Siamo ai titoli di coda di un film iniziato nel 2016: ma il 99% degli spettatori non si attende il finale

Di Mauro Bottarelli , il - 175 commenti


C’è voluto poco perché arrivasse un’indiretta conferma a quanto vi dicevo ieri, ovvero che lo strano record di importazione petrolifera USA dall’Ecuador poteva nascondere una sorta di moral suasion verso il governo di Quito, affinché abbandonasse al suo destino il suo più famoso protetto:

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"


e quando è WikiLeaks a confermare ciò che viene rilanciato da RT, qualcosa sotto c’è. Ben inteso, non significa affatto che Julian Assange verrà prima trasferito in Ecuador e da lì negli Stati Uniti per estradizione ma che occorre mettere, come si suol dire, il pepe al culo a qualcuno. Un messaggio mafioso in perfetto stile, la chiara intenzione di intimorire. O, quantomeno, mettere in guardia chi magari aveva intenzione di mettere sul tavolo l’asso che teneva da mesi nella manica e che, invece, forse è meglio lasciare ancora per un po’ coperto. Magari, fino alle elezioni di mid-term di novembre. O, magari, fino al meeting di Jackson Hole di fine agosto, quando l’amena località del Wyoming diventa per tre giorni il centro del mondo, ospitando i banchieri centrali del pianeta. Ovvero, chi tira davvero i fili. Julian Assange tiene per le palle troppa gente per rischiare, almeno nel contesto attuale.

E’ un po’ come l’archivio di Giulio Andreotti o il famoso baule di Armando Cossutta: assicurazioni sulla vita sotto forma di memoriali, dossier, fotografie. Ricatti. Ma molto istituzionali. Comunque sia, restano il messaggio politico e quello subliminale: mettere in giro questa voce equivale infatti a inzigare nella mente dell’opinione pubblica l’idea che il fondatore di WikiLeaks sia in possesso di una vera e propria notizia-bomba, un qualcosa che mette a repentaglio non solo il suo esilio londinese ma, magari, la sua stessa incolumità. E, al netto dello starnazzare generale dei media, quale associazione immediata, quasi pavloviana, viene in mente? Il duo Trump-Putin e la famosa interferenza russa nelle presidenziali USA del 2016. C’è davvero la notizia? E chissenefrega, l’importante è che ci sia e che permanga il dubbio: qualcuno ha visto le prove dell’attacco chimico di Assad a Douma? No, anzi, gli stessi ispettori hanno detto chiaramente che non ne esistono affatto di certe. Eppure, l’argomento resta sospeso nell’iperuranio del dubbio. Perché se c’è una legge dell’informazione che non cambierà mai è quella che la calunnia resta, la smentita passa. In fretta e, spesso, anche inosservata.

Siamo nel caos più totale. Lo dimostra questo,


ovvero la risposta ovvia e indiretta a quanto vi dicevo ieri riguardo le operazioni di svalutazione della Cina e il loro contraccolpi sugli equilibri finanziari globali. Ora, unite questo attacco frontale a quello fatto ieri sempre da Donald Trump contro la politica di rialzo dei tassi della FED, un qualcosa di inaudito in un Paese dove la formale indipendenza della Banca centrale è ritenuto un tabù per qualsiasi presidente e capite che io sarò anche un dietrologo e visionario ma qui l’idea che si voglia arrivare al casus belli sul mercato per permettere proprio alla FED di chiudere i conti con la farsa della normalizzazione monetaria e di tornare a fare ciò che fa meglio, ovvero sostenere mercati in bolla che operano come tanti schemi Ponzi, diventa sempre più palese.

Macquarie – No Further Tightening Is Right Approach For Fed – 18 Jul 18 | Gazunda

E Donald Trump, con la sua scelta di guerra commerciale, diviene ogni giorno di più il capro espiatorio perfetto: tutti lo hanno confermato, mettendo le mani avanti rispetto ai rischi ribassisti che questa politica di contrapposizione pone nei confronti della cosiddetta ripresa globale, dalla BCE all’FMI, dalla BRI al droghiere all’angolo. Anzi no, quello no:

