CI MANCAVA LA NOSTALGIA DELLA GRANDE INDUSTRIA DI STATO

Di Leonardo , il - 14 commenti

di MATTEO CORSINI

In un periodo in cui lo Stato sta intervenendo sempre più di frequente, direttamente o per il tramite della Cassa Depositi e Prestiti, il verbo statalista ormai viene proferito ad alta voce, senza remore. Per esempio, questo ha recentemente dichiarato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, nel corso dell’assemblea degli industriali a Pordenone: “L’Italia ha bisogno di grande industria di stato, da cui possano gemmare opportunità per il territorio e le imprese, perché a differenza di altri player planetari stiamo perdendo i benefici che erano garantiti dalla sua presenza”.

Non dubito che vi sia chi rimpiange la stagione dello Stato imprenditore. Per chi “gemmano” le opportunità? Di certo per chi ne diventa dipendente. Ovviamente per chi, su nomina politica, ne diventa dirigente o amministratore. Sicuramente per quanti, a vario titolo, forniscono consulenze seriali e ben remunerate. Anche, perché no, le imprese che ne formano l’indotto.

Con un po’ di pazienza tutti questi soggetti sono individuabili. Sono “ciò che si vede”, per ricordare il saggio di Frederic Bastiat. Però c’è anche ciò che non si vede, quanto meno non altrettanto nitidamente. Per esempio chi paga il conto. Quella particolare categoria di stakeholders, ossia chi paga le tasse, che sopporta l’onere dell’industria di Stato (grande o meno grande che sia), senza avere alcun beneficio e, soprattutto, alcuna voce in capitolo.

Costoro dubito che perdano benefici dall’assenza della industria di Stato.

The post CI MANCAVA LA NOSTALGIA DELLA GRANDE INDUSTRIA DI STATO appeared first on MiglioVerde.

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

  • enricodiba

    Di certo i poleticanti italiani hanno perso il potere delle raccomandazioni di stato,per l’italia l’unica cura è portare aziende straniere in italia, almeno portano lavoro di qualità.

    • Ronf Ronf

      Aziende straniere per farci colonizzare? Bisogna rilanciare le nostre aziende

      • enricodiba

        Le micro aziendine italiane, comandate da uno con la terza media?
        No grazie preferisco qualche multinazionale straniera che mi da lavori di qualità.

        • Ronf Ronf

          Certo, come no! Le multinazionali franco-tedesche NON danno i lavori di qualità agli italiani (ne in Italia ne, a maggior ragione, nei loro paesi). Per farti un esempio: guarda le banche italiane possedute dai franco-tedeschi da chi sono guidate. Gli unici italiani che hanno i “lavori di qualità” sono i reduci dell’aristocrazia italiana (cioè lo 0.0001 percento degli italiani) e mi sa che allora è meglio tenersi le aziende italiane, cioè i distretti delle PMI e comunque se vuoi le aziende straniere devi fare una scelta ben precisa: con le vigenti normative UE, infatti, se un soggetto non-UE (ad esempio la Cina che ha comprato la Pirelli) NON può fare le delocalizzazioni, mentre invece un soggetto UE (come la Germania che sogna di comprare Mondadori e la Francia che vuole comprare Mediaset) può delocalizzare. Lo sapevi caro?!?

          • enricodiba

            Io so solo che le multinazionali in italia per fortuna sono controllate dagli stranieri e quando ci ho lavorato avevo ottime paghe,mensa, campo da calcetto, asilo nido e altro…ah…mi pagavano anche regolarmente, da quando mi devo arrangiare con le aziendine italiane, devo minacciare per farmi pagare,ma pretendono che lavori anche bene.
            Il resto sono cazzate!

          • Ronf Ronf

            Che lavori ti davano? Quelli dirigenziali riservati solo ai loro concittadini? Ah, no… loro ti fanno fare al massimo il capoufficio. Svegliati… guarda come opera Bollorè in Francia e altrove: cito lui perchè è famoso, ma potrei fare tantissimi altri esempi. Guardati anche i Consigli di Amministrazione delle banche italiane ormai strapiene di azionisti stranieri… controlla le nazionalità e le mosse dei tanti dirigenti. Per esempio: chi ha venduto ai francesi il risparmio gestito italiano, cioè la cassaforte di soldi che serviva per comprare i titoli di Stato italiani per tenere a freno i tassi di interessi? Indovina chi è stato… risposta: i dirigenti francesi delle banche italiane strapiene di azionisti francesi hanno venduto per quattro spicci (danneggiando quindi le banche italiane) le ex cassaforti del risparmio gestito italiano ad aziende francesi che adesso usano quei soldi per finanziare lo sviluppo francese

          • enricodiba

            La dirigenza era tutta italiana…purtroppo…se era straniera per me si stava anche meglio.
            Le banche sono un bene strategico, non andrebbero vendute, se l’hanno fatto è la dimostrazione dell’incapacità italiana.

