La BCE pronta a Operation Twist, Trump minaccia di uscire dal WTO, Germania nel mirino: è il Matrix

Di Mauro Bottarelli , il - 132 commenti


Quanto volevo dire sul Consiglio UE, l’ho scritto stamattina. E non cambierei una singola riga, né una virgola. Quindi, al netto delle critiche (ad alcune delle quali ho risposto, contravvenendo a quanto mi sono sempre imposto di fare e di questo mi scuso con voi), non mi sento di dover aggiungere molto. Anzi, diciamo che con il passare delle ore e l’accavallarsi di dichiarazioni e particolari che emergono, mi sento sempre più convinto di ciò che ho scritto. Ben inteso, non che mi faccia piacere, perché alla fine è del Paese in cui sono nato e in cui vivo di cui sto parlando ma, mi scuserete, nascondere la verità non serve a nulla. Anzi, aggrava il problema. Spesso, travalicando la drammaticità e approdando, marxianamente, verso il ridicolo, come ci mostrano queste ricostruzioni dei lavori,

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mentre queste altre,
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a mio avviso, mettono in prospettiva la situazione. Il Gruppo di Visegrad, giustamente, festeggia una vittoria su tutta la linea, la Spagna fra poco sarà la prima a tornare in Europa a riscuotere il dividendo dell’operazione d’immagine targata Aquarius, battendo cassa visto che è in emergenza: Pedro Sanchez è poco più di un Cicciobello, chi manovra da sempre il PSOE invece no. E come vedete, c’è il forte rischio che, a causa del continuo precipitare degli eventi in Siria, il buon Erdogan, fresco di plebiscito popolare che lo ha reso veramente il nuovo Sultano, potrebbe presto avere non più un coltello dalla parte del manico contro l’UE ma una katana degna di “Kill Bill”. E chissà, magari il suo sponsor statunitense, tanto per tentarlo ancora un po’ dal divorzio verso Putin, potrebbe offrirgli qualcosa in cambio di una bella apertura dei confini, così tanto per farci testare l’effetto che fa.

Scusate ma mi conoscete, per come ragiono, a certi livelli e su certi argomenti, nulla accade a caso. E per quanto la notizia del naufragio al largo della Libia vi paia limitata nell’eco e nella gravità, è la seconda del sito di “Repubblica” e nella home-page di tutti i principali quotidiani e agenzie di stampa: e voi mi insegnate che le notizie non sono tali per importanza reale ma per il livello di interesse strumentale che hanno per chi gestisce i media e i messaggi che devono veicolare. Casualmente, i dispersi sarebbero cento ma vi è certezza solo di tre morti: bambini, ovviamente.

Ma vi invito ad andare oltre, ad allargare il quadro. In coda al mio pezzo precedente facevo notare come, nonostante la bocciatura da parte della FED sugli stress test quantitativi, stamattina Deutsche Bank vantasse un +3,5% al DAX, tallonata da Commerzbank con il 2,8%, essendo le due banche ormai costrette a un matrimonio di convenienza (o, meglio, di sopravvivenza): l’aver imposto l’utilizzo dell’ESM per finanziare il Fondo di risoluzione bancaria in sede di Consiglio UE aveva spazzato via la negatività delle notizie che giungevano dagli USA. Ma ecco che, a stretto giro di posta, appaiono queste altre tre cannonate:

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ora, per quanto DB sia notoriamente un hedge fund e non una banca commerciale, non vi pare che – messe in fila – le notizie negative al suo riguardo comincino a diventare un po’ troppe, anche solo a livello di coincidenza temporale? Anche perché, al netto delle cifre da piscina delle monete d’oro di Zio Paperone, il rischio potenziale reale sul portafoglio derivati – non il nozionale – è di circa 22 miliardi di euro, a fronte di liquidità per 279 miliardi. Comunque sia, la preoccupazione c’è. E palpabile, altrimenti non si sarebbe intervenuti sull’ESM in questo modo da ladri di galline, prima che il vertice iniziasse e, soprattutto, nel silenzio pressoché totale della stampa. Servono cortine fumogene, perché siamo davvero davanti a un rischio finanziario enorme.

