertarian attitudes will logically fall into place.”

(Murray Rothbard)

P.S.
Vi faccio notare che il GDPR aumenta (parecchio) il mio lavoro. Quindi per me è un guadagno netto, in termini egoistici.

P.P.S.
Prima che si scatenino i neoluddisti della falce e martello: tutto il settore dei macchinari strumentali vale in Italia (secondo produttore europeo) 24 miliardi e occupa 70 000 persone. Solo Facebook fattura 40 miliardi, ha un utile di 20 con 25 000 dipendenti. Sveglia!

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