USA tentati dal terminare la “democratizzazione” balcanica, tanto il mondo insegue i suoi fantasmi

Di Mauro Bottarelli , il - 21 commenti


Non entro nel merito dell’avanzamento dei lavori fra Lega e Cinque Stelle per la formazione del nuovo governo, visto che in nome della trasparenza assoluta che li contraddistingue e dopo aver sfondato i coglioni all’universo mondo con lo streaming e il voyerismo politico, Di Maio e soci hanno scoperto le gioie della riservatezza. Quindi, onde evitare che qualche puro in attesa di uno più puro che lo epuri mi trituri i coglioni con il fatto che cito la stampa mainstream per discettare delle consultazioni in corso (se facessero una bella diretta come ai vecchi tempi, il problema sarebbe risolto e la mia eventuale malafede smascherata ma forse stanno dicendo cose che la base è meglio non ascolti e non sappia, da entrambe le parti) e quindi prendo per buona la sua disinformazione riguardo il programma di governo, glisso completamente.

Sono certo che domenica sarà tutto risolto e sapremo per filo e per segno cosa ci attende. Tanto che, dopo aver trovato le coperture per sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, manovra correttiva dei conti, DEF, introduzione di reddito di cittadinanza e flat tax, abolizione totale della riforma Fornero, rimpatrio di qualche decina di migliaia di clandestini e – novità di ieri – grana dell’ILVA, pare che Di Maio e Salvini abbiano chiesto a Mattarella altre 48 ore per mettere a punto i dettagli anche su moltiplicazione dei pani e dei pesci e guarigione dei lebbrosi. La sciatemi almeno il gusto dell’ironia, perché non sapete quanto mi costi non discettare seriamente sull’ultima ipotesi di premier terzo, Giampiero Massolo, un grand commis di Stato da almeno 25 anni, berlusconiano di scuola andreottiana buono per tutte le stagioni e i colori politici e, udite udite, ex capo del SID, i servizi segreti! Sicuramente anche dietro questa mossa ci sarà qualche raffinata ragione sovranista, strategica e rivoluzionaria che sfugge alla mia mente limitata e preconcetta ma evitate la manfrina delle balle messe in circolazione dalla stampa serva e padronale: il nome c’è, confermato da fonti leghiste e M5S.

Ora, al netto del fatto che l’Europa – così com’è – rappresenta l’antitesi di ogni norma di buon senso e democrazia, occorre prendere atto di una cosa: rischiamo di fare la fine del proverbiale vaso di coccio fra i due vasi di ferro, dove questi ultimi due sono USA da una parte e Russia e Cina dall’altra. Già, perché Oltreoceano succedono cose strane, alle soglie del miracolistico al pari di quanto è in lavorazione nei palazzi romani.

Guardate qui,


il bipolare di Pennsylvania Avenue e suo figlio ieri hanno twittato e lo hanno fatto per una buona ragione: 5 dei più temibili membri dell’ISIS sono stati catturati, quattro in Iraq e uno in Siria! E sapete come? Attraverso delle app che hanno tracciato il loro traffico telefonico! Insomma, a capo dell’ISIS c’erano cinque coglioni, gente che in fatto di latitanza se la gioca con il mitologico elefante nella cristalleria! Ora, la narrativa di quel bazar globale di cazzate chiamata “emergenza terrorismo” – ovvero niente più che la necessità di una guerra permanente a livello mondiale per esigenze finanziarie, politiche e geopolitiche – ci ha abituato a un po’ di tutto, dai terroristi che vanno in missione suicida con il passaporto fresco di rinnovo al mullah Omar che scappa in motocicletta inseguito inutilmente da droni super-tecnologici, però qui c’è del metodo. Perché bisogna proprio essere votati alla ricerca di uno stress test sull’imbecillità dell’opinione pubblica per pensare che in quattro giorni, Donald Trump abbia ottenuto la liberazione di tre ostaggi americani dalla Corea del Nord, fissato l’incontro con Kim Jong-un per il disgelo fra i due Paesi ed eliminato una parte sostanziale del vertice dell’ISIS, il tutto per pura coincidenza.

Anzi, per bravura a livello diplomatico e di intelligence della sua amministrazione da Muppet Show. E poi, tu guarda le coincidenze ulteriori. Primo, lo scandalo Cambridge Analytica che sembrava destinato a cambiare le sorti del mondo, è sparito dai radar: l’azienda di elaborazione dati è fallita e Facebook ha promesso alle autorità di mezzo mondo che la prossima volta starà più attento. Tutto finito, tutto perdonato. Et voilà, dopo che proprio le app erano finite al centro della bufera sui dati rubati dai social network, ecco che grazie proprio a quei prodigi della tecnologia si è riusciti a neutralizzare i vertici dell’organizzazione più pericolosa e feroce del mondo, quella che ti ammazza amici e congiunti con i camion che piombano sulla folla nelle città europee (con la polizia che li lascia passare, ovviamente, visto che la consegna di gelati alle 11 di sera, lungo la Promenade des Anglais e durante le celebrazioni del 14 luglio è qualcosa di assolutamente normale a Nizza e che non desta sospetti fra i Clouseau d’Oltralpe). Vuoi rompere i coglioni, rivendicare la privacy e queste cazzate in un mondo così pericoloso, per caso? Vuoi metterti a fare il sofista, mentre grazie alle intercettazioni satellitari e altre diavolerie, il male perde e il bene vince?

Secondo, casualmente il blitz americano attraverso i proxy che ha in Iraq e Siria avviene nel pieno di un’escalation abbastanza stravagante fra Iran e Israele, con i primi da sempre schierati con Assad e la Russia nella lotta sul campo allo Stato islamico e il secondo che, diciamo, ha sempre avuto un atteggiamento quantomeno ambiguo nei confronti dei tagliagole, non fosse altro per i miliziani curati negli ospedali israeliani e per i campi di addestramento indisturbati nel Golan. Lo stesso Golan al centro dell’ultima disputa, con Tel Aviv che parla di missili iraniani partiti dalla Siria in quella direzione e che, per questo, ha fatto partire i raid aerei di rappresaglia su obiettivi di Teheran in terra siriana. E Assad? “Le tensioni attuali non porteranno allo scoppio della Terza Guerra Mondiale”. E la Russia? “L’azione di stanotte dovrebbe confermare che l’incidente è chiuso”. Insomma, la versione diplomatica dello “state bbboni” di Maurizio Costanzo: tutto normale? Sarà.

In compenso, con tutto questo casino di politica estera ad intasare i telegiornali, guardati dall’americano medio con l’attenzione che normalmente si presta alle pubblicità dei serramenti in alluminio (figuriamoci poi ora che l’NBA è arrivata alle finali di conference), è sfuggito a tutti uno strano appello congiunto da parte di due dei più influenti think tank statunitensi, entrambi con sede a Washington e molto vicini alle lobbies di Capitol Hill e al Deep State, il National Committee on American Foreign Policy e l’East-West Institute. Ecco cosa scrivono le due istituzioni politico-culturali nel loro report dal titolo “Time for Action in Western Balkans”, riguardo al ruolo storico degli Stati Uniti nella stabilizzazione dell’area: “…Abbiamo avuto successo solo in parte. Anche se i Balcani dell’Ovest ora sono migliori di quanto non fossero negli anni Novanta, stanno ancora stagnando e rischiano l’instabilità a causa di tre fattori: una governance interna deficitaria ed economie deboli, continue tensioni fra i vari gruppi etnici e gli Stati confinanti e la maligna influenza di forze esterne”.

E indovinate un po’ a chi si riferiscono, quando parlano di “forze esterne”? Infatti, ecco come prosegue il report: “Gli USA e l’UE dovrebbero contrastare l’interferenza russa, riaffermando con fermezza e perseveranza l’opportunità per le nazioni dei Balcani dell’Ovest di entrare a far parte della NATO o dell’Unione Europea o di entrambe ma anche combattere la manipolazione mediatica di Mosca attraverso fonti di informazioni obiettive e alternative e supportando i media indipendenti”. Magari quelli sponsorizzati da Soros e dal Dipartimento di Stato, che ne dite? Ma il culmine del facciaculismo arriva quando di tratta il tema riguardante la Serbia, visto che il report fa notare come “l’appartenenza di Belgrado alla NATO dovrebbe rimanere un’opzione ma tutte le aspettative americane in tal senso devono essere temperate da quella che è la legacy storica delle operazioni militari NATO nella regione, così come la possibilità di una rumorosa opposizione russa a questa ipotesi”.

Dove per legacy storica si intendono 72 giorni di bombardamento a tappeto per garantire la creazione della cosiddetta “Dorsale verde” all’estremismo islamico nei Balcani, strumento di destabilizzazione NATO da sempre e parte integrante del progetto geostrategico di “Grande Albania”, per questo ferocemente avversato da Belgrado e Mosca. Oltre che ragione fondante del conflitto farsa in Kosovo, stante il falso casus belli – la strage di Racak, in realtà rivelatasi una fossa comune con una trentina di corpi in tutto, alcuni morti per cause naturali ed estranee al conflitto – utilizzato da Madeleine Albright e Richard Holbrooke per scatenare l’attacco senza mandato ONU.

Insomma, il Deep State vuole puntare sul suo primo amore, abbandonando il progetto obamiano di “democratizzazione” del Medio Oriente – almeno per ora, stante l’influenza troppo forte della Russia – per focalizzare la sua attenzione sull’Europa dell’Est, Balcani ed ex Repubblica sovietiche? Con il regime change a tempo di record avvenuto in Armenia, senza spargimenti di sangue e con il leader dell’opposizione eletto premier con voto parlamentare di maggioranza, anche qui qualcosa non torna: da quando l’America lascia le cose a metà? Davvero l’Armenia resterà al fianco politicamente di Mosca, come appare e continuerà a fungere da filtro di confine proprio contro le infiltrazioni terroristiche nel suo territorio? Ricordando come nacque e come divenne operativo proprio l’UCK in Kosovo, io non mi fiderei troppo. E l’Europa, cosa ha da dire al riguardo, favorevole come al solito ai processi di “democratizzazione” esportati dagli USA nel nostro giardino di casa? Chissà.

Nel frattempo, godetevi il delizioso neologismo sfoderato ieri ad Aquisgrana da Emmanuel Macron, parlando dell’atteggiamento di Donald Trump nei confronti dell’accordo nucleare iraniano: unisolazionismo, crasi di unilateralismo e isolazionismo coniata dal diplomatico francese, Francois Delattre, in un’intervista con il “Washington Post”. Non vi ricorda il quinto atto del Macbeth, quello in cui si fa riferimento alla vita come “a una storia, raccontata da un idiota, piena di rumore e fastidio emozionale ma priva di significato”? In compenso, mentre Emmanuel Macron spara cazzate e Angela Merkel lo applaude con lo stesso entusiasmo spontaneo con cui si accompagna lo spurgo di un tombino intasato dalle foglie, ecco che il neo-insediato ambasciatore USA in Germania detta ordini su Twitter,


lasciando intravedere e presagire quale sarà l’atteggiamento di Washington da qui ai prossimi mesi sul tema. Sarà ma il fronte europeo così compatto in difesa dell’accordo sul nucleare, a mio avviso non sentirà il profumo delle prime caldarroste. Anche perché in giro è pieno di disturbati mentali noti agli apparati di sicurezza, lo sapete ormai. Insomma, sorpresona in vista delle elezioni di mid-term del prossimo 6 novembre? Visto l’attivismo di Donald Trump in fatto di politica estera, pare proprio di sì: il bipolare gioca su fronti noti al grande pubblico e di sicuro impatto emotivo – Corea del Nord, lotta all’ISIS, guerra commerciale -, mentre il Deep State snobba i riflessi pavloviani e preferisce andare sullo strategico, ovvero il vecchio dogma dell’accerchiamento russo attraverso Baltico e Balcani. In un caso come nell’altro, il forte rischio è che a prenderlo nel culo sia ancora una volta l’Europa. Comincio a pensare che le piaccia, però.

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