Come Filini e Calboni, i leccaculo di regime hanno un “occhio della madre” cui votarsi. Per resistere

Di Mauro Bottarelli , il - 135 commenti


Oggi avrei voluto parlarvi dell’ennesima capriola compiuta da Donald Trump, il quale appena rimesso piede negli Stati Uniti ha deciso che le conclusioni cui è giunta la Commissione intelligence del Congresso – ovvero la conferma di un’attività russa per influenzare il voto presidenziale del 2016 – sono condivisibili, pur ribadendo la propria estraneità e quella del proprio comitato elettorale con le mosse di Mosca. Grande scandalo. Francamente, non vedo che altro potesse fare Donald Trump dopo la recita a soggetto di Heksinki: se presa per il culo deve essere, lo deve essere fino in fondo. E per bene. Tanto più che al netto delle dotte elucubrazioni di politici, giornalisti e analisti riguardo i reali intenti dell’inquilino della Casa Bianca, il Deep State o chi per lui ha ottenuto il risultato che si prefigurava:

et voilà, l’opinione pubblica USA vede la Russia come un nemico. O, quantomeno, un avversario. Tutti newyorchesi liberal e fighetti? Può essere ma Statista solitamente è un istituto serio, al livello di Gallup: e ciò che conta, in vista del voto di mid-term, è cosa pensa l’America profonda, il Mid-West (un tempo) produttivo, il Sud armato e rancoroso verso il sistema. Perché attenti,

questa è la condizione generale del Paese, quando si parla di fiducia nelle istituzioni: primo, l’esercito. Ultimo, il Congresso. Il tutto in un Paese stanco, deluso, alle prese con una crisi prima economica che finanziaria alle porte e, soprattutto, in gran parte armato. E armato in modo serio. Avrei voluto parlarvi di questo, poi:


ovvero, del fatto che come cadeau per il loro incontro di Helsinki, Vladimir Putin si è presentato con in mano una ricevuta di avvenuta vendita, nel mese di maggio, di 40 miliardi di dollari di controvalore di Treasuries, scesi da 48,7 a 9 miliardi di dollari: un bel -82%, dopo che in aprile il totale di detenzione era già sceso dai 96 miliardi di marzo a 48,7 miliardi, il dato minore dal 2008 e un bel ordine di vendita di 47,4 miliardi anche allora. E il secondo grafico ci mostra come, contestualmente, quella mossa sia stata il driver dell’impennata del rendimento della carta USA a dieci anni, passata dal 2,7% di inizio aprile al 3,11% di fine maggio, il massimo da sette anni. Diversificazione delle riserve? Forse. O magari, segnale politico. E temo, se questo fosse il caso, non deciso interamente da Mosca ma “suggerito” da Pechino, in vista della piega che avrebbe preso la guerra commerciale: insomma, un messaggio per mostrare l’effetto che farebbe se, un giorno magari non troppo lontano, la Cina decidesse che è giunta l’ora di usare l’opzione nucleare sul debito, scaricando sul mercato gran parte di quello USA che ancora detiene.

Avrei voluto parlarvi di questo, in maniera più diffusa. Ma direi che chi vuole capire e non ha sugli occhi le fette di prosciutto dell’ideologia o della partigianeria, ha capito. Ma c’è da parlare dell’Italia e di quanto sta accedendo in queste ore e giorni, in attesa che l’estate porti all’abbassamento dei toni e, magari, a un bell’attacco speculativo balneare. Ieri, sono sincero, ho davvero temuto che quanto posto in essere finora per ribaltare la narrativa su migranti e immigrazione fosse stato vanificato di colpo dall’ennesima sciagura del mare, debitamente e con timing perfetto testimoniata dall’ONG spagnola OpenArms: il salvataggio in mare di una donna rimasta attaccata a un palo di legno per 66 ore e la morte, per mano di scafisti senza scrupoli, di una madre con il figlio piccolo, gettati in mare aperto e annegati, perché la donna non voleva trasbordare su un altro natante. La fotografia, questa

era già diventata un’icona pop sui social, al pari di quella del piccolo siriano Aylan sulla spiaggia turca, la stessa che fece aprire cuore e porte del Paese ad Angela Merkel nel 2015, dando il via al disastro. Già vedevo le rassegne stampa della notte, i pochi talk-show ancora in onda, i diluvi piagnucolosi su Twitter, le intemerate di Roberto Saviano (il quale, tra l’altro, sta dicendo cose sul ministro dell’Interno che a qualsiasi altro cittadino sarebbero già false la galera ma lui può tutto, è al di sopra della legge e degli uomini) e gli strepiti – anzi, i rantoli, visto lo stato di salute politica – del PD, i cui affannati esponenti ormai alternano sproloqui sui migranti a richieste di congresso come tanti cani di Pavlov, già con le infradito ai piedi, direzione spiaggia. E invece no. E la conferma mi è giunta da due cartine di tornasole che ritengo affidabilissime: le chiacchiere del mattino al bar e la prima pagina di “Repubblica”.

Le prime mi tocca censurarle, perché i contenuti vanno un po’ oltre il pubblicabile, anche per uno politicamente poco corretto come me. Ma posso dirvi che nemmeno a un congresso di responsabili di primo soccorso ho mai sentito tanti pareri unanimi su una diagnosi di non ipotermia possibile: in parole povere, la donna che sarebbero stata recuperata dopo 66 ore aggrappata a un pezzo di legno in mezzo al mare, era credibile quanto un intossicato degli “Elmetti bianchi”. Vox populi, certamente fallace. Ma ecco il secondo barometro del sentimento generale:

una compostezza sospetta, soprattutto per un giornale che normalmente agita accuse di fascismo per tutto, anche per chi alza il braccio al binario della stazione per salutare la fidanzata in partenza. Un falso titolo a occhiello, la grande foto e un tono non ultimativo: soprattutto, la mancanza della parola magica “Salvini” e poi un chiaro riferimento alla colpa dei libici. Per carità, nella mente diabolica di “Repubblica” dire libici significa dire governo, il quale con quegli assassini ci fa gli accordi. Esattamente come fece Minniti fra gli applausi, però. In compenso, ecco la chicca,

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la quale però per una volta è rafforzativa del momento di difficoltà che vive il buonismo peloso nostrano e non un’appendice della sua forza evocativa e propagandistica. E’ una denuncia stanca, annoiata, quasi rituale. Senza fantasia poi, centrata sugli occhi che parlano più delle parole, roba da Bacio Perugina. O da compitino rituale per garantirsi la sopravvivenza in ufficio di Calboni e Filini, proverbiali leccaculi del professor Guidobaldo Maria Riccardelli e della sua passione per il cinema d’autore, la mitica “Corazzata Potemkin” su tutto. Se pur di salvare la ghirba fra un cartellino timbrato in ritardo e un paio d’ore di assenteismo, i due si sorbivano rassegnati otto ore di film e poi avevano ancora la prontezza d’animo di magnificare lo splendore del “montaggio analoggico”, degli stivali dei soldati, della carrozzella col bambino e soprattutto degli “occhi della madre”.

Così gli ormai necessitanti ferie moralizzatori del Gruppo L’Espresso oggi hanno offerto al loro impegnato, liberal, scandalizzato e pugnace lettore medio, il minimo sindacale di superiorità culturale e morale, un brodino caldo che mette sì a posto la pancia ma dopo un quarto d’ora ha svanito il suo effetto, lasciandoti con una fame boia. Mi sbaglierò ma, a differenza di quanto credevo e temevo ieri, questa volta nemmeno gli effetti speciali dell’ONG di turno sono riusciti a scalfire la coltre, sempre più spessa, di incazzatura generale della gente, di adesione rabbiosa e quasi spietata alla realtà dei fatti: possono mostrare tutte le foto che vogliono ma il giochino, nel Mediterraneo come in Siria, è stato svelato.

E’ la rivincita dell’esasperato rigurgito di dignità di Fantozzi davanti alla vessazione di uno spettacolo inguardabile, ormai trito e ritrito e alle offese del potere, il quale lo disprezza perché non sa cogliere lo splendore di quelle immagini, perché non sa emozionarsi di fronte al bello che sta dentro il brutto più estremo: a tutte queste seghe mentali da estetica del paraculismo, Fantozzi risponde con l’unica arma di cui dispone. La famosa “cagata pazzesca”, giudizio critico che racchiude in sé tutto. Bene, l’Italia è arrivata al momento della “cagata pazzesca”. E a “Repubblica”, dove sono paraculi ma tutt’altro che scemi, l’hanno capito. E la prima pagina di oggi lo dimostra più di mille confessioni.

Il problema, ora, sta nel proseguo della narrazione. Perché alla rivolta, seguiva la punizione al despota: distruzione delle maledette pellicole e proiezione di film scollacciati e poliziotteschi dell’epoca. Qui, invece, cosa rischiamo di doverci sorbire? Pare questo:

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ovvero, il trionfo non solo della linea Conte-Sant’Egidio denunciata l’altro giorno dal “Gruppo di Visegrad” ma, guarda caso, anche il trionfo – l’ennesimo – della rediviva signora Merkel, la quale ieri ha compiuto gli anni e ha festeggiato con un bel sondaggio che vedeva il 72% dei tedeschi favorevoli alle dimissioni di Horst Seehofer. Vuoi vedere che fra l’intransigenza del blocco Est e la simpatia da dito nel culo del duo Francia-Spagna, a prevalere sarà ancora il pragmatismo della Cancelliera? C’è un problema, però. Più di merito che di percezione. Moltissimi mi imputano, oltre alle più svariate appartenenze o simpatie politiche (sintomo che sto facendo bene il mio lavoro, perché passare da PD a CasaPound a casa mia significa dare legnate a chiunque le meriti, ovvero essere libero), anche un livore aprioristico verso questo governo, quasi atavico. In effetti, in parte è così. Perché ci sono voluti mesi di insulti, lavoro duro, studio, documentazione per riuscire a scalfire la macchina propagandistica dello status quo e dei suoi camerieri, anche in fatto di immigrazione. Ci sono voluti decine di articoli, inchieste, ore di ricerca di materiale, tonnellate di insulti da ingoiare e accuse infami cui rispondere con i fatti da un piccolo blog e ora cosa abbiamo: una soluzione che sembra uscita da un congresso di casalinghe di Forza Italia a Peschiera del Garda.

La quale, sono realista, è probabilmente una scelta obbligata, stante numeri e pressioni internazionali fortissime. Cui un governo così giovane e inesperto non può reagire e resistere da solo ma allora si faccia un cazzo di bagno di umiltà e la sia smetta con i proclami che prendono in giro la gente: ho detto io, forse, per tutta la campagna elettorale che i soldi dell’accoglienza sarebbero stati usati per i rimpatri? E che rimpatri, 10mila al mese ne aveva promessi il ministro Salvini. E adesso, quale pare essere la prospettiva? Quella di fare ciò che gli è consentito, il minimo sindacale. E non perché sia pirla ma perché le rivoluzioni non si fanno in tre giorni: lui, però, l’ha fatta troppo facile, pur di raccattare voti. E usando quei toni ultimativi da “io faccio quello che voglio”, ecco i risultati ottenuti, soprattutto a livello di alleanze in Europa: permettete che, dopo il culo che mi sono fatto per mesi nel mio piccolo, a livello di controinformazione, mi girino un pochino i coglioni a veder sprecata un’occasione simile? Posso o si configura il reato di lesa maestà salviniana?

Su, smettiamo di prenderci per il culo: per un mesetto sembrava che fossimo di fronte al cambio di paradigma del secolo, al Trump o alla Brexit in salsa italiana e alla fine, se sarà confermato quanto scritto da “La Stampa”, ci ritroveremo a parlare di decreto flussi e migranti di ritorno, oltretutto trattando sul tema con Angela Merkel, quella che doveva essere stata uccisa e sepolta dalla storia. Voi ci credete ancora? Bravi, stimo (e non sono sarcastico) il vostro ottimismo ma se la soluzione, in un momento in cui anche “Repubblica” sembra mandare segnali di cedimento, è regolarizzare clandestini, dopo aver strepitato di espulsioni e blocco delle partenze, per quanto mi riguarda possono andare a cagare. Mi sbaglio? Ne sarei strafelice e prometto di scrivere un articolo tipo punizione di Bart Simpson al riguardo: titolo e testo tutto uguale, “Sui migranti avevo torto e Salvini ragione”, tutto così. Per almeno 80 righe. Ma state certi, non lo scriverò. Perché purtroppo, quel cedimento strutturale di “Repubblica” non è una buona notizia: trattasi infatti di armistizio, non di resa.

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