Viviamo in un mondo in cui la conferenza stampa di CR7 è più credibile di quella di Trump e Putin?

Di Mauro Bottarelli , il - 311 commenti


Scusate ma non riesco a esimermi dal dedicare tempo e spazio a quella pantomima indegna andata in scena a Helsinki: se fosse esistito ancora al mondo un singolo dubbio che siamo nel pieno di una recita a soggetto, direi che è stato fugato. Cosa abbiamo scoperto, infatti, dalla “storica” conferenza stampa? Che Putin sperava nella vittoria di Trump nel 2016. Minchia, che scoop che ha regalato al mondo il presidente russo! E poi che il Russiagate è una pagliacciata e che non c’è stata alcuna interferenza russa nel voto. Ma vah? Dopodiché puttanate assortite sul lavoro comune che aspetta i due Paesi (anche sulla tematica nucleare), sulle incomprensioni dovute al periodo di Obama e sul fatto che quello della Guerra Fredda sia un periodo da superare. Però, roba destinata a finire dritta dritta nei libri di storia. E nemmeno contemporanea, del mondo dalla sua creazione in poi!

Siria? Zero. Iran? Zero. Rapporto con l’Europa? Zero. Guerra commerciale? Zero. Rapporti con la Cina? Zero. Tematiche energetiche? Zero, a parte aver detto che per gli USA la Russia non è un nemico ma un competitor nel campo, addirittura aprendo a una futura collaborazione. Capite da soli che, di fronte a questo insieme di ovvietà degne di un brainstorming fra Severgnini e Riotta, la conferenza stampa di Cristiano Ronaldo brilla per credibilità e profondità di contenuti. Persino un discorso di Maurizio Martina alla direzione del PD rischia di fare bella figura, al confronto. Per cui, scusate ma chiudo qui con la mera cronaca, tanto se volete leggere idiozie al riguardo, basta guardare un tg o leggere un quotidiano domattina. Anzi no, una cosa voglio dirla. Guardate qui,

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sono la prima pagina del “Financial Times” di venerdì e una notizia che circolava da almeno quattro giorni ma che ora è stata riportata da RT, quindi direi sufficientemente ufficiale come fonte per ciò che riguarda la Russia. Ora, non siamo di fronte alla Yalta 2.0 di due soggetti in piena crisi predatoria da spartizione del mondo? E noi dovremmo continuare a credere alla contrapposizione Russia-USA, allo scontro alle porte? Le aziende europee dovranno soggiacere, già dal prossimo 4 agosto, alle sanzioni del Dipartimento di Stato (alcune aziende energetiche tedesche, tanto per capirci, stanno già subendo un boicottaggio proxy dall’Arabia Saudita, la quale la scorsa settimana le ha tagliate fuori da ogni possibile appalto o partecipazione in progetti legati al petrolio), mentre la Russia può investire 50 miliardi senza che Zio Sam abbia un cazzo da ridire? Forse perché in cambio, quel grande idealista di Vladimir Putin (e il primo stronzo a crederci è stato per mesi il sottoscritto) farà in modo di ridimensionare la presenza iraniana in Siria, rendendo felici contemporaneamente Washington, Tel Aviv e Ryad?
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Alla faccia di quei militari, russi e iraniani, che in Siria la pelle ce l’hanno rimessa davvero, proprio per liberare il Paese dai burattini tagliagole sponsorizzati da chi ora paga Mosca perché si occupi di Teheran, evitando la scocciatura di una guerra in piena regola. La quale, fra l’altro, rischia di farla scoppiare – come al solito, per procura – Moqtada Al-Sadr, visto che da quattro giorni sta sobillando gli iracheni contro l’influenza iraniana, sfruttando ad hoc le continue interruzioni energetiche che sta patendo il Paese. E sapete cosa ha proposto al riguardo, il buon chierico estremista, giusto il 12 di luglio scorso? Di appaltare il servizio ad aziende estere: indovinate chi potrebbe beneficiare di questo bel business miliardario, sfruttando il vecchio odio mai sopito fra Teheran e Baghdad? Chiudo qui, perché ho il vomito.
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In compenso, l’eco globale della pantomima di Helsinki farà in modo che passi un po’ sotto silenzio questo,

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ovvero il fatto che anche quegli incapaci senza redenzione dell’FMI si siano accodati al carro di chi mette le mani avanti e il culo contro il muro in vista dello schianto autunnale, riversando ogni colpa possibile e immaginabile sulla guerra dei dazi scatenata proprio dal capro espiatorio globale, il buon Donald Trump. In sè, quindi, sai che scoperta. E anche il fatto che le stesse volpi di Washington abbiano rivisto al ribasso le stime del PIL italiano per quest’anno e il prossimo è materiale buono giusto per le intemerate anti-governative di “Repubblica” e “Stampa”, visto che nessuno si è mai preso la briga di andare a vedere una serie storica di stime del Fondo Monetario: non ne hanno azzeccata una dal 2008 in poi, addirittura quelle relative al miracolo greco grazie alla Troika sono da clinica psichiatrica.

No, la questione interessante sta nel fatto che lorsignori, stavolta, si sono dovuti spingere un po’ oltre, segnale che la merda sta davvero arrivando al livello di guardia. Nel report, infatti, si scrive questo: “I mercati finanziari sono inoltre suscettibili a improvvisi processi di re-pricing, in caso crescita e profitti corporate andassero in stallo rispetto alle attese”. Insomma, all’FMI si sono accorti che, forse ma forse, siamo in presenza di una vaghissima sovra-valutazione del prezzo degli assets. Tipo questa,

magari: senza le mitologiche FAANG, infatti, l’indice Standard&Poor’s dei miracoli sarebbe negativo dello 0,7%! Evviva, è tutto meravigliosamente sostenibile! Lo confermano questi grafici,


davvero un invito irresistibile all’acquisto! Adesso poi, c’è la pace storica fra USA e Russia, vuoi mettere che figata! Oddio, questi ultimi due grafici


sembrerebbe dirci il contrario, visto che tutte quelle posizioni speculative sono legate all’aspettiva di un drastico ridimensionamento della crescita economica USA o globale. Ma chissenefrega dei dati macro, la Borsa va per i cazzi suoi. Anzi, va con le Banche centrali: vuoi dire che questa somma di sfighe rappresenta il ritorno in grande stile del “bad news is good news”, ovvero del fatto che – a parte qualche morto inevitabile sui mercati emergenti, soliti danni collaterali – si calcerà ancora per un po’ in avanti il barattolone del casinò globale, facendo ripartire le presse?

Ve l’ho detto che la conferenza stampa di CR7 è stata decisamente più credibile della sceneggiata andata in scena a Helsinki. E la Cina, dopo aver chiuso il bancomat dell’impulso creditizio globale per sgonfiare la bolla interna (drenando dollari), cosa farà? L’interrogativo, ormai, sta tutto a Pechino. Come buona parte dei destini del mondo.

P.S. Permettetemi, però, un rapidissimo inciso sul tema che ho trattato in parte nell’articolo di ieri, ovvero la discrasia abbastanza evidente nelle finalità e nei mezzi per perseguirli di politica migratoria fra Giuseppe Conte e Matteo Salvini. Giusto due note. Primo, i 447 occupanti trasbordati dalla nostra Guardia Costiera a largo di Linosa hanno ricevuto l’ok dal ministero dell’Interno di sbarcare a Pozzallo. Tutti, in attesa della loro ridistribuzione fra Germania, Francia, Malta, Irlanda, Spagna e Portogallo, i quali si sono detti disposti a prenderne in carico 50 a testa. Peccato che la gran parte dei migranti abbia la scabbia, mentre uno sarebbe addirittura a rischio di vita per una grave forma di polmonite: nell’attesa delle cure, resteranno in Italia.

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A vostro modo di vedere, lasceranno mai Pozzallo? Secondo, con tempismo perfetto rispetto all’emergenza in questione, oggi Giuseppe Conte ha fatto visita alla Comunità di Sant’Egidio, un’istituzione in fatto di politiche migratorie e si è detto d’accordo al 100% con la ricetta da essa sempre avanzata: corridoi umanitari sicuri. Non respingimenti o politiche di prevenzione delle partenze, bensì corridoi umanitari. Proporrà questa come ricetta giovedì Matteo Salvini ai suoi omologhi di Germania e Austria? Fate pure voi le vostre deduzioni e traete le vostre conclusioni, io tanto vi dovevo al riguardo.

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