questa tabella era allegata all’ultimo studio della Gallup e ci mostra plasticamente una cosa, oltre al fatto che agli americani non freghi un cazzo della questione Russiagate, almeno stando fino alle conclusioni cui si è giunti oggi (se per caso si fa passare la favola che Assange ha in mano la bomba, allora potrebbe cambiare la musica). Ci dice che la maggior preoccupazione è legata a temi non economici, ovvero all’immigrazione clandestina e alla scarsa leadership politica. Quindi, la grande arma di distrazione di massa che, stranamente, sta tenendo in ostaggio anche la politica a livello europeo (rimescolandone, di conseguenza, gli equilibri politici e militari, vedi il caos in sede NATO) e un chiaro atto d’accusa contro la Casa Bianca. E anche il Congresso. In attesa delle elezioni di medio termine. Stando a questo sondaggio, all’andamento di Wall Street, al flusso di denaro che passa quotidianamente di mano dalla cosiddetta smart money al parco buoi, in effetti l’America pare pascere tranquilla nella convinzione che l’economia non sia mai stata più in salute. Balle. Avrei decine di grafici al riguardo ma mi limito a questo,

il quale ci dice tutto: se l’obbligazionario ad alto rendimento è il canarino nella miniera del botto in arrivo come lo è, allora siamo all’ineluttabile. Perché al netto delle posizioni short arrivate a un record assoluto, o le Banche centrali entra in gioco in maniera coordinata e all-in oppure comunque vada quella scommessa, in un senso o miracolosamente nell’altro, anche solo la corsa alla ricopertura lascerà per terra morti e feriti. Tanti. In primis, fondi pensione che hanno operato come hedge funds, tanto lo facevano tutti e questo mercato non potrà mai andare in reverse. Saranno sempre i soliti stronzi a pagare, statene certi. In primis, quelli che hanno risposto alla Gallup che sul fronte economico non ci sono affatto preoccupazioni. Ma, se è come penso, poi si tornerà al casinò di sempre. Oltretutto, con le Banche centrali fresche di nuovo mandato emergenziale. Quindi, praticamente senza limiti statutari e politici.

Ma una cosa è la realtà, un’altra la percezione che ne si ha. Ce lo dimostra la questione Assange, ce lo dimostrano le priorità emerse dal sondaggio Gallup, ce lo dimostrano i tweets di Donald Trump. Ce lo dimostrano le mosse cinesi, di cui oggi non c’era traccia su giornali, né ai tg. Quasi un Paese che è la seconda economia mondiale, con un market cap azionario di 6 trilioni di dollari e un sistema bancario ombra da spavento, contasse come Malta. Anzi no, Malta conta di più, perché ci permette di reiterare il giochino dell’emergenza immigrazione, con tutte le sue implicazioni politiche. E i suoi specchietti per le allodole. Guardate qui,

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"


Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

vi offro una carrellata senza commento di quanto faceva bella mostra di sé oggi sui giornali. Praticamente, il caos (so che su Cassa Depositi e Prestiti è stato trovato l’accordo ma non è quello il punto). Ora, al netto degli errori compiuti e che compirà questo governo, non ci vedete un chiaro intento sabotatorio, anche nei confronti del troppo attivismo che circolava in casa Forza Italia da qualche tempo? Quantomeno, al netto della casualità che nella vita recita una parte non secondaria, uno strano timing, uno strano accavallarsi di eventi. Di sovra-esposizione. Di bombardamento mediatico. Di, in parole povere, lavaggio del cervello. Perché lo scopo è solo uno: tenere lontano dai radar della gente, quanto sta per accadere e le misure che questo porterà ad essere adottate. E non parlo di QE, helicopter money e quant’altro.

Parlo di attacco al risparmio, alle pensioni (quanto malediremo quel ricalcolo dei vitalizi, celebrato in piazza come la vittoria ai Mondiali) ai diritti civili e del lavoro: la scelta, signori, è fra la prosecuzione del casinò che garantisce all’1% del pianeta di tirare i fili e la messa in discussione reale dello status quo. Pensate che faranno prigionieri, se la battaglia davvero diventerà campale e non legata a flat tax, respingimenti e reddito di cittadinanza? Ma la Gallup lo conferma, l’economia non è affatto un problema per la maggioranza degli americani, ovvero i primi sudditi dell’Impero e primi frequentatori, diretti o indiretti, del casinò: lo sono l’immigrazione clandestina e una leadership poco efficace politicamente. Serve quindi la nuova emergenza permanente, dopo quella ormai sbiadita dell’ISIS e servono i “competenti”, i loden, i cavalieri bianchi della responsabilità. E’ tutto qui, niente di più. Ma per ottenerlo, gli va riconosciuto, hanno messo in piedi una recita a soggetto davvero da premio Oscar. Ora, però, siamo ai titoli di coda. Ci risentiamo più avanti, a presto.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi