E’ vero, Draghi ha comprato meno BTP e più Bund. Golpe? No, ci ricorda quale sarà la realtà post-QE

Di Mauro Bottarelli , il - 53 commenti


Era il segreto di Pulcinella ma si, sa, quando a svelarti il trucco dell’acqua calda sono quei fenomeni del “Financial Times”, allora scatta lo stupore degno di un bambino che assiste allo spettacolo di un illusionista. Ebbene sì, durante la settimana decisiva per la nascita del nuovo governo che domani chiederà la fiducia al Senato, Mario Draghi ha comprato l’ammontare pro-quota di debito italiano più basso da quando sono iniziati gli acquisti di debito sovrani. E, contestualmente, ha comprato l’ammontare massimo di Bund. Per proprietà transitiva e senza scomodare gli effetti speciali delle scimmie di mare che vendevano per posta quando ero giovane, lo spread si divarica.

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Ovviamente, la cosa non è sfuggita a quelle volpi del “Fatto quotidiano”, impegnatissimi nel non sembrare platealmente schierati con il nuovo esecutivo ma palesemente incapaci nel raggiungere lo scopo, basti vedere il titolo scelto per il post al riguardo su Facebook: il Financial Times dà ragione ai Cinque Stelle. Me cojoni! Complotto!!!! Ah no, alla fine i Cinque Stelle al governo ci sono e possono vantare una bella pletora di ministri, oltre al vice-premier: che cazzo di complotto è, allora? Un complotto per far perdere un paio di giorni, tanto è durata la pantomima Cottarelli prima che si arrivasse alla quadra fra Salvini e Di Maio, di fatto “stimolata” e resa concreta proprio dalla minaccia dell’incombente governo tecnico (inesistente nei fatti)?
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No e infatti al “Fatto” devono essersene accorti, perché come vedete il post con il titolo complottista e pro tesi grilline è stato rimosso! Sussulto di dignità e decenza? Lo spero. Anche perché sarà pure ma non ce lo vedo Mario Draghi a lanciarsi in esperimenti del genere. Perché non sarà più lo squalo dei tempi di Goldman Sachs, sicuramente non ha più l’istinto del killer e il sangue lo eccita di meno ma proprio coglione del tutto non ce lo vedo il capoccia della BCE, non fosse altro perché finora si è messo in tasca il duo Schaeuble-Weidmann, non proprio Salvini e Di Maio e nemmeno Fedez e J Ax.

Perché, dunque, quella scelta? Perché mandare un segnale così netto, spedendo lo spread oltre 300 punti base, per poi capitolare e lasciare che l’Italia, di fatto, si scegliesse il governo che preferiva? Di principio, sono certo di due cose. Primo, conviene a tutti – a livello di Banche centrali – cominciare a smarcarsi dal merdaio in arrivo sui mercati, quindi un bel tremore da crisi sovrana è quello che serve per mettere un po’ di strizza a governi recalcitranti sulle riforme e troppo proni su programmi eccessivamente in deficit e ai cittadini, gli stessi che mandano al potere i sovranisti-populisti ma che, di fronte a una prospettiva cipriota su conto corrente e prelevanti bancomat, torneranno in modalità “Monti salvaci tu” nell’arco di un secondo.

Insomma, la crisi sistemica da soldi a pioggia e da conseguente azzardo morale torna ad essere, almeno nella narrativa ufficiale, crisi da eccesso di debito pubblico, scarsa crescita e deficit eccessivo. Tutte criticità che l’Italia conosce, sia ben chiaro e di cui non è il caso farsi un vanto ma che, per almeno tre anni, sono state clamorosamente silenti. Il tutto, però, proprio grazie al cosiddetto scudo difensivo della BCE. Il quale, nonostante tutto, regge. Eccome se regge, perché al netto di quella variazione sugli acquisti obbligazionari, nessuno si è lanciato in sell-off sulla nostra carta, accodandosi e mandando lo spread a 500. Perché? Timore della BCE e di rimanere intrappolato in qualche strano squeeze? Forse. Ma non solo.

