Con Monti abbiamo solo guadagnato tempo, ma non basta

Di Federico Punzi , il - Replica

Le stime diffuse dall’Ocse delineano una prospettiva nient’affatto incoraggiante per la nostra economia. Nel 2012 il calo del Pil sarà del 2,2%. Tutto sommato un dato a cui ci eravamo abituati dopo le stime del governo e di altre autorevoli istituzioni, tutte intorno al -2,4%. Ciò che preoccupa è che l’Ocse prevede una cospicua contrazione del Pil anche nel 2013 (-1%), ancor più grave sia perché tra il 2008 e il 2012 si è già contratto molto – alla fine di quest’anno il nostro Pil tornerà ai livelli del 2001 – sia perché a dispetto di una serie di misure che secondo l’esecutivo avrebbero dovuto invertire il trend e rimettere il nostro paese sul sentiero della crescita, seppur flebile. Oltre all’effetto negativo sulla disoccupazione, che nel 2013 salirebbe all’11,4%, restare in una recessione così marcata avrebbe effetti disastrosi sul deficit, che l’Ocse prevede al 2,9% nel 2013 e al 3,4% nel 2014, e che richiederebbe quindi un’ulteriore «stretta di bilancio» nel 2014 per rispettare il previsto percorso di riduzione del debito. Insomma, i sacrifici chiesti agli italiani in questo biennio sarebbero completamente vanificati.

Ma com’è possibile che a fronte dei dati impietosi della nostra economia e di prospettive ancora fosche, i rendimenti sui nostri titoli di stato siano ai minimi? All’asta di ieri il Tesoro ha collocato 7,5 miliardi di Bot a sei mesi con tassi sotto la soglia dell’1%, che non si vedevano dall’aprile 2010, mentre i decennali sul mercato secondario sono tornati ai livelli di giugno 2011. Più che ai risultati concreti e agli effetti di medio termine delle riforme avviate, l’apertura di credito dei mercati nei nostri confronti sembra legata alla credibilità personale del presidente del Consiglio, all’aspettativa di una sua permanenza a Palazzo Chigi, e al miglioramento del “mood” generale dopo le azioni intraprese dalla Bce e le decisioni prese su Grecia e Spagna.

Si può sempre sperare che i mercati tornino più o meno “irrazionalmente” – cioè senza cambiamenti strutturali nei nostri fondamentali economici – ad applicarci tassi di interesse pre-crisi. Ma ciò che emerge da queste stime sull’economia reale è che il governo Monti ci ha fatto solo guadagnare tempo. Forse nell’emergenza, con una coalizione eterogenea e i partiti in crisi, non avrebbe potuto fare di meglio, ma certo non ha alcun senso auspicare “continuità”, come fanno gli “scudieri” centristi del Monti-bis. Per uscire davvero dalla crisi, non restare in balìa dell’umore dei mercati, serve altro: un risanamento virtuoso, cioè meno recessivo, sulla linea indicata da Draghi – tagli alla spesa e non aumenti di tasse – che è opposta a quella perseguita da Monti quest’anno.

Se il professore ha un’agenda per i prossimi anni, è il momento di esporla. Per ora, invece, si è limitato ad affacciarsi nell’agone politico con uscite sibilline, cerchiobottiste, da vecchio democristiano.
LEGGI TUTTO su L’Opinione

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi