I problemi di Deutsche Bank significano problemi per il futuro dell’Eurozona


di Thorsten Polleit

Il settore bancario europeo è enorme: ad aprile il suo bilancio totale ammontava a €30,900 miliardi, pari al 268% del prodotto interno lordo (PIL) dell’area Euro. Sfortunatamente molte banche europee sono in pessime condizioni. Soffrono di una bassa redditività e hanno un’esposizione totale ai crediti inesigibili di circa €759 miliardi, circa il 30% del capitale azionario.

L’andamento delle quotazioni azionarie suggerisce che gli investitori hanno perso un po’ di fiducia nella redditività delle banche europee: mentre le azioni delle banche statunitensi sono aumentate del 24% dall’inizio del 2006, l’indice delle azioni delle banche dell’area Euro è ancora in calo di circa il 70%. In particolare, “le due grandi banche tedesche, Deutsche Bank e Commerzbank, hanno perso rispettivamente l’85% e il 94% della loro capitalizzazione di mercato”.

Con un bilancio di quasi €1,500 miliardi a marzo, Deutsche Bank rappresentava circa il 45% del PIL tedesco. Nel confronto internazionale questa è una dimensione enorme, decisamente terrificante. È soprattutto il risultato di un’impronta estesa (anche se non redditizia) nel settore dell’investment banking internazionale. La banca ha già iniziato, però, a ridurre il suo bilancio.

Attenzione alle grandi banche: questo è quello che dovremmo imparare dalle ultime crisi finanziarie ed economiche 2008/2009. Le grandi banche hanno il potenziale di prendere in ostaggio un’intera economia: quando finiscono nei guai, possono trascinare tutto con loro, specialmente gli “innocenti” (i contribuenti e, se e quando le banche centrali decidono di salvarle, coloro che detengono denaro fiat e titoli a reddito fisso denominati in denaro fiat).

Rischi bancari

Per questo motivo ha senso ricordare che nel momento in cui si concretizzano i rischi che affronta l’attività bancaria commerciale, vale a dire, il rischio di liquidità e il rischio di solvibilità, ci si può aspettare che i policymaker ricorrano ad azioni inflazionistiche. Di fatto, per evitare che questi rischi si materializzino, le banche centrali si sono impegnate a perseguire politiche inflazionistiche croniche.

Il rischio di liquidità significa che una banca non riesce a soddisfare pienamente i propri obblighi di credito. Questo è un rischio intrinseco, poiché la maggior parte delle banche estende i prestiti a lungo termine e si rifinanzia con fondi a breve termine. Di conseguenza, devono riuscire a rinnovare il debito in scadenza. In una situazione in cui gli investitori non sono più disposti a prestare i loro soldi, le banche potrebbero non essere in grado di ottenere nuovi fondi e diventare quindi illiquide.

Tuttavia, nel sistema monetario fiat odierno, le banche centrali sono in grado di stampare qualsiasi somma di denaro in un dato momento, e possono prestarla a loro discrezione a banche in difficoltà. Di conseguenza il rischio di liquidità viene ammortizzato dalle banche centrali. Una singola banca potrebbe andare in default a causa della mancanza di liquidità, ma non il sistema bancario commerciale nel suo complesso, poiché in una crisi di liquidità le banche centrali possono decidere di sostenere il sistema.

Il rischio di solvibilità significa che gli attivi delle banche non valgano abbastanza per servire i loro debiti. Può arrivare se e quando le perdite sui prestiti fanno scendere il flusso di cassa in entrata di una banca al di sotto dei flussi finanziari in uscita. Una banca potrebbe continuare ad operare per un certo periodo nonostante sia insolvente: soddisfa i suoi requisiti di pagamento giornalieri perché i flussi di cassa rimangono inferiori al totale che diventerà esigibile ad un certo punto nel tempo.

Tenere in piedi il sistema monetario fiat

Se e quando l’insolvenza fa sì che le passività eccedano gli attivi, il capitale azionario di una banca viene spazzato via e la banca può anche andare in default sul proprio debito, ed i risparmiatori e gli investitori perdono i loro fondi. Mentre è relativamente facile per una banca centrale prevenire una crisi di liquidità nel settore bancario, è un’altra questione quando si tratta di una crisi d’insolvenza: una volta che i valori degli attivi iniziano a diminuire e le perdite aumentano, i problemi raggiungono una nuova dimensione.

Se le banche in tale situazione non riescono a raccogliere nuovi capitali azionari, lo stato, temendo un collasso del sistema bancario, interviene. Usa i soldi dei contribuenti per fornire alle banche nuovi capitali azionari, oppure può emettere nuovi debiti, i quali vengono acquistati dalla banca centrale in relazione all’emissione di denaro creato ex-novo, e le banche interessate finiscono acquisite dallo stato.

In realtà, le banche centrali e gli stati hanno creato una “rete di sicurezza” nel settore bancario commerciale. Le banche più piccole potrebbero fallire, ma uno scenario in cui tutto il sistema bancario fallisce sarà impedito per una semplice ragione: politicamente parlando, i costi di un crollo del sistema monetario sono semplicemente troppo alti e devono essere prevenuti; nessun prezzo è considerato troppo costoso per tenere in piedi l’attuale sistema monetario fiat.

Un circolo vizioso

Questo è ciò che mette in moto un circolo vizioso. Il denaro fiat di oggi provoca boom che prima o poi deve trasformarsi in un bust. Ci si può aspettare che ad un certo punto il rischio di liquidità, e soprattutto il rischio d’insolvenza, colpiscano il settore bancario commerciale. Per evitare che si materializzino, la banca centrale deve continuare ad espandere la quantità della base monetaria e mantenere i tassi d’interesse a livelli artificialmente bassi, tenendo in piedi il sistema inflazionistico.

Le banche centrali gettano i semi della crisi, e una volta che quest’ultima si sviluppa, specialmente quando colpisce negativamente le banche commerciali, le banche centrali si lanciano in salvataggi iniettando nuovo denaro a tassi d’interesse artificialmente bassi, e il circolo vizioso ricomincia daccapo. Inutile dire che un tale ciclo causa problemi economici e sociali su larga scala: fa scendere il potere d’acquisto del denaro. Solo alcuni ne traggono vantaggio, mentre la maggior parte delle persone viene danneggiata.

Dati i problemi del settore bancario dell’area Euro, dovremmo chiederci cosa potrebbe accadere in futuro. Uno scenario in cui le economie della zona Euro risolvono i loro problemi bancari sarebbe indubbiamente conveniente, ma è abbastanza improbabile. Salvaguardare le banche in difficoltà con il denaro dei contribuenti e una ricapitalizzazione finanziata dall’inflazione del capitale azionario delle banche potrebbe essere uno scenario molto meno piacevole, ma sembra essere il più probabile.

Innanzitutto una cosa è indiscutibile: se un sistema bancario ingombrante inizia a ridursi, lo stock in circolazione di credito e denaro diminuirà. E quando la quantità di denaro diminuisce, i prezzi su tutta la linea tendono verso il basso causando deflazione. Inutile dire che la deflazione è un incubo per le economie fortemente indebitate: i prezzi in calo aumentano l’onere del debito reale, facendo precipitare il sistema finanziario ed economico in una spirale al ribasso.

L’inflazione è una linea di politica che non può durare

L’attuale presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Mario Draghi, ha dichiarato nel luglio 2012: “La BCE è pronta a fare tutto il possibile per preservare l’euro. E credetemi, sarà sufficiente.” Queste parole suggeriscono ciò che la BCE è pronta a fare: stampare quantità sempre maggiori di euro per evitare che la moneta crolli. Ironia della sorte, questo è esattamente il risultato che determinerà la stampa di denaro della BCE.

Ludwig von Mises (1881 – 1973) scrisse nel libro L’Azione Umana: “Tutti i governi perseguono fermamente la politica dei tassi d’interesse bassi, dell’espansione del credito e dell’inflazione. Quando si concretizzeranno le conseguenze inevitabili di queste politiche a breve termine, essi conoscono solo un rimedio: continuare le loro iniziative inflazionistiche”. Queste parole incarnano piuttosto bene ciò che sta accadendo nell’area Euro.

Senza l’emissione di moneta fiat da parte della BCE, il sistema bancario europeo non avrebbe potuto raggiungere la sua dimensione attuale. E con il suo tentativo di correggere le politiche inflazionistiche del passato, in particolare la prevenzione del collasso del settore bancario commerciale europeo, la BCE finirà per perseguire politiche inflazionistiche ancora più grandi. Ciò non promette nulla di buono per il potere d’acquisto futuro dell’euro.

L’area Euro è un esempio da manuale di un’alleanza alquanto empia tra la banca centrale e le banche commerciali: non solo ha provocato un ciclo inflazionistico di boom/bust che a sua volta ha dato vita ad una grave crisi finanziaria ed economica. La suddetta alleanza empia ha anche foraggiato un’industria bancaria gigantesca (e poco performante), ed il suo sostegno porterà ad un furto su grande scala della maggioranza della popolazione.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/

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