L’effetto collaterale della distrazione di massa è in arrivo, utile e benedetto da tutti. Tranne l’Iran

Di Mauro Bottarelli , il - 76 commenti


Tranquilli, è domenica, quindi scriverò poco. Non vi costringerò a leggere un papiro, mi limiterò quasi esclusivamente a una sorta di rassegna stampa. Ragionata, nel senso legata a un filo logico. E, soprattutto, per la gran parte dedicata a notizie che domani non troveranno spazio sui quotidiani, pur essendo di fatto tasselli di un mosaico in creazione che sarà il quadro di riferimento delle nostre vite. E di quelle dei vostri figli. E nipoti, forse. Partiamo da qui,

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ovvero da una notizia che giocoforza troverà spazio anche nei tg e nei giornali “autorevoli”, visto che oltre a poter sancire potenzialmente la fine anticipata dell’era Merkel, è anche strettamente legata al mantra del momento: il tema migrazioni. Eppure, formalmente, la Germania avrebbe anche altro di cui preoccuparsi: ad esempio, questo,
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ovvero l’ennesimo segnale che Washington l’ha messa nel mirino come epicentro di un’Europa che va prima divisa e poi smontata nelle fondamenta, non ultima la NATO intesa come collante delle relazioni atlantiche e di quel rapporto di forza ed equilibrio geopolitico che Donald Trump vuole archiviare per sempre, non fosse altro perché aveva Berlino come pietra angolare. Sarà vera la rottura di Seehofer o sarà l’ennesima sparata per alzare la posta, anche in vista del voto in Baviera ad ottobre? Domani i due partiti, CDU e CSU, si riuniranno in sessione congiunta: una prima risposta potrebbe arrivare proprio da quel meeting. Una cosa è certa: il fatto che la Merkel ieri abbia annunciato accordi bilaterali per espulsioni veloci con 14 Stati e tutto il blocco di Visegrad oggi l’abbia smentita in maniera palese e anche un po’ irridente, quasi facendola passare per una visionaria, tradisce il panico totale che sta guidando le mosse politiche della Cancelliera, di fatto sempre più debole e isolata.

Ve l’ho detto, è la questione migranti a tenere banco. Ovunque. Guardate qui,

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questo è lo stato dell’opposizione in Italia, una sorta di assicurazione sulla vita per la Lega, il cui vice-segretario, Giancarlo Giorgetti, oggi a Pontida ha infatti dichiarato quanto segue: “Governiamo senza opposizione”. Come dargli torto? E se questa intervista
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pubblicata oggi dal “Corriere della Sera”, pare però aprire qualche spiraglio di sopravvivenza per l’opposizione (trattasi dello stesso Siri che negava lo status ministeriale di Toninelli in diretta su La7, pur essendone il sottosegratrio), occorre altresì dare atto al buon Siri di aver almeno tenuto alta la bandiera della flat-tax:


quelle che vedete qui sopra, infatti, sono le schermate delle agenzie stampa di oggi pomeriggio alle 15, quando Matteo Salvini aveva già finito il suo comizio, alle voci “flat tax” e “fornero”. Un po’ pochino, non vi pare? Se invece cercavate come parola chiave “migranti” o “europa”, avreste dovuto prendere un giorno di ferie per leggerle tutte. Ora, io capisco che il tema sia caldo e scaldi il cuore dei militanti ma, converrete con me, che dopo il bailamme della campagna elettorale, la flat tax pare aver fatto proprio una fine ingloriosa, stante lo stigma di battaglia prioritaria di cui era stata ammantata. Sindrome da coperture? Temo di sì.

Ma, come dicevo, la questione migranti rappresenta una cortina fumogena a livello globale, come ci mostrano queste notizie,

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cui va unito anche questo,
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ovvero il fatto che oggi in Messico si è votato praticamente per tutto ma a tenere banco sono le presidenziali, le quali vedono in testa ai sondaggi una sorta di Pietro Grasso al chili, ovvero un paladino anti-neoliberismo, anti-corruzione, pro-immigrazione e paladino dei diritti umani. Come vedete, la campagna elettorale a colpi di AK-47 e pistolettate sembra avergli spianato la strada, oltretutto con l’ingombrante vicino oltreconfine che vede le strade piene di oppositori all’uomo del muro sul confine e che, come se non bastasse, fa piangere i bambini dividendoli dalle famiglie. Non so voi ma mi pare che i prodromi per mantenere il tema migranti in cima alle headlines dei notiziari ci siano tutti negli USA, attori di Hollywood che si fanno arrestare inclusi. E perché mai? Forse per evitare che si sappia questo,


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ovvero che Donald Trump sta proseguendo imperterrito nella sua strategia di destabilizzazione comunicativa, inviando messaggi su argomenti chiave che poi vengono smentiti o ridimensionati ma, comunque, raggiungono nell’immediato il loro scopo: togliere ogni riferimento politico ai suoi interlocutori, farli vagare senza bussola, spiazzarli per mandare in tilt la loro capacità di reazione, visto che appena si prende in esame un argomento, immediatamente arriva un’altra “bomba” dalla Casa Bianca cui prestare attenzione. Non so se sia John Bolton o chi per lui ma la strategia sta funzionando, eccome. Anche perché dalle banche d’affari è arrivato un messaggio chiaro, dopo il mini-rally del petrolio: un barile sopra i 90 dollari in maniera stabile per almeno un trimestre anticiperebbe significativamente l’ingresso dell’economia USA in recessione.

Quindi, arma a duplice taglio. Serve fermare l’aumento dei tassi e far ripartire la FED? Bene, inneschiamo un po’ di tensione in uno dei tanti scenari mediorientali sensibili a quella commodity. Serve invece attendere, vedendo come si muove la BCE e facendo magari ricadere la colpa della nuova recessione globale sull’eurozona, inculandosi del tutto la Germania? Facciamo pompare Ryad ai massimi, così OPEC o meno, il petrolio resta in area di gestione delle dinamiche macro e Teheran comincia a sentire il fiato sul collo nell’unica voce di export che conta sul budget, ovvero proprio il greggio. L’Asia e la Cina se ne fottono e continueranno a comprare greggio iraniano? Probabile. Ma non sicuro, visto la dipendenza dei mercati emergenti dal dollaro e dalle conseguenti decisioni della FED al riguardo.

O magari, l’emergenza migranti, l’allarme “invasione” è comodo anche per coprire questo,

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proprio parlando di Iran. Ovvero che il buon capo del Dipartimento di Stato, Mike Pompeo, relazionando il Congresso sul Budget del suo ministero, prima ha reso noto lo stanziamento di 6,6 milioni di dollari per gli “Elmetti bianchi” in Siria


e poi si è lanciato in un diluvio di tweets e dichiarazioni relative a questo, come vedete argomento balzato all’attenzione anche di Mamma RAI, sintomo che sta per diventare mainstream: l’operazione contro Teheran sembra ormai palese, tanto che guarda caso – a meno di un mese dallo storico incontro con Kim Jong-un – la CIA, agenzia federale di cui Pompeo era a capo, salta fuori con un bel report in base al quale la Corea del Nord starebbe già violando gli accordi, arricchendo di nascosto l’uranio. E chi, storicamente, ha sempre fornito assistenza al programma nucleare di PyongYang? Bravi, l’Iran. Quindi, una bella false flag e un altro paio di report della CIA e voilà, un bel dossier su Teheran potrebbe piovere sui tavoli delle Nazioni Unite. Il tutto, mentre le “spontanee” proteste per il pane proseguono e, c’è da giurarci, potrebbero aumentare di intensità.

E la Russia, che fa? Fino all’incontro Trump-Putin a Helsinki il 15 luglio, niente. Anche perché quando saltano fuori notizie come queste,


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l’idea che sia in atto una sorta di Yalta 2.0 che tenda a far scaricare l’Iran alla Russia, lasciando la sola Cina e i suoi interessi economici a difesa degli ayatollah, diventa davvero sempre più che una suggestione. Di colpo, il Dipartimento di Stato emana analisi in cui si raccomanda la differenziazione delle fonti di approvvigionamento energetico europee per ragioni di sicurezza ma, per via diplomatica, Washington spalanca la strada a Nord Stream 2, di fatto togliendo alla Merkel anche la sponda implicita della solidarietà russa a livello politico: se gli USA dicono sì, a Berlino può esserci al governo anche Topo Gigio, la pipeline si farà. Certo, è un quadro tremendamente ingarbugliato e Donald Trump sta facendo di tutto per far impazzire anche gli analisti più scaltri e di esperienza ma una cosa è certa: sottotraccia, gli equilibri stanno mutando con una velocità spaventosa.

Star dietro a certe dinamiche non è da tutti, non a caso la prima a inciampare è proprio una politica di vecchia scuola DDR e dal passo novecentesco e poco social come Angela Merkel. Sarà un’estate interessante, da molti punti di vista. Una cosa è certa: l’enorme parafulmini globale della crisi migratoria fa comodo a tutti, dagli USA al Messico fino all’Europa. Copre tutto e permette di muoversi in maniera anche spericolata, visto che l’occhio dell’opinione pubblica è altrove. Chi invece non pare farsi distrarre è chi opera per lavoro sui mercati,come ci mostrano questi due grafici freschi di giornata:


ormai non è neppure più una fuga, è un esodo di massa, una partita di calcio storico fiorentino per raggiungere l’uscita. Ma sui giornali e nei tg, nemmeno una parola. Solo migranti e sbarchi, solo ONG e controlli alle frontiere, solo respingimenti e ricollocamenti. Date retta a me, siamo alla fase operativa e maggiormente mediatica della grande distorsione di massa della realtà. Un qualcosa che, ripeto, fa comodo a tutti: tranne che all’Iran. E, di conseguenza, alla Cina. Sicuri che sia proprio una situazione senza possibili colpi di coda o controindicazioni?

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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