Paura del riscaldamento globale? I mercati ci offrono l’occasione migliore per sopravvivere


Una sola immagine per mettere a freno tutte le chiacchiere riguardanti il presunto riscaldamento globale dovuto ad emissioni eccessive di CO2. Visto che esistono giornate come quelle denominate “Giornate della Terra” per instillare il senso di colpa e spingere la mandria verso le braccia della regolamentazione, ovvero, “più stato” (come sta accadendo in Cina, ad esempio), è altrettanto giusto smascherare le falsità che vanno girando su questo argomento sin dal 1970. Sin dal 2007 negli Stati Uniti le emissioni di CO2 sono diminuite e non grazie alle campagne dei riscaldatori globali, bensì grazie principalmente alla sostituzione progressiva del gas naturale al posto del carbone come fonte per l’energia elettrica. Non c’è bisogno, quindi, di alcuna burocrazia per implementare quei cambiamenti necessari a far diventare più pulita la Terra, bensì è necessaria la libertà di accumulare il capitale necessario per dar vita alle innovazioni fondamentali per migliorare la condizione del pianeta Terra. Ricordate che “più stato” vuol dire automaticamente “più tasse”, e il furto non ha mai aiutato nessuno.
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di Ryan McMaken

Per decenni la strategia degli attivisti anti-riscaldamento globale è stata quella di massimizzare le previsioni di apocalisse, morte e distruzione. Questo approccio esagerato è stato usato per promuovere l’idea che nessun costo è troppo alto quando si tratta di implementare il controllo statale su tutte le attività umane per evitare il cambiamento climatico.

Dopotutto, a che serve l’analisi costi/benefici quando ci sarà un’apocalisse? In fin dei conti, il messaggio non è tanto diverso dal seguente: o si cede il controllo dell’economia ad una piccola élite di pianificatori del clima, o moriremo tutti.

Questo genere di cose è il sogno di ogni propagandista, ma nella vita reale, dove prevale la razionalità, i costi di ogni azione dello stato devono essere considerati rispetto ai costi delle alternative.

Per amor di discussione, supponiamo che le previsioni sul riscaldamento globale siano vere. Tuttavia se vogliamo essere convinti che gli attivisti per il clima e i loro amici debbano essere autorizzati a prendere il controllo dell’economia globale — e imporre regolamenti decimanti la ricchezza — dobbiamo prima porci queste domande:

  1. Qual è il costo del piano per varie popolazioni in termini di standard di vita e vite umane?
  2. Il costo del piano è superiore o inferiore al costo di altre soluzioni, come ad esempio il graduale spostamento delle popolazioni dalle aree costiere?
  3. Si può dimostrare che il piano ha una probabilità molto alta di riuscita, e in caso negativo, perché dovremmo implementarlo quando potremmo impiegare le stesse risorse per altre soluzioni più pratiche e bisogni più immediati come acqua pulita, cibo e beni di prima necessità?

La risposta a queste domande è stata spesso: “Fidatevi di noi, trogloditi anti-scienza! State perdendo tempo prezioso. Infatti se non fate come vi diciamo, morirete.” In situazioni come queste, mettere in discussione le soluzioni e le strategie proposte non è affatto accettabile. C’è un’agenda politica preconfezionata che “risolverà” il problema del riscaldamento globale, e potete seguirla o lasciare perdere. Se scegliete quest’ultima opzione, siete “anti-scienza” indipendentemente dalla vostra opinione sulla scienza.

Non sorprende, tuttavia, se anche le persone che sono in sintonia con gli avvertimenti sul riscaldamento globale — e che sono a malapena libertari contrari a tutte le forme di intervento statale — hanno scoperto che questo approccio sia tutto tranne che costruttivo.

L’umanità è già alla ricerca di soluzioni ai problemi ambientali, senza una burocrazia mondiale sul clima

Molti osservatori meglio informati in materia, hanno notato che l’ingegno umano ha dovuto affrontare molte sfide difficili. E, mentre la storia umana non è certo una parata senza fine di grandi successi, ci sono abbastanza successi da suggerire che forse l’idea di un’apocalisse imminente è a dir poco forzata.

E sembra che il Partito dell’Apocalisse stia perdendo la guerra retorica.

Il mese scorso Scientific American ha pubblicato “Should We Chill Out About Global Warming?” di John Horgan, documento che esplora l’idea secondo cui “i continui progressi nella scienza e in altri settori ci aiuteranno a superare i problemi ambientali”.

In particolare, Horgan esamina due scrittori: Steven Pinker e Will Boisvert.

Né Pinker né Boisvert hanno credenziali libertarie, né ritengono che non ci siano cambiamenti climatici. Entrambi pensano che i cambiamenti climatici porteranno a difficoltà.

Entrambi concludono anche che le sfide poste dai cambiamenti climatici non richiedono la presenza di una dittatura mondiale sul clima. Inoltre la società è già motivata a fare cose che saranno essenziali per superare le eventuali sfide poste dal cambiamento climatico: perseguire standard di vita più elevati attraverso l’innovazione tecnologica è la chiave per affrontare i cambiamenti climatici.

Boisvert, in un saggio intitolato “The Conquest of Climate” in Progress and Peril, afferma:

Quanto dannoso sarà il cambiamento climatico? Non molto.

No, questo non è un massacro denialista. Le emissioni di gas serra umane riscalderanno il pianeta, solleveranno i mari e modificheranno il clima, e il calore, l’inondazione e la siccità che ne deriveranno saranno catastrofici.

Cataclismico, ma non apocalittico. Mentre lo sconvolgimento del clima sarà grande, le conseguenze per il benessere umano saranno piccole. Considerato dal più ampio contesto dello sviluppo economico, i cambiamenti climatici rallenteranno appena i nostri progressi nello sforzo di elevare gli standard di vita.

Boisvert continua sottolineando che problemi come temperature alte, siccità e spostamento di popolazioni dalle aree allagate sono tutte questioni che saranno meglio affrontate dall’innovazione tecnologica — quella del tipo che le persone stanno già perseguendo.

Abbiamo bisogno più che mai di capitali ed innovazione

Nel caso della siccità, ad esempio, l’esperienza ha dimostrato che gli strumenti migliori per affrontarla risiedono nella promozione della ricchezza. Nello specifico, Boisvert usa l’esempio delle recenti siccità in Medio Oriente e di come “abbiano colpito Israele in modo molto diverso dal resto del Medio Oriente, perché Israele ha più capitale e più ingegno umano”.

Le società più ricche e più basate sul mercato sono maggiormente in grado di affrontare questi problemi e altro ancora. Dopotutto, non è una coincidenza se i sistemi comunisti del XX secolo siano stati tra i regimi più disastrosi dal punto di vista ambientale che il mondo abbia mai visto. La ricchezza porta sia il desiderio, sia i mezzi per raggiungere un ambiente più incontaminato.

Nel suo saggio intitolato “Enlightenment Environmentalism“, Pinker parla del “radicalismo e fatalismo” del movimento anti-cambiamento climatico i quali hanno favorito alcune ideologie particolarmente pericolose. In particolare, parla del tipo di ambientalismo favorito da attivisti come l’anti-capitalista Naomi Klein la quale, “nel suo bestseller del 2014 This Changes Everything: Capitalism vs. the Climate, [sostiene che] non dovremmo trattare la minaccia del cambiamento climatico come un sfida per prevenirlo. Dovremmo considerarla un’opportunità per abolire i mercati liberi, ristrutturare l’economia mondiale e rifare il nostro sistema politico”.

Il problema con la posizione della Klein, suggerisce Pinker, è che le società più ricche sono le società più adatte a trattare con prudenza i problemi ambientali. Conclude:

L’umanità non sta percorrendo un sentiero di suicidio ecologico. Mentre il mondo diventa più ricco e più esperto di tecnologia, diminuisce le emissioni di anidride carbonica ed impara a risparmiare terra e specie. Man mano che le persone diventano più ricche ed istruite, si preoccupano di più dell’ambiente, escogitano modi per proteggerlo e sono più capaci di pagarne i costi.

Pinker spende molto del suo documento ad illustrare con dati empirici il fatto che le società più ricche sono società più pulite e più orientate all’ecologia. Le parti del mondo più caratterizzate da sistemi basati sul mercato sono le parti del mondo più attente alla manutenzione e alla pulizia ambientale. Possiamo già vedere dai dati sulla povertà che le condizioni igienico-sanitarie, la fame e l’estrema povertà sono state tutte attenuate negli ultimi decenni man mano che i mercati globali si sono espansi.

Mentre né Pinker né Boisvert sono sostenitori di mercati senza ostacoli, entrambi riconoscono che l’innovazione e il potere di produrre ricchezza sono ciò che produce quelle tecnologie essenziali per superare i pericoli ed i problemi ambientali. Boisvert conclude che se l’umanità continuerà a sviluppare le tecnologie come sta già facendo adesso:

Coltiveremo più cibo, sfrutteremo più acqua, cercheremo di raffreddarci di più, ci trasferiremo in nuove terre e costruiremo/ricostruiremo città. Sfrutteremo le scoperte tecnologiche, ma soprattutto miglioreremo le tecnologie a noi già familiari e le implementeremo più ampiamente. Faremo tutto questo non a causa del riscaldamento globale, ma a causa di sfide più urgenti come la crescita della popolazione e la richiesta di standard di vita più elevati. I mezzi con cui supereremo i problemi specifici posti dai cambiamenti climatici assomigliano meno allo “sviluppo sostenibile” immaginato dai verdi e più allo sviluppo ordinario che ci ha sempre sostenuto. [enfasi aggiunta]

Queste ultime due frasi sono particolarmente importanti. Non saranno regolamenti nuovi, o speciali, o riforme mondiali, o governi globali, che faranno prosperare l’umanità in un mondo in cui il riscaldamento globale sarà protagonista. Sarà lo “sviluppo ordinario”, guidato da un desiderio quotidiano di migliorare la qualità della vita, che creerà le tecnologie essenziali per affrontare i problemi ambientali.

Ciò significa che, contrariamente a quello che dice il movimento anti-riscaldamento globale, non è necessario distruggere il capitalismo, adottare stili di vita primitivi, o rivoluzionare la società umana ad immagine della pianificatore centrale. In verità, le persone già vogliono tutte le cose che renderebbero la vita tollerabile e piacevole in un mondo post-riscaldamento. Gli incentivi necessari sono già in atto. Le persone già vogliono tecnologie che aumentino l’efficienza energetica, aria più pulita e spiagge prive di chiazze di petrolio. Ciò che molti ambientalisti rifiutano di ammettere, tuttavia, è che i mercati sono la forza trainante dietro le tecnologie che forniranno queste soluzioni.

Torniamo alle nostre precedenti domande. Qual è il costo dell’attuazione di un piano climatico globale che soffocherebbe i mercati e imporrebbe uno standard di vita più “sostenibile” (cioè inferiore) alle popolazioni globali? Se Pinker e Boisvert hanno ragione, siamo costretti a concludere che il costo sarebbe estremamente alto. Se vengono adottate regole ambientali radicali, è probabile che l’innovazione basata sul mercato e la formazione del capitale saranno influenzate in modo altamente negativo. Mentre gli anti-capitalisti ne sarebbero felici, il risultato sarà la distruzione delle stesse cose di cui avremo bisogno per affrontare le sfide ambientali che ci attendono.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/

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