Troppo orgogliosi per ammettere di essere vasi di coccio tra vasi di ferro. Incuranti di farci del male

Di Mauro Bottarelli , il - 312 commenti


A volte, è meglio non rispondere nemmeno. Meglio soprassedere. Perché il tempo è galantuomo e la realtà puttana: e, in quanto tali, presentano sempre il conto. E ieri, se ancora qualcuno avesse avuti dubbi riguardo la natura squisitamente strumentale dell’allarme (ormai io direi psicosi) migranti in atto, entrambi i due cavalieri bianchi del buonsenso sono entrati in azione. Regalandoci questo,

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ovvero la prova provata che, a destra come a sinistra, accoglienti o meno, tutti stanno giocando la loro partita meramente ideologica sul tema. Tutti, occorre ammetterlo, tranne i Cinque Stelle, i quali hanno deciso di passare al contrattacco rispetto alla sovra-esposizione politica e mediatica della Lega e hanno dato vita alla promessa del “Decreto dignità”, il quale ha molti limiti ma due punti di forza. In primis, a livello strategico, fare incazzare il ceto medio imprenditoriale del Nord, ovvero il grande bacino elettorale del Carroccio ma anche di ciò che resta di Forza Italia (le parole di fuoco di Umberto Bossi contro i meridionali presenti a Pontida non sono state dette a caso), il quale ora dovrà digerire anche misure dichiaratamente “di sinistra”, dopo la sparizione dell’orizzonte della flat tax causa mancanza di copertura finanziaria. Ovviamente, Matteo Salvini ha fatto buon viso a cattivo gioco ma ciò che conta sono i mugugni che arrivano dai mitologici “capannoni” padani.

Secondo, porre un freno alle scorrerie di presunti imprenditori che con la scusa dello Stato che deve essere business-friendly, mettono in pratica da anni la teoria Ricucci, salvo poi levarsi dai coglioni con in tasca soldi vostri e miei verso qualche Staterello di merda dove la mano d’opera costa 1 euro l’ora. Ora, al netto di questo, quando mai è interessato qualcosa a qualcuno della staffetta 4X400 femminile in questo Paese? Di più, vinta ai Giochi del Mediterraneo oltretutto, i quali – ho chiesto lumi al riguardo a due colleghi che seguono l’atletica – hanno lo stesso valore internazionale di un quadrangolare di calcio a 5 fra pizzerie di quartiere. Con tutto il rispetto per le quattro atlete, ovviamente. E per le pizzerie. Eppure, un caso di Stato, un diluvio di post e tweet, servizi al telegiornale, prese di posizione politiche. Insomma, un circo. E quando ci si ispira al mitologico Barnum per trattare un tema, a casa mia significa che non è poi tanto serio. E nemmeno emergenziale come dicono. Tanto più che questo
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ci dice chiaramente che il cosiddetto “piano Salvini” per la Libia altro non è che la versione di destra del “piano Minniti”, ovvero pulire anche il culo ai libici, purché fermino le partenze. Ed è normale, fanno tutti così. Nulla di scandaloso. Ma, mi permetterete, nemmeno nulla di così rivoluzionario, visto che tirare troppo la corda in determinate situazioni – e quando si ha a che fare con un Paese dominato da logiche tribali e mercantilistiche – può diventare rischioso e sgradevole, poiché per ora l’opinione pubblica pare fottersene dei migranti che annegano ma non è detto che vada avanti così per tutta l’estate. Perché ricordate che prima della foto di Aylan erano morti a decine e decine fuggendo dalla Siria, di colpo però tutto cambiò. E in quel caso sì che sarebbe emergenza, frutto però di un atteggiamento autolesionista e tutto elettoralistico, visto che una volta posto il problema con il caso Aquarius, si sarebbe dovuto trattare. E non rompere. Quindi, meglio che Salvini chiuda in fretta la questione libica. Pagando.

Anche perché, dalla Germania sono arrivate notizie che vanno tutte interpretate. Come ci dicono questi articoli,

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dai quali si desume che l’accordo salva-governo è stato raggiunto sulla base dell’istituzione dei centri di espulsione rapida in Baviera, la quale si è già portata avanti mettendo in stato d’allerta la sua polizia ma anche che ora occorre attendere il responso dell’altro alleato di governo, quella SPD che non più tardi di sei mesi fa bocciò senza appello la proposta di Seehofer, cui ora la Cancelliera si è piegata. E non darei troppo per scontato il via libera, si tratterà e la CDU dovrà pagare un prezzo politico: perché accettare quella svolta a destra in nome delle elezioni bavaresi di ottobre, potrebbe costare caro alla SPD. E Linke e Verdi già si fregano le mani.

