Il Deep State e la Grande Bugia: la deposizione di Douma


di David Stockman

La narrativa alternativa sul presunto attacco chimico di Assad sta guadagnando terreno man mano che le prove si fanno sempre più evidenti. Sembra sempre più probabile che alcune persone siano rimaste soffocate, o siano state sopraffatte dall’inalazione di fumo e dall’ipossia (privazione di ossigeno), quando edifici, tunnel e bunker sotterranei sono crollati in nuvole di polvere durante la battaglia a Douma il 14 aprile scorso.

Poi ciò che restava dell’esercito jihadista dell’Islam (Jaysh al-Islam) ha ammucchiato i corpi in uno scantinato, ha spalmato crema da barba sulle labbra dei cadaveri e ha registrato la scena. Successivamente sono entrati in un vicino ospedale (che stava curando le vittime dell’ipossia) con le loro videocamere in mano, gridando “Attacco chimico!” mentre si sciacquavano a vicenda, innescando così il pandemonio visto sui social media da tutto il mondo.

Non siamo ancora andati ​​a Douma per dare un’occhiata a questa narrativa alternativa, ma un giovane reporter di nome Pearson Sharp ha fatto l’intrepido: insieme alla sua troupe televisiva ha visitato il sito dell’attacco, l’ospedale e la vicina discarica di armi dei ribelli, intervistando dozzine di persone nelle immediate vicinanze.

Secondo Sharp, nessuno di loro ha assistito al presunto attacco chimico, o creduto che fosse davvero accaduto, e diversi membri dell’ospedale di Douma hanno confermato la falsità delle immagini in cui le persone si sciacquavano a vicenda. Infatti il chirurgo capo ha insistito sul fatto che nessuno era morto in ospedale a causa di agenti chimici.

E ha anche visto e filmato una stanza dopo l’altra con razzi, mortai e altre attrezzature militari e ha filmato i detriti e i resti fatiscenti degli edifici in città.

Nessun dubbio a riguardo: Douma è vittima di una feroce guerra civile combattuta da ambo le parti. È il tipo di posto in cui le persone vengono terrorizzate, bombardate, fucilate, soffocate, trucidate e macellate.

Questo tipo di guerra è uno spettacolo raccapricciante di suo, agenti chimici o no. E sicuramente non c’è modo di determinare con precisione chi ha fatto cosa da un punto panoramico a 6,000 miglia di distanza nei pressi di Washington.

Questo è in particolare il caso di Douma, perché sembra che gran parte della sua popolazione travagliata sia stata letteralmente spinta sottoterra in gallerie, scantinati e dietro fondazioni improvvisate per ripararsi dai combattimenti e dai bombardamenti.

Lì era prigioniera dei brutali jihadisti di Jaysh al-Islam, ed è in questo scenario sotterraneo che sono state girate le immagini della stanza piena di corpi e le frenetiche scene ospedaliere trasmesse sui social media. Cioè, l’intero evento era completamente invisibile agli occhi di Washington nel cielo.

Però se la si pensa diversamente dai megafoni propagandastici mainstream, allora si è uno sciroccato che crede in qualsiasi teoria cospirazionista. E questa tesi vale anche se camminate nei tunnel pieni di detriti di Douma, coem ha fatto il giovane Pearson Sharp.

Poche ore dopo la sua relazione, i media generalisti lo stavano già attaccando come il lavoro di un becero complottista.

Ma ecco il punto: Pearson Sharp è uno dei giornalisti dell’emittente via cavo OAN (One America News Network).

Questo fatto è rimarchevole soprattutto perché OAN è la rete più vicina a Trump dopo la Fox. È stata lanciata pochi anni fa da un imprenditore di destra di San Diego e ora vanta 30 milioni di abbonati rispetto ai 90 milioni della Fox.

Quindi è Fox News Jr. in termini di visibilità, ma quando si tratta di potenziare tutte le cose di Trump, non ha eguali. Quindi potete immaginare la sorpresa sul volto di Trump quando ha visto il seguente video.

OAN Investigation Finds No Evidence of Chemical Weapon Attack in Syria

Poi di nuovo, siamo rimasti più che sorpresi quando le nuove sanzioni spinte dall’ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite, Nikkei Haley, sono state improvvisamente cancellate.

E poi è arrivato lo stesso Trump a parlare di “strategia d’uscita dalla Siria”. Davvero?

Ha per caso ricevuto un tweet privato da Bashar al-Assad in cui prometteva che non l’avrebbe fatto mai più? Dopo tutto, ecco quello che Trump ha proclamato durante il suo discorso alla nazione venerdì 13 aprile:

Siamo pronti a sostenere questa risposta fino a quando il regime siriano non interromperà l’uso di agenti chimici proibiti …. (ma) non vediamo l’ora di riportare a casa i nostri guerrieri, i nostri grandi guerrieri.

Ma, naturalmente, la parte importante di tutto questo discorso è stata il lancio di 105 missili su una nazione che non ha mai minacciato o danneggiato l’America. Entro pochi giorni sarà chiaro che i ventriloqui del Deep State hanno messo parole in bocca a Trump che erano sicuramente non verificate, ovviamente avventate e probabilmente false.

Evidentemente un marziano con un punto di vista imparziale potrebbe avere un’interpretazione del tutto diversa di quale nazione si sia avventurata lungo il “sentiero oscuro” e quale sia una “forza per la stabilità e la pace”. E ciò sarebbe particolarmente evidente con pochi altri esempi, come la nuova missiva del corrispondente di guerra Robert Fisk per l’Independent (UK).

A differenza del giovane Pearson Sharp, Fisk è stato corrispondente di guerra in Medio Oriente per quattro decenni e ha vinto innumerevoli premi per i suoi reportage dal fronte. Ma la sua fama se l’è guadagnata quando è diventato uno dei pochi reporter della storia a condurre interviste faccia a faccia con Osama bin Laden in tre diverse occasioni durante gli anni ’90.

L’articolo di Fisk parla da solo e merita di essere citato a lungo, perché non solo mette alla berlina la narrativa di Washington sul presunto attacco chimico di Assad, ma fornisce anche un vivido contesto: qualunque cosa sia accaduta, è scoppiata nella nebbia di guerra e non poteva essere valutata immediatamente, oggettivamente, o correttamente, da burocrati a 6,000 miglia di distanza.

Detto in modo diverso, l’articolo di Fisk è un caso di studio in tempo reale su come il Partito della Guerra di Washington, Londra ed Israele siano diventati così arroganti, presuntuosi e corrotti dal potere militare da ricorrere alla Grande Bugia con tanta leggerezza.

Come ci spiega Fisk, Washington pensa che Assad sia un mostro e che Russia ed Iran siano suoi complici, ed è bastata solo una gigantesca nube di polvere per innescare una nuova esplosione di aggressione contro lo stato siriano:

Questa è la storia di una città chiamata Douma, un luogo devastato e puzzolente di blocchi di appartamenti distrutti – e di una clinica sotterranea le cui immagini di sofferenza hanno permesso a tre delle nazioni più potenti del mondo occidentale di bombardare la Siria la scorsa settimana. C’è anche un dottore amichevole in un cappotto verde che, quando lo rintraccio nella stessa clinica, mi dice allegramente che la ripresa del “a gas” che ha fatto orrore al mondo – nonostante tutti i dubbiosi – è perfettamente genuina.

Le storie di guerra, tuttavia, hanno l’abitudine di diventare più oscure. Per lo stesso dottore siriano di 58 anni c’è qualcosa di profondamente scomodo: i pazienti, dice, sono stati sopraffatti non dal gas ma dalla fame di ossigeno nei tunnel pieni di spazzatura e negli scantinati in cui vivevano, in una notte di vento e bombardamenti pesanti che hanno scatenato una tempesta di polvere.

La relazione di Fisk fornisce anche una ricca narrativa contestuale che non è nemmeno stata accennata dai fanatici della guerra e dagli ex-generali che hanno dominato la copertura televisiva sui tre canali via cavo. I terroristi islamici che si erano rintanati a Douma, come accaduto in precedenza ad Est di Aleppo, avevano trasformato questi quartieri in un inferno vivente ed erano governati dal terrore e dagli squadroni della morte:

Ci sono molte persone con cui ho parlato tra le rovine della città che hanno detto di non aver mai creduto a storie di gas, che di solito venivano messe in atto dai gruppi armati islamici. Questi jihadisti, in particolare, sono sopravvissuti sotto una tormenta di fuoco di bombe vivendo nelle case di altre persone e in vasti e ampi tunnel con strade sotterranee scavate nella roccia viva con asce dai prigionieri su tre livelli sotto la città. Ho attraversato tre di loro ieri, vasti corridoi di roccia viva che contenevano ancora russi – sì, russi – razzi e auto bruciate.

Quindi la storia di Douma non è solo una storia di gas – o niente gas, a seconda dei casi. Si tratta di migliaia di persone che non hanno optato per l’evacuazione da Douma sugli autobus che sono partiti la scorsa settimana, insieme agli uomini armati con cui hanno dovuto vivere come trogloditi per mesi per sopravvivere. Ho attraversato questa città abbastanza liberamente ieri senza soldato, poliziotto o agente di sicurezza a seguire i miei passi, solo due amici siriani, una macchina fotografica e un taccuino. Qualche volta dovevo arrampicarmi su bastioni alti due metri e mezzo, su e giù per i quasi muri da terra. Felici di vedere stranieri tra loro, ancora più felici che l’assedio sia finalmente finito, sono per lo più sorridenti; quelli di cui puoi vedere le facce, naturalmente, perché un numero sorprendente di donne di Douma indossa un hijab nero.

Nel corso del suo girovagare per le macerie di Douma, Fisk ha incontrato il dott. Rahaibani, il quale gestisce la clinica resa celebre in tutto il web dalle immagini sui social media.

Forse sarebbe stato meglio se qualcuno tra le legioni di agenti del Deep State che consigliano Trump, gli avesse detto di fare una telefonata a Rahaibani. Siamo abbastanza certi che avrebbe accettato la chiamata, e forse con la sua testimonianza avrebbe potuto rallentare la fuga precipitosa verso la guerra:

È stata una breve passeggiata per il Dr Rahaibani. Dalla porta della sua clinica sotterranea – “Punto 200”, si chiama, nella strana geologia di questa città parzialmente sotterranea – c’è un corridoio che porta in discesa dove mi mostra il suo umile ospedale e i pochi letti dove piangeva una ragazzina mentre gli infermieri le curavano un taglio sopra l’occhio.

“Ero con la mia famiglia nel seminterrato della mia casa a trecento metri da qui quella notte, ma tutti i dottori sanno cosa è successo. C’erano un sacco di bombardamenti [da parte delle forze governative] e gli aerei erano sempre sopra Douma durante la notte – ma quella notte, c’era vento e nuvole di polvere enormi cominciarono a venire negli scantinati e nelle cantine dove vivevano le persone. La gente ha cominciato ad arrivare qui soffrendo di ipossia, perdita di ossigeno. Poi qualcuno alla porta, un “Casco bianco”, ha gridato “Gas!”, Ed è cominciato il panico. La gente ha iniziato a gettare acqua l’una sull’altra. Sì, il video è stato girato qui, è autentico, ma quello che vedi sono persone che soffrono di ipossia – non intossicazione da gas.”

Eccolo qua, un caso di identificazione sbagliata nella nebbia di guerra: era una nube di polvere, non un attacco chimico.

E quella non è stata l’unica sorpresa che Fisk ha trovato a Douma. Sembra che i White Helmet, il presunto Paul Revere dei social media/internet che ha suonato l’allarme mondiale, non fossero visibili da nessuna parte.

Infatti ognuno di loro, tra cui quelli che hanno ripreso le immagini della gente che si sciacquava nella clinica del Dr. Rahaibani, era salito sugli autobus del governo e si era recato in salvo nell’ultima roccaforte ribelle nella Provincia di Idlib.

I White Helmet – i primi soccorritori medici già leggendari in Occidente ma con alcuni spunti interessanti alla loro stessa storia […]

Ovviamente dobbiamo ascoltare la loro versione della storia, ma non succederà qui: una donna ci ha detto che ogni membro dei White Helmet di Douma ha abbandonato il quartier generale e ha scelto di portare gli autobus organizzati dal governo e protetti dalla Russia per la provincia ribelle di Idlib con i gruppi armati quando è stata concordata la tregua finale.

Infatti, appena un giorno prima l’evento di Douma era stata concordata una tregua e 3,000 combattenti di Jaysh al-Islam, insieme alle loro famiglie e agli alleati dei White Helmet, avevano lasciato la scena per i climi più amichevoli di Idlib.

Quindi ciò che è stato lasciato indietro non erano testimoni, vittime, o corpi, e praticamente nessuno con una parolaccia da dire sul “mostro” Assad.

Come ha sottolineato Fisk, è stato come se l’intera scena del crimine fosse stata trasportata via aerea verso il nord-ovest della Siria e coloro rimasti siano solo stati sollevati dal fatto che l’assedio dei loro quartieri da parte dei terroristi islamici fosse stato finalmente revocato:

Ancora una volta, le mie domande sincere sul gas sono state soddisfatte con quello che sembrava una vera perplessità.

Com’è possibile che i profughi di Douma che avevano raggiunto i campi in Turchia stessero già descrivendo un attacco di gas che nessuno oggi a Douma sembrava ricordare? Mi è venuto in mente che, camminando per più di un miglio attraverso questi miserabili tunnel ingombri di prigionieri, i cittadini di Douma vivevano così isolati l’uno dall’altro per così tanto tempo che le “notizie” nel senso della parola semplicemente non avevano significato per loro. La Siria non è fatta come una democrazia jeffersoniana – come vorrei cinicamente dire ai miei colleghi arabi – ed è davvero una dittatura spietata, ma che non potrebbe manipolare queste persone, felici di vedere gli stranieri tra di loro, di reagire con poche parole di verità. Quindi cosa mi stavano dicendo?

Parlavano degli islamisti sotto i quali erano vissuti. Hanno parlato di come i gruppi armati abbiano rubato case ai civili per evitare il governo siriano e il bombardamento russo. Jaish el-Islam ha bruciato i suoi uffici prima che se ne andassero, ma i massicci edifici all’interno delle zone di sicurezza che avevano creato erano stati quasi tutti distrutti a colpi di bombardamenti aerei. Un colonnello siriano che ho incontrato dietro uno di questi edifici mi ha chiesto se volevo vedere quanto fossero profondi i tunnel. Mi sono fermato dopo più di un miglio quando ha cripticamente osservato che “questo tunnel potrebbe arrivare fino alla Gran Bretagna”. Ah, sì, signora May, ho ricordato, i cui attacchi aerei erano stati così intimamente connessi a questo luogo di tunnel e polvere. E il gas?

Non solo questo, ma qualcosa di più è stato trovato nei quartieri liberi di Jaysh al-Islam. Secondo i russi, la loro unità militare di protezione chimica ha anche trovato un laboratorio di armi a Douma.

Forse quest’ultima cosa è tutta propaganda russa, ma la domanda continua a riproporsi: come mai Washington si è affrettato a lanciare bombe e missili da crociera su un Paese in macerie in una circostanza nebbiosa e in cui un corrispondente di guerra non è riuscito a trovare un traccia del presunto attacco?

La risposta è inquietante, ma va al cuore del male del Deep State e dell’alacrità con cui ha cooptato Trump: è una città piena di ammalianti che hanno trascorso una vita occupando alte cariche nell’Impero.

Le conseguenze sono estreme, soprattutto quando si pensa a delle teste calde come il senatore Graham e il senatore McCain. In un mondo non rannicchiato e corrotto dalle pretese egemoniche di Washington, questi due sarebbero considerati dei criminali e sarebbero trattati di conseguenza.

Ma c’è un’intera infrastruttura composta da burocrazie e think tank che ora ha trascorso più di tre decenni ad assorbire ed estendere la narrativa della cosiddetta “unica superpotenza”, nata quando l’Unione Sovietica è scomparsa in un lampo e la Cina ha virato la rotta verso il capitalismo rosso per salvarsi dal disastro.

Queste persone credono fermamente che Washington sia la sede dell’Impero e sono in grado di modellare la Grande Bugia, come mostrato dai fatti raccontati a Douma.

Due personaggi tipici di questa razza scrivono sulle pagine del Wall Street Journal e hanno esortato Trump a prolungare i raid su Assad e poi su Teheran. Stiamo parlando dell’ex-ambasciatore statunitense in Siria, Ryan Crocker, e dell’accademico del Brookings Institute, Michael O’Hanlon.

Infatti, come nell’antica Roma, Ryan Crocker è un console esperto. È stato ambasciatore in Libano (1990-1993), Kuwait (1994-1997), Siria (1998-2001), Pakistan (2004-2007), Iraq (2007-2009) e Afghanistan (2011-2012).

Non si può pensare ad una serie di fallimenti politici più netta di quella in questo elenco. Eppure Crocker non è caduto in disgrazia, come sarebbe dovuto accadere, ma può scrivere sul Wall Street Journal per spacciare il suo malvagio camuffamento di guerra.

E il suo collega di think tank, il neocon rabbioso Michael O’Hanlon, ha un record non meno significativo nel difendere ogni guerra che Washington ha perseguito negli ultimi tempi, inclusa l’assicurazione che la guerra americana in Iraq sarebbe stata “rapida e decisiva”.

In una parola, il Deep State non è solo un’infrastruttura istituzionale; è una malattia della mente e della coscienza.

Ed è per questo che Washington sta bombardando una terra lontana come rappresaglia per le nuvole di polvere di Douma

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/

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