Le illusioni dello slogan Make America Great Again, Parte #3


di David Stockman

Nella Parte 2 abbiamo sottolineato come le principali metriche economiche riguardo Main Street non riflettano le illusioni insite nello slogan MAGA. Dal momento dell’elezione di Trump, gli stipendi aggiustati all’inflazione non sono andati da nessuna parte e anche quasi tutto il resto: investimenti delle imprese, vendite al dettaglio reali, produttività, occupazione e PIL reali, continuano a lateralizzare nella “ripresa” tiepida che ha prevalso sin dal 2010.

Nonostante i tweet di Donald, ciò sta accadendo perché le fondamenta dell’economia statunitense sono marce fino al midollo. E questa deprecabile condizione è il prodotto di trent’anni di Finanza delle Bolle alimentata dalla banca centrale; cioè denaro fasullo, non affari commerciali svantaggiosi, mercati troppo liberi o nefandi stranieri.

Il vero colpevole dietro il disagio economico dell’entroterra americano che ha portato Donald nell’Ufficio Ovale, quindi, è un sistema di banche centrali canaglia che ha funzionato per:

  1. seppellire tutti i settori dell’economia americana nel debito insostenibile ($68,500 miliardi);
  2. delocalizzare lavori e produzione di beni/servizi a causa dell’obiettivo d’inflazione della FED al 2.00%, dell’inflazione salariale e dei costi;
  3. trasformare i mercati dei capitali in arene di gioco d’azzardo che travasano risorse reali da Main Street a Wall Street;
  4. finanziare l’economia degli Stati Uniti disaccoppiando la crescita dei valori degli asset dai guadagni in produzione e reddito; e distribuire profitti imprevisti generati dalla finanziarizzazione ai vertici della scala economica.

Inutile dire che la passione di Donald per il protezionismo, i “tassi bassi” e l’egocentrica sregolatezza fiscale, non hanno assolutamente nulla da offrire: peggioreranno ulteriormente i sintomi e sosterranno il potere keynesiano degli stampatori di denaro nell’Eccles Building .

E questo si rivelerà un errore fatale: l’equivalente di firmare la propria sentenza di morte politica.

In primo luogo, l’eruzione del 35% dell’indice S&P 500 tra la sua elezione e il picco del 26 gennaio non era lontanamente reale, giustificata, o sostenibile. Le medie azionarie gonfiate di Wall Street, infatti, sono state inesorabilmente condannate a scendere dal giorno in cui Donald ha prestato giuramento.

Quello a cui si riferiva il gorgoglio di Trump era l’equivalente finanziario del rigor mortis. Cioè, gli ultimi spasmi di acquisto durante i ribassi da parte di giocatori d’azzardo e robo-trader, intossicati da anni di denaro gratis della FED e operazioni di sostegno ai prezzi.

I nostri pianificatori monetari centrali keyneisani sono convinti che l’economia americana sia completamente guarita e che ora sia forte. Di conseguenza è pronta per una normalizzazione dei tassi ed un esperimento senza precedenti di drastico restringimento del bilancio tramite il QT (quantitative tightening).

Al contrario, l’economia americana è un castello di carte estremamente fragile. Si piegherà come una sedia a sdraio di fronte ad un aumento dei tassi d’interesse, un drenaggio di migliaia di miliardi di liquidità dai bacini obbligazionari e la fine delle operazioni di sostegno ai prezzi della FED.

A differenza dei due accademici che lo hanno preceduto, Powell almeno ha fatto qualche giro nel casinò di Wall Street. Sembra capire, almeno vagamente, il pericolo di eccessi speculativi favoriti da quasi nove anni di finanziamenti di carry trade e dalla proverbiale Greenspan Put.

Ma non dimenticate che Jerome è anche Janet in pantaloni e cravatta quando si tratta dell’economia di Main Street. È un sostenitore dell’efficacia della pianificazione monetaria centrale e del catechismo keynesiano.

Vale a dire, che sotto cure diligenti della FED la grande vasca da bagno del PIL della nazione sia stata quasi riempita fino all’orlo della piena occupazione e che la maggior parte della “fiacchezza” sia stata drenata dal mercato del lavoro.

Di conseguenza la grande crisi finanziaria è ora solo un debole riflesso nello specchietto retrovisore, anche se un ciclo virtuoso di aumento della domanda, assunzioni, salari ed investimenti non ha guadagnato una solida base.

Quindi la marcia dell’Eccles Building verso quattro aumenti dei tassi quest’anno e un tasso annualizzato di vendita di obbligazioni statali a $600 miliardi entro il quarto trimestre, è praticamente implicita. Per le ragioni che approfondiremo di seguito, ciò significa che la FED sta per far esplodere la propria bolla finanziaria in uno scoppio infuocato nei mercati obbligazionari, i quali nell’anno 2019 saranno inondati da $1,800 miliardi di cartaccia obbligazionaria vecchia (dall’Eccles Building ) e nuova (dal Tesoro degli Stati Uniti).

Alla fine Powell e la sua squadra si faranno prendere dal panico e tenteranno di reintegrare una qualche forma di QE per motivi inventati al momento e che metteranno a dura prova la loro credibilità. Ma nel momento in cui riaccenderanno la stampante monetaria per salvare il mercato azionario in caduta libera, sarà troppo tardi. Non hanno frecce nel loro arco.

L’attacco imminente di Donald alla presunta sacra “indipendenza” della FED è l’evento imprevisto che incombe sul casinò azionario, ma significherà anche che Powell & Co. aspetteranno più a lungo prima di capitolare ed incenerire la loro campagna di normalizzazione, in modo da difendere l’onore istituzionale della FED.

Nel frattempo la crisi a Wall Street raggiungerà un’intensità epica, e le sue grida agonizzanti non faranno che far infuriare Donald e intensificare la sua campagna contro la FED. Se ora sappiamo una cosa, è che Trump è il capro espiatorio del mondo; e che ha una capacità pari a zero nel riconoscere i propri errori (per non parlare di prendersene la responsabilità).

Inutile dire che abbracciare e vantarsi a voce alta e senza fine di un mercato azionario in crescita, che invece prima aveva definito con precisione “una grande, grossa e brutta bolla” durante la campagna elettorale, è stato un errore colossale. Significa che Donald si è dato da fare per attirare l’attacco dei democratici e dei repubblicani quando alla fine la bolla esploderà.

Significa anche che Powell & Co. saranno incolpati per le medie azionarie in calo e non solo nel solito modo generico come negli anni passati. Questa volta la FED affronterà una violenta tempesta di tweet da parte di Donald, mentre tenterà di deviare i prevedibili attacchi dei suoi avversari politici e spiegherà perché lo slogan MAGA è diventato reale.

Tutto ciò non farà altro che consumare ulteriormente la fiducia nel casinò, scatenando un panico finanziario come quello del lunedì nero nell’ottobre 1987.

E questo ci riporta alla putrefazione nel cuore dell’economia e dei mercati finanziari degli Stati Uniti. I nostri pianificatori monetari centrali keynesiani sono beatamente inconsapevoli che le loro politiche sono state un fallimento epico e che la loro campagna di “normalizzazione” farà saltare in aria l’edificio della Finanza delle Bolle.

Non stiamo suggerendo che non hanno alcuna scelta, o che i tassi d’interesse reali possano essere mantenuti ad un valore pari a zero o inferiore indefinitamente. Le azioni della FED trasmetteranno al casinò il messaggio sbagliato: la sua campagna di normalizzazione non rappresenta un pericolo per il casinò e si basa sulla forza macroeconomica. Infatti gli abitanti dell’Eccles Building hanno inspiegabilmente finito per credere che il fallimento sia un successo.

Il grafico qui sotto mostra questo fallimento. Negli ultimi 30 anni il reddito medio reale delle famiglie è cresciuto a circa lo 0.39% annuo; e dal 1999 non ha mostrato alcun aumento netto.

Com’è possibile che il patrimonio netto delle famiglie americane sia cresciuto da $18,000 miliardi a $99,000 miliardi negli ultimi tre decenni, mentre i redditi reali non sono aumentati affatto?

La risposta, ovviamente, è incorporata nel grafico qui sotto. Nel 1987 le famiglie americane guadagnavano $2,300 miliardi in salari e detenevano $13,000 miliardi di asset finanziari. Chiamatelo anche un rapporto di capitalizzazione del 5.75X.

Da allora gli asset finanziari delle famiglie sono saliti a $80,400 miliardi, o più del 520%. Al contrario, i redditi salariali sono saliti a soli $8,500 miliardi e riflettono un aumento di appena il 275%.

Perché il coefficiente di capitalizzazione delle famiglie è salito a 9.45X, quindi quasi raddoppiato, mentre l’economia di Main Street non è andata da nessuna parte?

Inutile dire che quest’anomalia, instabile e pericolosa, è il frutto fetido della Finanza delle Bolle.

Di conseguenza, nella parte finale di questa serie (Parte 4), documenteremo quanto questa grande bolla finanziaria si sia disgiunta dall’economia di Main Street, e perché il contributo finale del Grande Sfasciatore non sarà lo slogan MAGA, ma un attacco frontale al un sistema di banche centrali canaglia che sta distruggendo la prosperità capitalista in America.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/

=> Potete leggere la Parte 1 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/07/le-illusioni-dello-slogan-make-america.html

=> Potete leggere la Parte 2 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-illusioni-dello-slogan-make-america.html

=> Potete leggere la Parte 4 a questo indirizzo:

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi