Putin: “Soros vuole innescare volatilità sull’euro”. Lo stesso Soros che ora “difende” l’Italia dall’UE?

Di Mauro Bottarelli , il - Replica


Premessa doverosa: sulla questione flat tax, la stampa ha giocato sporco con Matteo Salvini. Ma conviene che il ministro dell’Interno ci faccia il callo: se finora si erano limitati a epiteti come “razzista” e “xenofobo”, adesso la cura cui sarà quotidianamente sottoposto sarà ben peggiore. Di suo, magari, se smettesse di twittare ogni 20 minuti come un 13enne e si ricordasse che il ruolo che ricopre richiede, in primis, riservatezza, magari offrirebbe meno il fianco a chi, di suo, già lo tiene a prescindere nel mirino. Fine della parte dedicata all’Italia. Anzi, al nuovo governo italiano e alle polemiche già divampate. Mi interessa di più, francamente, ciò che Vladimir Putin ha dichiarato l’altro giorno nel corso di un’intervista con la tv austriaca ORF, un qualcosa di parecchio interessante. Almeno a mio modo di vedere. Qui trovate l’integrale

'Russia doesn't want to see EU divided, but prosperous as any trade partner' – Putin on Austrian TV

ma la parte più gustosa è circa a metà, quando il presidente russo perde un po’ la pazienza e comincia a parlare in fluido tedesco, retaggio del passato da spia e della DDR. La domanda che lo ha fatto innervosire, nemmeno a dirlo, riguarda le presunte interferenze russe nelle elezioni presidenziali USA del 2016 e in particolare il ruolo che avrebbe ricoperto un personaggio legato da rapporto personale con l’inquilino del Cremlino, Yevgheny Prigozhin. Il quale, come se stesse parlando di una partita di calcio, spara il seguente siluro: “Ci sono rumors in circolazione in questi giorni riguardo l’intenzione del signor Soros di rendere l’euro molto volatile. Alcuni esperti stanno già discutendo di questo. Chiedete al Dipartimento di Stato perché Soros sta facendo questo, allora. Il Dipartimento di Stato ovviamente vi dirà che non ha nulla a che fare co questi piani, i quali riguardano solo mister Soros. Per quanto riguarda noi russi, posso allora dire che quanto mi ha chiesto, riguarda solo mister Prigozhin. Questa è la mia risposta. E’ soddisfatto?”.

La faccia dell’intervistatore, dice tutto. La questione è che ha detto molto, moltissimo anche Putin. Primo, svelando di fatto quello che sarebbe una versione 2.0 dell’attacco a lira e sterlina del 1992, questa volta puntando però addirittura al bersaglio grosso della valuta unica europea. Secondo, di fatto usando un paradosso, ha fatto intendere chiaramente che il Dipartimento di Stato conosce questi piani e che, di fatto, se non ne è il mandante, di certo non ne è disturbato. E non farà nulla per disturbarli. Terzo, il finale della risposta fa capire che se si arrivasse alle strette con la questione Russiagate, gli armadi potrebbero aprirsi per molti, non solo per lui. E gli scheletri in essi contenuti, fare festa.

Come mai nessuno ha ripreso queste accuse, ancorché velate nella forma un po’ paradossale, del presidente russo? Non sono accuse lanciate da un dietrologo su un blog, è il numero uno della Russia a dire chiaro e tondo che il “filantropo” americano-ungherese sarebbe intenzionato a destabilizzare l’euro: proprio nessuno, tra Francoforte e Bruxelles, pare interessato? E anche a Roma, silenzio? Strano, perché mi pare che si stia parlando dello stesso George Soros che non più tardi della scorsa settimana ha difeso a spada tratta l’Italia dalle politiche egoistiche dell’UE sul fronte migranti, arrivando addirittura a paventare l’idea che il nostro governo possa chiedere i danni per essere stato lasciato solo a gestire l’emergenza. Come mai questa premura verso l’Italia? Oltretutto dove si è appena insediato un governo che vede un ruolo preponderante della Lega, partito che lo stesso Soros – nello stesso giorno, ospite del Festival dell’economia di Trento – definì di fatto una preoccupazione, proprio per i suoi rapporti troppo stretti con la Russia di Putin.

Mistero. Forse spera nell’altra metà – abbondante – della coalizione, visto anche l’atteggiamento diciamo ondivago dell’M5S sul tema immigrazione durante la scorsa legislatura? Mistero. Come misterioso è il fatto che pare non volersi più schiodare da Roma il buon Steve Bannon, guru dell’Alt-Right americana, ex consulente politico di Donald Trump ed ennesima vittima delle purghe di quest’ultimo dalla Casa Bianca. Lo stesso Bannon che non più tardi della settimana scorsa, definì Roma e il suo governo giallo-verde come l’avamposto della grande rivoluzione sovranista mondiale. Pochi giorni e toccò all’ambasciatore USA in Germania ammettere che sosteneva apertamente i governi sovranisti europei: per simpatia personale o su mandato presidenziale? O di altri? Una cosa è certa: l’America è all’offensiva sull’Europa. E deve avere parecchi argomenti da mettere sul piatto, se Angela Merkel – dopo due visite a Sochi da Putin in 15 giorni – si è tramutata di colpo nuovamente in una neo-con d’adozione per spalleggiare il numero uno della NATO, Jens Stoltemberg, nella sua messa in guardia del nuovo governo italiano rispetto la sua esplicita volontà di rivedere il regime sanzionatorio contro la Russia. Nord Stream 2 non è più prioritario per Berlino? O forse in qualche cassetto di Washington giace qualcosa in grado di far muovere la Merkel a comando?

