Step n. 2, criminalizzare il dissenso. E per le elites lavorano i soliti, utili idioti in servizio permanente

Di Mauro Bottarelli , il - Replica


Nemmeno fosse un copione già scritto. L’enorme vasca degli squali conosciuta come social network schiuma odio e rabbia e cosa c’è di meglio che gettare un bel pezzo di carne sanguinante? Anzi, una mucca intera. Et voilà, la mattanza è servita. Con somma gioia di chi non aspetta altro, perché al netto della superiorità ontologica di chi detiene il potere relativamente a certe materie, un incidente può sempre capitare, il dannato granello di sabbia che inceppa anche il meccanismo più sofisticato, come preconizzava Bertolt Brecht, può sempre essere trasportato dal vento. E allora, occorre fare le cose per bene. Non tralasciare nessun particolare. A partire dal fatto che, stranamente, come scrivevo ieri, Borsa e spread stanno facendo il loro sporco lavoro. Ovvero, far incazzare ancora di più la gente. Ma come, ci bocci il governo espressione del voto popolare e sovrano e chi incarichi non ha la bacchetta magica? E dagli contro il Quirinale. E contro l’euro. Eh già, perché la moneta unica sfiora, mentre sto scrivendo, quota 1,16 dollari.





Che di per sé, se ci pensate bene, mica è un male, visto che se la BCE non potrà più comprare debito corporate per far sembrare sane come pesci le disfunzionali aziende dell’eurozona e i loro bilanci e cash-flow da zombie, evitando loro la rogna di dover interpellare l’altrettanto poco raccomandabile sistema bancario per le necessità di finanziamento, almeno si spera nell’export. Perché la guerra commerciale USA che doveva colpire principalmente la Cina, invece sta mandando a bagasce l’Europa. Italia e Germania in testa, già bellamente fiaccate dalle sanzioni alla Russia. Direte voi, mica è un trend di lungo periodo, la crisi italiana mica potrà durare mesi e mesi. E chi lo dice? Oltretutto, c’è anche la Spagna che potrebbe inviare qualche bel tremore, visto che l’ipotesi di elezioni anticipate non pare così peregrina nemmeno per i cugini tutti tapas e siesta. E, subito dopo, arriva il Portogallo dei miracoli, il poster-boy delle mirabolanti ricette della Troika, il quale sta per seguire il destino della Spagna in bolla di Zapatero.



E poi, con il QE che formalmente sta per avvicinarsi alla sua fine, qualche motivo di tensione occorre pur trovarlo: usare gli strali degli italiani contro il Quirinale per garantirsi una manovra espansiva a costo zero, ecco cosa sta ottenendo Mario Draghi nell’immediato. Euro giù e palla che passa in mano alla FED, adesso: perché per quanti dazi tu possa mettere, un super-dollaro come quello dell’ultimo periodo di certo non fa piacere alle manifatture dell’Iowa o dell’Indiana. Proprio per un cazzo, fidatevi. Se poi chiedete conto ai mercati emergenti e ai loro debiti denominati in biglietti verdi, la questione peggiora ancor di più. Insomma, vediamo di creare dei presupposti, staranno pensando all’Eurotower, poi vedremo. D’altronde, calciare il barattolo in avanti è sempre stato lo sport preferito dalla BCE. Peccato che ora, in fondo alla strada, ci sia un muro. Alto alto.

Ma ecco che entra in scena, come in una commedia dell’assurdo, l’altro protagonista, lo step numero 2 di quanto ha avuto inizio ieri con lo strappo consumatosi al Colle: la criminalizzazione del dissenso. Perché se l’euro debole fa felice Draghi, qui occorre muoversi per trovare “volonterosi” che dicano di sì al governo Cottarelli in nome della responsabilità, del bene comune e dell’amor di Patria. Il tempo stringe e i numeri ancora di più. Sono stretti, strettissimi. Come vedete,


a metà pomeriggio la versione on-line di “Repubblica” aveva già sfornato parecchia robetta dal suo forno della disinformazione. E roba di qualità. Perché se minacciare di morte, ancorché sui social dove anche le pulci hanno la tosse, il presidente della Repubblica è di per sé già grave, farlo con l’aggravante di augurargli di raggiungere presto il fratello ammazzato dalla mafia è veramente un capolavoro di idiozia. O di provocazione. Poco cambia, il risultato da raggiungere è solo uno: criminalizzare il dissenso, gettare nel medesimo calderone chi è critico verso il Quirinale in punta di Costituzione e chi bercia insulti e minacce di morte su Facebook o Twitter.

E poi, voilà, un bel debunk della prima fake news contro Carlo Cottarelli, svelata dal solito “Huffington Post”, sito del gruppo “Repubblica-L’Espresso” e casualmente fonte dello scoop sul contratto Lega-M5S che prevedeva la cancellazione di 250 miliardi di nostro debito pubblico da parte della BCE. E che qualcuno, però, ha fatto uscire dalla stanza degli incontri e consegnato via posta, in forma anonima, alla redazione del quotidiano on-line: qualcuno chi? E perché? Comunque sia, ricominciamo con le fake news: come per gli hacker russi, come per il pericolo fascista pre-elettorale. E a proposito di pericolo fascista, da annoverare nella stessa risma politica di Lega e M5S, ecco un’altra perla:


si mobilitano i pezzi da novanta, la battaglia è di quelle campali. Roberto Saviano, in tribunale per tutt’altro, scomoda l’aria che tira per fare un bel minestrone globale, mentre illustri costituzionalisti – volti noti del piccolo schermo, il che non guasta a livello di persuasione mediatica – evocano addirittura il rischio di deriva verso “una concezione giacobina della sovranità popolare” che potrebbe portarci verso “una crisi di sistema”. Me cojoni, nientemeno! Dov’è che avevo sentito questa formula? Anzi, quando? Già, nel 2011. E siamo solo al primo giorno dell’epoca Cottarelli. Anzi, mezza giornata. Avete idea cosa metteranno in campo, da qui alla fiducia? Stranamente, poi, l’uomo dei tagli ha detto che non si consulterà con i partiti: come dire, scatola chiusa. Questo cosa significa, a vostro modo di vedere? Che è certo di essere nella classica posizione win-win, ovvero che qualcuno o qualcosa giocherà comunque a suo favore da qui al passaggio alle Camere.

Cosa? Non ho ancora la palla di vetro ma con quanto sta accadendo sui mercati, l’imbarazzo della scelta è garantito. Inoltre, il fatto che poco fa Luigi Di Maio abbia annunciato per sabato, Festa della Repubblica, una manifestazione a Roma, mi fa venire i brividi. Perché siamo il Paese del G8 di Genova. E, nei casi estremi, di Giorgiana Masi. Se accadesse qualcosa in piazza, su chi ricadrebbe la colpa, a vostro modo di vedere? Se accadesse qualcosa, davvero Forza Italia non voterà la fiducia al governo Cottarelli, apostolo di concordia contro il caos, come annunciato poco fa da Maria Stella Gelmini? E l’impeachment, i grillini andranno avanti? “Aspettiamo qualche giorno”, ha dichiarato Luigi Di Maio. Salvo poi suicidarsi politicamente con la scelta della piazza. Legittima e sacrosanta e democratica ma non ora, ora è davvero suicida.

Mentre la Lega, sul fronte della richiesta di messa in stato d’accusa, non ha mai aperto varchi. Forse, fiutando l’imboscata. Perché il gioco è di quelli complessi, soprattutto per chi pensava di avere ormai strada libera e spianata: ovvero, operare in modo tale da drenare consensi ai grillini al Nord, scaricando su di loro l’eutanasia del governo giallo-blu dopo pochi mesi. Peccato che chi credeva di far parte del complotto, stavolta ne sia rimasto vittima. Di verginelle, in questa storia non ce ne sono. Da nessuna parte la si guardi. Avanti così, in attesa dello step 3 che potrebbe arrivare dopo lo scossone destinato a far traballare le granitiche certezze di chi non intende vedere la nascita dell’esecutivo a guida Cottarelli, magari già sabato in piazza a Roma.

Dove di occhi ce ne saranno milioni e di mani altrettante. Ovviamente, potendo poi contare su un esercito di utili idioti on-line che nemmeno capisce di lavorare contro sé stesso e per la causa avversa, riversando idiozie da frustrati sui social. Unite a questa truppa di utili idioti in servizio permanente ed effettivo, il drappello di troll e provocatori pronti a gettare accelerante sulle fiamme e la ricetta per trasformare in eresia al limite del reato penale o di lesa maestà qualsiasi critica contro UE o euro è servita. Come da copione, appunto. Que viva Cottarelli, que viva BCE!

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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