A confermarlo, attorno all’ora di pranzo, la Reuters, a detta della quale la BCE starebbe pensando di dar vita a una sua versione di Operation Twist per garantire la compressione dei rendimenti obbligazionari anche dopo la fine del QE, come fatto dalla FED nel 1961 e poi, soprattutto, nel 2011. Cosa significa? Facendola molto breve e semplificando, rimpiazzare i bond a breve scadenza in maturazione con altri a lunga scadenza, in modo da allungare la durata del portafoglio di detenzione obbligazionaria, ad oggi per un controvalore di 2,6 triliardi di euro. Di fatto, un’operazione chiave per mantenere basso il costo di finanziamento nell’eurozona anche dopo il 1 gennaio 2019. Stranamente, la voce è uscita proprio ieri, ovvero in contemporanea con il vertice UE, la cui determinazione sulla destinazione d’uso dei fondi ESM per la risoluzione bancaria è passata bellamente sotto silenzio e con Eurostat che confermava ciò che si è aspettato per trimestri: il tasso di inflazione nell’eurozona è arrivato al mitologico 2%, ovvero l’obiettivo prefissatosi dalla BCE per il proprio programma di stimolo monetario.

D’altronde, la BCE era stata volutamente vaga sul tema del reinvestimento dei bond già in detenzione, visto che – lasciando intendere che il problema fosse il numero disponibile all’acquisto di Bund a lunga durata – aveva parlato di possibile “deviazione” dalla sua regola di capital key, ovvero i paletti statutari rispetto a ciò che è acquistabile e ciò che non lo è. Soltanto l’idea che la BCE stia discutendo, ancorché informalmente, riguardo questa ipotesi, la dice lunga sulle prospettive che ci sono sui mercati, soprattutto in vista della fine del QE. E dall’Eurotower, fino ad ora, non è giunta alcuna smentita al riguardo.

Ma siccome, per quanto l’eurozona possa essere messa male, l’epicentro del casino finanziario globale restano gli USA, ecco che nel cuore dell’Impero la cortina fumogena deve alzarsi ancora più alta, ancora più densa, ancora più eclatante. Come questa,

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un siluro in piena guerra commerciale capace di far deragliare i mercati in apertura a Wall Street e spingere Mario Draghi a dire che “l’escalation delle tensioni commerciali, se si materializzasse avrebbe un impatto più ampio di quanto atteso”. Ma quanto più ampio? Sufficiente a lanciare ufficialmente Operation Twist? O a comprare ETF, come la Bank of Japan? O addirittura a rinviare la fine del QE? O, magari, restando negli USA, a fermare la folle rincorsa della FED a una normalizzazione dei tassi che potrebbe significare far schiantare il 90% dei mercati emergenti? Chissà, nel frattempo,
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pompiamo sul warfare, il moltiplicatore bellico del PIL, la vera pistola sempre carica del complesso bellico-industriale che tiene in piedi gli USA. Perché questi grafici


freschi freschi da Bank of America ci dice che ormai la corsa verso la porta d’uscita sta tramutandosi nella replica su scala globale degli incidenti in piazza a Torino durante la finale di Champions dell’anno scorso. Tic tac, la sabbia scende sempre più veloce nella clessidra. Siamo in “Matrix”, oramai mi pare chiaro: quale pillola volete, quella blu che fa finire il gioco o quella rossa che lo fa proseguire? Volete ancora le verità preconfezionate ma anche le false emergenze di comodo, di fronte a emergenze reali e capaci di fare danni su scala mondiale e per un altro decennio oppure volete provare a guardare oltre, a togliere qualche maschera? Vi invito, infine, a trovare nel fine settimana un po’ di tempo per leggere questo,
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leggerlo con attenzione e cercare di mettere in fila una serie di avvenimenti, anche quelli che appaiono più sconclusionati e senza un nesso o una connessione. Unite i puntini, mettete da parte la partigianeria, le speranze politiche o personali o ideali, il giusto ottimismo che serve per guardare avanti, la voglia di non arrendersi, nemmeno di fronte all’evidenza. Metteteli da parte e ragionate con lucidità, con freddezza.
Matrix – Pillola azzurra o pillola rossa

Poi ditemi se davvero può essere tutto una coincidenza fortuita, il frutto di una combinazione astrale, l’ineluttabile arrivo – ciclico e storico – della rivolta di popolo contro l’elite (impersonata da un miliardario statunitense, noto al mondo più che altro per lo stile pacchiano e per uno show televisivo in cui licenziava la gente urlando) oppure c’è davvero un Matrix più grande che riusciamo solo a percepire. Scegliete la pillola che preferite ma evitate la scelta più pericolosa: quella di non scegliere.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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