Resta il fatto che nessuno si è filato l’accusa di Putin verso Soros. Eppure di euro si è parlato nelle ultime ore, visto che un paio di membri del board BCE, in vista della riunione prevista il prossimo giovedì a Riga, hanno fatto capire che il tapering del QE ormai è certo. Magari non finirà il 30 settembre ma si arriverà a fine anno (passando da 30 miliardi a 10-15 al mese, tanto per non fare incazzare troppo la Bundesbank) ma Hanssen si è addirittura spinto a parlare di primo rialzo dei tassi nell’eurozona entro metà 2019. Crollo dei mercati? No. Calma piatta, eccezion fatta per un movimento all’insù del nostro spread, tutto da decifrare. Il mercato ha già prezzato e digerito la fine dello stimolo? Oppure, come penso, non ci crede proprio, lasciando che i membri del board facciano il loro lavoro: ovvero, sparare cazzate per intorbidire le acque, dopo averci raccontato la storiella della ripresa sostenuta e sostenibile per un anno abbondante? Chissà.

Fa riflettere, però, il silenzio tombale sull’accusa di Vladimir Putin. Uno che, solitamente, non spara cazzate così per far prendere aria alla bocca, vista l’indifferenza con cui si è fatto scivolare addosso mesi e mesi di bufale – ma degne del Pulitzer – della stampa USA sul Russiagate, talmente credibile come inchiesta da non aver cavato un ragno dal buco. Oppure qualcosa sta arrivando? Forse quel “potrei auto-assolvermi, i poteri del presidente me lo consentono ma non lo farò, perché sono innocente” pronunciato da Trump l’altro giorno, pare su diretto e pressante suggerimento di Rudolph Giuliani, entrato ufficialmente nel suo collegio difensivo, è stato lo spoiler a qualcosa che arriverà quasi certamente ad orologeria prima delle elezioni di mid-term del 6 novembre? Non a caso, l’uomo che twitta su tutto, non ha speso una parola sulla situazione politica in Italia. In compenso, sono attivissimi Steve Bannon e George Soros. Cosa sta succedendo in America? Chi è al timone?

Ma, soprattutto, quanto è profondo il ricatto di Washington verso mezza Europa, stante il servilismo di Macron e la piroetta carpiata della Merkel, la stessa che non più tardi di un mese fa aveva sancito la fine del rapporto privilegiato dell’UE con gli USA, dicendosi pronta “a litigare” sulla questione dei dazi? E come leggere le parole dell’altro giorno dell’ayatollah Khamenei, il quale ha detto che l’Iran è pronto a riprendere il processo di arricchimento dell’uranio? Messaggio in codice agli alleati, anche commerciali, Europa compresa? Forse, andrebbero lette con maggiore attenzione le parole pronunciate sempre da Angela Merkel, dopo la sparata anti-russa e in vista del G7 in Canada di questo fine settimana: “Il mondo è in fiamme. Ovunque si guarda, ci sono conflitti. Ora, poi, abbiamo l’assenza della leadership americana, motivo per cui gli autocrati hanno maggior spazio per i loro giochi, divenuti ora più semplici”. Sibillina ma non troppo: sembra dirci che qualcosa sta per andare fuori controllo.

Alla luce di tutto questo, le parole così benevole di Soros verso il nostro Paese, non vi fanno venire la pelle d’oca, come è accaduto a me? Anche perché, fuori di polemica politica in senso stretto e tutto interno, questo




mi fa dire che siamo diventati già fin troppo americani, per i miei gusti. Vogliamo davvero rimpiazzare la sana propensione al risparmio e all’atteggiamento del buon padre di famiglia con l’indebitamento allegro, tanto poi il costo della vacanza lo ripago alla banca in tre anni a tassi da strozzino della Magliana? E davvero non vi fanno effetto quei numeri sulla sanità, la strisciante privatizzazione dei servizi d’eccellenza e la crescita esponenziale di una sanità parallela? Perché al netto delle deliranti discrepanze fra una regione e l’altra sui costi standard e del turismo sanitario dal Sud al Nord per evitare di morire in attesa di una mammografia, il nostro sistema è ancora uno dei migliori – se non il migliore – d’Europa. Forse, tra i primi al mondo.

Universalistico, per di più. Un gran bel boccone. Come lo è d’altronde il tasso di risparmio privato e la percentuale di proprietari di casa, anche in questo caso leader in Europa. Quanta attenzione per l’Italia. Ora anche quella di Societe Generale per Unicredit, nonostante il nostro istituto leader spacci il progetto per propria volontà di consolidamento. Siamo nel pieno di un caos danzante: sicuri che ci stiamo facendo guidare dalla musica giusta e, ancora più importante, dal direttore d’orchestra adatto allo spartito? La questione sulle sanzioni alla Russia sarà il primo, vero banco di prova del governo. Vedremo se sarà di parola. E, soprattutto, chi decide e cosa.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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