Argentina o “cigno nero”, come andremo a fondo? Scegliete tranquilli, ora si va in vacanza (a debito)

Di Mauro Bottarelli , il - 211 commenti


Quanto è reale la realtà che ci mostrano? Poco. Molto poco. O, quantomeno, è tale fino a che fa comodo alla narrariva ufficiale, agli interessi di parte, alla retorica imperante. Poi, semplicemente, sparisce. Vi faccio un paio di esempi, veloci veloci. Come sapete, il Messico ha da poco un nuono presidente, un uomo di sinistra e molto attento ai diritti civili. Nemmeno a dirlo, certa stampa lo ha adottato immediatamente come contraltare “umano” al dirimpettaio diabolico, ovvero Donald Trump, l’uomo che fa piangere proprio i bambini messicani alla frontiera con il Texas, dividendoli dalle famiglie. Bene, al netto della balla in cui si sono sostanziate sia le immagini strappalacrime che l’audio del pianto disperato del bimbo divenuto simbolo dell’attitudine da novello Erode dell’inquilino della Casa Bianca (cosa vi avevo detto al riguardo, in tempi non sospetti?), ecco che non appena giunto al potere, il buon Andres Manuel Lopez Obrador, non ha perso tempo:

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"


un bel dispiegamento di poliziotti e militari al confine con il Guatemala e il Belize! Ovviamente, se lo fa lui va bene, perché serve a bloccare il traffico di droga ed esseri umani. Quindi, è progressista. Se invece lo fa Trump in Texas, allora siamo al Terzo Reich in versione a stelle e strisce. Ma questo è niente. Come sapete, due cittadini britannici di un sobborgo di Salsbury, la stessa città teatro del caso Skripal, sono stati avvelenati da un agente nervino che pare identico a quello usato per attentare alle vita dell’ex spia del KGB e della figlia (nel frattempo, guariti miracolosamente e spariti nel nulla).

La donna purtroppo è morta, mentre l’uomo si è risvegliato e ha ripreso conoscenza. La politica britannica, per quanto sottosopra dopo le dimissioni di Davis e Johnson per il caso Bexit, non ha perso tempo e con il ministero dell’Interno e della Difesa è tornata a chiamare in causa direttamente la Russia, avanzando verso il Cremlino accuse nemmeno troppo velate di responsabilità. Insomma, altra crisi diplomatica in vista e ai massimi livelli, visto il motivo della disputa. Bene, guardate queste foto:


ci mostrano l’aula di Westminster durante le comunicazioni sul caso del ministro dell’Interno, Sajid Javid, il quale poco prima di presentarsi in Aula aveva addirittura convocato per giovedì mattina una riunione del COBRA, il massimo organismo anti-terrorismo e di tutela della sicurezza interna, al fine di discutere del caso. Insomma, diciamo che ho visto bar più frequentati la mattina di Ferragosto a Milano. Quindi, mentre si accusa con leggerezza degna di una storiella alla macchinetta del caffè uno Stato estero di responsabilità, più o meno diretta, in quello che appare un omicidio, questo è il livello di interesse che il Parlamento britannico tributa al caso. Ora, io capisco che il governo sia appeso a un filo ma, ripeto, si tratta (prendendo per buona la versione ufficiale) di un caso di duplice avvelenamento da presunto agente nervino che ha portato al decesso di un’innocente cittadina britannica. Sicuri che le istituzioni londinesi abbiano ancora un minimo di credibilità? E chi segue il caso, rilanciando acriticamente e pedissequamente le panzane ufficiali al pubblico?

Ora, per carità di patria evito di dire ciò che penso realmente del caso della squadra di calcio rimasta 20 giorni in una grotta thailandese, data per sterminata dagli eventi, dall’irresponsabilità dell’allenatore e dal fato e poi miracolosamente salvata in quattro e quattr’otto in meno di due giorni (con copertura mediatica globale pressoché assoluta) ma vi metto sull’altolà rispetto a questo:

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

ovvero, l’incauta (perché fatta a mercati aperti) uscita del ministro Paolo Savona rispetto a quanto ci aspetta, ovvero il fatto che con i tempi che corrono la possibilità di un “cigno nero”, addirittura estremo come un’uscita dall’euro impostaci da terzi, non sia affatto da scartare a priori. Anzi, occorre essere pronti a ogni possibilità. Ora, questa è stata la reazione dei mercati,


pavloviana come al solito quando si tratta di Italia ma, al netto della tempistica, non mi pare che abbia svelato un segreto di Fatima. Primo, perché tutti sanno come la pensa il professor Savona, secondo perché evocare un “cigno nero” è come evocare la possibilità di incontrare un amico nel corso della giornata, camminando per strada. Può succedere o meno, nessuno in ogni caso ti prenderà in giro per la tua mancata propensione a emulo di Nostradamus. Il “cigno nero”, infatti, per sua natura non si sa se accadrà, perché, quando e dove: altrimenti, non sarebbe tale. Un allarme per nulla, insomma. Più serio è quando il professor Savona annuncia il suo incontro con Mario Draghi, suo acerrimo nemico dai tempi di Bankitalia e invoca poteri assoluti sul cambio per la BCE: di fatto, diventare prestatore di ultima istanza e una vera Banca centrale, più che come la FED, come la PBOC cinese. Ma, attenzione, perché poco prima dell’audizione parlamentare del professor Savona, ecco che dall’assemblea annuale dell’ABI arrivava questo siluro:
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

il presidente Patuelli, colto da attacco di millenarismo stile Savonarola, metteva in guardia da una deriva sudamericana per il nostro Paese, in caso un eccesso di sovranismo prendesse il sopravvento sul solco europeista nel quale dovremmo camminare. Di più, al netto del nostro debito, lo scenario evocato è proprio quello argentino, in un periodo in cui Buenos Aires si è appena suicidata, legandosi mani e piedi a vita all’FMI con un prestito-record da 50 miliardi di dollari. Ma non basta, perché dalla stessa sede, il governatore di Bankitalia, Visco, metteva in guardia: siamo più fragili di 10 anni fa, in caso di crisi finanziaria. Ma cazzo, voglio i diritti d’autore, almeno mi ci pago una settimana di ferie!



Fino a non più tardi di tre mesi fa eravamo nel pieno di una ripresa globale sincronizzata sostenuta e sostenibile e ora siamo con le pezze al culo, tanto che 48 ore fa Mario Draghi in persona ha detto chiaro e tondo che serve subito un paracadute per il sistema bancario dell’eurozona. E ora Patuelli, gran visir delle banche italiane, evoca addirittura l’Argentina, se per caso abbandonassimo la strada verso Bruxelles. Lorsignori devono forse dirci qualcosa e stanno facendo il giro largo? E la stampa, non ha nullla da chiedere al riguardo? Ad esempio, cosa cazzo sia successo da febbario ad oggi per farci passare dall’isola felice di Fantasilandia targata Gentiloni alle soglie del default?

E non ditemi i dazi di Trump perché dal ridere mi viene una paresi facciale. Qualcuno sta mettendo le mani avanti? O, più prosaicamente, poggiando le targa contro il muro, in attesa che il “cetriolo globale” di Guzzanti-Tremonti sia passato anche stavolta, mietendo vittime fra i soliti noti? E gli italiani appunto, cazzarola, non vogliono sapere? Non sono preoccupati? Pare di no. Chi tifa Juventus, d’altronde, da ieri ha altro a cui pensare. Tutti gli altri, qualsiasi sia la loro fede calcistica, semplicemente non sono consci di cosa stia accadendo davvero sotto il pelo dell’acqua, dove si annidano gli iceberg veri. Colpa loro, certo ma anche di chi sistematicamente occulta, distorce, omette, amplifica, millanta, dissimula. Insomma, fa tutto tranne che informare. Ma tranquilli, dai, tra poco si va in vacanza. All’americana. Non ne senso che si va negli States in ferie, come nel film del compianto Carlo Vanzina con Don Buro ma che ci si indebita per farlo.

Saranno infatti 28mila gli italiani a richiedere un prestito per andare in vacanza, lo dice un’analisi promossa da SpeedVacanze.it, che evidenzia come il dato sia in crescita del 17% rispetto al medesimo periodo del 2017. La richiesta media di prestito si aggira su una quota di 4.300 euro, con un aumento del 3% rispetto allo scorso anno, quando la richiesta media di prestito era stata di 4.180 euro. Gli italiani, quindi, contrarranno 120 milioni di euro di debiti per pagarsi i viaggi estivi nel 2018, 20 milioni in più rispetto al 2017, quando le richieste erano state 24mila e i debiti contratti pari a 100 milioni. Un dato che Giuseppe Gambardella, fondatore di SpeedVacanze.it definisce “allarmante, soprattutto perché a contrarre prestiti per le vacanze sono anche giovani sotto i 30 anni, i quali rischiano di entrare in una perniciosa spirale di indebitamento”. D’altronde, ci attende l’Argentina. Meglio abituarsi.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi