Cari rivoluzionari di governo, ora unite i puntini: spunterà per magia la bandiera a stelle e strisce?

Di Mauro Bottarelli , il - 54 commenti


Questo post è un esperimento. Io mi limiterò a due, tre relativamente brevi interventi di collegamento: per il resto, parleranno notizie prese da varie fonti di informazione ufficiali. Eventi accaduti ieri. Apparentemente slegati, magari. Anzi no, non trovare una connessione inquietante in tutto questo significa solo due cose: essere in malafede o vivere nel mondo degli unicorni. Tertium, non datur. Comincio con i primi due link, apparentemente due cagate:

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e lo sono, lo ammetto. Ma danno l’idea del clima. Se non fossimo in piena ondata di anti-germanesimo militante e di governo, a vostro avviso tutti – e ribadisco, TUTTI – i quotidiani italiani avrebbero riportato la notizia di quel furto con questa enfasi? E guarda un po’, SKY decide di omaggiare Sandro Pertini, l’amatissimo presidente del Mundial di Spagna, il “partigiano” cantato da Toto Cutugno ma, soprattutto, lo strenuo difensore di Costituzione e volontà del popolo, basti ricordare il florilegio di post con sue presunte frasi al riguardo apparsi dopo il “no” di Mattarella a Paolo Savona ministro e la rinuncia di Conte all’incarico. Cazzate, lo ripeto. Ma la veicolazione dei messaggi più efficaci parte e arriva con le cazzate: canzonette, gossip, calcio, cronaca spicciola. Sarà un caso, però. Quindi, archiviamo. Ora, però, passiamo alle cose serie. Talmente serie che, fossi il buon Matteo Salvini, sulla cui reale e genuina volontà di dare un bel giro di vite all’immigrazione clandestina non ho davvero alcun dubbio, comincerei a preoccuparmi. Perché? Beccatevi la prima carrellata.

Eccola qua:

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cosa dite, c’è da stare tranquilli? E’ ministro dell’Interno da un giorno, si è permesso di dire che “la pacchia è finita” e che la Sicilia non può più essere il campo profughi d’Europa e guardate che fuoco di fila. Oltretutto, paradossalmente, la cosa che dovrebbe inquietarlo di più non è la nemmeno troppo velata minaccia del buon Soros (quando hai un alleato così contro l’UE, chi ha bisogno di nemici?), quanto l’atteggiamento di Merkel e Juncker: ovvero, l’UE ha davvero paura che chi punta a mettere un Paese fondatore e fondamentale come l’Italia, porta sul Mediterraneo, contro Bruxelles, stia riuscendo nel suo scopo. O, almeno, terrorizza il dispiegamento di forze già messo in campo. E la sua velocità di dispiegamento. Casualmente dopo che Federica Mogherini, svegliatasi miracolosamente dal suo torpore, ha dichiarato che dopo la conferma dei dazi USA, l’UE deve rafforzare il suo rapporto con la Cina.
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“Corriere”, “Repubblica”, “Messaggero”: tutti, tutti pronti a sparare su Matteo Salvini a palle incatenate. E, ripeto, ha messo piede al Viminale da 24 ore. Oltretutto, il messaggio è ancora più inquietante per due motivi. Primo, la presenza preponderante di bambini nel primo naufragio, un qualcosa che garantisce impatto emotivo garantito ed espulsione automatica dal genere umano di chiunque osi mettere in dubbio la politica delle porte aperte e dell’accoglienza. Secondo, il fatto che quel barcone partisse dalla Turchia, ovvero dal Paese che aveva sigillato le frontiere dopo l’accordo non con l’Italia – come ha fatto Minniti con la Libia – ma proprio con l’UE a colpi di miliardi, principalmente per sigillare la rotta balcanica verso Nord. Il messaggio è fin troppo chiaro: va bene la campagna elettorale, va bene scherzare. Ma attenzione, le regole sui migranti non le fanno i Paesi, le fa qualcun altro. E se vuoi dieci sbarchi al giorno per tutta l’estate, Ankara è ampiamente corruttibile.
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E veniamo ora a un altro ambito, quello economico-finanziario. Anche perché, ricorderete, abbiamo vissuto qualche giorno di terremoto legato alla nostra instabilità politica – così ci dicevano – e le minacce si sono sprecate. Quali sviluppi? Eccoli, tutti in fila:

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come dire, non solo le società di rating possono essere stronze o buone, basta saperle prendere ma anche un altro bel messaggio. Ovvero, la sovranità fa male. Casualmente dopo che lo stesso Soros, entrato a gamba tesa sul tema immigrazione in Italia, l’altro giorno a Londra ha lanciato la sua iniziativa per un secondo referendum sulla Brexit. Combinazioni come se piovesse? E che dire di JP Morgan, la quale fa uscire nel weekend post-nascita del governo un report con grafici a profusione, la cui finalità è una sola: dire a chiare lettere che l’uscita dall’euro, potenzialmente, sarebbe l’opzione migliore per l’Italia. E sapete quale alto e scientifico argomento utilizza la banca d’affari per convincere investitori e non della sua tesi?



Quella tipica dei truffatori da quattro soldi, quelli che raggirano le assicurazioni con i finti incidenti o cose simili: se devi fare un debito, fallo grosso. In questo caso, il messaggio è davvero terra terra: se l’Italia dovesse all’UE, nell’ambito di Target2, 10 milioni di euro allora non avrebbe potere contrattuale ma “dovendone” qualcosa come 426 miliardi – da saldare in toto in caso di abbandono dell’eurozona, come ha fatto notare pochi mesi fa Mario Draghi – allora tranquilli, il coltello dalla parte del manico ce l’avete voi. Non vi ricorda vagamente la logica che sottendeva ai 250 miliardi di debito da farsi “abbuonare” dalla BCE presente nella prima bozza del contratto di governo, quella fatta magicamente arrivare all’Huffington Post e che scatenò le polemiche che portarono al caso Savona? Vuoi vedere che l’idea di quel condono pazzo da parte di Francoforte non era del professore finito ai Rapporti con l’UE ma di un “referente” d’Oltreoceano che, a governo fatto e insediato, lo ricorda a chi di dovere, magari con tono sottointeso di velata minaccia a rispettare gli accordi?


D’altronde, si tratta della stessa JP Morgan che nell’estate 2016 vide il suo numero uno, Jamie Dimon, a pranzo a Palazzo Chigi, dove si intrattenne con Matteo Renzi, Vittorio Grilli, Pier Carlo Padoan, Claudio Costamagna e alcuni dirigenti della banca USA, dove “si parlò di tanti temi dell’economia mondiale e si parlò anche di MPS”, come confermò lo scorso dicembre alla Commissione d’inchiesta sul sistema bancario lo stesso Vittorio Grilli, ex ministro dell’Economia con il governo Monti. E, dal 12 maggio 2014, presidente del ramo Corporate & Investment Banking per Europa, Africa e Medio Oriente indovinate di chi? Bravi, JP Morgan. Insomma, gente abituata a farsi i cazzi dell’Italia. Ad un certo livello e in modo assolutamente e democraticamente bipartisan.
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Ma cosa volete, certi temi non possono essere toccati. Altri sì, invece. Quelli inutili, quelli buoni per far gridare alla giustizia sociale la parrucchiera e il meccanico, quelli che fanno risparmiare allo Stato l’argent de poche e hanno valore strutturale pari a zero ma che, al pari dei libri di Mario Giordano, piacciono tanto alla gggente. E che non disturbano affatto il manovratore ma, al tempo stesso, ti garantiscono ritorno elettorale. Cosa che, invece, rischia di perdere la Lega, se sul tema immigrazione certi poteri legheranno mani e piedi a Matteo Salvini. E il fatto che gli stessi funzionari del Viminale abbiano subito fatto filtrare sui quotidiani di oggi il fatto che, in punta di realismo, le espulsioni di massa promesse dal ministro sono tecnicamente e logisticamente impossibili, non appare affatto un bel viatico. Il tutto, condito da una prima bella polemica gender che ha investito un altro ministro leghista, immediatamente lapidato per il suo giudizio su famiglie arcobaleno e aborto. Avete sentito una parola dai Cinque Stelle in difesa degli alleati di governo? Una sola parola in tema di immigrazione?

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No, loro puntano sulle troiate propagandistiche, prima i vitalizi e poi toccherà al reddito di cittadinanza, altra mega-mancia elettorale, alla faccia degli 80 euro del governo Renzi. Povera Lega, pensava di aver fatto il terno al Lotto, di poter davvero cambiare le cose: in 24 ore hanno già fatto capire a chi di dovere, quali siano le priorità. E quali i fili dell’alta tensione politica che è meglio non toccare. Matteo Salvini avrà anche sconfitto politicamente Luigi Di Maio ma ora a comandare sono i referenti dei Cinque Stelle e il loro anti-europeismo interessato, in tempo di dazi, sanzioni alla Russia e all’Iran, guerra valutaria, tensioni e nuovi assetti geopolitici. D’altronde, quelle nella bandiera USA sono più di cinque ma sempre stelle sono.

E garantiscono un’assicurazione sulla vita solitamente più solida di quelle europee su sfondo blu. Fatevene una ragione, se gratti le stelle, trovi anche le strisce. Almeno una volta, ci facevamo comandare da Henry Kissinger, vuoi mettere l’eleganza? Lo volete capire che siamo alla Tangentopoli 2.0 con altri mezzi (e, in parte, altre finalità), in attesa del botto sui mercati che scarichi le colpe sugli Stati – in modo da poter così imporre le mitologiche “riforme” senza moti di piazza, visto che “ora lo Stato siamo noi”, come dice Di Maio – o vi servono ulteriori prove al riguardo? Anche all’epoca, d’altronde, la parola d’ordine era “onestà”.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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