Ed ecco il secondo punto, quello che verrà prontamente scordato o ignorato da chi domani strillerà contro Draghi, chiedendone magari la testa per turbativa delle trattative politiche. Eccolo qua, plasticamente rappresentato dall’editoriale dell’ineffabile Wolfgang Munchau:

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signori, quando il “Financial Times”, ovvero la City, dimostra troppa attenzione verso le istanze di Stati debitori, difendendoli dall’establishment brutto e cattivo, c’è sotto l’inculata. O, quantomeno, il palese doppio fine. In effetti, con la sua operazione, cosa ci ha mostrato Draghi, lungi dal voler influenzare le trattative di governo, altrimenti avrebbe spinto lo spread ben oltre, invece che limitarsi a mandare un messaggio? Che il mondo del QE è come una donna con il push-up: quando lo levi e sei pronto ad agguantare una terza abbandonante, rischi di trovarti ad avere a che fare con una tavola da surf. E il nostro debito, anzi il suo rating implicito rappresentato appunto dallo spread, è esattamente così: falso. Frutto unicamente degli acquisti della BCE, la quale, però, è anche l’unica acquirente di quel debito, come mostra questo grafico:

che cazzo succederà se e quando gli unicorni andranno in letargo e si tornerà a doversi finanziare sul mercato a prezzi reali? Di più, cosa succederà alle nostre aziende quando non potranno più emettere debito come non ci fosse un domani per imbellettare bilanci e millantare cash-flow e dovranno tornare a finanziarsi attraverso il sistema bancario o un mercato dei bond corporate che ricominci a valutare ciò che acquista e il suo valore in base a un rating di credito minimamente credibile e non lunare? Perché, almeno formalmente, non manca molto, siamo agli sgoccioli. Dopodiché, ti saluto risparmio sul servizio del debito goduto finora, ti saluto spread calmierato, ti saluto emissioni aziendali a colpo sicuro, visto che c’è mamma BCE a operare da acquirente di prima e ultima istanza: poi, toccherà tornare a camminare con le nostre gambe.



Perché al netto del fatto che io ritenga criminale l’operato di questi anni delle Banche centrali, a livello di politica monetaria, peggio ancora è ignorare il fatto che finora quelle distorsioni hanno garantito ossigeno a chi lo stava finendo: domani, sarà dura. Perché non solo mancheranno gli acquisti assicurati e i rating allegri ma finirà, giocoforza, anche la logica del mark-to-salcazzo, toccherà tornare – sa Dio come – a una prezzatura di mercato degli assets: e quanto varrà, allora, il nostro debito? Quanto sarà lo spread che il mercato, quello senza stampelle dei soldi stampati con il ciclostile stile “Banda degli onesti”, fisserà per i nostri titoli? A quanto andrà il differenziale BTP-Bund, se davvero – come l’orologio di “Portobello” – la BCE dirà stop? Forse 300 di botto? Forse 400? Magari a 50, chi lo sa. Appunto, chi lo sa?


Parafrasando Battisti, qui il rischio è che la gente sia obbligata a lanciarsi in gare a fari spenti nella notte per vedere quanto è difficile morire: ve lo dico io, è facilissimo. E i mitologici mercati, quelli di cui è grancassa il “Financial Times” citato a supporto delle accuse dei 5 Stelle dal “Fatto quotidiano” (nemmeno Samuel Beckett sarebbe arrivato a immaginare uno scenario simile, forse Franz Kafka ma comunque strafatto di crack), non aspettano altro. Per fare soldi, che è il loro lavoro. Ma anche per spolpare l’osso dell’azienda Italia, prima che rimanga solo cartilagine. Al netto degli sciovinismi post-elettori, attenzione a mandare a cagare l’Europa tout-court, in nome di un supposto programma di “cambiamento” e dell’altrettanto supposto appoggio di ambienti stranieri allo stesso: ottenuto il loro scopo, certi alleati potrebbero tornare ad essere concorrenti. Se non addirittura nemici.

La BCE, esattamente come la FED, sa di non poter smettere con il QE, perché altrimenti il mega-casinò globale vedrà saltare il banco in un attimo. Per ora i tremori sono arrivati ai mercati emergenti, in maniera relativamente contenuta ma quando una come Christine Lagarde, non esattamente una blogger complottista, comincia a mettere sul chi va là da uno scossone stile 2008, significa che la merda sta salendo già ora oltre il livello di guardia. Quando poi si parla di effetto bolla per Bitcoin come possibile combinato congiunto di crisi, ecco che lo scaricabarile diviene duplice: Stati spendaccioni più speculatori da criptovaluta, le Banche centrali e quelle d’investimento – come al solito – non hanno responsabilità. Anzi, le prime, divengono spesso e volentieri salvatrici della Patria nella narrativa ufficiale. Però, questa è la realtà, piaccia o meno. Va affrontata. Comunque vada, sarà un macello. Ma affilare il coltello al macellaio è masochismo.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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