La media mobile a 200 giorni dell’indice S&P 500 non è la linea Maginot

Di Francesco Simoncelli , il - Replica

di David Stockman

Negli ultimi cinque anni l’indice S&P 500 ha ballato sulla sua media mobile ascendente a 200 giorni (200-DMA), rimbalzando più in alto ogni volta che gli acquirenti durante i ribassi sono entrati in azione. Solo due volte l’indice è sceso sotto questa apparente linea Maginot: nell’agosto 2015, dopo il crollo delle azioni in Cina, e nel febbraio 2016, quando il settore shale patch/energia è crashato.

Come è evidente di seguito, dal picco di 2873 il 26 gennaio, l’indice è crollato due volte: l’8 febbraio (2581) e il 23 marzo (2588). Entrambe le volte i momo trader ed i robo-trader si sono fatti avanti per sostenere la 200-DMA.

Ma ecco il punto: la linea blu qui sotto non è la linea Maginot; è solo il luogo in cui i cani pavloviani della Finanza delle Bolle hanno “impostato” i grafici. E qualcosa sta iniziando a puzzare.

Infatti si sta iniziando a sentire un odore simile a quello che si sentiva quando in una precedente occasione i cani pavloviani della 200-DMA stavano abbaiando in favore di una sua presunta ascesa infinita, solo per ritrovarsi lanciati in picchiata alla fine.

Ci riferiamo alla corsa quinquennale quasi identica fino al picco di 1508 nel marzo 2000. Anche allora la 200-DMA sembrava invincibile, ed era stata rotta solo dal default russo nell’agosto 1998 e dal crollo di Long Term Capital Management un mese dopo.

Infatti il rimbalzo dell’8 ottobre 1998 da 960 punti fu quasi parabolico, con un aumento del 57% rispetto al picco del marzo 2000.

Quest’ultimo aspetto potrebbe sembrare vagamente familiare, proprio perché il rimbalzo dal minimo provvisorio dell’11 febbraio 2016 (1829) al massimo del 26 gennaio (2873) di quest’anno è stato, beh, del 57%!

Certo, non contiamo sulla magia dei numeri, ma abbiamo un discreto riguardo per la storia, la logica e i fatti politico-economici della vita. E da questo punto di vista ci sembrerebbe che ciò che è accaduto l’ultima volta potrebbe essere una passeggiata nel parco rispetto a ciò che le circostanze attuali potrebbero portare.

Nella primavera e nell’estate del 2000 l’indice S&P 500 venne trattato poco più in basso rispetto al suo picco, mentre le azioni dotcom/NASDAQ 100 si stavano immolando, ma poi si staccò in modo deciso dalla 200-DMA all’inizio di ottobre.

Ahimè, cinque mesi dopo l’indice S&P 500 sarebbe sceso del 20% dal suo picco, per poi precipitare in profondità da lì.

Al minimo di 775 punti nell’ottobre 2002, l’indice era sceso del 50% dal suo picco, e non sarebbe tornato al di sopra della sua 200-DMA fino alla primavera del 2003.

Ed era esattamente in quel punto quando le cose si facevano interessanti ed estremamente rilevanti per il contesto attuale. Durante i tre mesi tra il doppio minimo del 12 marzo 2003 e di metà giugno, l’indice S&P 500 salì del 25%.

Il fattore scatenante, ovviamente, fu la chiara fine della recessione del 2001-2002 ed un intenso e sostenuto scoppio di stimoli monetari da parte della FED di Greenspan che avrebbero portato il tasso dei fondi nel giugno 2003 al livello senza precedenti dell’1.00%.

A dire il vero, dopo 10 anni durante i quali il tasso dei fondi della FED è stato portato vicino allo zero, il casinò ha perso ogni ricordo di ciò che successe in seguito alla sostenuta campagna di tagli dei tassi d’interesse da parte di Greenspan, al quale era stata progettata per espiare l’ignominia del crash delle dotcom. Ma il fatto è che, nell’autunno del 2000, c’era ancora qualcosa che si chiamava un vero tasso del mercato monetario, e quindi si attestava al 6.5%.

Come mostrato di seguito, la marcia forzata di Greenspan fu inarrestabile durante i 30 mesi successivi. Infine, il tasso dei fondi sarebbe stato ridotto di 25 o 50 punti base in 17 occasioni consecutive. In precedenza i rubinetti monetari non erano mai stati aperti in modo così spericolato.

Tuttavia, il nostro punto non è semplicemente quello di incolpare Greenspan per il boom immobiliare e la follia subprime, il risultato della sua frenetica riduzione dei tassi; il punto più importante è che non può accadere di nuovo. Il cosiddetto Maestro aveva 550 punti base di margine, e in realtà 650 punti come in seguito si rivelò nell’inverno del 2008-2009.

Al contrario, ciò che si trova al di sotto dell’attuale 200-DMA dell’indice S&P 500 è essenzialmente una FED paralizzata: l’Eccles Building è a corto di frecce nella sua faretra e si sta impegnando disperatamente a ridurre il suo bilancio per cercare di contrastare la prossima recessione.

Per questo motivo, il tipo di reflazione del mercato azionario scoppiato durante la primavera del 2003 non è affatto replicabile. Eppure il casinò si è talmente abituato all’intervento della FED che ha perso tutte le paure di ciò che si trova al di sotto della 200-DMA, rendendo così gli attuali spasmi di “acquisto durante i ribassi” ancora più esuberanti e pericolosi.

Infatti il mercato azionario è ora minacciato dall’imminente collisione fiscale/monetaria nel mercato obbligazionario sovrano, ma una cosa del genere non era nemmeno immaginata l’ultima volta.

A questo proposito, Washington ha ora abbandonato anche l’ultimo briciolo di contenimento fiscale e si sta dirigendo verso un deficit di $1,200 miliardi, ovvero il 6% del PIL, in quello che è il decimo anno della cosiddetta ripresa economica (anno fiscale 2019). Ciò sta accadendo a causa del QT della FED, che è l’opposto delle circostanze dei primi anni 2000 e anche l’opposto dell’equazione fiscale esistente allora.

Infatti il boom tecnologico degli anni ’90 aveva generato massicci guadagni di capitale nel mercato azionario, facendo salire le entrate federali grazie alle imposte sulle plusvalenze e permettendo la riduzione del deficit pubblico sia durante l’amministrazione di George H. Bush che quella di Clinton.

Allo stesso tempo, la guerra fredda era finita all’inizio di quel decennio ed i neocon guerrafondai non avevano ancora preso completamente le redini del potere, né avevano effettivamente lanciato guerre permanenti di invasione ed occupazione. Di conseguenza le spese reali per la difesa avevano raggiunto i minimi rispetto al PIL nel corso dello stesso decennio.

Inutile dire che verso la fine di suddetto decennio, le entrate federali erano ad un livello pari al 20% del PIL e la spesa era stata spinta ad un minimo di 30 anni, al 18% del PIL. Quella sarebbe stata l’ultima volta nella storia americana (come la conosciamo) in cui il bilancio federale era passato in surplus, raggiungendo oltre il 2% del PIL nell’anno 2000.

Il risultato fu un dibattito a Washington molto prematuro, che sembra del tutto impossibile oggi. In linea di massima, le proiezioni di bilancio a lungo termine mostravano crescenti eccedenze di bilancio a perdita d’occhio; e, addirittura, la scomparsa dell’ultimo dollaro di debito federale nel decennio successivo!

Ciò che causò il panico nei primi anni 2000 fu un netto timore nell’Eccles Building che sarebbe stato messa fuori dai giochi!

Proprio così. Lo stesso Greenspan avvertì che senza obbligazioni sovrane, banconote e cambiali da acquistare, la capacità della FED di gestire l’economia americana sarebbe sparita.

Non c’è stato alcuna eccedenza, naturalmente, ma quello che accadde è stato l’esatto opposto di oggi: piuttosto che un “crowding out”, il mercato obbligazionario sovrano sperimentò un breve intervallo di affollamento.

Durante l’anno fiscale 1998-2000, il debito pubblico venne ridotto di $430 miliardi, l’11% dei $3,800 miliardi di debito pubblico in circolazione alla fine del 1997.

Inutile dire che il mercato azionario del marzo 2000, appollaiato sulla sua 200-DMA, non era in pericolo di essere ucciso da uno scoppio di massicci prestiti federali. Quando la bolla delle dotcom alla fine scoppiò, lo fece a causa della mania che s’era impadronita del casinò.

Questa volta la mania è tornata, ma quello che ci aspetta è il catalizzatore di un crollo che non era nemmeno immaginabile nella primavera del 2000.

Ci stiamo riferendo allo “shock dei rendimenti” ed è sicuramente in arrivo. Infatti anche se la FED riduce il suo bilancio tramite il QT, il fabbisogno dei finanziamenti pubblici per il prossimo decennio ammonta a $17,000 miliardi.

Cioè, invece di ridurre il debito pubblico dell’11% come accaduto nei primi anni 2000, Washington si sta dirigendo verso una sua espansione del 115%.

Una cosa totalmente diversa rispetto allo scenario del marzo 2000.

Tutto questo sembra abbastanza ovvio se si presta anche lontanamente attenzione ai fatti, cosa che sicuramente gli “acquirenti durante i ribassi” nel casinò non stanno facendo.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

RC Twitter

Licenza

Creative Commons License Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5. In particolare la pubblicazione degli articoli e l'utilizzo delle stessi è possibile solo indicando con link attivo l'indirizzo di questo blog (www.rischiocalcolato.it) oppure il link attivo dieretto all'articolo utilizzato.