Insomma, la Merkel ha guadagnato tempo. Fondamentale in questo periodo, tanto più che le voci dell’accordo hanno scatenato l’immediata reazione dell’Austria, presidente di turno dell’UE e pronta a militarizzare la frontiera sud come risposta all’irrigidimento tedesco, dopo aver praticamente sigillato quella con la Slovenia, teatro la scorsa settimana di un’imponente esercitazione congiunta di esercito e polizia. E frontiera Sud vuole dire il Brennero, tanto per capirci. Quindi, conviene decisamente che Roma si accordi con Tripoli, pagando quanto c’è da pagare, altrimenti rischiamo di tramutarci in un campo profughi a cielo aperto nel pieno della stagione turistica: Grecia, Spagna e Croazia non piangerebbero di certo.


D’altronde, questa è una situazione che abbiamo cercato, ponendoci in netto contrasto da subito contro la Germania, atteggiamento sfociato nel parossistico teatrino di Conte e Macron che a Bruxelles lavorano insieme alla bozza da presentare al Consiglio UE, quella che ha fatto felice il Gruppo di Visegrad, la Francia stessa in versione Fortezza d’Europa e che doveva portare, strategicamente a detta di qualcuno, alla caduta del governo tedesco sul tema. Ora, se mai cadrà il governo, è perché sta insieme dalla nascita con le toppe, Horst Seehofer è un povero provocatore che ha ottenuto ciò che voleva solo perché la Merkel non può permettersi di avere ulteriori guai in casa, tanto che la stessa CSU aveva detto chiaro e tondo al suo leader che se anche voleva dimettersi, avrebbe presentato un nuovo nome per il ministero dell’Interno, mantenendo il vita l’appoggio all’esecutivo.

Di più, così facendo la Cancelliera ha ottenuto di porre in essere ciò che l’elettorato tedesco – anche il suo – vuole, ovvero confini sigillati, passando la patata bollente della crisi di governo alla SPD e, contemporaneamente, scaricando la responsabilità per l’irrigidimento sulla CSU, quindi mantenendo il profilo europeista di chi non chiude all’accoglienza. Massimo risultato con il minimo sforzo. Ma lei è una povera culona, il vero Metternich 2.0 è Giuseppe Conte. La SPD rompe? Faccia pure, andare al voto in settembre sarebbe un terno al lotto per tutti. Tranne che per Linke e Alternative fur Deutschland. E i socialdemocratici, esattamente come il PD a maggio, lo sanno benissimo.

Ma attenzione, perché in base alla vulgata sovranista, l’Italia può fottersene di questa situazione di potenziale rischio isolamento, perché ha dalla sua parte gli Stati Uniti, notoriamente interessatissimi alle questioni relative all’arrivo di risorse dalla Libia, non fosse altro che per una mera questione geografica chiamata Oceano Atlantico che divide il loro atteggiamento politico dalla vastità del cazzo che in realtà gliene frega di cosa succede sulle nostre coste e nei nostri porti. A loro interessa una cosa sola, usarci come proxy, come cavallo di Troia, come testa di ponte nella battaglia per schiantare la Germania, ultimo ostacolo per la conquista dell’Europa, potendo già contare sui servigi del leccaculo dell’Eliseo, il quale pur di mettere mano sulla Libia sarebbe pronto anche a noleggiare la Corsica per esperimenti nucleari stile Mururoa.

Addirittura, sulla Rete circolano voci incontrollate, tipo quelle del fantozziano gol di Zoff di testa su calcio d’angolo contro l’Inghilterra, in base alle quali il buon John Bolton avrebbe messo in guardia il nostro governo dall’attività dei servizi segreti francesi e tedeschi al fianco degli scafisti, al fine di procurare un incidente a un barcone che faccia addirittura cadere il governo Lega-M5S. Me cojoni! Parliamo, per capirci, della stessa America che ieri ci ha regato questo:

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e passi per la lettera in stile mafioso sulle spese NATO, casualmente indirizzata principalmente alla Germania ma il fatto che chi pone al centro della sua azione la lotta al business dell’accoglienza e dell’immigrazione selvaggia non si accorga che, in attesa del mitologico muro, due dei principali finanziatori della campagna di Trump siano casualmente i principali beneficiari delle nuove politiche sull’immigrazione della Casa Bianca attraverso il business dei penitenziari privati, fa venire dei dubbi. Un po’ come la polemica sulle atlete della staffetta 4×400, per capirci. E quando dalla Francia e dal Belgio, arriva questa notizia
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e la si appaia a questa,
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capite che forse due domandine in più sulle reali finalità di quei sovranisti col culo degli altri che stanno al di là dell’Oceano sarebbe salutare farsela.

