Gli inesistenti problemi della Proof of Work – PoW.

Di Mirco Romanato , il - 43 commenti

Continuo a leggere commenti ed opinioni sul fatto che la Proof of Work (PoW) usata da Bitcoin (e da altre cripto valute) è un problema, ha uno o più problemi, etc. E che la soluzione deve essere qualche cosa di meno costoso a livello energetico, etc.

Queste idee sono basate su premesse errate e sulla mancanza di comprensione dei problemi che eventuali alternative avrebbero.

Il consumo di energia è una protezione

Una delle critiche più diffuse alla PoW di Bitcoin è che richiede troppa energia, consuma come la Bulgaria e il Qatar, etc. Ma questo, in realtà, è un vantaggio. La blockchain di Bitcoin è protetta da un tentativo di censura proprio dal fatto che una entità ostile deve spendere al minimo altrettante risorse per sostituire gli ultimi n blocchi quante ne ha consumate l’intera rete per scriverli.

In realtà la situazione per l’attaccante è molto peggiore:

  1. deve avere una soverchiante maggioranza per riuscire a produrre una PoW che sovrasti la PoW del resto della rete rapidamente. Non il 51%, ma l’80-90%.
  2. L’energia elettrica che deve usare per questo scopo è l’energia elettrica che la rete di miners non sta già usando. Dato che i miners sono sul mercato per un lungo periodo di tempo, tenderanno ad accaparrarsi tutte le fonti di energia elettrica a basso costo disponibili. Il che lascia al nostro attaccante solo fonti di energia che costano di più.

Questo significa che un attacco al 51% richiederebbe l’energia usata da un continente per varie ore, andando a prendere l’energia usata da industrie e popolazione. Se avete questo livello di energia per censurare una transazione, potete incenerire il miscredente con un fulmine dal cielo.

Se prendiamo i dati usati da FK nel suo articolo possiamo vedere che con 1 BTC a 12.500 USD e BCH a 2.500 USD ogni 10 minuti vengono minate monete per un valore di circa 200.000 USD. Questo, rapportato al consumo di energia stimato di 37 TWh annuali, ci porta al fatto che 1 KWh usato per minare produce circa 0.3 USD di entrate.

Questo può sembrare molto (è molto), ma ricordiamo che il prezzo in USD di 1 BTC era a 1000 USD a febbraio. Possiamo dubitare che la disponibilità di energia dei minatori sia variata enormemente in un anno. Lo stesso KWh che a oggi rende 30 centesimo a febbraio avrebbe reso 3 centesimi. E in quei 3 centesimi di USD vanno inclusi i costi dell’HW, della manodopera, etc.

Che cosa possiamo arrivare a concludere da questa situazione?

  1. I minatori in questo momento stanno minando come possono, quanto possono, accumulando la maggior quantità possibile di BTC e/o BCH. Alcune fonti riferiscono che alcuni miners non hanno toccato i BCH minati negli ultimi mesi, accumulando decine di migliaia di BCH su un singolo indirizzo.
  2. La situazione attuale non è destinata a durare, in quanto maggiore è il profitto possibile, maggiore è l’hash rate che si aggiungerà alla rete e, dopo un po’, la difficoltà del mining si aggiusterà alle nuove capacità della rete.
  3. Ogni attività economica che abbia l’energia elettrica come componente fondamentale dei costi deve affrontare la competizione del mining. Se questa attività non è sufficientemente remunerativa e non può pagare almeno quanto paga il mining, deve essere abbandonata o non intrapresa. (Questa considerazione merita una attenta analisi per comprenderne le conseguenze – che controintuitivamente sono positive).

La PoW è anti-monopolista

La PoW è, per sua natura, anti-monopolista. Dato che la PoW deve essere inclusa in ogni blocco minato e i blocchi vengono minati continuamente, chiunque abbia il monopolio o una posizione dominante nel mining, deve continuamente innovare, migliorare, competere con la concorrenza. Gli inglesi lo chiamano “Red Queen Effect” e prende spunto da Alice: Attraverso lo Specchio di Lewis Carrol:

« Ora, in questo luogo, come puoi vedere, ci vuole tutta la velocità di cui si dispone se si vuole rimanere nello stesso posto; se si vuole andare da qualche altra parte, si deve correre almeno due volte più veloce di così! »

Questa situazione rende impossibile anche ad un minatore con la maggioranza di forzare fuori dal mining l’ultimo competitore. Maggiore è la percentuale di hash rate che controllo, più è costoso acquisirne altra.

Infatti, il minatori che volevano eliminare il limite sulle dimensioni dei blocchi, proprio perché non riuscivano ad ottenere una chiara maggioranza (diciamo dell’80%) a loro favore, hanno deciso di sostenere la creazione di un fork minoritario come Bitcoin Cash. Anche la maggioranza dell’hash rate, con la maggioranza della produzione del mining, non era in grado di far passare una decisione osteggiata da una minoranza non trascurabile (SegWit era supportato da meno del 30% dell’hash rate a Maggio 2017).

Alla maggioranza è risultato meno costoso permettere alla minoranza trincerata di vincere (e ottenere SegWit con la promessa dell’allargamento del blocco a 2 MB non mantenuta), far partire un fork minoritario (inizialmente con circa il 10% dell’hash rate) e far migrare con il tempo i servizi che stavano su BTC verso BCH (che richiede poche e triviali modifiche del codice già in uso).

La PoW è anti-monopolista

La Proof of Stake tanto sostenuta da alcuni si basa sul fatto che chiunque possa partecipare al mining, anche se non dispone di energia o di hardware dedicato; l’unico requisito è che possieda delle monete e le usi come collaterale per minare.

Genericamente, più monete una persona possiede, maggiore è il guadagno che può ottenere dal mining. Idealmente, dato che ogni una di queste persone ha uno stake (le monete) investito nel mining, ha interesse a produrre un servizio alla rete su cui sta minando.

Questa idea è ingenua e ha parecchie controindicazioni:

  1. Una persona ricca può risparmiare molto di più di una persona povera. Di conseguenza una persona ricca può tenere il 90-95% della sua ricchezza ferma in monete che minano, mentre una persona povera non può permettersi di tenere il 10% del suo denaro. Questo significa che la persona ricca può acquisire, dal mining, molto di più in proporzione, rispetto alla persona povera. Senza spendere nessuna risorsa addizionale. L’inverso dell’Effetto Regina Rossa di cui parlavo n precedenza.
  2. Una persona che mini con una certa somma potrebbe avere anche un debito nella stessa moneta. Potrebbe ottenere un prestito nella moneta che sta minando (con il denaro usato per minare come garanzia). Potrebbe usare il denaro ottenuto in prestito per una speculazione in una differente valuta. Potrebbe poi minare contro l’interesse della moneta in cui ha un debito, abbassando il suo valore di mercato rispetto alla moneta in cui è investito. A questo punto potrebbe ripagare il debito con le monete che usa per minare e rimarrebbe con un lauto guadagno. Provare di avere uno stake in gioco che guadagna di valore in determinate circostanza non significa provare di non averne altri che guadagnano in caso che il primo stake perda valore.

Per favore, non tentate di riparare quello che non è rotto.

Questo articolo è cross-postato su Your.org

 


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