Qui giace la Goldilocks economy, Parte #2

Di Francesco Simoncelli , il - Replica

di David Stockman

La “Goldilocks economy” è una presunzione della pianificazione monetaria centrale e del suo erroneo presupposto che falsificare i prezzi degli asset finanziari sia la strada verso la prosperità. Invece porta solo a bolle finanziarie immense e instabili che alla fine scoppiano.

Porta anche ad una completa corruzione della narrativa economica e finanziaria da ambo le parti dello spettro politico.

Per esempio, le bolle finanziarie seriali gonfiate dalla FED a Wall Street sono falsamente celebrate come derivanti da un’economia fiorente a Main Street. In realtà, esse rappresentano un pugnale economico che svuota Main Street di investimenti e denaro e lo espone ad una “ristrutturazione” caotica da parte dei piani alti delle grandi aziende, quando emerge prorompente l’inflazione dei prezzi delle azioni e dei valori delle stock option che alla fine conducono all’ennesimo tracollo finanziario.

In questo contesto, il Washington Post (WaPo) ha di recente eseguito un brutale takedown su Larry Kudlow per le sue dichiarazioni prima della crisi finanziaria e della Grande Recessione; sarebbe un eufemismo dire che non l’abbia vista arrivare, ma sarebbe anche del tutto ingiusto non riconoscere che il 95% di Wall Street e il 100% del FOMC non l’abbiano vista arrivare.

Infatti quando Larry Kudlow si espresse in modo eloquente a favore dell’amministrazione Bush nel dicembre 2007 per i risultati economici che aveva raggiunto, stava semplicemente facendo eco alle previsioni del consenso di Wall Street per l’anno successivo. Nonostante le evidenze si accumulassero a favore delle posizioni contrarie alle sue, Kudlow ha perseverato a sponsorizzare la cosiddetta “Goldilocks economy”.

Il punto qui non è quello di far sembrare Larry Kudlow particolarmente sciocco; era solo un venditore ambulante del consenso di Wall Street più convincente della maggior parte dei suoi compatrioti nello zombie-box. Invece ciò che è illuminante riguardo Kudlow e il suo amore per la “Goldilocks economy”, sono le ragioni che ha addotto a sostegno della sua prospettiva economica esuberante.

Era una chiara imitazione di Janet Yellen, riprendendo tutti gli indicatori positivi riguardo l’economia di Main Street. Ciò che aveva da dire allora è in effetti quasi identico a quello che dicono oggi gli economisti di Wall Street e della FED.

Nel 2007 disse che i “dati in entrata” non potevano essere più ottimistici, il che significa che le poche voci pessimiste che cominciavano ad emergere alla fine del 2007 avevano torto.

Il PIL del quarto trimestre del 2007 era leggermente positivo, ma da lì fu solo una discesa. Fu Kudlow a rimetterci la faccia, insieme a quasi tutti gli economisti keynesiani mainstream.

Ad esempio, l’economista capo e keynesiano d’acqua dolce, Ed Lazear, continuò a dire fino a maggio del 2008 che nessuna recessione era in vista; e il FOMC passò l’intera estate del 2008 a discutere se l’inatteso “rallentamento” economico che si stava materializzando fosse solo temporaneo.

In relazione all’aumento medio mensile di 303,000 posti di lavoro che Kudlow stava pubblicizzando allora, scopriamo che il sondaggio HH annesso a quella cifra è aumentato di una media di 430,000 posti di lavoro nel primo trimestre del 2018.

Però se fate la media degli ultimi sei mesi il numero scende a 277,000; e lungo un qualsiasi periodo ragionevole degli ultimi tempi scendiamo più in basso, e infatti abbiamo una media di 204,000 nuovi posti di lavoro alla vigilia delle elezioni nel 2016.

Quindi i dati di cui sopra rappresentano l’ennesima oscillazione casuale in un sondaggio che è praticamente spazzatura da un punto di vista dell’integrità statistica e, in ogni caso, non misura neanche le persone che lavorano. Cioè, secondo, terzo e quarto lavoro part-time contano tutti come un altro punto sul tabellone del BLS.

Detto questo, il nostro punto essenziale è che i numeri del BLS sono generati da un modello statistico che analizza i trend, non da un conteggio singolo delle persone, o persino dall’estrapolazione a campione nell’economia di Main Street. Quindi questi numeri ricercati per giustificare un obiettivo (vale a dire, la FED sta stimolando quindi deve esserci per forza di cose piena occupazione) sono notoriamente inaffidabili in occasione di punti di svolta ciclici come la fine del 2007 e l’inizio del 2018.

Di conseguenza, tali momenti diventano una delizia per il cherry-picking dei dati, e Larry Kudlow non faceva eccezione. Infatti ecco lo stesso grafico a 16 mesi per il sondaggio HH al momento in cui Kudlow faceva notare l’aumento mensile di 303,000 posti di lavoro nel dicembre 2007.

Salta fuori che la media a 16 mesi era ancora più debole di oggi. Gli aumenti dei posti di lavoro erano stati in media 133,000 al mese, solo un terzo rispetto al tasso mensile citato da Kudlow, e come il grafico qui sopra riportato per il periodo corrente, le variazioni mensili non stavano andando da nessuna parte.

Almeno fino a quando non hanno iniziato a tuffarsi dalla scogliera. Come mostrato di seguito, la grande ondata che permise a Kudlow di sventolare quei 303,000 di aamenti dei posti di lavoro al mese, fu l’ultimo spasmo. Da lì a poco su Main Street e Wall Street si sarebbe abbattuto lo scoppio della bolla immobiliare/mutui.

In tutto, 8 milioni di posti di lavoro scomparvero nei due anni successivi. Infatti l’alta marea di 146.6 milioni di posti di lavoro segnati dal sondaggio HH su cui Kudlow aveva appeso il cappello, non sarebbe ritornata fino al settembre 2014. Quasi sette anni dopo!

Allo stesso modo, il ritmo di crescita all’1% delle ore di lavoro non preannunciava nulla. Dopo il quarto trimestre del 2007, l’economia americana avrebbe perso oltre 15 miliardi di ore di lavoro nei sei trimestri successivi.

Il problema è che i dati in entrata provenienti dai mulini statistici di Washington sono un indicatore ritardatario, il che significa che gli economisti e le cheerleader di Wall Street, a seconda dei casi, possono sempre sventolare abbastanza delta mensili e trimestrali per mantenere viva la narrativa della “Goldilocks economy”.

Il pericolo di indicatori ritardatari, infatti, è perfettamente illustrato dall’encomio di Kudlow alla “Goldilocks economy” nel dicembre 2007 e dal fatto che il patrimonio netto delle famiglie avesse raggiunto il massimo storico nel trimestre precedente (3° trim. 2007), in aumento del 7% rispetto all’anno precedente.

Inutile dire che, nel settembre 2007, eravamo vicini all’apice della bolla di Greenspan, e ciò si rifletteva nei calcoli trimestrali della FED sul patrimonio netto (rapporto sul flusso di fondi).

Quindi nel primo trimestre del 2009 il patrimonio netto delle famiglie diminuì di $12,000 miliardi, o quasi del 20%. E ci sono voluti quattro anni di stampa di denaro da matti per reflazionare le abitazioni e le borse affinché riguadagnassero il livello del terzo trimestre 2007.

Ci stiamo soffermando sulla “Goldilocks economy” di Kudlow del 2007-2008 perché è estremamente attuale.

Cioè, è un promemoria che gli indicatori principali sono incorporati nelle bolle di Wall Street, non sul mondo del lavoro, le imprese e il PIL di Main Street; e che la prossima recessione arriverà come un grande shock a sorpresa quando la bolla infine scoppierà. Oltre a ciò, Larry Kudlow è ora in un’ottima posizione per accelerare l’arrivo di quest’ultima cosa.

Questo perché il suo compito sarà sventolare i dati in entrata per rassicurare Trump e la nazione che non c’è alcuna recessione in vista e e che i deficit di bilancio alle stelle non sono nulla di cui preoccuparsi. Come ha detto anche alla CNBC, siamo proprio in pieno boom.

Al contrario. A 105 mesi di età, l’attuale espansione economica sta già dando segni di debolezza, e non è in grado di assorbire un altro crollo fulminante nel casinò senza drastici cedimenti come nel 2008.

Allo stesso tempo, l’attuale terza e più grande bolla di questo secolo non potrà assolutamente sopportare lo “shock dei rendimenti” in agguato il prossimo autunno. Qui è quando i $1,200 miliardi in nuovo indebitamento del governo federale si scontreranno con il programma di dumping obbligazionario annuale da $600 miliardi della FED.

Non sorprende, quindi, se Trump sia ignaro di questa calamità fiscale. Questa è pazzia assoluta, ovviamente, ma Larry Kudlow è l’uomo che lo farà andare incontro ad un inferno fiscale senza che se ne accorga.

Nel frattempo, c’è questo: anche se Larry Kudlow era diretto a Washington, sperando invano di diradare parte dell’oscurità economica in agguato, Trump era partito per celebrare il boom economico nello stabilimento della Boeing (BA) a St. Louis.

Ora se c’è mai stato un canarino nella miniera, è esattamente questo!

Trump è sul punto di scatenare una sanguinosa guerra commerciale con la Cina, ma data l’immensa leva operativa incorporata nell’enorme attività di produzione di aeromobili commerciali della Boeing, non può permettersi di perdere un colpo in termini di vendite e spedizioni nei confronti del suo più grande cliente.

Soprattutto non dopo che la sua capitalizzazione di mercato è aumentata da $75 miliardi a $200 miliardi negli ultimi due anni e viene valutata 20 volte il suo flusso di cassa operativo.

Detto in modo diverso, la Boeing non renderà di nuovo grande l’economia americana. Il prezzo delle sue azioni terribilmente gonfiato è un incidente in attesa di accadere, proprio come il resto del mare infinito di bolle nel casinò.

Questo sarà il tema della Parte 3.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/

=> Potete leggere la Parte 1 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/06/qui-giace-la-goldilocks-economy-parte-1.html

=> Potete leggere la Parte 3 a questo indirizzo:

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