Ma no, invece no. Perché c’è di meglio e ce lo raccontano questi tre grafici,



contenuti in un furbetto report di Deutsche Bank sul cosiddetto “doom loop” che lega le banche italiane alle loro detenzioni di debito pubblico e casualmente uscito domenica, in pieno casino fra Merkel e Seehofer (se fai la guerra, come ha fatto apertamente Conte alla Cancelliera dal primo giorno, non puoi poi aspettarti che gli altri prendano solo schiaffi, senza reagire). Cosa ci dicono? Che a maggio qualcosa ha segnalato criticità nel conto Target2 dell’Italia, facendo pensare a fughe di capitali per qualcosa come 40 miliardi, il massimo dal 2012 ma, il secondo grafico conferma invece che dai nostri istituti sono usciti solo poco più di 2 miliardi, di fatto ampiamente nella media del range di volatilità mensile. Cosa è accaduto, quindi? Stando a dati BCE appena pubblicati, a maggio i nostri istituti di credito hanno comprato BTP con il badile, ricomprando tutto ciò che veniva venduto dai detentori esteri durante la crisi dello spread legata all’incertezza politica sulla nascita del governo.


Cosa verrebbe da dire, ragionando come persone normali? Che quanto accantonato in mesi e mesi di regali di Francoforte nell’ambito del QE diveniva nuovamente sostegno diretto al debito del Paese (oltre che all’esposizione del proprio portafoglio, già sotto attacco delle riforme paventate dalla Vigilanza BCE in merito e quindi a rischio dividendi e bonus), quindi addio al poco di credito concesso finora a famiglie e imprese. Meglio non dirlo in giro, quindi. In compenso, ci pensano quegli stronzi di DB a farlo sapere. E qual è invece la vulgata governativo-sovranista? Li hanno comprati gli americani, con la FED diventata acquirente di prima e ultima istanza del nostro debito sul mercato secondario in nome della nuova (ed eterna) alleanza fra governi anti-elites! Ma andate a cagare sulle ortiche, per favore! E come li avrebbe comprati, sentiamo? Attraverso i primary dealers, ovvero grandi banche o fondi come Citadel? I quali poi hanno trasferito il tutto nel bilancio dei nostri istituti di credito? Oppure esiste una swap line segreta fra Bankitalia e la FED, come la linea rossa della Bat-caverna?

Oppure ancora John Bolton è venuto personalmente in Italia con decine di sacchi di iuta pieni di dollari in contanti, dando poi vita a una riunione spartitoria presso la sede dell’ambasciata in via Veneto? A vostro modo di vedere un’operazione internazionale di “back-door funding” che coinvolge la FED, non il Credito cooperativo di Sondalo, per la cifra da nulla di una trentina di miliardi (in acquisti poco tracciabili come i BTP, poi), sfugge all’attenzione del mercato, dei regolatori, di Euroclear, delle altre Banche centrali UE e, soprattutto, della BCE ma viene invece colta al volo e contestualizzata nel piano più ampio di assalto 2.0 al Palazzo d’inverno globale da qualche genio da blog? Idem la mossa da elefante in cristalleria che si configurerebbe se l’operazione “sostieni Italia” si fosse sostanziata attraverso acquisti di fondi amici, apparentemente solo alla ricerca di rendimento (sui BTP, sai che affarone).

Signori, fate, dite e pensate il cazzo che vi pare ma, almeno, abbiate la decenza si smetterla con la patetica narrativa del governo del cambiamento, del Davide sovranista contro Golia, della rivoluzione che parte da Roma per ribaltare le sorti dell’intero globo terracqueo. Siamo vasi di coccio fra vasi di ferro e quel siamo significa l’Europa, stretta fra un patto sempre meno tacito, almeno a parole, di pace spartitoria e resistenziale fra Russia e USA e un ruolo egemone della Cina che, prima o poi, cozzerà frontalmente con la necessità di Washington di mantenere la propria egemonia di sopravvivenza, in primis con il ruolo di benchmark globale del dollaro, altrimenti come cazzo mantiene in vita una nazione basata unicamente sul debito e il casinò di Wall Street (ottime credenziali, visto che per qualcuno sarebbe colei che sosterrà il nostro debito, soprattutto in tempi di QE agli sgoccioli)? Ma se volete continuare a sognare, buon sogno. Attenti a non svegliarvi di soprassalto, però. E con l’FMI dei vostri amici e fidati alleati americani sulla porta del MEF con le valigie in mano.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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