CAMUSSO: LA QUESTIONE PENSIONE SI RISOLVE CON UNA BELLA PATRIMONIALE

Di Leonardo , il - 12 commenti

susanna-camussodi MATTEO CORSINI

Susanna Camusso trova sempre l’occasione per parlare: “Nella nostra piattaforma c’è l’imposta sui patrimoni immobiliari al di sopra del milione di euro. Stiamo parlando di meno del 5% delle famiglie italiane, di un’aliquota progressiva tra lo 0,5 e il 2%. Ci sarebbero risorse sufficienti non solo per le pensioni ma anche per un vero piano che ci consenta di dare lavoro ai giovani.” La proposta di modifica del sistema pensionistico e assistenziale recentemente formulata dal presidente dell’INPS, Tito Boeri, non è piaciuta al segretario generale della Cgil. Secondo Susanna Camusso lo Stato dovrebbe lasciare in pace in pensionati retributivi e, addirittura, dovrebbe dare lavoro ai giovani (roba che non sostiene quasi più nessuno, tranne forse i socialisti in salsa sudamericana, il cui capofila, spiace doverlo dire, oggi sembra essere il Papa).

Quando l’intervistatore di turno le chiede dove reperire le risorse per finanziare tutte quelle elargizioni, scatta la parola magica: “patrimoniale”. Ora, non so quali conti abbiano fatto alla Cgil, ma ammettiamo pure che la loro proposta riuscisse a coprire il fabbisogni finanziario generato.

Quello che io ritengo allucinante è l’idea che il diritto di proprietà sia comprimibile a piacere, facendo passare come insignificante il fatto che la ulteriore compressione riguarderebbe “meno del 5% delle famiglie”. L’idea di andare a prendere i soldi dove si ritiene ve ne siano tanti non è per nulla diversa da quella di qualsiasi criminale che progetta di compiere una rapina. E’ evidente che, dovendo scegliere in quale casa entrare, darà la precedenza a quelle dove ritiene che vi sia più refurtiva. Meglio un solo colpo da un milione che mille colpi da mille euro.

A qualcuno questo paragone parrà inopportuno, ma invece di mostrarsi scandalizzato dovrebbe spiegare, nella sostanza, quale differenza vi sia tra la violazione del diritto di proprietà da parte di un ladro e quella da parte del fisco. In entrambi i casi chi vede diminuire la consistenza di ciò che è di sua proprietà non interagisce volontariamente con il proprio interlocutore, bensì lo fa dietro la minaccia dell’uso della violenza.

Una differenza, in realtà, la evidenziò Lysander Spooner, quando scrisse che: “Il bandito di strada assume su di sé tutta la responsabilità, il pericolo e la criminalità del suo atto. Egli non pretende di avere un giusto titolo al vostro denaro, né di volerlo usare a vostro beneficio. Non pretende di essere altro che un rapinatore. Non è tanto impudente da affermare di essere semplicemente un “protettore” e di prendere il denaro dei passanti contro la loro volontà solo per essere in grado di “proteggere” quei viaggiatori che si illudono di essere perfettamente capaci dì difendersi da soli o che non apprezzano il suo peculiare sistema di protezione. Il ladro si limita a rapinarvi: non cerca di rendervi il suo zimbello e il suo schiavo, come fa lo Stato ogni qualvolta vi obbliga a fare qualcosa dicendo che è per il vostro bene, ergendosi ad arbitro morale delle vostre vite”.

Spooner non sarebbe evidentemente stato iscritto alla Cgil.

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