Perifrasi della costituzione italiana: art.83 il presidente della repubblica

Di JLS , il - 3 commenti

La successione di articoli che va dall’art.83 all’art.91 riguardano il presidente della repubblica.

Sono tra gli articoli più pallosi dell’intero testo costituzionale che palloso è già di suo, riguardando la carica in cima alla piramide dell’apparato burocratico e parassitario nazionale, che deve dare lustro a tutto quello che sta sotto, come fa il puntale impreziosito, colorato e sfavillante che si sceglie per la cima dell’albero di natale.

La carica di presidente della repubblica da 70 anni, ha incarnato e incarna nel nostro paese quel formidabile concentrato tricolore di credenze, miti, superstizioni e stupidaggini a cui milioni di analfabeti funzionali della penisola, sulle note dell’inno di Mameli, hanno dato e continuano a dare credito come a fenomeni ed entità soprannaturali. Guardando i documentari sull’avvento e la diffusione del fascimo, non trovo nessuna differenza tra i milioni di italiani che allora inondavano piazze e stadi e acclamavano le bestialità proclamate da loro beniamino il Duce, e gli italiani di oggi che seguono i tg e vanno a votare e credono ciecamente in un sistema che è manifestamente fittizio, fondato sulla rapina e quindi intrisecamente maligno.

 

Art. 83.

Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato. L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

 

Questo articolo si limita a descrivere le modalità per far saltare fuori dal cilindro delle partitocrazie, un nome ogni sette anni. E’ comprensibile che le espressioni lessicali usate in occasione delle elezioni presidenziali, e in tutte le altre circostanze, sia dai politici che dai media al loro servizio, quando si fa riferimento al presidente della repubblica, raggiungono l’apoteosi della mistica: figura di garanzia, rappresentante di alto profilo istituzionale, garante della costituzione, garante dell’unità repubblicana, riferimento dell’identità nazionale, massima espressione del popolo sovrano, pilastro della repubblica, ecc…. Si potrebbe scrivere un libro solo facendo l’elenco delle trovate giornalistiche e mediatiche, sull’argomento.

Il campionario è infatti pressochè illimitato quanto illimitato il vuoto a perdere di ogni espressione del campionario medesimo.

Gli antichi egizi in confronto, solo miserabili dilettanti in fatto di attribuzioni ai loro faraoni.

È scontato che il nome che salta fuori ogni 7 anni dal cilindro delle partitocrazie tricolore, è il “miglior” concentrato di partitocrazia disponibile sulla piazza. L’identità delle partitocrazie nazionali, la loro mascherata natura di bande dedite all’aggressione alla proprietà privata, continuata e aggravata da futili motivi, in nome di un non meglio precisato bene comune (mantra tra i più abusati dello statalismo italiano), la storia di 70 anni di partiti, segretari, correnti, lotte intestine, terrorismo e servizi deviati, stragi di stato e tangenti, corruzioni e concussioni di ogni genere, sprechi immani di denaro pubblico in ogni angolo della penisola, danno la cifra di chi possa essere nominato ogni 7 anni, rappresentante di questo sistema. Non può certo venire alla luce un nuovo San Francesco d’Assisi o Leonardo da Vinci. Un roveto di spine non può dare per frutto un fico o una pesca.

Dobbiamo riconoscere che le camere riunite per l’elezione presidenziale, consapevoli della propria reputazione, ormai manifestamente inferiore a quella di papponi, prostitute e trafficanti di stupefacenti, scelgono con cura maniacale i nomi dei candidati a presidente. E dobbiamo ancora riconoscere alle partitocrazie, che in 70 anni hanno sempre trovato la migliore delle combinazioni a disposizione, per coniugare la loro inqualificabile reputazione di classe politica, con una faccia e un tratto anagrafico il più possibile candido e immacolato, presentabile insomma. I risultati di questa cabala politica misteriosa, sono noti a tutti, se solo si scorre l’elenco dei presidenti dall’attuale a quelli che lo hanno preceduto.

E cosi agli italiani è sempre stata concessa la consolazione di avere in dono per sette anni un simpatico nonnino o bisnonno, tratto conciliante quanto basta, modi da patriarca, attitudine al monito, atteggiamento paternalistico indispensabile per rassicurare le masse italiote. Certo qualche presidente ha goduto di maggiore popolarità di altri (penso a Pertini con la pipa che esulta per la vittoria dei mondiali di calcio della nazionale azzurra), qualche altro presidente ha saputo suscitare nella gran parte degli italiani solo commiserazione e inviti al pannolone e al ricovero per anziani. Nonostante la costituzione preveda un’età minima di soli 50 anni per diventare presidente, le masse italiote hanno avuto a disposizione sempre degli ultrasettantenni fino a qualche ultranovantenne !! Italia, paese per giovani. Un classico.

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