  • Ezio Marini

    Una platea di industriali veri avrebbe sonoramente fischiato il ministro, ma dubito fortemente che qualcuno abbia avuto da ridire, anzi…

    • Ronf Ronf

      Confindustria in Italia vive quasi solo di commesse pubbliche: non dimenticarlo mai e poi mai (e questo spiega il silenzio – da te citato – degli industriali italiani)

  • prof

    Mi permetto di dissentire. L’intervento pubblico è stato necessario in passato, dopo la guerra, allorquando l’Italia non possedeva una siderurgia capace di produrre l’acciaio di cui la nascente industria italiana necessitava: fu il cosiddetto piano Sinigaglia, voluto dalla DC ad inizio anni ’50, che fece nascere l’Italsider a Genova e poi a Piombino e Taranto e fu a seguito di questo che potè nascere l’industria automobilistica, tutta la cantieristica e tutte le aziende del settore difesa. L’Italia non possedeva ciclo integrale (acciaio prodotto da minerale di ferro e carbone) e nessun privato avrebbe potuto sostenerne i costi. Fu una decisione illuminata che fece dell’Italia un paese industrializzato e moderno.
    Io credo che anche oggi sia necessario un intervento statale, per esempio nei settori strategici della difesa. Penso al settore aeronautico, ove lo sviluppo di un nuovo velivolo richiede miliardi che nessun imprenditore privato potrà mai scucire. Il settore difesa non è strategico solo ai fini di una difesa (eventuale) dei ns. confini, quanto per il fall-out che produrrebbe su tutti gli altri settori. Non è un caso se oggi si pensa ad una dismissione di Leonardo (Agusta, Aermacchi, SIAI) a favore dei francesi: è l’ennesimo effetto “benefico” dell’euro e della EU, il depauperamento progressivo della ns. industria e delle ns. tecnologie a favore dell’Europa (leggi l’industria francese).

  • Nexus

    Eni, Terna, Snam, Enel e Leonardo (ex Finmeccanica) sono aziende di Stato, di interesse strategico per il Paese.
    Producono profitti che vengono reinvestiti in Italia creando occupazione per i nostri giovani.
    Avercene molte altre di aziende così.
    Nessuno al mondo si sognerebbe di disfarsi di un gioiello come, per esempio, Leonardo/Finmeccanica.
    Di sicuro non i francesi, i tedeschi o gli americani, decisamente attivi in questo settore, nonché, nostri competitor.
    Molti paesi europei continuano ad avere partecipazioni in molte aziende.
    I tedeschi, ad esempio, in deroga alle norme europee hanno nazionalizzato più di 90 istituti di credito e società finanziarie.
    Noi non abbiamo più una sola banca nazionale.
    L’Italia come nazione dovrebbe guardare ai propri interessi e noi italiani dovremmo smettere di denigrarci facendo gioco (inconsapevolmente) a favore dei francesi (e tedeschi).

    • prof

      Certamente, sono d’accordo. Purtroppo l’incapacità della politica (e il malaffare da essa originato) opera uno svisamento di quelli che sono gli interessi nazionali da perseguire. L’interesse è quello di avere un’industria di stato strategica ed in grado di fare da apripista al sistema industriale italiano: se poi l’industria pubblica non riesce a svolgere questa funzione, ci si interroghi sui motivi per cui ciò non accade e se ne chieda ragione alla politica. Se ENI e SAIPEM (soprattutto quest’ultima) non funzionano, si operi una pulizia ai vertici e li si persegua civilmente e penalmente se è il caso (ed è proprio il caso) ma non si getti anche il bimbo assieme all’acqua sporca (immagine abusata ma efficace).

  • Valerio Calini

    Almeno l’industria di stato qualcosa produceva.
    Adesso ci ritroviamo con l’M5S che propone il reddito di cittadinanza, cui risponde il PD con le infornate di inutili insegnanti e il business dei migranti.
    La cosa ridicola semmai è data dal fatto che quelli che rimpiangono l’industria di Stato sono gli stessi che l’hanno distrutta.

RC Facebook

RC Twitter

RC Video

Licenza

Creative Commons License Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5. In particolare la pubblicazione degli articoli e l'utilizzo delle stessi è possibile solo indicando con link attivo l'indirizzo di questo blog (www.rischiocalcolato.it) oppure il link attivo dieretto all'articolo utilizzato.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi